mercoledì 30 ottobre 2013

Il ritorno alle origini


Era il 2000 quando da via del Vantaggio la libreria si trasferì in via di Ripetta. Ora dopo tredici anni torna nello stesso locale da dove era venuta, al numero 19. Un trasferimento veramente breve, poco meno di una trentina di passi. 
Tredici anni intensissimi che hanno permesso, considerata la grandezza del locale – più di duecento metri quadrati senza contare l’equivalente superficie di magazzino – l’organizzazione di decine e decine di eventi, presentazioni, corsi, insomma di tutto e di più. Una documentazione fatta di inviti, locandine, ritagli stampa, atti che ora, a futura memoria, sono ben custoditi in tanti faldoni. Un costante lavoro che Giulia, Marco con la collaborazione di Francesca Bizziccari hanno portato avanti con dedizione e costanza. I libri delle firme – sistemati nel leggio proprio all’ingresso – testimoniano invece l’internazionalità della libreria. A scorrere tutte quelle pagine si leggono dediche e attestati di simpatia e di stima in tutte le lingue, dal cinese all’arabo, dal coreano allo spagnolo. E gli appassionati frequentatori ne sono i testimoni. L’ultimo evento organizzato è stato il sesto corso di cucina di mare, “Te lo cucino io pesce”.
È stata la crisi che attraversa il nostro paese, e le librerie ne risentono in particolare modo, a costringere il ridimensionamento della libreria. Le troppe spese con la drastica riduzione degli incassi potevano strangolarla. Così la decisione di tornare ai cinquanta metri quadrati di via del Vantaggio.
Marco tra le sue “creature”
Ma la riduzione della superficie non significa affatto la riduzione dell’impegno che ora soprattutto Marco, da solo, darà nella nuova gestione. E già, è risaputo, “mamma” Giulia ormai in età da pensione, non l’accompagnerà in questa nuova avventura. Marco con l’età (il prossimo 4 novembre sarà un cinquantino, come direbbe Montalbano) ha maturato tutta quell’esperienza e soprattutto la conoscenza, da vero e perfetto librario, di quelle migliaia di libri che ora sta allineando e sistemando nei nuovi scaffali. Senza contare la sua specialità, io dico da cane da tartufi, prendendolo un po’ in giro, nella ricerca di testi ormai fuori catalogo e di libri antichi. Ma oltre a conoscere testi e autori, conosce, come pochi, una varietà incredibile di gadget e di strumenti utili per la barca e la navigazione. Senza dimenticare che tutto questo è disponibile online nel sito ilmare.com con un efficientissimo sistema di consegna. Vale la pena ricordare, a proposito di esperienza, che la libreria è stata la prima in assoluto in Italia, negli anni ’80, a dotarsi di un proprio sito di vendita per corrispondenza.
Giulia in via del Vantaggio
La nuova sede in via del Vantaggio 19 è stata progettata per stupire, è illuminata a giorno con un illuminamento di 700-800 lux, misurati a un metro dal pavimento, che è il doppio dei valori che si usano nei supermercati! Ciò significa che abbiamo una luce molto intensa semplicemente utilizzando 9 watt a metro quadrato, davvero poco. Basta fare il paragone con il proprio appartamento e vedere quante lampadine occorrono per illuminarlo, come minimo occorrono 30-50 watt per metro quadrato.
E questo è stato possibile perché sono state installate lampade a LED di ultimissima generazione che superano di gran lunga i limiti fissati dal regolamento comunitario del 2012 per l’efficienza energetica che va da un minimo di 90 a un massimo di 120 lumen per watt. Il paragone è questo: le vecchie lampadine a incandescenza, ormai fuorilegge, danno 7-8 lumen per watt, quelle a basso consumo vanno intorno ai 20-30 lumen.
Il trasloco
Il risultato è che per illuminare tutta la libreria abbiamo un assorbimento di solo mezzo Kilowatt! Al contrario se invece avessimo utilizzato lampade alogene o quant’altro ne avremmo uno di 4-5 Kw, quasi dieci volte di più. In definitiva la libreria come efficienza energetica sarà più “prestante’ delle normative vigenti. Per dimostrarlo, anche agli increduli, installeremo nella vetrina in basso un misuratore di energia che indica istantaneamente quanta energia viene consumata per l’illuminazione.
Questa dell’efficienza nell’illuminazione forse è la cosa più facile da fare, basta cambiare la lampadine. Un cosa alla portata di tutti. Ci sono anche delle direttive CEE che ci obbligano a sostituire le vecchie lampade a incandescenza. Naturalmente anche il condizionatore caldo freddo installato è classe tripla A, il massimo della tecnologia. In posizione di raffreddamento con un solo watt di energia elettrica riesce a produrre 4 watt di freddo, quindi è una pompa di calore ad altissima efficienza che può usufruire degli incentivi fiscali per gli interventi particolarmente efficienti. In pratica per dieci anni si deduce il 65% della spesa sostenuta. Dei 3 Kw installati solo mezzo se ne usa per l’illuminazione.
Abbiamo messo insieme tanta tecnologia con un po' di artigianato perché comunque abbiamo dovuto far combaciare la tecnologia e il design con l’esigenza di avere certi livelli luminosi. I portalampada sono europei e italiani mentre le lampadine, i LED, sono costruite in Cina con materiali americani e coreani; in Cina perché hanno capacità tecnologiche molto alte e il costo della manodopera è il più basso che ci sia in giro per il mondo.
Gianlorenzo Positano
Se avessimo usato normali lampade a basso consumo avremmo speso il 50% in meno, però il maggiore costo si recupera in un anno; inoltre siccome i LED hanno una vita superiore ai 10 anni rispetto alle altre che hanno una vita poco più di un anno, max due, si ottiene un risparmio incredibile, considerando che nel corso dei dieci anni di dovrebbe rinnovare 5 volte il parco delle lampade.
Il principio del LED è che quasi tutta l’energia che produce viene trasformata in energia visibile, energia che l’occhio umano può vedere sotto forma di luce, mentre tutte le altre lampade hanno una percentuale altissima con una lunghezza d’onda sotto forma di calore che l’occhio umano non vede. Sono lampade che scaldano come piccole stufette inutili però ai fini dell’illuminazione.
Paolo Bernacca e Alessandro Perugini
Il progetto illuminazione è opera di Lino Lamorgese, un valente ingegnere appassionato velista che frequenta la libreria dalla nascita, dai tempi di piazza Farnese. È il titolare di un’azienda, l’Ecotecna, specializzata nella scienza energetica e distribuisce anche lle lampade ad alta efficienza.
Il progetto architettonico e di arredamento invece è di un altro amico della libreria di lunga data, l’architetto Gian Lorenzo Positano, che ha avuto la capacità di far rivivere, in chiave moderna rispondente alle nuove esigenze, la libreria come la ricordiamo.
Infine non si può non ricordare l’efficiente collaborazione nel trasloco e nel contemporaneo inventario, di Francesca Bizziccari e di Alessandro Perugini che per anni sono stati le “colonne” della libreria.
Naturalmente riconoscerete la grafica del cartello che indica il cambio di sede. È quella di Paolo Bernacca, grafico designer che da sempre “veste” gli annunci della libreria il Mare.
Maurizio Bizziccari

P.S.
Per modestia non ho parlato del mio determinante apporto in questa faticosissima operazione…

Il fisco aggiusta la rotta: sarà rimborsata la tassa 2013


La sua tassa verrà rimborsata?
Intervistato dal nostro amico Roberto Neglia  in occasione del Convegno “Scegliere la Nautica” – tenutosi durante il 53° Salone di Genova – il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha annunciato: “stiamo preparando un provvedimento che prelude ai rimborsi di quanto versato nel 2013”. Ricordiamo che il governo Letta, nel tentativo di rimediare al disastro fatto da Monti – costato decine di migliaia di posti di lavoro nell’indotto del turismo nautico – aveva approvato la cancellazione della tassa di possesso sulle barche fino a 14 metri e la riduzione del 50% per quelle fino a 20 metri. Si completa dunque il percorso che ha visto UCINA Confindustria Nautica battersi in difesa dei diportisti, prima riducendo a un decimo le aliquote senza senso inizialmente ipotizzate, poi trasformando la tassa di stazionamento in una più equa tassa di possesso, infine introducendo la riduzione del 50% per le barche a vela, l’abbattimento per vetusta e l’esenzione per le attività commerciali.
Roberto Neglia e Attilio Befera
Inoltre con il nuovo redditometro è stato compiuto un importante passo nei confronti delle richieste di UCINA che chiedeva la fine della penalizzazione degli appassionati del mare rispetto a chi sostiene spese voluttuarie per altri beni” – ha sostenuto il numero uno dell’Agenzia rispondendo alle domande di Neglia che proprio per la stessa Associazione di categoria ha tenuto aperto il dialogo in questi anni non facili –. Dal 2013 lo strumento di verifica del fisco prevede infatti che ogni spesa - di qualsiasi tipo - assume identica rilevanza ai fini della valutazione del contribuente, cancellando i vecchi parametri moltiplicatori che penalizzavano le barche. Fino allo scorso anno il vecchio Redditometro moltiplica va fino a otto volte il valore presunto della barca.
Befera ha anche tenuto a battesimo la pubblicazione “Nautica e Fisco”, edita da Confindustria Nautica in collaborazione con l’Amministrazione finanziaria. Un compendio di tutti gli aspetti fiscali legati all’acquisto all’approvvigionamento, alle dotazioni e ai servizi per la barca, il leasing, la locazione, il noleggio e il neo istituito noleggio occasionale delle unità private, la costruzione e la gestione del porto turistico, il contratto di ormeggio, la cessione della proprietà superficiaria, le concessioni demaniali.
Circa il rimborso della tassa, l’Agenzia delle Entrate ha reso disponinbile il modello per la restituzione. La domanda può essere presentata esclusivamente in via telematica a partire dal 18 novembre 2013, dai contribuenti che hanno già versato la tassa ma hanno diritto all’esenzione dal pagamento o alla riduzione al 50% dopo l’entrata in vigore del Decreto Legge n. 69 del 21 giugno 2013. Ma questo modello può essere utilizzato anche per chiedere il rimborso delle somme versate in più per i più svariati motivi, come un errore di computo o la duplicazione dei versamenti. Il form è disponibile in formato elettronico sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) e sul sito internet del Ministero dell’Economia e delle Finanze (www.finanze.gov.it). Per accelerare le procedure di liquidazione dei rimborsi è inoltre possibile allegare all’istanza di rimborso per via telematica la copia della licenza di navigazione in formato “Pdf”. La trasmissione telematica può essere effettuata utilizzando il software “RimborsoTassaUnitàdaDiporto”, anche questo disponibile sul sito delle Entrate sempre a partire dal 18 novembre prossimo.
Marco Firrao

sabato 26 ottobre 2013

Ancora caccia grossa nel mare di Sicilia: il relitto di Stentinello ha restituito cinque zanne di elefante


Ancora una sorpresa nei mari siciliani. E che sorpresa! A finire in prima pagina sono ancora gli elefanti. Dopo il rinvenimento (ne abbiamo parlato a fine agosto) nei fondali di Campobello di Mazara della zanna fossile di un elefante vissuto in Sicilia tra centomila e duecentomila anni fa, all’inizio di ottobre nel mare di Siracusa, sono state recuperate alcune zanne di elefante di varia lunghezza. Non sono fossili, ma molto, molto più giovani, hanno poco più di duemila anni! In particolare sono stati individuati e parzialmente recuperati frammenti di almeno cinque zanne tra le quali una completa. Si tratta, argomentano gli archeologi, di una limitata spedizione di avorio inserita in un carico di anfore destinato ad alimentare il ricco artigianato di Siracusa a quel tempo particolarmente ricco e fiorente.
La zanna intera è lunga 105 centimetri e insieme agli altre frammenti attualmente in corso di restauro con il primo processo di desalinizzazione in acqua dolce, presso i laboratori della Soprintendenza del Mare a Palermo e di studio da parte del paleontologo siracusano Salvo Chilardi.
La ricerca si è svolta nell’ambito di un vasto progetto di verifica dei rinvenimenti effettuati nel passato con documentazioni e localizzazioni imprecise, sul relitto di Stentinello già molti decenni fa identificato da Gerard Kapitaen nelle acque tra Santa Panagia e Thapsos a una profondità di circa 10 metri.
La Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana ha svolto una campagna di investigazioni mirate all'approfondimento delle conoscenze del relitto che ha portato a questa eccezionale scoperta. Con il fondamentale contributo di Enzo Bongiovanni, le tracce del relitto sono state identificate ed è stata effettuata un’approfondita ricognizione dell’area che ha portato ad arricchire il quadro cognitivo esistente con alcune novità di grande rilievo.
Pur non resistendo nulla a vista dello scafo ligneo del relitto, si è documentata la presenza di una gran quantità di resti di anfore fortemente concrezionate tra loro ed agli affioramenti rocciosi che emergono dal fondo roccioso pertinenti parzialmente alla zavorra litica della nave affondata.
Le caratteristiche tipologiche delle anfore costituenti il carico confermano quanto a suo tempo indicò Kapitaen, cioè anfore del tipo Corinzio B databili tra il IV e gli inizi del III sec. a.C. Tuttavia queste anfore dalla tipica bocca ovale sono state recentemente riclassificate e attribuite o a fabbriche corciresi o, addirittura, probabilmente magno greche.
Il relitto di Stentinello è stato scoperto nel 1968 e le prime anfore sono state recuperate nel 1969. Il sito non è stato oggetto di depredamento anche perché di difficile individuazione e molto vicino alle raffinerie petrolifere presenti in quella zona. Fra l’altro, come si nota nelle fotografie, le parti di ceramica sono praticamente “cementate” fra di loro in grossi ammassi. Le fotografie sono relative alla stessa zanna sia sopra che sott’acqua. È stata recuperata in due immersioni diverse. La punta della zanna nella foto esterna fa parte del resto della zanna nell’altra foto esterna con la zanna ricomposta.
Gerard Kapitaen considerato uno dei padri dell’archeologia subacquea moderna è morto nel dicembre 2011.  
A Siracusa e nella sua provincia ha svolto ricerche archeologiche fondamentali, salvando e studiando un enorme patrimonio che altrimenti sarebbe stato preda dei clandestini. Nato negli anni venti in quella che poi diventò la Germania Est, ha vissuto a Siracusa sin dai primi anni sessanta svolgendo importantissime ricerche, tanto che ci sono anfore che portano il suo nome.
Le operazioni a mare si sono svolte con il fondamentale supporto della Capitaneria di Porto di Siracusa – Sezione di Santa Panagia e il Sig. Moscuzza del “Gruppo Barcaioli” di Siracusa.  
Le fotografie sono di Salvo Emma e di Enzo Bongiovanni

    

giovedì 24 ottobre 2013

Ignazio Buttitta e Zu Sarino, l’incontro di due miti

La Nuova Settimana delle Egadi che si è tenuta a inizio ottobre, ci ha riportato indietro nel tempo. Esattamente agli inizi degli anni 80 dello scorso secolo, quando si tennero le 5 edizioni della Settimana delle Egadi, dal 1981 al 1985, cinque anni di impegno dell’allora Ente Provinciale per il Turismo di Trapani “per la tutela e la valorizzazione delle risorse di Favignana, Levanzo e Marettimo, con il patrocinio dell’Assessorato Regionale al Turismo, Comunicazioni e Trasporti e la collaborazione del Comune e della Pro loco di Favignana.”
L’Ente trasformato prima in Azienda, successivamente è stato via via cancellato e con esso la memoria storica, nel senso che il suo archivio purtroppo è andato disperso e perduto. La Soprintendenza di Trapani cerca con fatica di ricostruire le tessere per comporre il puzzle di quella straordinaria esperienza raccogliendo testimonianze e documenti. Una testimonianza è la preziosa rassegna stampa, che in copertina recita: “Settimana delle Egadi 1981–1985, una documentazione sulla diffusione dell’immagine dell’arcipelago, un sostegno alle proposte per il suo sviluppo.”. La rassegna è un corposo malloppo di un migliaio di pagine che la nostra Giulia, che allora curava l’Ufficio Stampa della manifestazione, gelosamente conserva.

Favignana, maggio 1985. Piazza Matrice, Zu Sarino e Ignazio Buttitta

Ma Giulia oltre a tessere la rete dei contatti con decine di giornalisti e reporter  che in quella settimana calavano sulle tre isole era anche l’organizzatrice di convegni e incontri su temi a lei cari, l’archeologia subacquea, prima di tutto. Tra questi grande risalto ebbe il 2° Convegno Internazionale di Archeologia Subacquea “Dalla Battaglia delle Egadi per un’archeologia del Mediterraneo” che si è tenuto il 28 maggio del 1985. Questi convegni avevano lo scopo di costringere i politici ad investire i denari per la ricerca dei rostri della navi che parteciparono alla prima guerra punica. Ma non organizzava solo convegni internazionali di Archeosub ma anche altro, come ad esempio, forte della sua esperienza come ricercatrice del Nuovo Canzoniere Italiano, l’organizzazione, anche dell’evento “Cantastorie in piazza” che ebbe come protagonista il grande poeta Ignazio Buttitta, insieme a Michele Straniero e Otello Profazio. Ho avuto la fortuna di esserci quel giorno in piazza Matrice a Favignana, armato della mia inseparabile Leica e di fotografare un mito: Ignazio Buttitta.

Favignana, maggio 1985.  Buttitta in piazza Matrice

Ma non solo, Ignazio conversava con un altro mito di Favignana, Zu Sarino, all’anagrafe Rosario Santamaria, che usava il tufo per parlare dell’isola con le sue sculture naif. Centinaia, forse migliaia di quelle piccole sculture Zu Sarino le donava agli ospiti, così chiamava i turisti, che gli facevano visita nel suo laboratorio, show room si direbbe oggi, vicino al Municipio. Zu Sarino, che in gioventù aveva fatto il cavatore di tufo, regalava ai turisti anche le maioliche e le mattonelle dei pavimenti antichi che venivano tolti dalla ristrutturazione del Palazzo Florio, perché diceva “sono pazzi a togliere questi bellissimi pezzi di storia per inserire delle cose moderne e brutte”.
E per salvare questi pezzi di storia ha inserito le mattonelle e le maioliche sul muro della sua casa, che facciamo vedere agli amici in gita a Favignana, come fosse un museo. Anche noi abbiamo come testata del letto questi “pezzi di storia” donatici da Zu Sarino.
Le fotografie che ora rendo pubbliche, hanno “dormito” nel mio archivio per tutti questi anni, ora che le ho ritrovate, le rendo pubbliche per raccontare un pezzo di storia e condividerle, con emozione, con coloro che leggono maremagazine. Nello stesso tempo le ho messe a disposizione della Fondazione Ignazio Buttitta che ha la sede a Palermo e presidente è il nipote Ignazio. Oltre che alla Soprintendenza Beni culturalii di Trapani.
Grazie Ignazio. Grazie Zu Sarino.
Maurizio Bizziccari

P.S. Avviso ai naviganti: la Soprintendenza di Trapani e l’Università di Palermo sono alla ricerca di materiali, foto e video, su Zu Sarino per una mostra in suo ricordo che si farà entro l’anno.

Favignana, maggio 1985, piazza Matrice, Ignazio Buttitta e Michele Straniero

























Favignana 1982, piazza Florio, Zu Sarinu nel suo “showroom”




Favignana, la casa di Zu Sarino decorata con le maioliche provenienti da Palazzo Florio (foto R. Soldatini)









Favignana, giugno 1982, Residence Miramare. Giulia D’Angelo e Nino Allegra, direttore dell’Ente Turismo di Trapani

domenica 20 ottobre 2013

Incidit in Scillam qui vult vitare Charybdim: naufragare è un attimo… Il racconto di Roberto Soldatini


Tra Scilla e Cariddi ha rischiato il naufragio dopo più di centoventi giorni in giro per l’Egeo e oltre duemila miglia nautiche percorse con il suo Denecia II, un Moody 44 in vetroresina armato a sloop-cutter e vecchio di quindici anni. Il nostro navigatore solitario, il violoncellista, compositore e direttore d’orchestra che di nome fa Roberto e Soldatini di cognome, sulla rotta di ritorno dalla Grecia se l’è vista proprio brutta.
Roberto ve lo abbiamo presentato nel giugno2012. Se nella sezione cerca del nostro magazine digitate il suo nome, troverete ben cinque pagine con l’elenco dei servizi che gli abbiamo dedicato con i suoi diari titolati “Andar per isole nel mare Egeo”.
Ha iniziato a navigare in solitario a zonzo per l’Egeo nel 2011 e questo è il terzo anno di esperienze, totalizzando ben diecimila miglia con un totale di 12 mesi di navigazione da solo. Un bel record…
Cosa gli sia capitato tra sabato 28 e domenica 29 settembre, quando in prossimità di Scilla il motore lo ha piantato è lui stesso a raccontarlo.
Nella foto in alto Denecia II  in avaria ormeggiata a Scilla alla boa dei fratelli Arena

A Scilla, un paese sospeso nel tempo, esistono ancora persone così:
Sulla rotta del ritorno dalla Grecia, da Roccella Ionica risalendo la Calabria e passando nello Stretto di Sicilia, ahimè non ci sono che i porti di Reggio Calabria da una parte e Messina dall’altra, non ci sono approdi intermedi. Li detesto entrambi, cari e brutti. Però ho trovato un’alternativa: Scilla, un bellissimo approdo, ma non sempre praticabile. L’ormeggio è alla boa e quindi si deve essere sicuri che le condizioni di vento e mare lo permettano (mai se vengono da ovest o da nord). Da Roccella Ionica è ben più distante dei due porti citati, quindi partenza prima dell’alba. Durante tutta la giornata niente vento, sono tornato in Italia: ricominciano le “smotorate”.
Motore... motore... motore... motore
Motore si ferma...
Gli scogli sono vicini, troppo vicini... Niente vento per alzare le vele e allontanarmi... Niente che possa frenare: corrente e onde spingono Denecia verso la costa rocciosa... Niente fondale che mi permetta di dare fondo all’ancora... Gli scogli si avvicinano sempre di più... Naufragare è un attimo...
Scilla e Cariddi. Incidit in Scillam qui vult vitare Charybdim, cade nelle grinfie di Scilla chi vuole evitare Cariddi... È proprio vero. Ai tempi di Ulisse come ora.
 
A ds. Il campo boe dei fratelli Arena visto dal castello, Denecia II è l’unica barca a vela di passaggio a Scilla fuori stagione.
 
Sono a poco meno di un miglio da Scilla, nella sfortuna una prima fortuna: chiamo i fratelli Arena che gestiscono le boe, ne ho prenotata una per questa sera, Giovanni arriva con un gommone, mi spinge da poppa, procedendo a due nodi mi allontana dagli scogli e mi porta ad ormeggiare alla boa.
Seconda fortuna: l’indomani Giovanni deve immergersi con le bombole per levare le boe perché il trenta settembre scade la concessione stagionale e può verificare la prima ipotesi: busta risucchiata dalla presa a mare, essendo andata la temperatura dell’acqua in ebollizione rapidamente prima che si spegnesse il motore.
Dalla strada principale di Scilla si aprono vicoli digradanti verso il mare, nei quali è sempre incastrata una barca da pesca, sì perché Scilla conserva la sua tradizione marinara.
 
Terza fortuna: nel paese ci sono due meccanici, domani è domenica, ma abitualmente passano dal porticciolo per dare un’occhiata alle loro barche da pesca, molto probabilmente uno di loro potrà venire a vedere cosa è successo.
Intanto mi consolo con il ristorante che avevo già sperimentato nella sosta all’andata, Antrois, e rimango in famiglia: è dei cugini dei fratelli Arena che mi hanno aiutato. Il pesce è quello pescato dallo zio, più “chilometro zero” di così sarà difficile: le spadare, le tipiche barche per la pesca del pesce spada, sono ormeggiate proprio all’interno del piccolo porticciolo di Scilla.
La mattina, ancora prima di alzarmi, apro le tendine dell’oblò di poppa che si trova dietro al letto: il piccolo paesino è illuminato dalla luce obliqua del mattino e passa una barchetta con due anziani pescatori, uno che rema e l’altro che scandaglia il fondo, poi mentre faccio colazione vedo Giovanni infilarsi la muta e appena ha finito di smantellare le boe viene verso la mia barca: nessuna busta attaccata alla presa a mare... Tuttavia riesce a risolvere un altro problema: stura lo scarico del pozzetto sparando l’aria delle bombole da sotto. Pochi minuti dopo arriva il meccanico, Alfredo, capelli bianchi, sui sessant’anni, cosa che mi rassicura sulla sua esperienza. Analizza il motore e poi va a colpo sicuro, smonta la pompa dell’acqua di mare e trova che è sboccolata. 

Lo spettacolo che si apre davanti ai miei occhi come il sipario su una splendida scenografia teatrale: il paesino illuminato che sembra un presepe, arroccato sopra al pozzetto di Denecia.
 
Quarta fortuna: Alfredo ha un cantiere, che porta il nome della famiglia, Florio, porta lì il pezzo, lo sistema e domani mattina, lunedì, me lo rimonta.
Non mi rimane che utilizzare uno degli ultimi “giorni cuscinetto” programmati per la rotta del ritorno e godermi Scilla, un posto davvero gradevole dove essere “costretti” a rimanere. Dalla strada principale, poco più di un vicolo, si aprono dei suggestivi squarci di mare, e molte case del paese vi si affacciano, le più suggestive sono quelle che poggiano sugli scogli, ad una di esse un signore sul suo terrazzo pesca con la canna, in attesa di un pescetto che dia un po’ di sapore alla cena. Molte sono da restaurare, abitate da vecchietti, alcune addirittura in stato di abbandono. Il castello invece è ben restaurato e curato, il panorama che si gode da quassù è notevole, lo Stretto, le spiagge di Scilla pressoché deserte e Denecia ormeggiata alla boa, da sola.
 Al museo del castello è conservato il “luntre”, una barca da pesca per il pesce spada degli anni Quaranta e dei modellini delle altre tipologie di caratteristiche barche da lavoro, utili per dare un nome e un’immagine a ciò che è confluito disordinatamente nella mia memoria di novello marinaio.
 
Quinta fortuna: mentre sono sdraiato in pozzetto a riposare vedo arrivare Alfredo sul gommone: ha lavorato di domenica per farmi partire perché lunedì è prevista burrasca da ovest e il porto di Scilla diventa impraticabile. Mi monta la pompa dell’acqua accendo il motore e... funziona! Non mi rimane che mollare la boa e fare rotta per Tropea, partendo alle 17, arriverò verso le 22.
Sesta fortuna: ho solo trenta euro nel portafoglio, chiedo per un bancomat perché immagino di dovere pagare l’assistenza con il gommone oltre all’ormeggio, così Rocco, uno dei fratelli Arena, mi accompagna con la sua macchina perché l’unico sportello è al paese alto. “Un’inutil precauzione”: mi fa pagare solo la boa, venti euro! Rocco mi ha accompagnato solo per non farmi stare senza soldi quando arriverò di notte a Tropea, non perché servivano per pagarlo...
Tutte queste fortune si chiamano cantiere Florio e soprattutto famiglia Arena: i fratelli Giovanni, Giuseppe, Rocco svolgono questa attività da vent’anni, continuando quella che ha intrapreso il nonno cinquant’anni fa, gestire le boe di ormeggio nel porto di Scilla con un sistema che potremmo chiamare ecologico: ogni anno ad aprile sistemano le catenarie sul fondo abbracciando gli scogli, poi a fine settembre smontano tutto, continuando infaticabili a svolgere anche altre attività, come Giovanni che lavora sui traghetti dello Stretto. 
Vorrebbero ampliare l’attività, migliorare i servizi, ma al momento le possibilità non ci sono. Persone meravigliose che sembrano avere fatto propria la raccomandazione di Seneca: Dovremmo darci agli altri con la stessa dedizione che vorremmo fosse usata con noi, con gioia e senza esitazione. In loro sopravvive quel senso del sociale che fino a qualche anno fa caratterizzava la gente del nostro Paese e che troppo spesso, soprattutto nelle grandi città, ci ritroviamo a rimpiangere.
Roberto Soldatini