giovedì 22 ottobre 2015

Un particolare COBBRA per l’organizzazione di una mostra europea


Tusa con i rostri ambasciatori delle Egadi
Mirabilia Maris, La Sicilia e il Mare, come vi abbiamo anticipato nel nostro articolo dello scorso luglio è approdata ad Amsterdam ospite all’Allard Pierson Museum dell’Università come Sicily and the Sea, prima delle cinque tappe del suo tour europeo.
La mostra è una visione d’insieme del patrimonio culturale subacqueo siciliano fatto di oltre cento reperti che per la prima volta mettono il naso fuori dalla Trinacria. Ripercorre 2500 anni di storia – come ha spiegato all’inaugurazione Sebastiano Tusa direttore della Soprintendenza del Mare Regione Sicilia –, sino al sedicesimo secolo, grazie al lavoro dell’archeologia subacquea siciliana, dall’epoca di Honor Frost e Gerard Kaptain sino a oggi. Un lavoro complesso, a volte pericoloso, che ora può avvalersi d’importanti progressi tecnologici. 
Gli elmi romani
Tra i reperti più interessanti che per la prima volta esposti a livello internazionale vi sono il rilievo scultoreo raffigurante Eracle ed Anteo, proveniente dalle acque del porto di Catania, una lastra bizantina con il simbolo cristiano, proveniente dal relitto di Marzamemi a Sud di Siracusa, oltre agli ormai ben noti ambasciatori delle Egadi, i rostri della battaglia vinta dai Romani il 10 marzo del 241 a.C. Dei dodici Rostri recuperati ne sono esposti tre, costituiscono il risultato concreto della più importante ricerca archeologica subacquea mai fatta al mondo per avere scandagliato trecento chilometri quadrati di mare alla profondità media di sessanta metri.
L’organizzazione della mostra è stata possibile grazie alla grande determinazione da parte del Direttore dell’Allard Pierson, Wim Hupperetz e del Soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa e alla straordinaria costituzione del consorzio COBBRA, nato ad hoc per ottimizzarne le spese di gestione. L’acronimo sta a indicare i musei di Copenaghen, Oxford, Bonn, Brussel e Amsterdam. COBBRA è il primo esempio in assoluto di musei che uniscono le loro forze e risorse per una “gestione sostenibile” nella produzione di cultura. Conti alla mano, c’è la certezza di ricavare per intero le spese sostenute e addirittura di ottenere ricavi da investire in altre iniziative. Ovviamente tutto questo è stato possibile grazie all’interazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia che sotto la direzione di Tusa, è riuscita nell’impresa di mettere insieme i reperti distribuiti nei vari musei siciliani e di farli arrivare, senza spese, ad Amsterdam.
Due allestimenti fotografici fanno da contorno per fornire spunti di riflessione politico-culturale: “Arrivo a Lampedusa” un reportage sui migranti sbarcati sull’isola della franco-italiana Sara Prestianni, e “Salviamo il patrimonio subacqueo”, una collaborazione UNESCO-Agenzia del patrimonio culturale olandese.
Dopo Amsterdam, chiuderà il 17 aprile 2016, la mostra andrà all’Ashmolean Museum di Oxford, all’Arsenale della Marina Regia di Palermo, alla Ny Carlsberg di Copenaghen e al LVR-Landes Museum di Bonn. Il tutto accompagnato da uno splendido e ricchissimo catalogo bilingue di oltre 200 pagine.
Un fatto altrettanto straordinario è che grazie alla cooperazione internazionale di questi tre anni oltre ad ospitare la mostra, l’Allard Pierson ha deciso di restituire alla Regione Sicilia diversi reperti delle sue collezioni provenienti dalle acque di Lipari. “Un gesto di grande nobiltà e civiltà, ha sottolineato Tusa, che mi auguro altre istituzioni culturali internazionali vorranno seguire”. Si tratta di 37 oggetti, alcuni esibiti nella mostra, acquistati nel 1982 da un privato, frutto probabilmente di un saccheggio del relitto della Secca di Capistello, risalente al III secolo a.C.
Nella giornata inaugurale ha partecipato l’Ambasciatore d’Italia a L’Aja Francesco Azzarello che ha voluto sottolineare il valore promozione culturale e turistico della Sicilia in mostra. Riferendosi agli oltre 11 milioni di turisti che da tutto il mondo convergono ogni anno su Amsterdam, una parte dei quali potrebbe prendere spunto dalla mostra per visitare la Trinacria. Senza dimenticare quel bacino di 2 milioni di olandesi che annualmente vanno in Italia.
Franco Vescera, Giulia D’Angelo e S. Tusa
Invece molto critico è stato l’intervento di Tusa che con enorme rammarico ha notato le assenze “tristemente ingiustificate” delle istituzioni regionali interessate, l’Assessorato al Turismo e quello alla Cultura. “Nonostante la mostra, ha chiosato, sia una vetrina di eccezionale rilievo per l’isola e i molti solleciti agli enti competenti di sfruttare questa grande occasione per organizzare eventi collaterali finalizzati alla promozione del prodotto Sicilia, non c’è stato nessun riscontro si è persa così una opportunità di promozione turistica ed economica”.
Un ulteriore tocco di sicilianità infine lo ha dato Franco Vescera, definito l’archeologo delle sementi per il suo amore per le cose antiche e genuine. Di mestiere fa il panificatore, insieme a moglie e figli in quel di Carlentini in provincia di Siracusa. Ha tracciato un percorso storico durato anni intervistando i contadini siciliani e fonda il suo lavoro su quattro pilastri fondamentali: il grano antico e salutare, la molitura a pietra, la trasformazione attraverso il “crescente” ed infine la cottura nel forno a legna. 
Così ha abbandonato per due giorni il Cluster Sicilia all’Expo di Milano dove coordina le attività, è piombato a Carlentini, ha panificato con la farina “tumminia” diverse pagnotte con forme di animali, 
Sebastiano Tusa e Wim Hupperetz
e le fatte spedire con il corriere all’Allard Pierson, si è precipitato ad Amsterdam e ha consegnato il pane al direttore del museo, Wim Hupperetz, che ne ha ricavato un nicchia per esporlo.
Maurizio Bizziccari 

martedì 20 ottobre 2015

Nadia e Maurizio, un’accoppiata molto “comunicativa”



Nadia Repetto e Maurizio Wurtz
L’accoppiata Nadia Repetto/Maurizio Wurtz ve l’abbiamo presentata a marzo di quest’anno per raccontarvi il loro eccezionale exploit al Museo di Storia Naturale di Shanghai dove hanno esposti, o meglio appesi, la bellezza di dodici modelli tridimensionali di animali marini, tra cui una balenottera gigante di ben 24 metri.
Il palmares di Maurizio è notevole e di tutto rispetto: biologo, professore di Tecniche di Monitoraggio dei Cetacei all’Università di Genova, Conservatore scientifico del Museo Oceanografico di Monaco dal 1995 al 2001, disegnatore e scultore di animali marini e usa qualsiasi strumento. Con la tecnica ad olio ha dipinto il celebre quadro ad olio di 5 metri, raffigurante la barriera corallina, in mostra all’entrata dell’acquario di Monaco a Montecarlo. Altrettanto notevole quello della moglie Nadia, biologa marina, nel campo della divulgazione scientifica con libri e testi multimediali rivolti soprattutto al mondo della scuola.
Nel 2001 hanno costituito ARTESCIENZA una società per contribuire alla conoscenza e alla conservazione dell’ambiente naturale.  L’ultima loro performance è la partecipazione a settembre al Festival della Comunicazione di Camogli. E cosa hanno combinato è la stessa Nadia a raccontarlo.

Camogli: 5 zifio spiaggiati
Cosa poteva fare Artescienza ad un Festival della Comunicazione? Semplice, cercare di comunicare la scienza attraverso l’arte o viceversa.
A Camogli dal 10 al 13 settembre si è tenuto il secondo appuntamento con il Festival della Comunicazione, un grande richiamo di pubblico per ascoltare oltre 126 tra giornalisti, scrittori e intellettuali che si sono confrontati con la parola d’ordine: “Il linguaggio”.
A gennaio, con un buon anticipo, abbiamo avuto un’idea folle, realizzare un’installazione, costruendo 10 modelli di un cetaceo, da posizionare sulla spiaggia per simulare uno spiaggiamento di massa e sul loro corpo scrivere frasi e concetti presi in prestito dalla scienza e dalla letteratura. I modelli dovevano essere costruiti in vetroresina, leggeri, indistruttibili e indifferenti le diverse condizioni metereologiche.  
Scheletro in fil di ferro
 L’idea era di stimolare lo stupore e le emozioni del pubblico, non solo attraverso la lettura dei messaggi, ma anche facendolo interagire in modo che le reazioni delle persone diventassero parte dell’installazione stessa.
Ma i materiali costano.  Così abbiamo lanciato un Crowdfunding, “Words from the sea” ottenendo oltre mille “mi piace”, ma nessun sostegno economico. Abbiamo così scoperto che questa forma di autofinanziamento in Italia è ancora poco conosciuta e i più non sanno neppure cosa significhi e cosa comporti.   Senza risorse non ci siamo persi d’animo… se i modelli non potevano essere realizzati in vetroresina allora li avremmo saranno costruiti meno e con materiali più economici:  1000 metri di fil di ferro, 20 litri di colla da parati, 50 kg di carta da giornale, 8 kg di carta da pacchi, 5 kg di pittura, 10 rotoli di nastro adesivo,  20 pennelli e 600 ore di lavoro.  Al termine solo 5 dei 10 animali previsti sono stati portati a Camogli.
Volutamente la forma degli animali è stata realizzata non in modo dettagliato, ma con una precisione tale da poter identificare la specie, lo zifio.  La scelta è stata dettata dal fatto che  questo cetaceo è frequente nelle acque del mar Ligure, è sufficientemente “ingombrante” da destare curiosità, ma non troppo, più di un delfino e meno di una balenottera, per poter essere trasportato con facilità. 
Le sue dimensioni, 5 metri di lunghezza, sono tali da fornire una superficie sufficiente per scrivere numerosi messaggi.
Una metafora, quindi, un’occasione per parlare del mare, del Mediterraneo, ma anche per esplorare il linguaggio scientifico e quello dell’arte attraverso le forma degli animali, i temi trattati e la forma della scrittura, nel tentativo di creare un’unità estetica. 
Umberto Eco nell’introdurre il festival ha detto “Oggi la gente è stanca della banalità, ha voglia di cose difficili, cerca la complessità”.
La scelta delle frasi e delle parole è stata frutto di una ricerca accurata; ora la poesia di Garcia Lorca e le parole di Rainer Maria Rilke che ci dice “Quando i miei pensieri sono ansiosi, inquieti e cattivi, vado in riva al mare, e il mare li annega e li manda via con i suoi grandi suoni larghi, li purifica con il suo rumore, e impone un ritmo su tutto ciò che in me è disorientato e confuso”, ora l’ironia di Antonio Tabucchi che descrive come le balene vedono gli uomini o quella di Gianni Rebora che invoca una dichiarazione dei redditi per i pesci poveri.  Mediterraneo, ambiente violato dalla cementificazione, Mediterraneo dove è stata concepita l’Europa come dice Pedrag Matvejevic. 
La superficie di un modello è stata ricoperta di impronte di mani, mani grandi da adulto, mani piccole di bimbo per ricordare che i delfini e le balene migrano in un mare senza confini e senza muri,  mentre bambini, donne e uomini, in fuga dalle guerre e dalla fame muoiono in Mediterraneo per la nostra incapacità ad abbattere pregiudizi, barrire fisiche e culturali.
Interessante è stato osservare la reazione del pubblico, i più si sono soffermati sulle frasi, le hanno copiate, hanno chiesto informazioni, molti giovani artisti hanno colto l’aspetto estetico e formale, altri hanno colto solo l’aspetto forse più scontato, gli animali spiaggiati per loro erano un monito per salvare il Mediterraneo. 
I bambini cercavano soprattutto il contatto fisico abbracciando i modelli, mentre alcuni adulti non si sono resi  conto della presenza di strutture ingombranti sulla spiaggia e utilizzavano le pinne o la coda per appendere asciugami, borse.
Risulta arduo dare una definizione di linguaggio tanto più se si cerca una relazione tra arte e scienza, stranamente si continua a trattare queste due produzioni dell’intelletto umano in modo separato e antitetico.  Riconoscendo alla scienza la sua origine nella creatività e nella fantasia di cui è capace l’intelligenza umana, risulta molto più affascinante soprattutto perché così si riconosce all’intelletto una posizione attiva e alle teorie scientifiche una  funzione non dogmatica. 
Il giudizio visivo attraverso cui passa una parte importante della conoscenza, quindi non è un contributo successivo alla percezione, ma ingrediente essenziale all’atto stesso del vedere. Prendere coscienza del giudizio visivo, tradurlo e formularlo significa sapere “Che cosa in realtà vediamo”.
Nadia Repetto

domenica 11 ottobre 2015

Un manuale dedicato agli aspiranti costruttori di una barca a vela

Capire e progettare le barche Aero e Idrodinamica della barca a vela di Paolo Lodigiani è un vero e proprio manuale completo sulla progettazione della barca vela con un approccio sia teorico che pratico. La prima parte è dedicata alla fisica della vela, mentre nella seconda si valuta lo scafo della barca, la forma e la stabilità e resistenza necessarie a una corretta costruzione. La terza parte è dedicata alle appendici della barca: la deriva e il timone nelle loro diverse funzioni e tipologie. Nell’ultima parte infine sono prese in considerazione le vele sia dal punto di vista della fisica sia da punto di vista pratico affrontandone le diverse tipologie, compreso il problema dell’unione dello scafo alle vele.
Il testo risulta scritto in forma piana e ogni passaggio è illustrato da disegni tecnici esplicativi.
Questo volume costituisce il primo di un’opera in due tomi vendibili separatamente, e in cui il secondo avrà come sottotitolo Materiali, sistemi costruttivi, calcoli e dimensionamenti.
Sommario: La fisica della vela. Statica e dinamica dei liquidi. Gli elementi in cui si muove la barca. Equilibrio delle forze nella barca a vela. Lo scafo della barca tra stabilità e resistenza. La stabilità. La resistenza. Le forme dello scafo, i parametri significativi. Le appendici. La deriva. Il timone. Il piano velico. Teoria della vela. Tipologie di vele e attrezzature. Unire scafo vela ad appendici.
Paolo Lodigiani, da sempre appassionato di mare e velista, opera professionalmente nel settore nautico dal 1990 con la sua società B.C.A. Demco che è diventata il punto di riferimento in Italia per gli appassionati autocostruttori di barche di legno, a cui fornisce progetti, servizi e corsi di formazione. In catalogo ha i piani di costruzione di imbarcazioni a vela e a motore fino agli 11 metri per rispondere alle esigenze di ogni aspirante costruttore. È anche in grado di fornire materiali di base e di organizzare corsi di costruzione e di progettazione nautica.
Ma le attività di Lodigiani vanno oltre i confini italiani sviluppando progetti in campo nautico in America Latina e in Africa. In particolare costruisce barche in Senegal con una consociata del posto. L’idea di fare barche da diporto in Africa, in paesi in cui la nautica è di fatto quasi inesistente, e per di più destinate prevalentemente al mercato locale, può apparire stravagante e certamente non sono estranee motivazioni di carattere sociale. Ha però anche una sua logica: molti paesi africani negli ultimi anni hanno dato prova di un dinamismo economico ormai sconosciuto nei saturi mercati europei, e in essi ci sono ancora inespresse grandi potenzialità di sviluppo. In Bolivia invece Lodigiani è coinvolto in un progetto per la progettazione e commercializzazione, con il marchioNinfa Yachts, di alcune barche rientranti nella categoria dei “classici moderni” www.voile-senegal.com e www.ninfayachts.com

http://www.ilmare.com/prodotti/capire-e-progettare-le-barche.php

lunedì 5 ottobre 2015

Stocco o baccalà che sia, è d’obbligo sulle tavole dei siciliani, parola di Marcella Croce


Messina, mercato del pesce
Piazza Armerina ha sempre avuto una certa dimestichezza con il pesce, giacché i pescatori di Gela e di Licata vi venivano a vendere il loro prodotto, specialmente razze grandi e piccole (piccarelle), trattenendo per sé solo le frattaglie. Ma è un’eccezione: in Sicilia nella maggior parte dei paesi dell’interno l’unico tipo di pesce disponibile era il baccalà, merluzzo sotto sale importato dai lontani mari del nord, che si crede sia arrivato per la prima volta sull’isola insieme ai Normanni nell’XI secolo. Prezzo economico e facilità di trasporto e conservazione hanno contribuito per molto tempo a portarlo sulle tavole dei siciliani, soprattutto finché l’obbligo di non mangiare carne il venerdì è stato rigidamente osservato. Diverse sono in Sicilia le maniere di prepararlo, seppure non così varie come in Spagna e soprattutto in Portogallo dove è un vero piatto nazionale. Tra le più gustose e originali, ma anche più rare, le polpette di baccalà a base di patate che denunciano un’indubbia influenza iberica, fra le più comuni il baccalà fritto e il baccalà alla messinese o alla ghiotta (con pomodoro, olive e capperi). Il baccalà è accompagnato da polenta e bietole nel ripieno del pastizzo di Piazza Armerina, e sono ripieni di baccalà e patate i pastizzetti (o buccatedda) che nella provincia di Ragusa sono tipici della vigilia di Natale, una cena “di magro” per la quale in tutta l'isola il baccalà era considerato quasi obbligatorio.

Rosa Antonietta: storia di un lavoro fatto con amore e passione


La nostra Elena Dak ha di nuovo incontrato Rosa Antonietta Bertolino, una “figlia della tonnara” di Favignana. Pubblicammo la cronaca del primo incontro lo scorso mese di settembre e quel post è stato tra i più visitati. Vi invitiamo a leggere altri ricordi della storia Di Rosa legata a doppio filo con la “fabbrica” di tonno dello Stabilimento Florio, arricchita da esclusive fotografie che custodisce come fossero reliquie.
Uno scambio di telefonate. Rosa ha piacere di farmi vedere un libro con vecchie foto della tonnara. 
Ci sentiamo mentre si trova a Marsala, città nella quale si trasferirà. Durante il trasloco, una parte dei mobili si è rovinata e ora ha anche questo cruccio. Torna sull’isola. Durante il giorno è indaffarata e mi dà appuntamento nel pomeriggio, quando le luci si smorzano anticipando la sera. Arriva con una sporta di plastica dentro la quale custodisce questo libro che, a suo dire, contiene centinaia di informazioni dettagliatissime sulla storia dello Stabilimento Florio. Mentre sfoglio le pagine lentamente indugiando nei dettagli di ogni scatto, lascio a Rosa il tempo per parlare. Le foto ritraggono scene di mattanza, tonni appesi in fila su pali per far sgocciolare il sangue, altre dipingono i vapori che si spandevano durante la bollitura del tonno e pare che lei possa ancora inalare quegli odori come se evaporassero dalle fibre della carta: “

giovedì 1 ottobre 2015

Ancora Matapam, ricordi e nuove testimonianze di quella tragedia in mare

Raccontare la storia del disastro navale dopo 74 anni, probabilmente interessa ancora a pochi, ma oggi lo studioso, ufficiale dell’Esercito, Giuseppe Chirico con il suo Matapan, le voci di dentro della Prima Divisione riaccende l’interesse per quelle vicende che pubblicò nel 1995 suscitando con la sua ricerca molta impressione. Le poche centinaia di copie stampate andarono quasi subito esaurite e da allora ascoltò diversi reduci che alla fine dei loro giorni testimoniarono le sofferenze patite, in particolare ha raccolto ascoltando le voci di alcuni protagonisti per ciascuna nave che hanno vissuto quei momenti o in plancia o in coperta di una delle navi colpite a morte. Per capire cosa è successo la sera del 28 marzo 1941 preziose tre testimonianze dirette. Quella del padre, il sottocapo Antonio Chirico imbarcato sul Fiume, che in tarda età volle scrivere di suo pugno una relazione sulla sua tragica esperienza, di Vito Cavoni, secondo capo Radiotelegrafista del Pola. Vito svolgeva il suo lavoro in un locale adiacente e comunicante con la plancia Comando e “Volente e nolente, sono le sue parole, ero costretto a sentire tutto quanto si diceva in plancia.” La sua testimonianza per la prima volta sottolinea i tragici errori che portarono all’affondamento del “suo” incrociatore e ricorda le tante sofferenze dell’equipaggio che aveva tenuto la “schiena dritta e a testa alta” si sono scarificati.
Incrociatore pesante Fiume