martedì 30 dicembre 2014

Il naufragio della Norman Atlantic. Perchè?

Le oltre trentadue ore di soccorsi nel Canale d’Otranto ai naufraghi del traghetto Norman Atlantic si sono concluse ieri alle 14.50 quando l’ultimo uomo dell’equipaggio, il comandante, è stato recuperato, come gli altri, dall’elicottero della nostra Marina Militare.
Tra i tanti che hanno scritto di questa incredibile tragedia, abbiamo scelto di proporvi quanto ha scritto il nostro Nicolò Carnimeo, di cui più volte ci siamo occupati, che ha forse centrato le possibili cause del disastro: l’errore umano combinato con la cattiva manutenzione della nave.

venerdì 12 dicembre 2014

Il mitico Aquarama per giocare e sognare

L'Aquarama Toys
Una grande esclusiva per la nostra libreria: ha calato l’ancora e ora è ormeggiato in bella vista nella grande vetrina su via del Vantaggio un Riva Toys: il mitico Aquarama. Un modello giocattolo in miniatura per farvi divertire e giocare con le più belle barche Riva. È il primo di una serie, ogni modellino è realizzato con la passione, la precisione e l’attenzione che distinguono le barche Riva; per questo ogni modellino è stato fatto con i legni più pregiati di mogano e frassino, gli stessi materiali utilizzati per le sorelle maggiori. Gli esperti di nautica sanno che le materie prime rappresentano l’anima dell’imbarcazione. Ecco perché da sempre Riva utilizza solo i materiali migliori, di cui ne conosce tutti i segreti.
Tra le decine di modelli di barche prodotti nei 170 anni di storia del Cantiere Riva, ne sono stati scelti, giocoforza, solo 4, anzi 4+1. Due barche storiche – Ariston e Aquarama – e due barche simbolo dell’evoluzione – Aquariva e Rivarama. E poi… non poteva certo mancare l’unico esemplare con le ruote. Il mitico camion Riva, quello che nel passato, attraversando in lungo e in largo tutto lo stivale, ha trasportato centinaia di barche.
Glii 11 pezzi per montare Aquarama
Per il lancio dei Riva Toys sono state scelte location di prestigio a Bologna, Milano e in 3 capitali europee. A  Roma, quella ideale, scusate la modestia, è la Libreria Internazionale il Mare. Gli undici pezzi per assemblare l’Aquarama Toys e navigare con la fantasia sono racchiusi in una elegante scatola di cartone (sedili, pozzetto anteriore, cuscini prendisole, murata destra, murata sinistra. motori, opera viva).
Il modellino è in vendita per € 140.

Ogni legno ha la sua anima, questi sono quelli utilizzati per realizzare ii giogattoli.
Il Frassino
L’albero di Frassino, può raggiungere il metro di diametro e superare i trenta di altezza in due secoli di vita, si adatta a qualsiasi tipo di terreno, ma cresce bene nelle prossimità dei corsi d’acqua, su terreni umidi, in pianura o ad altitudini non troppo elevate, possibilmente in aree soleggiate. Il legno di frassino è largamente utilizzato perché è robusto e nello stesso tempo leggero e flessibile.
Piuttosto chiaro, va dal biondo tenue, al rosa fino al bruno pallido, con eventuali sfumature di verde.
Le murate in mogano
Il mogano
Il vero mogano è quello coltivato nell’America tropicale e nelle Antille, gli altri provengono da piante diverse appartenenti alla stessa famiglia. È un legno molto duro, compatto, pesante e facile da lavorare. In base al colore, si parla di “mogano chiaro” e “mogano scuro”, a seconda che presenti un colore tendente al giallo-rosa o al rosso-bruno, e si parla invece di “mogano rosso” per un legno dal colore più deciso. La varietà di colore è anche influenzata dall’invecchiamento.
L’Acero
In Italia è diffuso soprattutto al nord e al centro. E’ molto comune nella pianura padana dove ne crescono spontaneamente 7-8 specie. L’Acero è un legno semiduro e poroso, caratterizzato da venature evidenti con fibre compatte, di colore chiaro, che spazia dal quasi bianco al giallo rosato.


 A sn. ogni modello ha il suo numero di serie e si può anche personalizzare

Dire Aquarama è come dire perfezione sull’acqua.
“Lo Stradivari delle barche” e “la regina della Costa Azzurra” sono solo alcune delle definizioni date negli anni Sessanta riferite a questo modello straordinario, da tutti considerato il più bel motoscafo al mondo. Il suo scafo, lungo dagli 8,02 agli 8,78 metri interamente di mogano e lavorato a mano, mette in luce la bellezza naturale delle venature del suo legno. Il volante, scelto dall’ingegner Riva per la sua bellezza, è ispirato alle automobili americane degli anni Cinquanta. Ogni suo particolare è inconfondibile. Ecco perché l’Aquarama più che una barca, è diventata una mito.
Nato negli anni Sessanta, Aquarama diventò una vera celebrity, un’icona della quale si innamorò presto tutto il mondo nautico; attori, campioni sportivi, celebrità dell’industria e dello spettacolo, lo desiderarono, l’acquistarono, lo sfoggiarono.
Probabilmente i favolosi anni Sessanta sarebbero stati meno favolosi senza quei
motoscafi capaci di navigare velocissimi sfrecciando per tutto il mar Mediterraneo
e dandosi appuntamento nelle località più esclusive.
Una barca, un simbolo, un mezzo d’ispirazione e di ambizione. Il nome nasce come derivato dai “cinerama”, grandi schermi cinematografici sperimentali americani di quegli anni, così lui, l’Aquarama, era pronto per diventare un cult del mondo nautico perché capace di far vivere al meglio l’immensità del mare. Fin dalla sua presentazione, nel novembre 1962, al terzo Salone Internazionale della Nautica di Milano, l’Aquarama diventa il simbolo stesso della Riva. E poi il secondo, il terzo, il quarto modello… fino ad arrivare a 784 esemplari di cui l’ultimo prodotto nel 1996 e ancora oggi sempre pronto a farsi ammirare, in tutto il suo splendore, dai tanti visitatori del
Cantiere a Sarnico. Chi pensa a una perfetta barca in legno di mogano pensa subito ad Aquarama; con i suoi potenti motori, il suo volante e le sue inconfondibili strumentazioni.
Un Aquarama in acqua...
La serie completa dei Riva Toys


mercoledì 3 dicembre 2014

…prima d’esser nave fosti foresta frondosa. Titolo dedicato a una serata coinvolgente


La serata dedicata alle “prore sorrentine” merita ancora di parlarne, tanto è stato l’entusiasmo che ha suscitato. Lo facciamo riportando, dopo quello che scritto Giancarlo Antonetti nel post precedente, anche i commenti di due dei protagonisti l’attrezzatore di barche d’epoca il napoletano Giovanni Caputo e il mastro d’ascia, , sorrentini doc, Nino Aprea dell’Antico Cantiere del Legno Aprea.

Credetemi, è sempre emozionante parlar di mare e marineria con persone che condividono la stessa passione. E sabato scorso alla Libreria Il Mare di Roma la condivisione è stata totale… è stata una serata bellissima, con incontri davvero entusiasmanti, dove l’attenzione era tanta e la gioia si poteva leggere negli occhi di tutti… ed è proprio vero che il mare unisce.   
Che dire, se non grazie di cuore per averci ospitato con tanta familiarità, e grazie alle persone intervenute, davvero tante!  Seppur trattasi di lavoro, il mio, è una vera e propria ragion d’amore verso le barche ed il mare… 
È incredibile! Da bambino sognavo di costruir barche e oggi lavoro con uno dei più prestigiosi Cantieri navali italiani, l’Antico Cantiere del Legno Aprea di Sorrento…  Parlare agli ospiti della serata dell’evoluzione del gozzo sorrentino, dalle sue origini più remote fino ad arrivare ai nostri giorni, passando per navi onerarie e vichinghe onde sottolineare la similitudine di forma, o ancora l’assonanza di nome tra il “lintres” piccola barca d’epoca romana e il “luntro” siciliano, anch’esso di forma simile al gozzo, la dice lunga sul viaggio evolutivo che ha compiuto questo tipo di imbarcazione… è stato bello parlar di legni per costruir barche, fino a sentirne vagamente i profumi…   
Confesso d’essermi emozionato, per tanti motivi… per la cordiale accoglienza del pubblico, per l’attenzione dei ragazzi dell’istituto Nautico che hanno partecipato attivamente: il fatto di aver trasmesso nozioni e saper fare di un mestiere come l’attrezzatore navale è stata davvero una sensazione di piacere e soddisfazione personale… mostrare le metodologie di un mestiere che – seppur antico – è sempre sulla “cresta dell’onda”, poiché non v’è vento di modernità che potrà svellere le radici dell’Arte Marinaresca: un nodo su una cima, una gassa d’amante, per esempio, non può essere sostituita da null’altro! 
La frase “prima d’esser nave fosti foresta frondosa”, divenuto il titolo della serata è stata mutuata da Catullo, e la scelsi tempo fa per aprire un capitolo di un mio libro, dove si parlava appunto di barche di legno, quindi quale miglior titolo se non questo stralciato da un carme del Poeta romano che s’era innamorato a tal punto della propria barca che – una volta in disarmo – la trasportò nel giardino della sua villa per poterla contemplare… le barche di legno hanno un’anima, e quelli come noi, ne sanno ascoltare i silenti canti di gioia.
Giovanni Caputo
 
Una giornata splendida con persone splendide! L’evento “Prore sorrentine” alla Libreria Il Mare di Roma è stata davvero una esperienza piacevole. Poco abituato a parlare ad un folto pubblico, peraltro attento e appassionato, ho cercato di trasmettere le sensazioni che fanno del mio lavoro di maestro d’ascia una passione vera e propria. Talvolta – o forsanche sempre - sento con piacere il carico di responsabilità che ho ereditato dalla mia famiglia consistente nel fatto di portare avanti il mestiere di costruttore navale, mestiere che si tramanda nella da oltre trecento anni; responsabilità che con orgoglio affiderò un giorno nelle mani dei miei figli, così come mio padre ha fatto con me.

Questo è un lavoro che “senti dentro”, poiché dar vita ad una barca è un’emozione unica: la scelta dei legni, lo stortame adatto per le ordinate, l’impostazione della chiglia… e poi, veder nascere quello che molti sanno possedere un’anima…

Ma anche il restauro di una barca ha il suo fascino: una barca progettata 50 o anche 100 anni fa è un libro di Arte Navale che va sfogliato reverenzialmente, studiato e compreso, fino a immedesimarsi nel costruttore e progettista al fine di riportare la barca agli antichi splendori senza stravolgerne l’elegante bellezza…

E mi piace anche sentire il Cantiere come vivaio di nuove giovani leve che si avvicinano con amore e dedizione a questo lavoro, non privo di sacrifici, ma che offre soddisfazioni impagabili. Trasmettere i saperi di quest’antico mestiere è emozionante… vedere i giovani che apprendono con passione è una sensazione impagabile, ed il compito del nostro cantiere è anche questo: la difesa delle tradizioni marinare, poiché solo navigando in un mare di storia si potrà tracciare la rotta giusta per il futuro.
Nino Aprea

A spasso in solitario con Tigro, un Hobie Tiger 18. Otto giorni da ricordare

Enrico Corsetti
Buongiorno vorrei acquistare un portolano delle Baleari. Questo fu il primo approccio presso la libreria Internazionale il Mare con Enrico Corsetti. Un giovane cliente, velista con l’intenzione di portare la sua barca a vela dall’Italia nelle isole Baleari. Non conoscevo ancora quelle isole, quindi chiesi a lui informazioni. Subito mi parlò della sua passione per la vela e il mare. Ci presentammo e con sorpresa scoprii che era figlio di Corsetti proprietario di più di un ristorante a Roma, e famosissimo nel campo della ristorazione. “Si lavoro con mio padre nel Ristorante Shangri La all’Eur” mi disse. Subito mi vedo giovane, negli anni 60 quando lo frequentavo spesso. Recentemente, mentre sistemavo le varie carte dell’epoca, ho scoperto di aver conservato il Menù con la copertina raffigurante un disegno di un Galeone (che era il vecchio nome del ristorante). Da quel pomeriggio in libreria, è nata un’amicizia. Ci scambiamo le visite nei rispettivi negozi e ci raccontiamo i vari problemi legati al lavoro, ma anche le soddisfazioni e il piacere che ci procura l’andar per mare. Negli anni, Enrico è rimasto sempre giovane e pieno di entusiasmo per il sesto continente Nell’ultima visita al suo ristorante, dove, insieme a Maurizio ero andata per mangiare un piatto favoloso di spaghetti con i ricci di Santa Marinella, ci ha raccontato della sua ultima impresa a vela su un hobie cat in giro per l’arcipelago toscano. Una sorta di Camping nautico tanto di moda negli anni 60 e 70. Dalla sua persona, come sempre, traspariva, nel racconto, una passione vera per le barche, la vela e soprattutto per il mare. Una passione che è capace di trasmettere a chi lo ascolta e credo anche a chi legge questo suo resoconto del viaggio in solitario sul suo Tigro.
Giulia D’Angelo
L’hobie cat (Wikipedia docet…) è un catamarano a vela ideato in California dallo statunitense Horbert “Hobie” Alter all'inizio degli anni sessanta.

Enrico e il suo Tigro
Agosto 2014
Oggetto: A spasso con Tigro
Otto giorni vissuti intensamente cavalcando Tigro, il mio Hobie Tiger 18: solo lui ed io!
Otto giorni da ricordare, per me, soprattutto per essere riuscito, da solo, a realizzare questo mio piccolo sogno e a gestire le emergenze durante le navigazioni più impegnative.
Otto giorni e circa 300 miglia di Mare vero, dalla Lega Navale di Ostia (fucina di vera Gente di Mare), fino all'isola d'Elba e ritorno. Tre le tappe all'andata e tre al ritorno: Ostia/S.Agostino, poco dopo Civitavecchia; S.Agostino/Talamone; Talamone/Isola d'Elba; Isola d'Elba/Isola del Giglio; Isola del Giglio/S.Severa; S.Severa/Ostia.
Ogni tappa è legata ad avvenimenti ed emozioni che non posso dimenticare, ma due in particolare hanno segnato questa mia esperienza: Talamone/Elba con 20/30 kts di Scirocco e Giglio/S.Severa con 20/30 kts di Maestrale. Entrambe con Mare formato e un paio di mt. d'onda frangente, affrontate con 2 mani di terzaroli la prima e con una mano la seconda.

Ecco i brevi racconti delle due tappe.
Mercoledì 13 agosto 2014, Talamone/Elba,
che soddisfazione attraversare con 20/30 kts di Scirocco, onda formata, ripida e frangente, cavalcando Tigro. Due mani di terzaroli e fiocchetto rollato, velocità tra gli 8 e i 14 kts, i timoni in risonanza… Non sapevo come mi sarei comportato. La tensione c’era, ma ero determinato, concentrato. Conoscevo bene la meteo che avrei dovuto affrontare e dopo una breve notte praticamente insonne, alle 6 della mattina cominciavo i preparativi e alle 07:30 ero già in acqua. Tigro in versione conservativa ed io con maglia in licra (la mia seconda pelle), muta da combattimento (quella da tre mm.) e sottocasco da sci, eravamo pronti. Il vento cominciava a soffiare con intensità, come previsto, ma la tensione svaniva presto e riuscivo a eseguire tutte le operazioni calcolando il tempo tra le onde, per non aggiungere peso sottovento nel momento sbagliato.
Due mani di terzaroli
Leva fiocco, rimetti fiocco, LEEEVA fiocco, alza derive, abbassa derive, TOOOGLI derive, mangia panino, bevi, mangia merendina, fai pipì (ma non scrivo come). Planate e risalite e poi… planate e risalite. Paura quando la bocca spi stava entrando nell’onda ad oltre 13 kts! L’andatura un po’ troppo alla poggia da me tenuta, mi faceva scarrocciare verso NW rispetto alla rotta ideale. La scarsa visibilità, il cielo plumbeo e il colore scuro delle onde, aggiungevano phatos alla traversata e ad eccezione di tre pescherecci, un traghetto e due mega-yacht con i passeggeri molto incuriositi da questa piccola zattera a vela sperduta (secondo loro) tra i flutti, nessuno era per Mare. Durante le ultime 6 miglia il vento calava leggermente e le percorrevo al traverso per rimettermi in rotta e puntare verso la destinazione prestabilita, poco prima di Porto Azzurro: il Centro Velico Naregno di Silvia Guerra, patria dell'Hobie 16. Verso le 13:00 atterravo nel circolo di Silvia che, insieme agli altri istruttori, mi stavano aspettando e che con entusiasmo e simpatia mi avrebbero ospitato nei successivi due giorni. Che soddisfazione: ero arrivato! Un grazie particolare a Tigro e al Mare, per questo mio personale Mercoledì da Leoni.

Domenica 17 agosto, una tappa da “prova del 9” Isola del Giglio/S.Severa
Alle 6 della mattina sono già all’opera per mettere via la tenda, preparare Tigro ed entrare in acqua al più presto per evitare inutili “problemi burocratici”, visto che a breve la spiaggia del Campese si riempirà. So che il Maestrale mi raggiungerà tardi, ma è meglio andare. L’attesa del Vento è dura e la randa con una mano di terzaroli, non mi aiuta di certo.
Un selfie in navigazione!
Circa 5 ore di quasi bonaccia per navigare da Giglio Campese a P.ta del Capel Rosso. Il caldo, la stanchezza accumulata, le pochissime ore di sonno alle spalle, mi invitano a dormire e generano qualche allucinazione. Isso il gennaker per provare a crearmi un vento apparente. Mangio, bevo e canto a squarciagola per mantenermi vigile, ma  sono talmente stanco che la bocca della sacca spi di colpo mi sembra il viso di una persona con una grande maschera da sub anni ’60! ...e parlo con lui...  “Andiamo bene”, penso.

In mio soccorso arriva il Maestrale e le allucinazioni volano via con lui.
Tigro ed io cominciamo a correre nel Vento. Prima sotto gennaker e poi, al gran lasco, con solo randa con una mano di terzaroli. E sarà così fino a Capo Linaro: che adrenalina!
20, 25 nodi o forse più, onde di 2 mt frangenti.
Il timore di non essere all'altezza, pensieri brutti che ti passano per la mente e poi, come d'incanto, la semplicità di gestire Tigro su questo impetuoso fiume in piena.
Tigro a Talamone
Seduto sulla traversa posteriore, stick in acqua e mano destra sulla barra di congiunzione, apprendo nuove cose ad ogni serie di grandi onde. Trovo il modo anche di gestire qualche piccola emergenza, per evitare che possano causare un evento negativo. Un fazzoletto di gennaker è rimasto fuori, pompa e sbatte. Inoltre la cimetta dell'avvolgifiocco non rimane strozzata e il fiocco tenta in tutti i modi di dare il suo “contributo”.
Lasciare il timone per qualche secondo e calcolare il tempo tra le onde per trovare un rimedio, non è semplice, ma tutto fila liscio, anche se, poco dopo, la drizza spi trova il modo di avvolgersi intorno al fiocco. Ma Tigro procede imperterrito, si comporta in modo fantastico e i suoi 18 piedi, sembrano 18 metri, trasmettendomi sempre una sensazione di grande sicurezza.
L’arrivo a Capo Linaro è festeggiato dal salto di un enorme tonno a pochi metri dalla prua. Passato il capo, le onde spariscono e l’arrivo a Santa Severa è lento con la randa terzarolata e senza la possibilità di utilizzare fiocco e gennaker.
È quasi notte e un Hobie 18 del circolo velico di S. Severa mi viene incontro per farmi strada, dove atterriamo alle 22:00.
La “battaglia” è vinta! Che grande esperienza anche questa tappa: quattordici ore al timone, tanta stanchezza, ma altrettanta soddisfazione, condita dalla piacevole e festosa accoglienza degli amici della Velica.

Tigro al Centro Velico Naregno
Lunedì 18 agosto rientriamo alla base, con un'ultima “tappa premio”: S.Severa/Ostia, con un ponentino di 10/12 kts che ci permettono di arrivare in sole tre ore! Un bel giro, un'incredibile esperienza per me, vissuta intensamente. Aver sognato, fantasticato e poi realizzato questo giro, mi fa star bene. Il sogno, la curiosità, l’entusiasmo, il timore, la spartanità, la vitalità, la stanchezza, la fatica, la pazienza, la gioia, la simbiosi con i Mare, il grande rispetto per Lui e per il Vento, la soddisfazione, la felicità... , hanno condito questa mia piccola avventura.
Un grazie particolare alle belle persone incontrate durante questo viaggio, ma soprattutto ai preziosi consigli di Tullio Picciolini, presidente della Lega Navale Italiana di Ostia e fuoriclasse delle lunghe navigazioni in catamarano e a Daniele Pirozzi, anche lui un maestro dei raid con i Formula18, che con il suo mantra “non devi scuffiare, non devi scuffiare”, mi ha aiutato a mantenere la concentrazione durante i momenti più difficili.
Buon Vento!



martedì 2 dicembre 2014

Il custode della memoria storica della marineria sorrentina in libreria

Giancarlo Antonetti e Giulia D’Angelo
Tanto tuonò che piovve…, dopo tutto il clamore che siamo stati capaci di suscitare, l’aforisma, attribuito a Socrate, descrive alla perfezione la riuscita dell’evento che abbiamo organizzato per parlare della marineria sorrentina. Dentro, fuori, sotto, sopra, i nostri amici, vecchi e nuovi, hanno occupato ogni spazio occupabile e la libreria non poteva accoglierne di più già due ore prima dell’ora prevista. E la conclusione della serata non poteva essere migliore, ospiti del prestigioso resort a due passi dalla libreria il The First Luxury Art Hotel Rome dove abbiamo degustato i raffinati vini, il Terre di Ala, un blend di Sauvignon blanc e di Sémillon, e il Villa Tirrena, Merlot e Shiraz, offerti dalla cantina Paolo e Noemia d’Amico, sponsor della serata. Per ricordare l’evento proponiamo la sintesi dell’intervento di Giancarlo Antonetti, “custode” della memoria storica della marineria sorrentina presidente di Asso Vela a Tarchia, animatore del trofeo De Martino per gozzi a vela latina che si tiene tutti gli anni a Sorrento.

Giancarlo Antonetti
Sabato 29 novembre, nella più antica e prestigiosa libreria del mare italiana fondata da Giulia D’angelo che per l’occasione era gremita di veri appassionati del mare tanto da darmi l’impressione di trovarmi su di una nave al mio comando veramente galleggiante, quanto da sentirne i movimenti di rollio e beccheggio; alle sette della sera mi presentavo come Giancarlo Antonetti il presidente dell’Asso vel’a’ Tarchia Associazione nata per il recupero e la salvaguardia del patrimonio marittimo della penisola sorrentina: le vecchie imbarcazioni, le attrezzature le attività artigianali e le metodologie costruttive dei maestrio d’ascia; in definitiva la memoria storica della marineria Sorrentina. 
Mi dilungavo un po’ troppo nel raccontare che già dal 1200 durante la guerra tra Angioini ed Aragonesi sull’arenile di Alimuri a Meta si costruivano i primi legni da guerra, che le vicende narrate da coloro che le vissero danno il senso della loro dura esperienza, della rara perizia e dell’intuito personale; che già nel 1719 venne fondato il “monte dei marinai schiavi” per riscattarli dai rapimenti dei pirati barbareschi; che già nel 1782 furono istitute le prima scuole nautiche e che i piccoli paesi della penisola sorrentina pullulavano di armatori, costruttori navali, maestri d’ascia velai, calafati, capitani nostromi marinai e mozzi; che già nel 1862 “L’Associazione di mutua assicurazione della marina Mercantile Sorrentina” iscriveva nei suoi ruoli oltre 400 navi italiani ed estere. 
Sorrento
La decadenza della cantieristica sorrentina in legno era da attribuire all’avvento delle navi in acciaio e che gli armatori abituati ad un’economia familiare non ebbero né i mezzi né il credito per poter adeguare le loro flotte e che le tradizione marinara della penisola sorentina resta affidata ai naviganti fedeli e prudenti ancora oggi presenti su tutti gli oceani ed anche alle barche recuperate durante i ventisei anni di attività del Trofeo Eduardo de Martino regata di barche a vela in legno da me ideata nel Golfo di Sorrento Ne ho cosciute tantissime: 
Conosco delle barche 
che restano nel porto per paura 
che le correnti le trascinino via con troppa violenza. 
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto 
per non aver mai rischiato una vela fuori. 
Conosco delle barche che si dimenticano di partire 
hanno paura del mare a furia di invecchiare 
e le onde non le hanno mai portate altrove, 
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare. 
Conosco delle barche talmente incatenate 
che hanno disimparato come liberarsi. 
Conosco delle barche che restano ad ondeggiare 
per essere veramente sicure di non capovolgersi. 
Conosco delle barche che vanno in gruppo 
ad affrontare il vento forte al di là della paura. 
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco. 
Conosco delle barche che non hanno mai smesso 
di uscire una volta ancora, ogni giorno della loro vita 
e che non hanno paura a volte di lanciarsi fianco a fianco 
in avanti a rischio di affondare. 
Conosco delle barche che tornano in porto 
lacerate dappertutto, ma più coraggiose e più forti. 
Conosco delle barche che tornano sempre 
quando hanno navigato. Fino al loro ultimo giorno, 
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti 
perché hanno un cuore a misura di oceano. 
(Jacques Brel). 
E con la speranza, che non mi abbandona mai, di conoscere tante altre barche, a Dio piacendo, nelle prossime edizioni del trofeo Eduardo de Martino, ho bevuto un ottimo bicchiere di rosso offerto dagli sponsor della serata, Paolo e Noemia d’Amico. 
Giancarlo Antonetti