sabato 21 dicembre 2013

Tempo di calendari. Una scelta difficile, da Hugo Pratt a Franco Pace…

Calendario da tavolo
È tempo di calendari, anzi il tempo sta quasi per scadere. Allora affrettatevi per non rischiare di perdere il vostro calendario preferito. Magari quello da tavolo o da parete di Corto Maltese.
Calendario poster
Del grande Hugo Pratt ne abbiamo parlato due volte, nel dicembre 2012 per presentare i suoi libri Lezioni perdute e Periplo immaginario e nel dicembre 2010 per citare il ricordo di Giulia, la fondatrice della libreria Il Mare. “Pratt Lo conoscemmo nel 1990, quando ci telefonò da Losanna dove abitava per chiederci alcune carte nautiche, per lui introvabili, di piccole isole del Pacifico. Marco, mio figlio, fece salti mortali per trovarle in poco tempo, da allora divenne un affezionato cliente della libreria, dove, ogni volta che passava da Roma, si concedeva delle lunghe soste.
Le sue richieste erano spesso molto particolari come quando ci chiese il Who’s&Who dei Pirati. Riuscimmo nella difficile impresa contattando una nostra amica americana, che dopo una laboriosa ricerca, trovò il libro nella libreria di una piccola cittadina. E grande fu lo sbalordimento di Pratt quando gli consegnammo il libro. Un'altra volta Marco riuscì a recuperare un testo raro con la descrizione di un sommergibile tedesco che Pratt voleva disegnare per una sua storia. Riusciva sempre a sorprenderci con i suoi racconti come quando ci parlò della profonda trasformazione degli abitanti delle lontane isole che noi chiamavamo “selvaggi” con i quali barattavamo preziosi con collanine o specchietti. “Oggi, esclamava, i “selvaggi” siamo noi che acquistiamo souvenir, stupide cineserie, da loro che si travestono da selvaggi per farsi fotografare in cambio di dollari sonanti!”
Dal giorno della sua scomparsa, era l'agosto del 1995, Hugo e Corto sono sempre presenti nel cuore della libreria Il Mare e nel cuore di tutti coloro che amano i viaggi e le avventure per mare.”
In quella stessa occasione pubblicammo anche lo storico “pezzo” su Pratt Tutta la storia cominciò al Largo di Manila di Carlo Marincovich. Il “pezzo” che è sempre un piacere leggere, “Carletto” lo scrisse per il nostro mensile Il Mare.
Dai calendari che sono storia, passiamo all’attualità con quelli di Franco Pace.
Il fotografo triestino considerato un grande interprete della vela per immagini è tra i più conosciuti in campo internazionale. Anche nell'era di Internet e dell'uso forsennato del digitale e quindi delle immagini, le opere di Franco sono vere e proprie opere d'arte. Ha lo studio a Trieste e svolge la sua attività di fotografo professionista nel mondo della nautica da oltre 30 anni. Ha girovagato per i mari di tutto il mondo alla ricerca di nuove immagini, incontrando genti e luoghi di ogni tipo, ha documentato situazioni eccezionali come la terribile tempesta del Fastnet nel 1979 o nel dicembre del 2004 quando si è trovato a nuotare nell’onda di uno Tsunami!
Il suo calendario 2014 di grande formato presenta 12 spettacolari immagini tutte dedicate alla grande vela.
Franco Pace












Franco Pace, calendario 2014 La grande vela

giovedì 19 dicembre 2013

24 cilindri per un Aquarama. Una storia straordinaria

Riccardo Sassòli, editore e direttore del bimestrale Arte Navale, nel numero di novembre che potete trovare nella nostra libreria, con il suo servizio, che presentiamo per intero, dedicato al Riva Aquarama  ci offre l’occasione per parlare di alcuni dei più importanti libri dedicati a uno dei prodotti più belli che la nautica da diporto abbia realizzato. Il mitico Riva, appunto.
Nel sito limare.com basta scrivere Riva nella casella ricerca e troverete sicuramente il libro o il modello che fa al vostro caso. Intanto ne citiamo alcuni per stimolare la vostra curiosità.
A sn. Riva pubblicato nel 2008. Il volume raccoglie le più belle e spettacolari immagini dei motoscafi Riva, scattate da alcuni fra i più famosi fotografi di mare: Carlo Borlenghi, Franco Pace, Benjamin Mendlowitz e Anthony Holder. L'autore, Riccardo Magrini, ricostruisce la storia dell'azienda creata nel 1842. Ogni modello in legno è descritto minuziosamente ed è corredato da una scheda tecnica. Al libro, in questa nuova edizione a tiratura limitata, completamente rinnovata, sono stati aggiunti tutti i nuovi modelli costruiti dopo il 1970.
A ds. Riva, pubblicato nel 2009, di Piero Maria Gibellini. Diviso in capitoli tipologici, il volume presenta tutta la produzione in serie di Riva, con puntuali informazioni tecniche e descrizioni rigorose capaci di mettere in evidenza le particolarità di ciascuna imbarcazione e delle sue varianti. Una ricca appendice riassume i dati tecnici di tutta la produzione modello per modello, anno per anno, con misure e motorizzazioni, rendendo di facile e rapida consultazione il panorama Riva per appassionati e addetti ai lavori.
Modello special del Riva Aquarama





Riva, un nome un progetto di Decio Giulio Carugati. Anno di pubblicazione 2008. L’autore racconta la storia di una leggenda diventata mito. Una ricca iconografia illustra gli scafi più famosi e i personaggi che hanno contribuito a caratterizzare, per oltre un secolo, il mondo curioso e affascinante della navigazione da diporto.

From “Dolce vita” to Mith









Ecco il servizio pubblicato sul numero 78 di Arte Navale
di Riccardo Sassòli, fotografie Alberto Pedrali

A 45 anni dal primo varo tornano a ruggire due motori installati a bordo nel 1968 per volontà
di Ferruccio Lamborghini. Entra così nella leggenda un motoscafo unico, voluto da due miti della
motoristica Italiana del XX secolo. Padrino del secondo battesimo Carlo Riva in persona

La storia è davvero straordinaria e merita di essere raccontata anche con immagini uniche, realizzate sul lago d’Iseo; proprio il luogo dove tutto ebbe
inizio nell’ormai lontano 1968. I cantieri Riva erano allora nel pieno del successo e Carlo Riva aveva, già da sei anni, presentato sul mercato quella barca da tutti poi considerata la più bella mai costruita in tutto il Novecento: l’Aquarama. Un altro imprenditore motoristico italiano Ferruccio Lamborghini, desiderava possedere uno di quei motoscafi in mogano capaci di conquistare il mondo del "Jet Set“ in Italia e all’estero. Ma l’imprenditore bolognese non poteva non desiderare di installare due sue “creature” sul bellissimo motoscafo Riva. Dopo averne modificato alcune caratteristiche per poterli marinizzare e, nonostante le perplessità di Carlo Riva, una coppia di motori 12 cilindri Lamborghini iniziarono a far planare l’Aquarama ad una velocità mai raggiunta fino ad allora. “Fu proprio quel motoscafo” ci racconta Tonino Lamborghini figlio di Ferruccio “a suscitare in noi la voglia delle corse in motoscafo, una passione cresciuta così tanto da portarci a vincere numerosi titoli mondiali in classe 1 off shore”, quello del 1994 fu vinto, con nostri motori, proprio da Norberto Ferretti, oggi Presidente Onorario dell’omonimo Gruppo al quale appartiene anche il cantiere Riva.
I due motori sono attualmente esposti nel bellissimo museo di Tonino Lamborghini, vicino ad un modello in scala dell’Aquarama, nel paese di Dosso in provincia di Ferrara. E lì possono essere ammirati dai tanti visitatori appassionati della storia e dei prodotti Lamborghini. Ferruccio Lamborghini decise infatti di smontarli e tenerli per sé prima di vendere il suo Aquarama ad un medico bolognese i cui parenti, un paio di anni fa, ritrovandoselo in eredità dopo anni di abbandono, decisero di rivenderlo ad un imprenditore olandese del settore automobilistico, rimasto subito stregato dal nome che ancora era scritto sulla poppa della barca: Lamborghini! Il nuovo acquirente cercò di conoscere il perché di quel nome così blasonato dato allo scafo divenuto da poco di sua proprietà. Desiderò subito di poter vedere installati a bordo nuovamente quei due gioielli a 12 cilindri dei quali riuscì a sapere tutta la storia. L’impresa si presenta però abbastanza ardua perché il museo Lamborghini, al quale si rivolse subito per chiedere di acquistarli, gli spiegò che non era assolutamente possibile privarsi di quei due motori così importanti per la loro storia motonautica. Fabio Lamborghini, curatore del museo, si offrì però di aiutarlo a trovare due motori identici agli originali. La ricerca diede i suoi frutti e i motori furono acquistati uno in America e l’altro in Europa. Una volta entrato in possesso dei due “12 cilindri”, ha inizio la parte più complessa: la loro installazione a bordo. Sandro Zani, giovane e capacissimo restauratore di motoscafi Riva in Olanda, è il titolare di un’azienda il cui nome non dà spazio a equivoci: Riva World. Si prende in carico in prima persona dell’ambizioso progetto. Sandro non si perde d’animo e si rivolge subito all’Ingegnere per avere un supporto tecnico.
Carlo Riva e Fabio Lamorghini
Carlo Riva a sua volta lo indirizza a Lino Morosini che si occupò già nel 1968 proprio dell’installazione e dell’adattamento alle condizioni marine di utilizzo di quei fantastici motori. Ha così inizio un lungo lavoro di preparazione e di realizzazione dei componenti mancanti di cui Sandro e Fabio sono stati gli artefici, uno supportando con disegni e dime, l’altro individuando le aziende capaci di riprodurre le parti necessarie. Finalmente in Agosto di quest’anno la barca giunge in perfetta forma e in tutto il suo ritrovato splendore sul lago d’Iseo presso il Cantiere Bellini dove Romano e Battista sono pronti a riceverla. Sanno di dover organizzare tutto al meglio dando supporto ai fotografi, al pilota dell’elicottero e ai giornalisti per il grande giorno, quando, lo stesso Carlo Riva assieme a Fabio Lamborghini a Sandro Zani e al nuovo armatore hanno fatto ruggire nuovamente i 24 cilindri dell’Aquarama del 1968. Anche noi di Arte Navale eravamo presenti a questo storico evento e abbiamo potuto assistere alle evoluzioni e al test a cui l’Ingegnere (oggi novantunenne ma in forma smagliante e con un entusiasmo forse ancora maggiore di allora) ha sottomesso, mettendo al massimo le leve del gas, il “suo ritrovato” Aquarama # 278!

venerdì 13 dicembre 2013

Federico Cuciuc ha realizzato il sogno di una traversata atlantica

Federico Cuciuc, con il suoi ITA 556, questa mattina alle due e trenta, dopo 29 giorni in solitaria attraverso l’Atlantico è approdato a Pointe-a-Pitre di Guadalupe. All’arrivo il classico tuffo in acqua per salutare la sua impresa e per dimenticare tutte le vicissitudini che gli sono capitate. Soltanto nelle ultime 48 ore ha perso più di dieci posizioni passando all’ultimo posto e dal tracciato del tracking si è visto che è stato a lungo quasi fermo, arrancando a 1 o forse due nodi di velocità. In questo modo, delle 52 partite, la sua è l’ultima in gara con il 33° posto, a dimostrazione che attraversare l'Atlantico su un Mini non è una cosa semplice.
Nella foto a sinistra l’esultanza di Federico all’arrivo. Sulla fiancata si nota, in parte coperto, anche il logo della nostra libreria




Federico Cuciuc
Di Federico e della sua passione ne abbiamo parlato nel luglio 2011 quando ci ha raccontato le fasi della sua preparazione all’edizione 2013 della MiniTransat, la storica regata atlantica creata nel 1977 dall’inglese Bob Salmon. Si svolge ogni due anni, in solitario su imbarcazioni della lunghezza di sei metri e cinquanta.
La rotta della Minii Transat
La Transat 6.50 è la risposta al gigantismo e ultra tecnologico delle regate transoceaniche che si corrono con barche che non lasciano spazio alla componente umana e alle capacità individuali.
Niente a che vedere quindi con il record di traversata atlantica battuto poco più di un mese fa dagli astronauti del super trimarano Spinddrift2. 4500 miglia, della Discovery Route, la rotta seguita da Cristoforo Colombo, da Cadice a San Salvador, in 6 giorni, 14 ore, 29 minuti e 21 secondi, alla media incredibile  di 24,5 nodi con punte di velocità a 46,08 più di Oracle, più di Emirates Team New Zeland! Per di più la cosa più incredibile è la percorrenza nelle 24 ore, 714 miglia quasi la distanza da Genova a Palermo. Il precedente record è stato battuto di 20 ore!
Il super trimarano Spindrift2
Quest’anno la località  di partenza dei mini è stata Douarnenez (Finistére) una splendida cittadina nel sud della Bretagna e l’arrivo, dopo circa 2500 miglia, a Pointe à Pitre nella’isola della Guadalupe, piccole Antille Francesi.
Si racconta, ma forse è solo leggenda, che per la prima edizione della regata Bob Salmon abbia voluto sottoporre le barche ad un “curioso” test per valutarne la resistenza: una gru sollevava l’imbarcazione fino a quattro metri sul livello del mare, e quindi la lasciava cadere in acqua.
Se dopo il salto risultava indenne, poteva affrontare le onde dell’Atlantico…
Da trent’anni il Mini è la “Scuola d’Altura” per eccellenza. Un vero e proprio laboratorio galleggiante dove si sperimentano innovative soluzioni tecnologiche a basso costo di realizzazione, che saranno poi in seguito trasferite e messe a frutto sui grandi Open Oceanici.
Una stazza semplice senza eccessivi vincoli, un contenuto costo di costruzione di uno scafo di 6.50 metri, che permette ad architetti e progettisti un ampio margine di manovra, fanno di questa barca un mezzo eccezionale sotto il profilo di prestazioni e sicurezza.

Le fotografie dell’arrivo sono di L. Chombart de Lauwe, scaricate dal sito ufficiale della MiniTransat