domenica 30 giugno 2013

Les Phares: un libro di 146 anni, ma non li dimostra!

Una rarità, una vera e propria perla, si è aggiunta al già straricco catalogo mare.com della nostra libreria: è un libro del 1867 che Marco, il nostro “segugio”, ha scovato tra le migliaia che gli passano i sotto gli occhi. Un ricerca in cui ormai si è specializzato e che gli permette di soddisfare qualsiasi richiesta dei tanti appassionati di mare o bibliofili o studiosi o semplici studenti che preparano una tesi di laurea.
Il libro che presentiamo è parte della collana Biblioteca delle Meraviglie e il titolo è Les Phares scritto da Léon Renard, bibliotecario del deposito delle carte e dei piani della marina, ovviamente francese.

L’opera è illustrata con 35 vignette di diversi illustratori come Jules Noel e M. Rapine.
Come descritto nel frontespizio è stato stampato nel 1867 in Parigi dalla Librairie De L. Hachette et C.ie, sita in Boulevard Saint Germain 77. L’incisore è Simon Baçon. È in vendita a € 100.

Nel nostro sito alla voce Phares troverete una trentina di titoli, la maggior parte descrivono i fari soprattutto i fari della Bretagna con le straordinarie fotografie di Jean Guichard  e di Philip Plisson.




giovedì 27 giugno 2013

Politica del “fare” per la nautica. Ne parliamo con Roberto Neglia, UCINA

Che tassa avrebbe pagato?
Della tassa di stazionamento trasformata poi in tassa di possesso ne abbiamo parlato a febbraio e maggio 2012. Ora la politica del “fare” del governo delle “larghe intese”, ha introdotto per la nautica importanti novità.
A Roberto Neglia, responsabile dei Rapporti Istituzionali di UCINA Confindustria Nautica, abbiamo chiesto di spiegarcele nel dettaglio.

Partiamo dalla norma.
Due importanti novità. Come noto c’è innanzitutto l’abolizione della tassa di possesso fino a 14 metri e il dimezzamento per le barche da 14,01 a 20 metri. Gli importi restano invariati per le unità di grandi dimensioni e i super yacht. Le barche a motore di 14,01-17 metri pagano dunque 870 euro, quelle di 17,01-20 metri pagano 1.370 euro l’anno. Permangono tutte le altre regole già vigenti: riduzione del 50% degli importi per le unità a vela (sono considerate tali quelle il cui rapporto fra superficie velica e potenza del motore espresso in KW non sia inferiore a 0,5), abbattimento per vetustà – del 15%, 30% e 45%, dopo 5, 10 e 15 anni dal 1º gennaio dell'anno successivo a quello di costruzione – esenzione per le attività commerciali (in questo caso deve pagare il locatario pro quota per i giorni di utilizzo), esenzione per il primo anno di immatricolazione.
Roberto Neglia

Poi c’è il “noleggio occasionale”.
Con il decreto “Liberalizzazioni” dello scorso anno eravamo riusciti a rendere lecito poter effettuare occasionalmente il noleggio della propria imbarcazione, attività prima proibita. La norma prevedeva un tetto di 30.000 euro per il quale è applicata la cedolare secca del 20% su quanto incassato, ma non era entrata in vigore perché il decreto attuativo è di qualche settimana fa. Ora siamo riusciti a far a sostituire i 30.000 con un limite più razionale di 40 giorni annui, anche a tutela delle imprese del settore.

Questo cosa comporta per le società di charter?
A mio avviso solo un beneficio. Lei quanta gente conosce che mette su un banchetto per affittare la propria casa al mare? Io nessuno, si va da un’agenzia e gli si dà l’incarico. Avverrà lo stesso e le società in questo modo potranno reperire le barche sul mercato privato, senza obbligatoriamente doverle acquistare tutte. Se invece si vuole ragionare con la logica della licenza chiusa dei tassinari come si dice a Roma - allora… . Ma non si va molto avanti.

Napoli, Borgo Marinari
A guadagnarci saranno anche i privati.
Si potranno permettere i costi di gestione della barca, ma ci guadagna anche lo Stato che alla fine dei conti incasserà di più.

Come funziona a livello pratico?
Per la conduzione delle imbarcazioni è sufficiente la patente nautica – per le navi da diporto è richiesto il titolo professionale – e la condotta può essere affidata a terzi, purché patentati, secondo le norme sulla prestazione di lavoro occasionale. Prima di effettuare ogni singola operazione si deve darne comunicazione in via telematica alla Capitaneria di porto e all’Agenzia delle Entrate. Basta compilare e sottoscrivere il modello in formato pdf pubblicato sul sito istituzionale delle CP - http://www.guardiacostiera.it/ - e mandarlo via mail alla Capitaneria territorialmente competente e all’indirizzo dc.acc.noleggio@agenziaentrate.it. In caso si dia luogo a prestazione di lavoro occasionale si deve darne comunicazione secondo le modalità operative già previste dall'Inps e dall'Inail in questa materia.

E a chi obietta che non è giusto pensare alle barche dei ricchi di questi tempi?
Rispondo semplicemente che ci sono barche per molte tasche, ma a costruirle son sempre operai. Che negli ultimi tre anni – a causa di politiche repressive e a pregiudizi ideologici tipo questo – sono stati persi 18.000 posti di lavoro nella produzione e 20.000 nei servizi e nel turismo nautico. Infine, che secondo il Censis ogni 3,8 barche si crea un posto di lavoro. Quindi ci si dovrebbe occupare molto di più di nautica e far tornare a crescere questo settore, come è avvenuto nel decennio 2000-2010, quando nella nautica si assumeva a mani basse.

Barca da charter
Si dice che lei sia il rappresentante della nautica in Parlamento.
No, è Ucina a essere il “sindacato” della nautica. Anche in Parlamento.

Cosa vuol dire in concreto fare questo lavoro?

Che oltre a concepire un intervento normativo, devi presentare dei conti molto affidabili sulla copertura economica. E sui tuoi documenti – a parte il vaglio politico - ci passano la lente d’ingrandimento la Ragioneria generale, il Dipartimento Finanze, l’Agenzia delle Entrate, il Legislativi dei ministeri interessati, il Dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi, i Servizi Bilancio e le Commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento e sicuramente ho dimenticato qualcuno. Devi studiare, avere la risposta su ogni possibile richiesta di chiarimenti, dati, serie storiche, riferimenti normativi e fornire al momento giusto ogni informazione utile agli organi dello Stato, che rimangono gli unici decisori.

“BOLLINO BLU” E NON CI PENSI PIU’

Dopo la presentazione ufficiale alla Darsena di Fiumicino (Roma) la macchina dle “Bollino blu” si è messa in moto grazie al rapido intervento del nuovo Comandante Generale della Guardia Costiera, amm. Felicio Angrisano. La stagione inizia dunque con un percorso di semplificazione e di coordinamento per i controlli di routine sulle imbarcazioni - in collaborazione con le Capitanerie di  porto, la Guardia di Finanza, la Polizia di Stato, i Carabinieri con la finalità di rendere più efficace la sorveglianza in mare, aumentando la sicurezza ed evitando duplicazioni nelle verifiche. Constatata la regolarità della documentazione di bordo, le dotazioni di sicurezza e il versamento della tassa di possesso, verranno rilasciati agli interessati un attestato di verifica e appunto il “bollino” adesivo, ad attestare per l’anno in corso che quell’unità da diporto è in regola, così da evitare controlli analoghi.  Sullo sticker è anche riportato il numero del soccorso in mare delle CP il 1530 - da attivare in caso di pericolo. Ricordiamo che contestualmente a questa iniziativa, il governo ha definito alcune direttive, in particolare specificando che le strutture operative della Guardia Costiera devono fornire in anticipo la propria pianificazione agli analoghi reparti della Guardia di Finanza e delle altre forze di polizia, in modo da programmare l’attività ispettiva, effettuare un coordinamento provinciale dei pattugliamenti in mare ed evitare sovrapposizioni fra i diversi corpi.






sabato 1 giugno 2013

èVivo: un’ecosistema chiuso dove vivono gamberetti dal colore rosso acceso

È un gamberetto molto particolare, l’Halocaridina rubra, quello che vive negli ecosistemi èVivo, veri e propri mini acquari in vendita in libreria. Si chiamano BeachWorld, hanno la forma di uovo alto 23 centimetri o di sfera dal diametro di 12,5 centimetri.
È un sistema chiuso quello dove vivono i gamberetti, una biosfera da cui niente esce o entra ad eccezione della luce. Non vanno nutriti né va cambiata l’acqua, soltanto una volta al mese va aperto per pochi secondi per permettere il rigenerarsi dell’aria al suo interno. Le microalghe producono il cibo e l’ossigeno necessari alla vita del gamberetto, che a sua volta produce la CO2 e le sostanze nutritive necessarie alla crescita delle alghe.
L’Halocaridina rubra si caratterizza per il suo colore rosso acceso, raggiunge al massimo la lunghezza di un centimetro e mezzo, è una specie erbivora che pascola tra alghe, batteri e diatomee che crescono sulle rocce e altri substrati duri, è anche in grado di filtrare il cibo attraverso e sulla superficie dell’acqua. Quando è in maturazione trasporta circa 12 uova fecondate sotto la pancia, per un periodo di incubazione di circa 38 giorni. Si riproduce una o due volte l’anno ed ha un’aspettativa di vita, in cattività, di circa 20 anni. Il suo habitat naturale sono gli ambienti sotterranei in bacini di acqua salmastra esclusivamente nelle Hawai, dove però è minacciato dall’inquinamento causato dall’uomo.

Quelli che potete osservare vivono sono allevati nel primo e unico allevamento al mondo – dopo anni di investimenti e ricerca in collaborazione con la NASA –  dall’azienda che produce gli ecosistemi èVivo.

Il valore etico dei Frutti di Pace

Marmellate e succhi della coop. Insieme esposte in Libreria
“Perché raccontare su Maremagazine una storia che non ha nulla a che vedere con il mare? Perché parlare di Bosnia Erzegovina? Semplicemente – spiega Mario Boccia autore di questo servizio – perché penso che chi ama il mare, parafrasando Baudelaire, sia davvero un uomo libero e giusto per istinto. E poi, per me, è una storia che merita il Nobel per la Pace per il suo valore etico. La storia nasce nel 2003 quando un gruppo di dieci persone decise di formare una cooperativa per riattivare un’attività produttiva storica nella regione della valle della Drina: la produzione di marmellate e succhi di piccoli frutti esclusivamente lamponi, mirtilli e more. Anche la libreria il Mare ha deciso di metterle in vendita per farle conoscere alla sua clientela. Erano (e sono) in maggioranza donne e INSIEME fu il nome scelto, in italiano, per confondere le idee ai nazionalisti locali, e perché tanti amici italiani le aiutarono. Oggi, a dieci anni dalla fondazione, conclude, 500 famiglie di soci tra Bratunac e Srebrenica vivono anche grazie al loro lavoro.” 

Consegna dei lamponi appena raccolti
Mario Boccia segue fin dall’inizio la cooperativa, ne cura le relazioni pubbliche e l’Ufficio Stampa in Italia. Mario, giornalista e fotoreporter, romano, 58 anni, ha visto nascere la Libreria il Mare collaborando per un certo periodo agli inizi quando il Mare era in piazza Farnese. 
È un “free lance” specializzato in reportage sociali e d'attualità internazionale. Collabora con molte testate nazionali. È stato corrispondente e inviato de “il manifesto” a Sarajevo, Belgrado, Pristina e Skopje. Ha realizzato servizi in Palestina e in tutto il Medio Oriente, Sue fotografie sono state utilizzate per promuovere compagne di solidarietà da organizzazioni “no-profit”.
Ecco la storia della cooperativa Insieme con una premessa, d’obbligo, che bene inquadra il contesto della sua nascita.
Sarajevo, Mario Boccia, alle sue spalle il monumento alla Liberazione
La Bosnia Erzegovina non ha il mare, tranne un piccolo sbocco sull’Adriatico, ben protetto dalla penisola di Pleijsac (Sabbioncello, il suo nome ai tempi della Repubblica di Ragusa), che interrompe la continuità della costa Croata. Non si tratta di un portato delle recenti guerre balcaniche, ma dell’eredità di un trattato seguito a una guerra della fine del ‘700, tra i turchi e la repubblica di Ragusa. Questa discontinuità della costa disturba i croati, che stanno progettando un ponte, per evitare ai propri cittadini il transito obbligatorio in territorio bosniaco per raggiungere Dubrovnik (Ragusa), in Croazia. Percorrendo da frontiera a frontiera la strada costiera che taglia un piccolo promontorio, la distanza segnata dal contachilometri della vostra auto sarà inferiore a 10 km (molto meno dei 25 km di costa ufficiali che comprendono ogni metro del perimetro del promontorio semi-disabitato). Se non ci fossero frontiere di mezzo, un ponte nuovo sarebbe cemento inutile, ma la difesa dell’ambiente non è mai una priorità della politica estera. 
Del resto la Bosnia Erzegovina, che non ama l’idea del ponte croato da costruire davanti al suo unico porto, a Neum, propone un’alternativa altrettanto eco-insostenibile: la costruzione di un tunnel sottomarino. Tra i due litiganti, meglio stare con i pesci. Per dieci anni (dal 1991 al 2001) ho seguito, da giornalista, la crisi della ex-Jugoslavia. Ho scritto e fotografato di quelle guerre. In quell’arco di tempo, l’episodio più atroce, tra molti, è quello accaduto l’11 luglio del 1995. Il nome impresso nella memoria è: Srebrenica. Alla caduta della cittadina, enclave bosniaco-musulmana in un territorio controllato da serbo-bosniaci (cristiano-ortodossi), il sonno della ragione ha generato mostri. Parlano i numeri: prima della guerra in quel comune abitavano 33.000 persone, i resti umani trovati nelle fosse comuni, identificati con l’analisi del DNA, sono quasi 8.000, ma il lavoro non è ancora finito. 

A sn. Maja e Nermina, agronome della Cooperativa Insieme. È importante specificare che sono una musulmana e una serba, o è meglio dire che sono amiche?

Sono stati fucilati gli uomini e i ragazzini trovati in città al momento della caduta, che era stata dichiarata area protetta dall’ONU. Fucilati dopo essere stati divisi dalle donne, madri e sorelle, nonostante molti si fossero rifugiati nel recinto della base dei caschi blu dell’ONU (olandesi), oppure raggiunti, fermati e fucilati, mentre cercavano di scappare tra i boschi. Un’operazione del genere non può essere realizzata senza una lucida pianificazione. Servono macchine scavatrici e il lavoro di tanti uomini, oltre ai boia. È stato un salto di qualità nell’orrore. Era necessario questo scempio, da un punto di vista militare?
Naturalmente no, ma lo era da un punto di vista strategico.

A ds. Operaie intente alla lavorazione per la pulitura e selezione dei lamponi. Si effettua a una temperatura di -5°, i turni non superano le due ore

Si voleva commettere qualcosa d’imperdonabile per creare un solco di odio che rendesse impossibile il ritorno alla convivenza di due dei popoli più antichi, tra quelli costitutivi la Bosnia Erzegovina: i serbo-bosniaci e i musulmano-bosniaci. Dividere le persone, per garantire ai signori della guerra una gestione separata della terra conquistata. Perché in Bosnia si è combattuto per questo: conquistare terra e potere e le differenze religiose (o “etniche”, abusando la parola stessa) sono state un paravento. Un imbroglio etnico, appunto.  L’applicazione degli accordi di Dayton, che segnarono la fine dei combattimenti, è del marzo del 1996. La pulizia etnica della zona di Srebrenica e Bratunac (dove lavora la cooperativa della quale sto per raccontarvi) era completa e più dell’ottanta per cento delle case erano distrutte o gravemente danneggiate.
A sn. Radmila (Rada) Zarkovic, presidente della Cooperativa Insieme al Salone del Gusto di Torino del 2012

Oltre ai morti di Srebrenica, c’erano anche molti morti dell’altro gruppo etnico, minori di numero, ma (purtroppo) poco ricordati. Ricominciare a vivere qui, con almeno un lutto in ogni famiglia, in un territorio devastato dalla guerra, sembrava impossibile.
 “Prima della guerra non avevo amicizie multietniche” – racconta Radmila (Rada) Zarkovic, presidente della Cooperativa Insieme – “avevo amicizie e basta”. Oggi, per spiegare l’importanza di questa esperienza, bisogna sottolineare che tra i soci e le socie non c’è nessuna discriminazione “etnica” e che quindi questa è una cooperativa “mista” (brutta parola; meglio dire che è una cooperativa come sarebbe stata prima della guerra).  In quel contesto terribile, queste donne hanno affrontato un percorso di rielaborazione del lutto basato sul rispetto del dolore dell’altro. Sono riuscite, o meglio, stanno riuscendo, perché il processo non può dirsi concluso, a ricomporre quel tessuto umano, sociale, fatto di conoscenza e fiducia reciproca che i signori della guerra volevano distruggere per sempre. Provate a immedesimarvi, per cercare di capire che cosa significa.
Cottura dei lamponi
Il dolore è un sentimento egoista. Per rispetto alla memoria dei propri morti, si è portati a non accettare che anche altri possano aver subito una perdita simile alla vostra. Ma così lasciamo che vincano i signori della guerra. Quando a un membro della cooperativa sono stati portati i resti del padre, identificato col DNA, tutti gli altri e le altre si sono stretti attorno a lui, a prescindere dalla religione di appartenenza, e lo hanno ricordato insieme. Vengono i brividi a raccontarlo, ma è successo altre volte ancora. In questa piccola area, poco a poco, sono tornati in molti dei profughi cacciati dalla guerra. Più che in altre zone. Parlo dei rientri di quelli di religione diversa dalla maggioranza dei residenti, in un percorso inverso di “contro-pulizia-etnica”. Tornano a recuperare la propria vita.  “Per far questo non bastava ricostruire chiese o moschee dove pregare” – dice Rada – “ma bisognava costruire le condizioni per rendere possibile il ritorno di tutti gli scacciati con la forza delle armi”. “Questo era il nostro obiettivo e abbiamo capito subito che poteva essere realizzato solo creando opportunità di lavoro per tutti”. Così un capannone semidistrutto, fu ristrutturato e attrezzato con celle frigorifere e attrezzature nuove. I contributi arrivati da progetti di cooperazione internazionale sono stati spesi bene (e documentati al centesimo) per realizzare un impianto proiettato nel futuro.

A sn. Pausa caffé:  Rada, Nermina e Zinhija a Bratunac. Rada e Zinjia sono due delle 10 socie fondatrici, Nermina è agronoma.

Gli standard qualitativi della comunità europea sono stati rispettati, prima ancora di entrare in Europa, come le regole dell’equità e della sicurezza sociale per i soci e i dipendenti e il rispetto per l’ambiente. Dall’intenzione iniziale di puntare al commercio della materia prima (i piccoli frutti) selezionata e surgelata, la cooperativa ha realizzato un nuovo obiettivo: produrre prodotti trasformati in grado di garantire un maggiore margine di guadagno e nuove assunzioni. Così sono nate le linee di confetture di piccoli frutti (lo sapevate che la parola “marmellate”, in termini merceologici, può essere riferita solo agli agrumi?) e quelle di succhi di frutta, che in realtà sono vere spremute di lamponi, mirtilli, more e frutti misti di bosco (un prodotto senza concorrenti sul nostro mercato).
A questo punto come raggiungere un livello di vendite che possa permettere la prosecuzione del sogno (e dei rientri)?

A ds. Torino 2012, Salone del Gusto – Terra Madre, esposizione dei Frutti di Pace.

Dopo anni di tentativi, contando sull’aiuto di una grande rete di amici italiani, ora le linee di prodotti della Cooperativa Insieme, iniziano ad essere distribuiti in Italia, anche fuori dagli episodi legati a manifestazioni di solidarietà. Allo scorso Salone del Gusto – Terra Madre a Torino (2012) una linea di confetture, che si chiamano “Frutti di Pace”, è stata presentata presso lo stand di Coop-Italia. È stato un primo passo. Attualmente ci sono tre livelli di distribuzione per i “Frutti di Pace”: le Coop Nord-Est e Coop Lombardia (negli ipermercati) hanno le “confetture di frutta extra ricca” (more, lamponi e misto bosco); Altromercato distribuisce la linea Biologica di confetture e nettari di frutta nei negozi Equo Solidali in tutta Italia (a Roma segnalo i punti vendita di Equociquà le richieste da parte di GAS (gruppi di acquisto solidali) possono essere gestite da un importatore autorizzato di Milano (info@mio-bio.it).  È sempre Rada a sintetizzare la strategia di questo periodo: “un nostro prodotto può essere acquistato la prima volta per nobili motivi di solidarietà, ma la seconda e terza volta sarà acquistato solo se è buono. Per questo puntiamo tutto sull’alta qualità. La scommessa è sul secondo vasetto.” Riusciranno i “Frutti di Pace” ad affermare la loro presenza in una nicchia stabile di mercato, senza soldi da spendere in pubblicità? Questa è la scommessa da vincere e questo è il loro sito: www.coop-insieme.com
PS: una domanda: guardando le foto riuscireste a distinguere una contadina o un’operaia ortodossa da una musulmana, mentre sorridono e lavorano insieme? Per questo meritano il Nobel per la Pace.
Mario Boccia
tutte le fotografie sono opera di Mario, che ringraziamo


Segnaliamo due libri di Mario Boccia, recenti e rintracciabili, uno è distribuito da Terre di Mezzo e si trova facilmente in libreria:
VIAGGIO IN ERZEGOVINA – storie di cibi e di contadini - di Andrea Semplici e Mario Boccia
UNA VIA DI PACE – di Andrea Semplici e Mario Boccia  (con questo link  http://libri.terre.it/?idm=4&idn=333si può anche sfogliare e leggere il primo capitolo)