lunedì 26 settembre 2016

Istiaen, un Istituto per diffondere la cultura del mare

L’ISTIAEN, l’Istituto italiano di archeologia e etnologia navale è stato costituito in Venezia il 14 dicembre 1993, con atto notarile sottoscritto da sette soci fondatori. Ebbe quale primo presidente Alvise Chiggiato, quindi Mario Marzari fino alla sua prematura scomparsa nel 2000. Fino al 2006 fu presidente Marco D’Agostino, a cui dal 2007 succedette Stefano Medas, tuttora in carica. Il Consiglio direttivo, composto da sette membri, viene eletto dall’assemblea dei soci con mandato biennale.
Il Museo della Marineria di Cesenatico è la sede della segreteria operativa dell’Istituto ), con il quale organizza i convegni che riuniscono i maggiori studiosi del campo.
L’ISTIAEN – cui aderiscono numerosi studiosi, ricercatori e cultori di marineria provenienti un po’ da tutte le regioni italiane (ma anche dall’Istria) – è un’associazione apolitica e senza scopo di lucro costituita, come recita l’art. 3 dello

domenica 25 settembre 2016

Archeologo subacqueo, chi è? Una risposta viene dal V Convegno Nazionale Archeologia Subacquea 2.0


Archeologia Subacquea 2.0 è il nome dato alla V edizione del convegno nazionale organizzato  organizzato da Massimo Capulli – docente di Metodologia della ricerca archeologica presso l’Università degli Studi di Udine – e dal Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Studiosi, ricercatori, tecnici e addetti ai lavori del mondo dell’archeologia subacquea italiana si sono riunti questo mese a Udine con l’obiettivo primario di fare il punto della situazione per un settore della cultura italiana che attraversa un momento di grande difficoltà ritenendo indispensabile una immediata svolta per un settore che da un lato assicura l’imprescindibile e

venerdì 23 settembre 2016

HELP, l’imponente installazione ideata da Maria Cristina Fanucci per ricordarci cosa siamo stati capaci di creare!

La parola HELP tracciata sul terreno nell’area archeologica dell’isola di Mozia con cinque milioni di tappi di plastica colorata racchiusi in gabbioni metallici, le grandi lettere tridimensionali alte fino a 4 metri ciascuna per una estensione totale di circa 1.500 metri quadrati. È l’imponente installazione Help, l’Età della plastica, visibile soprattutto di notte anche dagli aerei che sorvoleranno lo Stagnone di Marsala, Sicilia nord occidentale. L’ha ideata l’artista Maria Cristina Finucci creando un cortocircuito visivo e concettuale tra le

giovedì 22 settembre 2016

Un museo, Genius loci, per testimoniare l’anima di un luogo

Questo che vi presentiamo non è un museo come gli altri.
Qui l’anima delle cose è fatta di materia. Per questo, se volete, e con il rispetto dovuto a tutti i testimoni del passato, potete toccare gli scafi, i legni, gli oggetti esposti. Loro non si offenderanno, e forse, anche attraverso le vostre mani, qualcosa verrà tramandato.
Questi oggetti non sono gelosi, anzi, come capita alla persone anziane, hanno piacere di raccontare la loro storia. Quindi potete fotografare ciò che volete, e fare girare le foto tra parenti e amici. Naturalmente, dicendo che si si tratta del Museo della Marineria di Cesenatico.


giovedì 15 settembre 2016

Laura Larcan e le 15 scoperte archeologiche mai raccontate

Laura Larcan
Da quando è uscito ai primi di luglio, cinque son passate e la sesta sta arrivando. Parliamo delle presentazioni del libro Roma, le scoperte mai raccontate di Laura Larcan. La sesta sarà quella del prossimo 23 nella nostra libreria, a parlarne saranno l’archeologo Claudio Mocchegiani Carpano e il presidente di Federculture Servizi Umberto Croppi. In poco meno di duecento pagine la Larcan ha raccolto quindici incredibili storie di ritrovamenti archeologici dal 2006 ad oggi. Storie pubblicate via via già sulle pagine de Il Messaggero che per gli appassionati hanno rappresentato una guida molto particolare che pagina dopo pagina è stata definita narrata in chiave pop. Dalla tomba del Gladiatore alle scarpe sotto la Piramide, dal teatro di Commodo al topolino che abitava nella testa di Apollo, Laura descrive ritrovamenti dalle caratteristiche clamorose, casi singolari, dettagli inediti, storie nate dalla fortuna e dalla casualità, dall’intuizione e dall’esperienza degli archeologi.
Già leggendo la prima pagina dell’introduzione si è subito presi dall’ansia di saperne di più, di come una banale operazione di

venerdì 9 settembre 2016

Un’ecosistema unico da oggi a nostra disposizione: la Tenuta di Castelporziano

Il nostro Presidente della Repubblica c’ha fatto un’altro regalo. Dopo il Quirinale ha aperto anche la Tenuta di Castelporziano. Dal prossimo 20 settembre infatti il martedì, il sabato e la domenica mattina, con un progetto voluto fortemente da Sergio Mattarella, potremo scegliere cinque percorsi naturalistici, uno storico artistico e uno tra archeologia e natura per visitare la Tenuta. Naturalmente accompagnati e guidati per mano da giovani tirocinanti universitari. Altri due giorni poi sono dedicati alle scuole. I percorsi sono stati studiati per salvaguardare un ecosistema unico, tra i più importanti d’Europa e del Mediterraneo. La Tenuta è a 25 chilometri dal centro, si estende per seimila e più ettari dalla via Pontina fino alla famosa spiaggia

Elena Dak in marcia nel deserto con i Tuareg come un legionario romano

Elena Dak, laureata in Conservazione dei beni culturali con indirizzo antropologico presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, da anni parte per viaggi particolari sulle orme dei nomadi, la sua grande passione. Il risultato è raccolto in due straordinari libri. Il primo, che è stato la sua tesi di laurea, è del 2005 è La carovana del sale.  1200 chilometri con i Tuareg nel deserto del Niger attraverso il Ténéré in 34 giorni, 15 di andata, 4 di sosta nell’oasi dove i carovanieri hanno comprato sale e datteri da scambiare poi con il miglio,  e 15 il ritorno. Il secondo a nove anni di distanza, 2014, è Io cammino con i nomadi. Circa trecento chilometri in cinque settimane a piedi e a cavallo a sud del Tchad per seguire la transumanza dei pastori noti con il nome Bororo, allevatori di zebù dalle grandi