venerdì 30 giugno 2017

Svelato l’inghippo del cavallo di Troia

Il quarantenne Francesco Tiboni di mestiere è archeologo navale subacqueo, si occupa di navigazione preistorica e protostorica. I suoi più recenti lavori sono il recupero del relitto di Marausa (ne abbiamo scritto sul nostro magazine) e quello della barca cucita di Capannela d’Adige. Vi aspetta in libreria il prossimo martedì per la presentazione del suo libro La presa di Troia, un inganno venuto dal mare. Il titolo così intrigante nasce dalla sua tesi di dottorato sull’iconografia dell’archeologa navale del Mediterraneo, dalla preistoria all’epoca romana. Così si è imbattuto nelle imbarcazioni tipo fenicio che i greci chiamavano hippos, per noi cavallo, e l’equivoco nasce da qui e da sempre crediamo che i greci hanno espugnato Troia con il famoso trucco del cavallo.
Hippos fenicio
Già Pausania nel secondo secolo d. C. scrisse “la storia che Troia si stata espugnata con il trucco del cavallo da cui sono scesi uomini armati la può accettare solo chi ritiene che i troiani erano la popolazione più stupida sulla faccia della terra”. Però hippos in greco è nave, quindi verosimilmente Omero quando scrisse hippos volesse dire nave e non cavallo. La leggenda è nata per un problema di interpretazione e di traduzioni perché Omero parlò di un hippos, cavallo, e la narrazione entrò a far parte della nostra cultura. Da qui Tiboni ha cominciato a ragionare rileggendo tutti i documenti disponibili  per capire se questa poteva essere la soluzione all’inghippo.
Francesco Tiboni
Dopo 18 mesi di studi ha scritto un articolo per una rivista scientifica nel quale ha dimostrato che Omero quando scrive hippos si riferisce a una nave.

giovedì 15 giugno 2017

Grave episodio di disturbo al nido del falco pescatore. Multato pseudo fotografo

La mattina di venerdì 1 giugno, nella bellissima riserva naturale e palude della Diaccia Botrona, è stato sventato un ennesimo attacco e disturbo alla coppia dei falchi pescatori nidificanti presenti ora con i piccoli nati da meno di un mese. La Diaccia è la “grande fossa di acqua fredda” (questo il significato del nome), una vasta area depressa caratterizzata da un ambiente tipico palustre che occupa una parte della pianura tra Grosseto e Castiglione della Pescaia. Uno “pseudo fotografo” ha ignorato il cartello ben evidente e presente con steccionata all’inizio dell’argine che porta ad uno dei nidi di falco pescatore. La riserva

sabato 3 giugno 2017

Il 7 giugno in libreria per parlare di Roma, Caput Mundi, e il Mare

Ancora un invito per il pomeriggio del prossimo mercoledì 7. Questa volta per incontrare gli autori del libro Roma e il Mare – Viaggi e ambienti mediterranei dall’antichità al Medioevo che dialogheranno con i giornalisti Pina D’Alatri e Pippo Cappellano. Il libro è una raccolta di saggi che affrontano il tema del rapporto inscindibile tra la storia di Roma antica, medievale e moderna, e l’acqua, quella del Tevere e quella del mare di Ostia. Il fiume e il mare, i due capisaldi che per secoli rappresentarono il destino marinaro dell’Impero Romano. Il Tevere con la sua funzione di anello di congiunzione tra l’Urbe e il mondo. Ostia il palcoscenico per diffondere la forza di Roma e nello stesso tempo per accogliere genti, idee, religioni e merci da tutto il mondo di allora. Nei saggi viene affrontato il ruolo avuto dalla costa laziale come l’approdo della via fluviale più importante dell’antichità mediterranea. Vediamo come si svolgevano le principali attività commerciali di vino, olio e grano. Vediamo i pellegrini che arrivavano da tutte le parti del Mediterraneo. Vediamo sulle banchine lungo la sponde abili sommozzatori (anche femminili, come ci racconta Mocchegiani) in cerca di carichi perduti. Ma