venerdì 25 settembre 2015

Eccellenze dal profond Sud e record che non si conoscono


Se il nostro plurisettinanale, nato nel 2010, invece che online, con le sue trecentomila e passa pagine visitate, fosse distribuito nelle edicole questo che state per leggere sarebbe il numero 482. Certo parliamo di briciole se paragonate alle centinaia di ore di programmi che vanno in onda, giorno e notte, sulle TV. Però il nostro vanto è quello di offrire spesso notizie e argomenti che trovano poco o niente spazio sui media generalistici. Un esempio è il caso dei record che può vantare Enna, di cui poco o niente si sa, e di Kore – fanciulla figlia della dea Demetra – la sua cittadella universitaria. Enna posta al centro della Sicilia è il capoluogo di provincia più alto d’Italia: la sua rocca è stata definita dai romani “Umbilicus Siciliae” e per la sua posizione strategica “Urbs Inexpugnabilis”.
Record numero uno: ha una popolazione di novemila studenti su circa cinquantamila abitanti! La sua giovane Università Kore, quest’anno compie dieci anni, ha appena inaugurato la nuova biblioteca, una megastruttura di 12mila metri quadrati, sette piani, poco meno di mille posti a sedere, dieci chilometri di scaffali per ospitare 180mila volumi. Non solo. 
Antonella Versaci
Da poco Kore ha sostituito le sue 5362 lampadine a incandescenza o al neon diventando ufficialmente il primo ateneo al mondo completamente illuminato con LED. Ancora: è al 2° posto assoluto in Italia (considerando sia le statali che le non statali) per gradimento degli studenti.
Da non crederci, è stato realizzato in appena tre anni, uno dei più imponenti laboratori di ricerca scientifica europea, a partire dal “Marta”, acronimo di Mediterranean Aeronautic Research & Trasportation Academy dove si trova l’unico simulatore di volo per studiare lo stress dei piloti “Full motion” gestito da una Università europea. È l’unico modello in Italia, ne esistono soltanto tre nel mondo.  Inoltre è operativo uno dei centri sismici più all’avanguardia chiamato L.E.D.A., Laboratory of Earthquake engineering and Dynamic Analysis. Ha strumenti di ricerca unici per le dimensioni delle due tavole vibranti che lo compongono in grado di simulare terremoti e di testare la resistenza alle scosse telluriche di strutture civili e di parti meccaniche sottoposte a sollecitazioni molto elevate.
Simulatore di volo Full Motion
A questi record si aggiunge una ciliegina sulla torta, una vera eccellenza, il Laboratorio di Restauro dei Beni Architettonici e Culturali della Facoltà di Ingegneria e Architettura diretto da una giovane ricercatrice, 42 anni, Antonella Versaci. Siciliana doc di formazione è ingegnere, ha vissuto molto fuori, prima in Francia, poi a Venezia con l’Unesco intessendo buoni rapporti con altre università, ora però ha concentrato la sua attenzione sul suo territorio.
L’abbiamo conosciuta perché Sebastiano Tusa direttore della Soprintendenza del Mare ha stipulato una convenzione con il suo laboratorio per ottenere il rilievo tridimensionale, ad elevata definizione, dei reperti recuperati nei fondali delle Isole Egadi di cui tanto abbiamo scritto. In particolare, le operazioni di misura hanno interessato uno dei dieci rostri e cinque dei sette elmi ritrovati di cui uno, non ancora restaurato, presentava ancora le caratteristiche concrezioni formatesi nel corso delle migliaia di anni di permanenza in mare.
Braccio di misura laser
“Sorpreso, mi chiede la professoressa Versaci illustrandomi le attività di Kore, di vedere tanta eccellenza nel profondo sud? Nella Sicilia centrale in un posto completamente isolato che è sempre stato il meno visitato e conosciuto rispetto alla Sicilia costiera, in effetti non c’è praticamente nulla se non questa Università nata con enormi difficoltà. 
Da Catania abbiamo una superstrada mentre da Palermo, causa il noto crollo del cavalcavia, è molto complesso arrivare specie per le carenze del servizio pubblico, io stessa che arrivo dal messinese mi arrangio con la mia auto. Ciò significa per noi perdere clientela, ovvero gli studenti.” Dopo il sacrosanto sfogo Antonella, così mi chiede di chiamarla, mi spiega: “Il nostro laboratorio è stato impostato sull’innovazione tecnologica. Ci occupiamo ben oltre di restauro la nostra particolarità è legata al rilevamento e alla riproduzione virtuale e materiale di quelle che sono le grandi ricchezze del patrimonio archeologico mettendoci al servizio degli enti stipulando numerosi convenzioni con varie soprintendenze. 
Acroliti di Morgantina
Prima di dedicarci ai rostri ci siamo occupati degli acroliti di Morgantina, gli otto pezzi, due teste, mani e piedi, scolpiti in marmo che venivano uniti con stoffe e legni custoditi nel Museo di Aidone sono stati scelti per rappresentare la Sicilia nel padiglione Italia dell’Expo. I frammenti appartengono a due statue di grandezza di poco superiore al vero, raffigurano Demetra e Kore, sedute e affiancate. Abbiamo eseguito il rilievo tridimensionale ad elevata definizione degli otto reperti utilizzando uno strumento certamente tra i più performanti oggi in uso, uno scanner che combina una sonda laser collegata all’estremità del braccio di misura che permette di manovrare manualmente il braccio laser con grande libertà di movimento, evitando qualsiasi contatto fisico con i reperti.” 
Fresatrice
Ma torniamo ai tesori delle Egadi. “Le operazioni, spiega la Versaci, sono state condotte in quattro macro fasi di lavoro: acquisizione dei dati 3D con il braccio di misura laser dotato di tecnologia handheld 3D scanner (precisione massima ±25μm); ricognizione fotografica per lo sviluppo delle texture foto-realistiche da applicare ai modelli 3D (projection mapping); post-elaborazione dei dati in laboratorio per la definizione di modelli poligonali e sviluppo della piattaforma web per la visualizzazione/presentazione digitale dei modelli realizzati. L’ultima fase rappresenta una rilevante innovazione a supporto di una concezione diffusa dei beni culturali, in quanto permette di accrescere “virtualmente” l’interazione degli utenti della rete con questi antichi manufatti, attualmente visibili al pubblico solo durante esposizioni temporanee.”
Così è stata “costruita” una replica estremamente realistica e in scala reale del rostro in bronzo lungo quasi 90 cm e alto circa 60 cm a partire da blocchi di polistirene, “scolpiti” da una fresatrice a controllo numerico, levigati con carta abrasiva dalla grana molto fine e stuccati per rendere uniformi le superfici anche nei punti di assemblaggio tra le parti.
Che dire? Anche se l’ho descritta in modo estremamente sintetico si tratta sicuramente un’esperienza “eccellente” condotta con successo da tecnici altamente qualificai con strumentazioni estremamente avanzate e performanti, che ha messo in luce lo spiccato spirito di intraprendenza della Facoltà di Ingegneria e Architettura dell’Università Kore e del laboratorio diretto da Antonella Versaci.
Maurizio Bizziccari

Ciao Luca…

Luca nella redazione di Nautica (foto Maurizio Bizziccari)
Ti ho cercato per tutto il pomeriggio, ma dove eri? Purtroppo ti devo dare una brutta notizia, - mi dice Marco, mio figlio, al telefono – quale notizia?– Rispondo agitata - E morto Luca Sonnino! Cosa dici Marco, non è possibile. Non ci credo. E’ uno scherzo di cattivo gusto. No mamma purtroppo è così. Me lo ha comunicato Livia Monamì. 
Non sono convinta, chiamerò gli amici per avere informazioni.
Subito dopo, sconvolta da quanto saputo, chiamo Stefano Navarrini e lui mi conferma, si Luca non c’è più: in piscina mentre nuotava, ha avuto un malore e lo hanno portato all’ospedale. Domani faranno l’autopsia. Cerco conforto in altri amici che hanno conosciuto Luca e chiamo a Favignana Maria Guccione. Avevamo visto Luca in giugno perché ha ancora una volta partecipato alla Settimana delle Egadi che Maria ed io abbiamo di nuovo organizzato.
Luca amava le Egadi.
Negli anni 80 lo avevo invitato alle varie edizioni della Settimana delle Egadi. Con Maria lo avevo aiutato ad avere il permesso da Parodi, proprietario della tonnara, per scendere sott’acqua. Fece numerose fotografie ai tonni di 400-500 chili che, prima della mattanza ancora si trovano nelle acque delle isole. Era felice! Aveva fatto delle foto esclusive ai tonni in movimento.
Maria conferma, anche lei aveva avuto la cattiva notizia.
Cerco conforto in un’altra amica che, come me, in famiglia, ha avuto una morte di una persona cara sott’acqua.  Aurora Branciamore anche lei, sconvolta, conferma. Si Luca non c’è più. Piangendo mi racconta che dalla piscina lo hanno portato in ospedale ma non ce l’ha fatta. Ricorda come è morto suo figlio MarcAntonio, ma per Luca è diverso MarcAntonio è morto in mare, durante un immersione in apnea. Anch’io ricordo la morte del mio compagno Luigi, nelle acque dell’Argentario sott’acqua con le bombole.
Ma Luca, dopo aver girato tutto il mondo e aver incontrato sott’acqua, tanti animali pericolosi come gli squali martello che ha fotografato in Sudan, in uno dei tanti viaggi sulla barca di Aurora, muore in una piscina a Roma, in 50 cm, d’acqua: è uno scherzo del destino! Penso al dolore dei genitori del fratello Paolo e dei due figli che lascia ancora giovani: dolore che provai anch’io tanti anni fa e che mi accomuna a loro in maniera diversa. Mi chiedo: ma che vita facciamo? Sempre di corsa, senza fermarsi un attimo a pensare a quanto la nostra vita sia legata a un sottile filo che si può spezzare in qualsiasi momento. Forse sarebbe meglio correre di meno e stare insieme agli amici e alla natura molto di più.
I funerali di Luca si faranno domani sabato 26 settembre, alla chiesa di Santa Chiara a Roma, alle ore 11, l'Sms inviata da Eleonora De Sabata, mi arriva sul cellulare. Un’altra cara amica mia e di Luca mi informa. Gli amici del mare si cercano e si trovano sempre, chissà se ritroveremo anche Luca!
Luca Sonnino Sorisio fa parte della storia della Libreria  Il Mare, come abbiamo più volte scritto. Vive, oltre che nei cuori di coloro che gli hanno voluto bene, nel suo meraviglioso libro Rapsodia Blu. Mi piace ricordarlo con quanto ho già scritto e pubblicato nel 1991 e nel 2010.
Giulia D’Angelo

Maremagazine ottobre 2010
Mensile Il Mare n. 39 1991

martedì 22 settembre 2015

In mostra MareMonstrum, un viaggio inconsueto dentro il Museo del Mare Galata


Dopo Civitavecchia per la mostra MareMonstrum avete tempo fine all’otto gennaio del prossimo anno per organizzare una gita a Genova. Il Galata vi aspetta. Il viaggio ce lo consiglia il comandante Decio Lucano. Leggete e capirete perché.
Prima di commentare la mostra, mi sono riletto quel delicato libro di Valeria Serra, Le parole del mare, che raccoglie brani e versi nel rapporto uomo-mare di scrittori e poeti con intermezzi esplicativi e autobiografici della Serra, donna di mare oltre che giornalista, con eccezionale partecipazione professionale ed emotiva.

I volti del mare, Angeli di legno per marinai e appassionati di mare


Giulia con Gloria Bertolone e al centro Partenope
Questo vuole essere un omaggio alla collezione delle ventotto polene, sculture sicuramente tra le più belle e raffinate del mondo, custodite nel Museo Tecnico Navale di La Spezia, presso l’Arsenale. Presto saranno accolte in un salone, al piano superiore, tutto a loro dedicato. Abbiamo avuto, l’occasione di ammirarle e fotografarle con una guida d’eccezione, una spezzina doc, la scultrice Gloria Bertolone. Nate per decorare la prua delle navi, indicavano il nome e il mestiere del proprietario. Il suo nome risale al Seicento derivante dal francese poulain “polacco” e più precisamente dall’espressione souliers à la polaine, che indicava una singolare calzatura con la punta lunga e rialzata somigliante appunto alla prua di una nave. 
Atalanta
Angeli di legno che un tempo proteggevano la nave costituendo con essa una sola entità. Per secoli hanno allontanato le insidie dei mari e hanno ammaliato marinai e viaggiatori. Oggi le ritroviamo nei musei e rappresentano un repertorio completo di storie e di immagini per appassionati di mare, collezionisti e studiosi. Donne e guerrieri, dei, mostri e animali: figure realistiche e magiche insieme, semplici e nello stesso tempo emblematiche.
Per prima parliamo della bellissima Atalanta, conosciuta come “la famigerata” o la “maledetta” fu ripescata nell’Atlantico nel 1866 tra i relitti di una nave rimasta sconosciuta, e trasferita al Museo spezzino. Rappresenta una giovane donna con un seno nudo e con la mano che solleva il vestito nell’atto di andare, qualcuno ha visto in lei le fattezze della dea Atalanta, la mitica cacciatrice. E poi mostrare i seni al mare si riteneva che placasse le tempeste. La sua bellezza ha fatto innamorare marinai di mezzo mondo, ha esercitato un grande fascino tanto che alcuni si sono uccisi per lei. Si racconta che nel 1923 uno dei custodi del museo se ne invaghì e conscio di non poterla far sua, finì col suicidarsi impiccandosi di fronte a lei. In seguito si uccise per lei il falegname che la restaurò e un soldato tedesco che la rubò dal museo durante l'ultima guerra mondiale. 

sabato 19 settembre 2015

La potenza e la tecnologia delle navi romane in mostra a Navalia





Mariotto Palmieri con modello nave Cheope
C’è ancora tempo per fare un salto a Civitavecchia. È infatti aperta fino al 13 ottobre presso la straordinaria location dell’Antica Rocca del porto, la mostra “Navalia: Potenza e tecnologia della flotta  romana”, curata dal Centro Archeologico Studi Navali (CASN) e dal Laboratorio Sperimentale di Archeologia Navale Sperimentale (LANS).
È una mostra itinerante, molto particolare, sicuramente unica nel suo genere. Questa è la prima tappa e Roma idealmente è la sua sede finale. Si possono vedere e toccare ricostruzioni di importanti esempi di navi, dal modello della barca solare di Cheope, il suo legno si è conservato intatto per più di 4600 anni, mostra i dettagli della tecnica costruttiva degli scafi cuciti alle onerarie romane.

lunedì 14 settembre 2015

A’ Cialoma tra il sacro da cantare e il profano da gustare


Favignana, panoramica dal monte Santa Caterina
Ancora a parlare di Favignana. Il pretesto, come abbiamo già scritto, è sempre lo stesso: la manifestazione Nuova Settimana delle Egadi al Tempo dell’Expo del giugno scorso in cui si è molto parlato delle tradizioni legate alla cucina del tonno rosso. La pesca di questo straordinario pesce è da anni sottoposta a quote, e in Italia ne toccano poco più di duemila tonnellate. Facendo un semplice calcolo, ammessa una taglia unitaria di cento chili, con le reti a circuizione, le due tonnare fisse rimaste in Sardegna e la pesca sportiva, a malapena si pescano circa ventimila tonni. E pensare che nella sola tonnara di Favignana si sono pescati anche diecimila tonni a stagione e la taglia media era di trecento chili. Altri tempi…
Schema di una tonnara con la camera della morte
Considerato poi che la quasi totalità di quei tonni prendono la via del Giappone, a noi rimane la magra consolazione di gustare delizie a base di tonno rosso per un brevissimo periodo, tra maggio e giugno. Per il resto dell’anno nulla! A Favignana sono maestri nel preparare decine e decine di ricette a base di tonno, lo abbiamo sperimentato facendo un tour gastronomico tra le tante trattorie e ristoranti dell’arcipelago delle Egadi. 

domenica 13 settembre 2015

Rosa Antonietta, una figlia della tonnara


Vale sempre ricordare che lo Stabilimento Florio di Favignana costruito nella seconda metà dell’800 è il più importante e moderno stabilimento industriale del Mediterraneo per la lavorazione del tonno. Il suo restauro completato nel 2009, più di tre ettari di superficie di cui un terzo coperti, ha rappresentato uno dei più significativi impegni, sia dal punto di vista finanziario che professionale, affrontato dai tecnici della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Trapani. Ambienti diversi per dimensioni e destinazioni d’uso: uffici, magazzini, falegnameria, officine, spogliatoi, stiva, malfaraggio (per il ricovero delle barche), locali a servizio della lunga batteria di forni per la cottura del tonno e tre alte ciminiere. 

giovedì 10 settembre 2015

A Favignana un prezioso quattro stelle dentro una cava: il Cave Bianche Hotel & Restaurant

Si narra che nei tempi andati, parliamo di secoli fa, gli abitanti di Favignana alla vista dei pirati e corsari barbareschi che infestavano quei mari delle Egadi, si nascondessero negli orti ipogei ricavati nelle cave di tufo presenti nella parte orientale dell’isola, una delle ali della “farfalla sul mare”, romantica definizione data dal pittore Salvatore Fiume in un famoso manifesto degli anni ’70.
In realtà quel tufo che si estraeva sin dai tempi della dominazione romana, è una pregiatissima pietra, la calcanerite, utilizzata nell’edilizia e ha rappresentato una ricca fonte economica forse ancora più di quella con il tonno e la mattanza. “Un’epoca si è irrimediabilmente conclusa a Favignana, ha scritto Gin Racheli nel suo Egadi, mare e vita, l’enormità degli scavi, le ragnatele finissime del disegno di intaglio dei “cantuna” (i blocchetti di oggi), il silenzio che domina sulle imponenti strutture impresse nella roccia restano a testimoniare di questa stagione di giganti che, liberi e non schiavi, compirono un’opera pari per fatica alle piramidi d’Egitto. Tutto ciò che manca dalla roccia di Favignana è servito a costruire intere città.” Oggi sono attive soltanto un paio di cave e le centinaia di “pirrere” abbandonate si sono trasformate in monumenti irripetibili, coreografia naturale dell’isola.