giovedì 31 marzo 2016

Un sistema interattivo per valorizzare il patrimonio storico ed archeologico sommerso. Mare e cultura un binomio inscindibile

Una nuova “perla” per la Soprintendenza del Mare che governa i 1500 chilometri di costa siciliana con un’infinità di fondali ancora inesplorati. Si tratta di un nuovo e rivoluzionario sistema interattivo per fruire beni archeologici subacquei facilmente raggiungibili dagli appassionati subacquei. È un semplice dispositivo, in pratica un computer subacqueo, che permette di ottenere ogni informazione sul relitto o sul sito archeologico che si sta osservando. Il sistema, denominato UG3K, progettato e realizzato dall’ingegnere Pietro Selvaggio, consiste in un lettore da applicare al polso a cui è collegata un’antenna in grado di leggere la targhetta identificativa, ovvero di restituire una scheda composta da testo ed immagine del reperto codificato.
La scheda può essere sia una immagine predefinita della dimensione di 480x254 pixel (a tutto schermo) o una scheda composta da una immagine di 200x254 pixel e un riquadro di testo di 280x254 pixel. I comandi del sistema sono semplici e intuitivi, per metterlo in funzione è sufficiente avvicinarlo brevemente alla targhetta e per prima cosa selezionare la lingua (inglese o italiano) scelta confermata dal lampeggio di un led rosso in corrispondenza della lingua selezionata. Inoltre nell’ambito del progetto è stato realizzato uno spot video su ogni itinerario e un promo video, inoltre un portale web sugli percorsi con schede, notizie e filmati e una app per smartphone e tablet disponibili su piattaforma IOS e android.
Quindi ora, come avviene davanti a monumenti dove basta puntare il telefonino o un lettore che interpreta il cartellino per avere tutte le notizie utili, tutto ciò sarà possibile farlo sott’acqua con il sistema messo a punto da Pietro Selvaggio in funzione con il progetto “Itinerari Culturali Subacquei in Sicilia”. È un percorso integrato di sette itinerari archeologici, tre dei quali all’interno di Aree Marine Protette, per la valorizzazione del patrimonio culturale sottomarino e la riscoperta dei tesori custoditi nei fondali siciliani, parte dei quali svelati nel corso degli ultimi 10 anni. Sono stati realizzati nell’ambito del Programma Operativo Interregionale Attrattori culturali, naturali e turismo (POIn). I visori subacquei verranno forniti gratuitamente a tutti i diving center che ne faranno richiesta attraverso le sedi delle Aree Marine Protette o delle Capitanerie di Porto. Inoltre sarà attivata una convenzione con gli enti che consegneranno i visori ai diving che ne faranno richiesta.
L’itinerario inizia a Taormina con il “Relitto delle colonne”, al largo di “scoglio croce” dove a circa 25 metri di fronte alla caverna sommersa che si trova sotto il capo, la cosiddetta grotta dei gamberi, si trovano colonne di varie misure fino a sette metri di lunghezza provenienti dal naufragio di una nave di età imperiale. Il “Relitto dei marmi” invece si trova a Capo Passero, il paese più a Sud non solo della provincia di Siracusa, ma della Sicilia che è al di sotto del parallelo di Tunisi. A Noto è in risalto il “Relitto delle anfore”, mentre un “Relitto delle colonne” anche a  Marzamemi, in provincia di Siracusa, a circa ottocento metri dalla riva, a sud-est della Punta del Bue Marino, dove in soli sei metri di profondità si ammirano numerose colonne di notevoli dimensioni e il marmo appare bianco, leggermente venato di azzurro. Il diametro della colonna più grande è poco meno di due metri e la lunghezza di circa sei. Il giacimento in base alla presenza di alcuni frammenti di anfore è datato III secolo d.C.
Nonostante la dispersione dei reperti, si riesce facilmente a comprendere che originariamente essi dovevano essere disposti in file parallele su di una imbarcazione della larghezza di 7-8 metri per una lunghezza di oltre 30. La stazza complessiva di tale antica navis lapidaria, della quale ormai non resta più alcuna traccia, stimata in circa 200 tonnellate, tra gli scafi medio-grandi finora identificati, è la testimonianza delle rotte del commercio del marmo dall’Oriente in età imperiale. Dalle colonne, con un salto di una quindicina di secoli passiamo al “Relitto dei cannoni” di Marettimo, la più lontana delle Egadi, e alle incursioni dei pirati barbareschi.
L’isola, ricca di anfratti e ridossi, si prestava come base per i pirati, e uno di questi vascelli, alla fonda in una cala per rifornirsi d’acqua, nella zona più nascosta presso Cala Spalmatore, fu intercettato e affondato da una nave spagnola. Adagiati su un fondale roccioso con radure di sabbia alla profondità di circa 15 metri su un’estensione di mezz’ettaro sono stati identificati nove cannoni in ferro. Le loro dimensioni, l’assenza di insegne araldiche fanno pensare che si sia trattato proprio di un vascello pirata affondato agli inizi del XIX secolo. Infine a Ustica due itinerari di interesse naturalistico: Punta Falconiera e Punta Spalmatore. Per questi sono state realizzate anche delle guide plastificate che permettono ai subacquei di visitare i siti seguendo direttamente il percorso e le indicazioni storiche.
“La divulgazione e la valorizzazione del patrimonio culturale sommerso sono stati fin dagli inizi una delle attività più sentite dalla nostra Soprintendenza, ha affermato Sebastiano Tusa. Progettando ed attivando, tra le molteplici attività, i percorsi/itinerari o parchi archeologici subacquei visitabili in linea con i principi della Convenzione Unesco sulla protezione del patrimonio culturale sommerso ci basiamo sulla convinzione che la tutela del mare non può prescindere dalla conoscenza e dalla sensibilizzazione non solo dei cosiddetti addetti ai lavori, ma anche del pubblico più vasto. Mare e cultura, ecco un binomio che rappresenta per noi qualcosa di inscindibile che, oltre a costituire l’oggetto quotidiano dell’entusiasmante percorso di ricerca, conoscenza, tutela e valorizzazione che pratichiamo con professionalità ed entusiasmo, potrà essere per il futuro di quest’isola qualcosa di più di uno slogan turistico.
La ricerca, la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico ed archeologico sommerso sono aspetti di una medesima strategia che non vanno separati. Anzi il coordinamento e, soprattutto, l’equilibrio tra le varie azioni è la chiave per garantire il successo di ogni corretta iniziativa volta a tutelare il grande scrigno del mare per noi e per le generazioni future. Il presente progetto contribuisce in maniera rilevante ad accrescere la riconoscibilità ed il valore sociale e culturale di un patrimonio – quello culturale sottomarino – a lungo negletto e, soprattutto, in balia di pochi speculatori. Questo progetto degli itinerari, ha sottolineato Tusa, accresce in maniera esponenziale il valore dell’offerta culturale che emana dal patrimonio storico-archeologico sottomarino siciliano, con ricadute non indifferenti sia sull’incremento del livello di conoscenze della popolazione sia nell’offerta turistica culturale della Sicilia”.
Le fotografie sono di Salvo Emma – Soprintendenza del Mare Regione Sicilia

giovedì 17 marzo 2016

Notiziario della Marina: una visita in libreria per abbonarvi, vale la passeggiata


Si contano sulle dita di una mano i componenti della redazione del mensile, organo di informazione e comunicazione, Notiziario della Marina giunto al sessantaduesimo anno di vita. L’editore è il Ministro della Difesa e la direzione è affidata a Antonio Cosentino. La veste è elegante come è ben curata la stampa e la presentazione delle cinquantadue pagine che lo compongono. Non lo trovate nelle edicole, perché va in abbonamento, venti euro per undici numeri. Da questo mese potete abbonarvi anche presso la nostra libreria

sabato 12 marzo 2016

Sostenibile e appetitoso, il pesce fresco nei menu delle mense scolastiche e sanitarie

Meglio mangiare pesce fresco nostrano, che pesce congelato del Pacifico! Avrebbe esclamato Massimo Catalano – ricordate le sue assolute ovvietà? –  se la scorsa settimana era nella nostra libreria ad ascoltare Valentina Tepedino di Eurofishmarkert esperta veterinaria nell’ambito ittico, che ha fornito i risultati della sperimentazione del progetto “Pesce fresco italiano nelle mense sanitarie”, realizzato con il sostegno della Direzione Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura e condotto dalla società Albert specializzata nella innovazione e sostenibilità nei sistemi agroalimentari.
Eppure per dimostrare una tale ovvietà occorre prima di tutto abbattere il muro di interessi economici che ruotano intorno alla ristorazione collettiva nelle scuole e nelle strutture sanitarie e residenziali per anziani. Purtroppo per contenere tempi e costi di preparazione, la tendenza è quella di uniformare le pietanze utilizzando tranci di pesce congelato privilegiando specie provenienti dagli oceani, Pacifico, Atlantico, Indiano.
A sn. la copertina della guida per l’introduzione di prodotti ittici fresche nelle mense, a cura della Albert
Il progetto nella sua fase sperimentale per la prima volta ha interessato mense scolastiche e sanitarie. In case di riposo e in alcuni reparti di ospedali di cinque diverse regioni, da nord a sud, sono stati somministrati circa quattromila appetitosi pasti cucinati con 860 kg di pesce fresco da marinerie locali e filetti di spigola e orata da impianti di acquacoltura vicini ai luoghi di consumo.
La riuscita del progetto ha messo in evidenza l’importante ricaduta sull’intera filiera produttiva sia dal punto di vista occupazionale, per la lavorazione e il confezionamento del pesce occorre molta manodopera, che da quello economico, il pesce fresco può conquistare quella quota di mercato che ora è appannaggio dei prodotti congelati di esclusiva provenienza estera. Perché il pesce fresco arrivi in poche ore tra le mani dei cuochi per essere cucinato secondo ricette tradizionali è stata coinvolta e messa in rete una filiera molto corta: logistica, mercato, laboratorio per la preparazione e trasporto nelle mense.
Va da sé che il progetto inoltre migliora la sostenibilità perché si rinuncia a rifornirsi delle specie più pescate, privilegiando tutte quelle varietà che spesso nemmeno arrivano sul banco della pescheria perché poco remunerative, ma che invece sono ideali per preparare spaghetti e risotti alla marinara, brodetto, alici marinate, calamari e seppie con i piselli, tutte semplici ricette preferite nella stragrande maggioranza alla solita pietanza di carne o di pesce congelato.
Un progetto importante che stato monitorato e testato in ogni fase e che ha prodotto risultati molto incoraggianti sia per il gradimento rilevato da parte degli utenti sia per l’aspetto commerciale ed economico del settore considerando che il settore ittico può benissimo inserirsi nel mercato dei grandi numeri della ristorazione con prodotti di qualià, e nel caso dell’acquacoltura, certificati con una produzione costante e a prezzi competitivi.
Un processo fortemente innovativo per la ristorazione sanitaria nazionale in grado di fornire una solida base da cui attingere dati scientifici, informazioni commerciali e buone pratiche per diffondere e replicare l’iniziativa a livello nazionale.
A ds. Valentina Tepedino e Paolo Agostini, della Albert, responsabile del progetto
In sintesi valorizzare il pesce fresco vuol dire conoscerne i valori nutrizionali, le caratteristiche organolettiche, la salubrità, l’ambiente in cui vivono e la filiera produttiva, determinante per poter mantenere qualità e freschezza.
Mau. Biz.

Valentina Tepedino è autrice di due enciclopedie: Grande enciclopedia Illustrata dei crostacei, dei molluschi e dei ricci di mare e della Grande Enciclopedia Illustrata dei Pesci,  prima opera completa relativamente a tutte le specie di pesci che vengono commercializzati sul mercato europeo con oltre duemila fotografie e schede descrittive di seicento pesci appartamenti a circa centosessanta famiglie. 
Scheda dopo scheda l’Enciclopedia fornisce ogni informazione sulla morfologia, diffusione, biologia, modalità di pesca professionale, valore commerciale e informazioni di tipo nutrizionale utili anche a valorizzare il prodotto in cucina.

mercoledì 2 marzo 2016

3854 nodi, come si fanno e a che cosa servono in un grande unico libro

Questa ri-edizione de Il grande libro dei nodi di Clifford W. Ashley è stata stampata in soli trecento esemplari, e per essere esatti quella di cui ci siamo occupati è la copia numero 105. È cartonata, di grande formato, 21x30 centimetri, conta 622 pagine per descrivere 3854 nodi con 7000 illustrazioni dello stesso autore, che le ha preferite alle fotografie per il grande vantaggio di far veder subito quale è l’estremità corrente della fune e quale è l’altra dormiente.
Questa dell’americano Ashley, una vera e propria enciclopedia dei nodi, è stata pubblicata per la prima volta nel 1941, frutto di oltre 11 anni di ricerche, da noi è stata editata dalla Rizzoli negli anni settanta, ed è forse l’unico manuale di riferimento nel campo delle annodature.
Scrive Ashley nell’introduzione al libro: “Per me il fatto puro e semplice di fare un nodo nuovo è come un’avventura: un pezzo di spago offre una libertà creativa immensa, unica; una filaccia è un oggetto semplice, che per tutti gli scopi pratici possiede una dimensione soltanto. Se muoviamo quella filaccia su un piano, intrecciandola a piacere, ne otteniamo oggetti a due dimensioni che possono essere belli oppure utili; e se decidiamo di muovere quella filaccia fuori da quel piano, i nostri oggetti acquistano una dimensione che ci permette una libertà creativa limitata soltanto dall’immaginazione e dalla lunghezza della filaccia. Cosa può esserci di più meraviglioso?
Al primo posto con il numero 1 c’è il nodo di scotta, al numero 3854 il nodo incrociato e tutti sono descritti e divisi in 41 capitoli.
Ai nodi si ricorre per eseguire molti lavori: per intrecciare panieri, per tessere, per i cappelli di paglia, per fare tappeti, per fasciature, per pescare, per i giochi dei bambini, nel ricamo, nel merletto, per fare le reti, nel lavoro all’uncinetto, nel lavoro a maglia; sono tanti i mestieri che si servono dei nodi, per confezionare gli oggetti più svariati, che in un solo volume si può dare un’idea soltanto dei nodi basilari, ma non illustrali e descriverli tutti.
Il problema più difficile è la scelta della giusta terminologia e l’assegnazione del giusto nome a ciascun nodo. Così l’autore ha dato la preferenza ai nomi usati dai marinai, dagli attrezzature, dai velai, confrontandoli con i nomi vecchi usati per gli stessi nodi ogni volta che ha trovato riferimenti antichi in qualche testo.
Il primo testo che parla esclusivamente di nodi è inglese ed è del 1866 e rileva numerosi errori nei disegni e nel testo, ed ebbe fama superiore al merito solo perché era unico nel suo genere.
Il marinaio ha un linguaggio particolare che soddisfa tutte le esigenze di una discussione approfondita suoi nodi; una impiombatura si fa, una cavo si volta, un collo si prende oppure si va a collo, si congiungono due cavi con due cappi e si dice che si intagliano, c’è la volta di bitta, s’abbozza un cavo per trattenerlo provvisoriamente, filare, allargare un cavo o una cima significa farlo scorrere per allentarne la tensione. Ma la parola legare la usa poco, forse mai, se non come modo di dire per significare che ormeggia la sua nave o la sua barca alla banchina quando è arrivato in porto. Forse la usa poco perché serve per tutti gli usi, mente a lui occorrono termini più precisi e nodeggiare, ossia il far nodi, lavoro pratico e ornamentale. è termine che usa poco o che ignora addirittura.
Quanto al liberare, districare un cavo o una manovra, si dice farla chiara, ossia libera di scorrere, di poterla usare senza che s’aggrovigli; un nodo non si scioglie, non si slega, ma si molla, un cappio o gassa passato su una bitta si incappella, ossia lo si fa passare sopra la bitta.
La  parola nodo ha tre diversi significati nell’uso comune. Nel senso più ampio indica ogni legatura, ogni aggruppamento di funi, spaghi e cavi o di altre cose flessibili, fatti per stringere, per fermare per congiungere escludendo aggruppamenti accidentali quali ad esempio gli accattivamenti.
Di conseguenza i marinai  suddividono in quattro categorie i nodi: nodi di avvolgimento, di congiungimento di ingrossamento e appesantimento infine legature e nodi di fantasia.
Questo volume è uno lieta sorpresa non solo per il lettore in cerca di novità e curiosità ma anche, e soprattutto, per il tecnico di attrezzature navali, l’esperto marinaio, l’appassionato di nautica, per coloro che pensano di conoscere tutte, o quasi, le furberie, i misteri e i miracoli della noderia.
Visto che di questa edizione ne sono state stampate solo trecento copie affrettatevi a ordinare la vostra! Il numero è sempre lo stesso 063612091, ed è sempre Marco che vi risponderà.