venerdì 26 febbraio 2016

Squali, un libro straordinario per vederli come nessuno li ha mai fotografati

Già dal formato gigante di Squali, 28x38 centimetri e dal peso delle trecento pagine in carta speciale per esaltare la qualità delle fotografie, si capisce che ci troviamo di fronte a un libro molto, ma molto particolare. L’autore, il fotografo californiano Michael Muller, non lo conoscerete per il nome ma sicuramente avete visto le sue fotografie, apprezzandone lo stile, che pubblicizzano i più recenti film come Zoolander No. 2, Deadpool, X-Men, Avengers, Spartacus, per non parlare dei ritratti dell’élite mondiale di attori, musicisti, e star del mondo dello sport. Una carrellata completa delle sue opere potete vederla sul suo sito di cui al link.
Aveva dieci anni quando il padre gli regalò una Instamatic impermeabile per fotografare fino ai 5 metri sott’acqua, ma è soltanto una decina di anni fa che ha affrontato seriamente il tema della fotografia subacquea.
Quando in Messico fece l’esperienza di una immersione in gabbia e si trovò faccia a faccia con il suo primo grande squalo bianco, fu folgorato da un’illuminazione nell’attimo che i suoi occhi incrociarono quelli dello squalo e Muller capì all’istante quale sarebbe stato il prossimo capitolo della sua vita.
Galvanizzato dall’esperienza e sfruttando le capacità apprese fotografando esseri umani mise la macchina fotografica al servizio di una campagna di sensibilizzazione per la protezione degli squali. Così si imbarcò in una missione: fotografare gli squali come nessuno aveva mai fatto prima creando e brevettando un sistema di illuminazione che ha portato alla fotografia subacquea un progresso senza precedenti.
Tutto partì da un suo sogno ricorrente, partendo dall’assioma fotografia=illuminazione, per avere la qualità massima negli scatti doveva portare un grande squalo bianco nel suo studio per fotografarlo puntandogli le luci addosso nello stesso modo con cui fotografava Iron Man o Captain America.
Il sogno l’ha risolto costruendo il set delle luci stroscobiche che utilizzava in studio dalla potenza di 1200 Watt in modo di portarle sott’acqua con gli stessi accessori dello studio. Gli alloggiamenti delle sette lampade sono realizzati in plexiglas via via perfezionati e brevettati sperando di vederli nelle mani di altri fotografi.
È stata una grande soddisfazione aver creato un’attrezzatura all’avanguardia per ottenere immagini talmente ricche di dettagli che a volte si ha l’impressione di vedere uno squalo sotto la lente di un microscopio.
Certo non è stato facile risolvere i problemi per portare un team di dodici persone impegnato nel tentativo di fare uno scatto in mezzo a una branco di squali.

È un lavoro che impegna molte risorse per le gabbie, lampade e relativi cavi di 43 metri per collegarle alle batterie che sono sulla barca appoggio. Tutto questo in trenta campagne in giro per gli oceani a partire dall’isola di Guadalupe in Messico del 2007 dove fotografò il grande squalo bianco dall’interno di una gabbia senza luci e senza assistenti. Nel 2008 nelle isole Galápagos per fotografare lo squalo martello merlato con le luci per la campagna IWC in favore della Charles Darwin Foundation. 
E poi altre sedici spedizioni, da False Bay in Sud Africa alle Tiger Beach in Grand Bahama e l’ultima nel 2015 di nuovo nell’Isola di Guadalupe per la prima “cavalcata” sul dorso di uno squalo bianco.
Il risultato sono le quelle spettacolari duecento fotografie presentate  in Squali, veramente come non se ne sono mai viste. Guardare per credere! Vi ricordo sempre di andare in libreria, a Roma in via del Vantaggio 19, o ordinare il libro sul sito ilmare.com, o meglio ancora telefonando a Marco 063612091
Maurizio Bizziccari


 

mercoledì 24 febbraio 2016

Storia completa per immagini dello sport e della cultura del surfing

Per questo volume dell’antropologo americano e graphic design Jim Hermann dall’accattivante e semplice titolo Surfing, occorre molta fantasia per definirlo libro. Infatti stiamo parlando di un tomo cartonato di un formato fuori dalle regole, trenta per quaranta centimetri di ben 592 pagine, e che pesa ben oltre gli otto chilogrammi! E per farlo “circolare” è stato necessario costruire una sorta di valigetta in cartone con tanto di manico. L’autore, conosciuto per i suoi numerosi libri di architettura, cultura pop e storia della West Coast, ha acquistato notorietà anche per la sua impareggiabile collezione di ephemera, cimeli di ogni tipo, descritta in decine di libri.

sabato 20 febbraio 2016

Un grande racconto per un millennio di storia. Cinquecento pagine che si leggono tutte d’un fiato

Lo scrittore e docente universitario Attilio Brilli è fra i massimi esperti e storici della letteratura di viaggio, ha pubblicato saggi su autori stranieri quali Byron, Swift, Joyce e James, ha curato inoltre la pubblicazione delle Opere di R.L. Stevenson. Autore di numerosi testi storici e interpretativi sull’argomento viaggi la sua ultima opera, pubblicata nel 2015, è Il grande racconto dei viaggi d’esplorazione, di conquista e d’avventura. Un corposo volume di oltre cinquecento pagine oltre a un apparato iconografico fatto da centinaio di illustrazioni, che in tre parti, a partire dai mercanti avventurieri alla scoperta delle vie commerciali dell’Asia, racconta come tramite i viaggi, la civiltà umana abbia dato il meglio e il peggio di sé. Promuovendo una straordinaria conoscenza planetaria, ha anche però oppresso trasportato da un continente all’altro esseri umani in stato di schiavitù, evidenziando il lato oscuro dei viaggi che dal XVI secolo in poi, grandi potenze come la Spagna e il Portogallo hanno messo in atto una brutale politica di insediamento coloniali a Oriente e a Occidente, nelle Americhe e nel subcontinente indiano. Le stesse imprese mercantili che hanno portato Inghilterra e Olanda a creare monopoli commerciali preludio alla fondazione di veri e propri imperi coloniali. Così i grandi viaggi di esplorazione si sono sempre risolti in viaggi di conquista assumendo una notevole importanza ideologica anche se non bisogna dimenticare quanto la civiltà moderna deve all’apertura delle grandi rotte oceaniche e all’illustrazione cartografica dei continenti extra-europei.
Così si è promosso l’incontro con popoli e civiltà che hanno attratto avidi avventurieri e offerto inimmaginabili opportunità di scambio.
A ds: Atlante catalano del 1375, dettaglio con il sud-est asiatico. È la carta di riferimento fino al XVI secolo

Il grande racconto inizia con la descrizione dei viaggi verso l’Oriente dal XIII al XVII secolo. Nella seconda parte si va verso l’Occidente dal XV al XVIII secolo a partire dall’avventura di Colombo nel Nuovo Mondo per finire alle circumnavigazioni e alle rotte imperiali. Nella terza, infine, si va nel cuore dell’Africa dal XVIII al XIX secolo. E nell’ultimo capitolo ricorda le accuse più implacabili alla politica di oppressione delle nazioni europee con quanto ha scritto nell’opera di denuncia un “viaggiatore” e gran conoscitore del mondo arabo, Wilfrid Scawen Blunt che nel dicembre del 1900 redige un bilancio della spietata politica perseguita dall’intero Occidente: “…tutte le nazioni europee hanno trasformato la Cina in un inferno, massacrando, razziando e violentando nelle città conquistate, come se fossimo nel più buio medioevo. L’imperatore della Germania ha ordinato un macello e il papa guarda e approva. In Sud Africa le nostre truppe incendiano le fattorie agli ordini di Kitchener, mentre la regina, i due rami del parlamento e l’assemblea dei vescovi rendono pubblicamente grazia al Signore e votano i finanziamenti per l’impresa. Gli Americani spendono cinquanta milioni all’anno per massacrare i Filippini; il re del Belgio ha investito tutte
le sue fortune nel Congo dove tratta i negri come bestie per riempirsi le tasche. I Francesi e gli Italiani giocano per il momento un ruolo minore nel massacro, anche se si dolgono dell’inattività.”

A sn: I primi indiani si presentano a Colombo

Infine ricorda quanto ha scritto Mark Twain nel 1897 nella sua relazione di viaggio Following the Equator, con il circostanziato atto d’accusa nei confronti delle politiche imperialistiche delle potenze occidentali: “…in molti paesi abbiamo data la caccia ai selvaggi, ai loro bambini e alle loro madri con i cani e i fucili, nelle foreste e nelle paludi, come passatempo pomeridiano… In molti paesi  abbiamo sottratto la terra al selvaggio, e l’abbiamo reso schiavo, e frustato ogni giorno e abbiamo calpestato il suo orgoglio, e ucciso il suo unico amico, e l’abbiamo fatto lavorare fino a farlo crepare; e questo non ci fa specie, perché la consuetudine ce l’ha fatto accettare; eppure una rapida morte per avvelenamento è una delicata gentilezza…”.
 La Victoria della flotta di Magellano, la prima nave ad avere circumnavigato il globo: Dettaglio di una mappa del 1589

venerdì 19 febbraio 2016

Lettre pour la candidature au Prix Nobel pour la littérature de Pedrag Matvejevic


Predrag Matvejevic représente la synthèse de l’Europe qui se reconnaît dans la Méditerranée et son histoire. Dans sa vie, sa famille, son œuvre littéraire et politique aux temps du rideau de fer, on retrouve toutes les ethnies, les religions, les nationalités et les cultures, qui hier comme aujourd’hui, quelqu’un voudrait transformer en raisons de conflit. Toute l’œuvre de Matvejevic, en particulier son Bréviaire Méditerranéen, fait ressortir ces différences en démontrant – comme personne ne l’a jamais fait jusqu’à présent, sauf  Braudel – qu’elles nous appartiennent, qu’elles sont en réalité une occasion d’échange, d’enrichissement, et de vie en commun.
Une caractéristique de Matvejevic est sa conception poétique qui se base sur la capacité de « sentir » et en même temps de comprendre les lieux et les populations de son Europe. Il a élaboré une théorie personnelle, la  théorie de la « géopoétique » : ce sont les lieux mêmes qui, ayant absorbé les sentiments et l’histoire de si nombreux peuples à travers les siècles, émanent un sens poétique. Ce ne sont pas les poètes à avoir créé la poésie des lieux ; ayant une sensibilité plus grande, ils se sont limités à la percevoir et à la traduire en vers en la rendant compréhensible aux autres.
L’immense modestie de Predgrag finit par cacher sa valeur. Il est vrai que la modestie est une vertu; mais quand elle est excessive, elle devient négative parce qu’elle endommage un bien.
Les évènements de ces jours rendent tragiquement actuel l’avertissement de Predrag Matvejevic : « les contradictions qui ont marqué les différentes cultures et civilisations de la Méditerranée aussi bien dans le passé que dans le présent sont immenses » et il ajoute « nous trahissons la Méditerranée par une approche qui se base sur un point de vue exclusivement euro-centrique ». Donc, dans ce contexte, la relecture du Bréviaire Méditerranéen – publié en 1987 en serbo-croate et traduit ensuite en français, italien et plusieurs langues – devient non seulement actuelle mais obligatoire pour ceux qui ont à cœur une vie pacifique et fructueuse au bord de la Méditerranée. Dans les années ’80, les yeux des européens étaient tous tournés vers l’Est. Le Sud, qui pour l’Europe correspond à la Méditerranée – la mer du voisinage – était oublié. Un voisinage, qui pour ne pas dégénérer en conflits, doit savoir prêter attention et accepter les diversités culturelles, politiques et religieuses des voisins. L’acceptation des diversités est le premier enseignement de « Méditerranée. Un nouveau bréviaire ». Mais dix ans après, au Collège de France, malgré la chute du Mur, les tragédies Balkaniques  et  l’exode des Albanais, Matvejevic répétait encore inécouté: « L’image que nous offre la Méditerranée n’est pas du tout rassurante » et invitait à connaître et mettre en valeur « modes de vie communs ou approchables malgré les scissions et les conflits ».
Un seul livre peut-il être suffisant pour poser la candidature de l’auteur au Prix Nobel ? Nous pensons que oui.
Mais si une seule œuvre n’est pas suffisante, alors nous ajoutons la valeur littéraire, culturelle, anthropologique et historiques de tous ses livres, dont nous mentionnons entre autres : «Epistolaire de l’autre Europe», «Le Monde Ex : confessions», «Entre asile et exile». Ces titres sont déjà suffisants pour montrer la tension morale de Matvejevic destinée à la compréhension des diversités culturelles. Pour conclure on ne peut pas négliger «Notre Pain», véritable manifeste de l’aliment le plus nécessaire et sacré de l’homme - le pain - commun à toutes les peuples méditerranéens.
Pour ces raisons nous posons la candidature au prix Nobel pour la Littérature de Predrag Matvejevic, né à Mostar et grandi au bord de la Méditerranée, qu’il a su décrire si bien en observant avec grande sensibilité les civilisations établies sur les trois continents qui l’entourent.

J’approuve et je partage le contenu de la lettre posant la candidature de Predrag Matvejevic au Prix Nobel pour la littérature
Signature
Qualification professionnelle






Predrag Matvejevic: Nomination Letter for the Nobel Prize


Predrag Matvejevic represents a synthesis of Europe, including Eastern Europe, which recognizes itself in the Mediterranean Sea and in its history.His life, his family, his literary and political works, from the time of the Iron Curtain, contain almost all ethnicities, religions, nationalities and cultures that, even nowadays, some people want to turn into reasons for conflict.

The opera of Matvejevic, above all the incomparable “Mediterranean Breviary”, recalls those supposed differences, showing, as perhaps no one has done more than he and Fernand Braudel, how much they form a part of ourselves; transforming them into reasons for coexistence, enrichment and sharing.

Above, we owe to Matvejevic a high poetic conception, which blends his ability to listen with the one  to understand the places and people of his Europe. He developed the theory of Geopoetry, meaning that  localities, containing the history and the sentiments of so many people, emanate poetry. Poets do not create it, but simply, with their higher sensitivity, they capture it and "translate" it with their verses, making it available for others.

The immense modesty of Predrag conceals his value. Modesty is a great virtue; brought to excess, is a crime, because it damages what is right.

The events of these days, and more generally of the latest years, make more relevant than ever the  warning of Predrag Matvejević  "huge are the inconsistencies that have marked the different civilizations and cultures of the Mediterranean, the old and the new ones" and goes on " We betray it by approaching it from different points of Eurocentric view ". Therefore, we would say it is mandatory nowadays, for those who care about a peaceful and fruitful coexistence in the Mediterranean, the reinterpretation of “Mediteranski Brevijar”, published in 1987 in Serbian-Croatian and translated into French, Italian and many other languages. In the eighties, the eyes of Europe were all concentrated towards East, neglecting the South, which to Europe means the Mediterranean area, "the sea of affinity".  A community, in order not to become conflictual, must listen to and accept the coexistence of historical, political and religious diversities. This is the first lesson of “Mediterranean. A new breviary”. But even a decade later, at the Collège de France, despite the fall of the Berlin Wall, the Balkan tragedies and the Albanian exodus, Matvejević reiterates unheard that “the image that the Mediterranean gives us is hardly reassuring," inviting everyone to know and develop " common or feasible ways of being and living, in spite of divisions and conflicts."

 Is one book enough to qualify it’s Author for the Nobel prize? We think so.

If  not, then we can consider the literary and cultural value, as well as that of the anthropological and historical  content of his other books, for example “Letters of the other Europe”; “World Ex: confessions”; “Between asylum and exile”. These titles demonstrate the aspiration of Matvejević to foster the understanding of cultural diversity. Lastly “Our Bread”, can be read as a manifesto  of the importance of the most essential and sacred food of mankind.
We submit therefore the nomination for the Nobel Prize for Literature, of Predrag Matvejević, born in Mostar and raised on the shores of the Mediterranean Sea that he has so masterfully narrated, with great attention and sensitivity to the peoples and cultures of the countries that bathe in it’s waters.

giovedì 18 febbraio 2016

Il Nobel per la Letteratura a Predrag Matvejevic. Sottoscrivete la richiesta di candidatura

La nostra Libreria si sta impegnando per far sottoscrivere questa lettera di candidatura al Premio Nobel per la Letteratura al nostro grande amico Predrag Matvejevic.
Occorre sottoscriverla il più possibile per poi mandarla all’Accademia di Svezia nonché promuoverla sui media.
È importante che chiunque la sottoscrive mandi una mail nobelpermatvejevic@gmail.com indicando nome cognome e qualifica con la sua firma in calce che avremo cura di conservare. Tanto più che purtroppo, mi riferiscono, Predrag non sta molto bene e che è ricoverato in una clinica di Mostar.
La lettera è stata preparata da Pino Aprile e Fabio Fiori. A corredo della lettera inseriamo alcune fotografie che in più occasioni mio marito, Maurizio, ha avuto occasione di scattare.
Nel 2012 Gaeta in occasione dello Yacht Med Festival gli ho conferito lo Yacht Med Award   “per la sua carriera letteraria, e per il contributo culturale all’avvicinamento e alla collaborazione dei Popoli Mediterranei.” Per l’occasione e per la grande amicizia che ci lega ha scritto per noi un breve saggio che abbiamo pubblicato in maremagazime, questo è il link
http://libreriainternazionaleilmare.blogspot.it/2012/04/il-mediterraneo-di-ieri-e-di-oggi.html
Carissimi amici, mi attendo vostre e numerose adesioni.
Giulia D’Angelo
sul sito della libreria potete trovare due suoi libri:
http://www.ilmare.com/prodotti/breviario-mediterraneo.php
http://www.ilmare.com/prodotti/pane-nostro.php


Lettera di candidatura al Premio Nobel per la Letteratura per Predrag Matvejevic

Predrag Matvejevic è la sintesi dell'Europa, anche dell'Est, che si riconosce nel Mediterraneo e nella sua storia: nella sua vita, nella sua famiglia, nella sua opera letteraria e politico-letteraria, ai tempi della cortina di ferro, si ritrovano quasi tutte le etnie, le religioni, le nazionalità e le culture che oggi come ieri, qualcuno vuole trasformare in ragione di conflitto. Tutta l’opera di Matvejevic, ma in particolare il suo impareggiabile Breviario Mediterraneo, ripercorre quelle differenze presunte, mostrandone, come forse nessuno ha fatto, oltre lui e Braudel, quanto siano nostre, di tutti; mutandole, così, in ragioni di convivenza, arricchimento, scambio.
Ma, soprattutto, a Matvejevic si deve una concezione poetica altissima, che fonde la sua capacità di sentire con quella di capire i luoghi e le genti della sua Europa: egli ha elaborato la teoria della “geopoetica”, intendendo che sono i luoghi, sedimentando storia e sentimenti di tanti popoli, che emanano poesia; i poeti non la creano, quindi, ma semplicemente, con la loro maggiore sensibilità, la colgono e la “traducono” con i loro versi, mettendola a disposizione degli altri.
L'immensa modestia di Predrag ne nasconde il valore. La modestia è una grande virtù; portata all'esagerazione, è un delitto, perché danneggia il bene.

I fatti di questi giorni, e più in generale di questi anni, rendono tragicamente attuale l'ammonimento di Predrag Matvejević: “sono immense le incongruenze che hanno contrassegnato le diverse civiltà e culture del Mediterraneo, vecchie e nuove” e continua aggiungendo che “lo tradiamo accostandoci ad esso da punti di vista eurocentrici”. Perciò rimane di grande attualità, diremmo obbligatoria per tutti coloro che hanno a cuore una pacifica e fruttuosa convivenza mediterranea, la rilettura di “Mediteranski Brevijar”, pubblicato nel 1987 in serbo-croato e tradotto poi in francese, italiano e in tante altre lingue. In quei lontani anni Ottanta, gli occhi europei erano tutti rivolti a est, dimentichi del sud, che per l'Europa corrisponde con il Mediterraneo, “il mare della vicinanza”. Una vicinanza che per non rivelarsi conflittuale, deve praticare l’ascolto e accettare la convivenza nella diversità, storica, politica e religiosa. Questo è innanzitutto il primo insegnamento di “Mediterraneo. Un nuovo breviario”. Ma ancora dieci anni dopo, al College de France, malgrado la caduta del Muro, le tragedie balcaniche e l’esodo albanese, Matvejević ribadiva inascoltato che “L’immagine che ci offre il Mediterraneo non è affatto rassicurante”, invitando perciò tutti a conoscere e valorizzare “modi di essere e maniere di vivere comuni o avvicinabili, a dispetto delle scissioni e dei conflitti”.
Può essere sufficiente un libro per candidare al Nobel l'autore? Noi crediamo di sì.
Ma se ciò non bastasse, allora aggiungiamo il valore letterario e culturale, antropologico e storico, di tutti gli altri suoi libri, tra cui ci limitiamo a ricordare: “Epistolario dell’altra Europa”, “Mondo Ex: confessioni”, “Tra asilo ed esilio”. I titoli sono già sufficienti per riassume la tensione morale di Matvejević, volta alla comprensione dell’alterità culturale. In ultimo, “Pane nostro”, può essere letto anche come un manifesto della condivisione del più necessario e sacro degli alimenti dell’uomo.
Avanziamo perciò la candidatura al Premio Nobel per la Letteratura a Predrag Matvejević, nato a Mostar e cresciuto sulle rive del Mediterraneo che ha magistralmente narrato, guardando con grande attenzione e sensibilità genti e culture dei tre continenti che lo bagnano.


Comitato promotore
Pino Aprile giornalista e scrittore
Nicolò Carnimeo docente universitario e scrittore
Giulia D’Angelo (giornalista, scrittrice, Tridente d’Oro dell’Accademia Internazionale delle Scienze e Attività Subacquee)
Fabio Fiori (scrittore)
Fabio Pozzo (giornalista e scrittore)

Firmatari, fino ad oggi:
Cesare Accetta (artista)
Filippo Angelucci (docente universitario)
Laura Angiulli (regista)
Massimo Angrilli (docente universitario)
Monica Ardemagni (Project Manager Advocacy Programme – ICCROM)
Pier Paolo Balbo (docente universitario)
Donatella Bianchi (presidente WWF giornalista e scrittrice)
Maurizio Bizziccari (giornalista)
Michele Capasso (Architetto,Ingegnere, scrittore Fondazione Laboratorio Mediterraneo Napoli)
Alessandro Cassinis, (direttore Il Secolo XIX)
Luisa Chiodi (direttrice Osservatorio Balcani e Caucaso)
Antonio Alberto Clemente (professore universitario)
Maurizio De Giovanni (scrittore)
Giuseppe De Tomaso (Direttore Gazzetta del Mezzogiorno)
Antonio Di Natale ( Biologo Marino  GBYP Coordinator Atlantic-Wide Research Programme on Bluefin Tuna - ICCAT)
Matteo di Venosa (ricercatore e docente)
Jaime L. Enseñat Benlliure (studio Ensenat Avvocato - Federazione Scrittori Spagnoli)
Silvio Ferrari (scrittore, traduttore)
Marco Firrao (editore Libreria Il mare)
Luigi Fozzati (docente di archeologia Soprintendente Soprintendenza Archeologica del Friuli Venezia Giulia,)
Giuliano Gallo (giornalista e scrittore)
Raffaele Giannantonio (docente universitario)
Rosalba Giugni (Presidente Marevivo)
Cristina Giussani (editore Mare di carta)
Davide Gnola (direttore Museo della Marineria Cesenatico)
Ennio Grassi (saggista e critico letterario)
Mimmo Jodice, (artista)
Helena Kaloper (traduttrice, poetessa)
Tiziana Krause-Jackson (Scrittrice Accademia cucina Madrid)
Oscar Iarussi (giornalista e saggista)
Cosimo Lacirignola, (segretario generale Ciheam Iamb)
Valeria Li Vigni (direttore Museo Palazzo Belmonte Riso Palermo)
Claudio Magris (scrittore)
Stefano Manferlotti (docente universitario)
Giuliana Manfredi (consulente editoriale)
Stefano Medas (archeologo navale)
Rosario Pavia (docente universitario)
Silvio Perrella (giornalista e scrittore)
Andrea Plebe (giornalista) 
Folco Quilici (scrittore , fotografo,regista,documentarista)
Enrica Simonetti (giornalista e scrittrice)
Maurizio Scaparro (regista)
Giovanna Scianatico (docente universitario, direttore Centro Studi sul viaggio adriatico)
Pietro Spirito (giornalista e scrittore)
Ercole Sori (docente universitario)
Luca Tamagnini (fotografo)
Stasa Tensek (Assistant Coordinator Atlantic-Wide Research Programme for Bluefin Tuna -ICCAT))
Sebastiano Tusa (Archeologo-Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, Presidente Accademia Internazionale delle Scienze e Attività Subacquee)
Alberto Ulisse (docente universitario)
Antonio Felice Uricchio (Rettore dell’Università di Bari)
Lucio Zazzara (professore universitario)

Altri sottoscrittori di oggi:
Sergio Romano (giornalista e scrittore)
Elvio Guagnini (professore universitario e saggista)
Thomas Casadei (professore universitario)
Lanfranco Genito (educatore e giornalista)
Alexandra Toesca (costumista cinematografica)
Anna Mahjar Barducci (giornalista e scrittrice)
Massimo Quaini (geografo e professore universitario)
Georgia Corbo (editor)
Luisa Rossi (geografa e professoressa universitaria)
G. Carlo Cavinato (educatore)
Emilia Bersabea Cirillo (architetto e scrittrice)
Rossana Piccioli (etnografa e saggista)
Gian Ruggero Manzoni (artista e scrittore)



domenica 7 febbraio 2016

Farfalle, saraghi e lucertole ci parlano di Ponza

Silverio Mazzella, ponzese doc, con i suoi acquerelli nel libro La fauna di Ponza, non solo ci fa conoscere, oltre alla fauna marina tipica del Mediterraneo, la farfalla di Ponza (Hipparchia sbordonii), una specie endemica individuata recentemente o la lucertola di Zannone e quella di Palmarola ma ci racconta di essere anche scrittore, editore dei suoi libri e infine cartografo. Insomma Silverio presenta Ponza e le isole Ponziane con la sua poliedrica attività, oltre che con gli acquerelli, con la passione della fotografia e della ricerca storico-antropologica.
Le creature che vivono sopra e sotto il mare di queste piccole isole sono condizionate soprattutto dall’isolamento che ha influenzato la trasformazione o la conservazione delle peculiarità di ogni specie e nel realizzare gli acquerelli sono emerse curiosità e aspetti non molto conosciuti anche perché solo a partire dagli anni ’50 sono state oggetto di indagine sistematica da parte di studiosi. Studi che hanno portato a nuove scoperte di specie endemiche e a tante curiosità scientifiche come per esempio quella della libellula africana che nelle sue
migrazioni irregolari è stata segnalata a Ventotene e Zannone o di un coleottero tipo scarabeo non comune in Italia, di cui è stato trovato un solo esemplare a Ventotene. I duecento acquerelli in 56 tavole raccolte nelle circa sessanta pagine sono accompagnati tutti da una breve descrizione che ne facilita il riconoscimento. Il libro è rilegato ad album nel formato 16x24 centimetri.
Tra i suoi lavori: Isole nella corrente: Ponza, Palmarola, Zannone
Libro del 2011 realizzato con il figlio Gennaro, anche lui fotografo. È un volume di grande formato con l’esposizione di vedute panoramiche delle tre isole, accompagnate da ritratti di personaggi tipici di Ponza e scene di vita locale.

Ponza, cucina tradizionale e nuove tendenze invece è l’opera della famiglia con il debutto come cuoca della moglie Pina Di Meglio che ha curato la ricerca delle ricette tradizionali.
Per la cartografia, tutti acquerelli nel formato 50x70 centimetri, ricordiamo Ponza
Piano del Porto di Ponza e Isole ponziane


mercoledì 3 febbraio 2016

Ostia Antica e Portus, caposaldi del sistema portuale della Roma imperiale

Portus, Ostia Antica, via Severiana, Il sistema archeologico paesaggistico della linea di costa di Roma imperiale, il volume curato da Andrea Bruschi, ricercatore e docente di Progettazione Architettonica, nasce da una ricerca del Dipartimento di Architettura e Progetto della Sapienza Università di Roma sulla strutture del territorio ostiense e del rapporto tra Roma e il mare, rimaste fino ad oggi quelle impostate dai romani.
Nel II secolo d.C. Ostia Antica e Portus erano i caposaldi del sistema portuale e commerciale della Roma imperiale, il legame tra i due poli era stabilito dalla via Severiana attraverso l’Isola Sacra, in modo che Roma, caput mundi, avesse l’affaccio sul Mediterraneo.
Il porto di Claudio e quello di Traiano con il suo bacino esagonale, rappresentavano un complesso apparato infrastrutturale che faceva capo con il centro amministrativo con la città di Ostia, ancora oggi ben conservata e la separazione tra i due centri fu sancito dal declino di Roma.
Nell’immagine a destra: Analisi delle areee agricole e abbandonate nel tratto dell’Isola Sacra interessato dal Sistema archeologico paesaggistico
Roma si è sviluppata in forma di cometa, con la testa bel centro antico e la coda fra l’EUR e il mare. La Coda oggi è un territorio molto complesso e contraddittorio dove convivono abusivismi e grandi infrastrutture, agricoltura e paesaggi naturali, abbandono e grandi potenzialità per nuove economie. È in questo contesto che archeologia e natura costituiscono possibilità di sviluppo e rigenerazione paesaggistica finora trascurate.
La ricerca dimostra che ristabilire l’antica continuità fra Ostia e Portus attraverso l’Isola Sacra significa recuperare una corretta lettura  del sistema portuale della Roma imperiale ma anche aprire nuovi spazi per l’intero territorio, Roma mare e la Città.
A destra: veduta aerea del Sistema archeologico paesaggistico della linea di costa di Roma imperiale tra Ostia Antica e Portus
La figura della della Coda della cometa richiama un’immagine proposta nella metà degli anni ’30, è sufficiente navigare in Google Earth per rendersene conto: oggi Roma ha la forma di una cometa con una lunga coda attesta su Ostia, sull’aeroporto e su Fiumicino. È una Coda con un territorio particolare e di grandi potenzialità a cui dare grande attenzione perché destinato a costituire il principale asse di sviluppo della città.