mercoledì 15 febbraio 2017

Croppi dei record: la processione del Corpus Domini in una pagina lunga quattordici metri

Era una mattina come le altre quando nel settembre 2008, in libreria, eravamo ancora al 292 di via di Ripetta, entra un distinto signore, a noi sconosciuto, che si presenta “buongiorno, sono Umberto Croppi, Assessore alla Cultura del Comune, volevo conoscere la vostra libreria e le attività che svolgete”. Dire che siamo rimasti di sasso, Giulia, Marco ed io, è poco. È così che abbiamo conosciuto uno dei migliori Assessori alla cultura che Roma abbia mai avuto e instaurato da subito rapporti amichevoli, ben saldi ancora oggi. Per chi voglia saperne di più di questo “distinto signore” non deve fare altro che scorrere nel web le decine di pagine che lo citano con tutto quello che c’è da dire. Oppure leggere Romanzo comunale. I segreti dei palazzi del potere di Roma il libro che Croppi ha scritto nel 2012 insieme a Giuliano Compagno. Comunque nessuno racconta una parte della sua storia quando nel 1966 a quarant’anni ebbe una duplice svolta nella sua vita, un cambiamento radicale: con un suo amico fonda la casa editrice Officine del Novecento e dopo qualche mese conosce la donna che sarebbe diventata sua moglie. I due subito dopo acquisiscono la storica
casa editrice fiorentina Vallecchi famosa anche per le edizioni antiche a tiratura limitata di grande costo con particolari caratteristiche, anche estetiche, realizzate artigianalmente.
Si trattava di opere che per molti anni hanno avuto un mercato molto fiorente, anche se spesso contava solo l’involucro e non i contenuti. Acquisito il marchio lo rilanciano implementando soprattutto l’attività delle edizioni antiche puntando sui contenuti realizzando opere che hanno lasciato il segno. A distanza di anni qualcuna di queste vere e proprio opere d’arte è possibile ancora vederle nelle librerie antiquarie, magari battute all’asta a prezzi incredibili. Come nel caso di quella dedicata alla Solenne processione Vaticana del Corpus Domini. Diretta da uno de’ Cerimonieri di Sua Santità Gregorio XVI. L’edizione originale è in esemplare unico eseguita dall’incisore maltese Salvatore Busutti nel 1838. In 34 tavole rappresenta la processione del Corpus Domini (primo giovedì dopo Pentecoste) così come si svolgeva al tempo di Gregorio XVI. La sfilata, vista nell’accuratezza della descrizione dei costumi e dei dettagli, è un documento di grande interesse storico-sociale. Di particolare interesse gli abiti dei popolani che, giunti dai borghi cittadini e dalla provincia, assistono ai lati del corteo singolarmente o in piccoli gruppi familiari, formando delle vere e proprie scenette di genere. Non mancano coppie di eleganti borghesi e figure di pellegrini nel loro caratteristico abbigliamento, le centinaia di personaggi raffigurati nel corteo sono tutti con una didascalia che spiega chi fossero e che ruolo avevano, per esempio la paesana di Marino o la confraternita di un certo ordine.
È lo stesso Croppi che descrive le varie fasi della lavorazione: “L’unicità di questo pezzo consiste nel fatto che è montato su una striscia di tela lunga 14 metri. Abbiamo manteneto le caratteristiche delle 34 tavole originali formato 30x40 centimetri con una lavorazione manuale molto impegnativa.
Il lavoro è stato fatto nel 2000, sembrano pochi 16 anni, ma dal punto di vista della tecnologia i cambiamenti sono notevoli. Ancora non si parlava di digitale: allora si partiva da una campagna fotografica con mezzi ingombranti quali il banco ottico, dopo la preparazione delle lastre per la stampa, con tutte le prove preliminari, insomma una lavoro notevole. Inoltre fare un’edizione facsimile ha significato riprodurre una per una le tavole differenti e trovare il sistema per stampare 450 copie numerate. L’artigiano ha incollato le 34 tavole sulla striscia di stoffa poi bisognava cercare il sistema perché tutte le copie avessero le stesse caratteristiche, una uguale all’altra. Quindi trovare la colla giusta per quel tipo di stoffa che tenesse senza deformare le stampe. Un lavoro complicatissimo ma interessante perché ha significato entrare proprio dentro la materia e capire i problemi che si presentavano. Una cosa è oggi stampare in digitale con il computer che ha eliminato tutti i passaggi preliminari.
Chi ha iniziato con il digitale non ha mai visto una pellicola, una stampa in quadricromia, il tirabozze per vedere uno dopo l’atro i quattro colori di stampa, per controllare gli effetti e magari fare modifiche sulle pellicole.
Queste opere non avevano un prezzo di copertina perché non si vendevano in libreria, ma  erano, e lo sono ancora oggi, vendute con l’incontro diretto con il sistema del porta a porta, per cui esistono dei prezzi di riferimento che cambiano in funzione del tipo di pagamento, se rateale o meno. Potevano costare intorno al milione e mezzo delle vecchie lire e anche più. I conti dell’azienda erano ottimi, ma non ci siamo di certo arricchiti. Libri di questo tipo hanno avuto un momento molto fiorente intorno agli anni ottanta, era un mercato nuovo con una clientela disponibile, veri e propri amatori. Un altro lavoro veramente singolare è il cofanetto Ptolomei Cosmographia, che abbiamo realizzato nel 2004, con le carte di Tolomeo – considerato uno dei padri della geografia – decine di mappe anche di grandi dimensioni. Come sappiamo Tolomeo aveva capito tutto, che la terra era rotonda e aveva inventato un sistema per realizzare le mappe potremmo dire scientifico attraverso un sistema di proiezione matematica che riusciva a sintetizzare un territorio molto vasto in un solo disegno.
Parliamo del II secolo d. C. ad Alessandria.
Questa concezione si perse completamente nel Medio Evo e le mappe erano diventate pure invenzione artistiche con un carattere simbolico che non avevano un aggancio reale con la geografia. Questo volume fu commissionato a un geografo dell’epoca siamo nel Rinascimento. Così si recuperarono le conoscenze Tolemaiche unite a quelle dell’epoca e viene fuori una cosa che precede di pochi giorni la scoperta dell’America. Ovvero si riprendono le tecniche tolemaiche della proiezione per cercare di ricostruire mappe fedeli. Per esempio nel libro c’è un planisfero in cui si arriva fino all’estremo oriente, con la Cina, l’India, Formosa, addirittura l’Africa fin sotto l’Equatore compresa l’ipotesi di una mappa del Nilo. Erano territori allora ancora misteriosi quindi è la dimostrazione che le conoscenze geografiche erano superiori a quanto noi immaginiamo. Il nostro lavoro consisteva in una costante attività di ricerca, dai contatti con le biblioteche e musei, gli originali di Tolomeo, per esempio, sono custoditi nella Biblioteca Nazionale Firenze. Nel 2004 ne tirammo mille copie vendute a circa duemila euro. Oltre a tutte le difficoltà nel costruire i volumi, un’altra grossissima era trovare le carte con certe caratteristiche di collosità per ottenere quei colori di stampa, uno spessore e una morbidezza sufficiente per reggere la rilegatura a mano.
Poi ci sono le royalty da pagare a chi ti consente di riprodurre le opere. Non tutti i tipografi hanno la perizia e la cura particolarissima a partire dalla campagna fotografica seguita da un laboratorio specializzato per realizzare gli impianti di stampa. La tipografia l’abbiamo trovata a Teramo, un’azienda con una forte esperienza in questi tipo di stampa infine la legatura fatta a mano con i sistemi di una volta. Di legatori in Italia ce ne sono rimasti due o tre. Noi abbiamo trovato a Todi quello che cuce a mano, che realizza la copertina, e che, come nel caso Tolomeo,  riproduce la pelle di capretto color testa di moro con le incisioni in oro a sbalzo. In altri casi per riprodurre in originale la copertina sono serviti gli sbalzi in bronzo da fondere per farli applicare sopra. Un lavoro incredibile e la formazione del costo è fatta da tutte queste cose, e da qui la necessità di fare una tiratura limitata.
Un’esperienza veramente interessante che tra le altre cose mi è servita a capire come si stampava.”
Maurizio Bizziccari