sabato 21 dicembre 2013

Tempo di calendari. Una scelta difficile, da Hugo Pratt a Franco Pace…

Calendario da tavolo
È tempo di calendari, anzi il tempo sta quasi per scadere. Allora affrettatevi per non rischiare di perdere il vostro calendario preferito. Magari quello da tavolo o da parete di Corto Maltese.
Calendario poster
Del grande Hugo Pratt ne abbiamo parlato due volte, nel dicembre 2012 per presentare i suoi libri Lezioni perdute e Periplo immaginario e nel dicembre 2010 per citare il ricordo di Giulia, la fondatrice della libreria Il Mare. “Pratt Lo conoscemmo nel 1990, quando ci telefonò da Losanna dove abitava per chiederci alcune carte nautiche, per lui introvabili, di piccole isole del Pacifico. Marco, mio figlio, fece salti mortali per trovarle in poco tempo, da allora divenne un affezionato cliente della libreria, dove, ogni volta che passava da Roma, si concedeva delle lunghe soste.
Le sue richieste erano spesso molto particolari come quando ci chiese il Who’s&Who dei Pirati. Riuscimmo nella difficile impresa contattando una nostra amica americana, che dopo una laboriosa ricerca, trovò il libro nella libreria di una piccola cittadina. E grande fu lo sbalordimento di Pratt quando gli consegnammo il libro. Un'altra volta Marco riuscì a recuperare un testo raro con la descrizione di un sommergibile tedesco che Pratt voleva disegnare per una sua storia. Riusciva sempre a sorprenderci con i suoi racconti come quando ci parlò della profonda trasformazione degli abitanti delle lontane isole che noi chiamavamo “selvaggi” con i quali barattavamo preziosi con collanine o specchietti. “Oggi, esclamava, i “selvaggi” siamo noi che acquistiamo souvenir, stupide cineserie, da loro che si travestono da selvaggi per farsi fotografare in cambio di dollari sonanti!”
Dal giorno della sua scomparsa, era l'agosto del 1995, Hugo e Corto sono sempre presenti nel cuore della libreria Il Mare e nel cuore di tutti coloro che amano i viaggi e le avventure per mare.”
In quella stessa occasione pubblicammo anche lo storico “pezzo” su Pratt Tutta la storia cominciò al Largo di Manila di Carlo Marincovich. Il “pezzo” che è sempre un piacere leggere, “Carletto” lo scrisse per il nostro mensile Il Mare.
Dai calendari che sono storia, passiamo all’attualità con quelli di Franco Pace.
Il fotografo triestino considerato un grande interprete della vela per immagini è tra i più conosciuti in campo internazionale. Anche nell'era di Internet e dell'uso forsennato del digitale e quindi delle immagini, le opere di Franco sono vere e proprie opere d'arte. Ha lo studio a Trieste e svolge la sua attività di fotografo professionista nel mondo della nautica da oltre 30 anni. Ha girovagato per i mari di tutto il mondo alla ricerca di nuove immagini, incontrando genti e luoghi di ogni tipo, ha documentato situazioni eccezionali come la terribile tempesta del Fastnet nel 1979 o nel dicembre del 2004 quando si è trovato a nuotare nell’onda di uno Tsunami!
Il suo calendario 2014 di grande formato presenta 12 spettacolari immagini tutte dedicate alla grande vela.
Franco Pace












Franco Pace, calendario 2014 La grande vela

giovedì 19 dicembre 2013

24 cilindri per un Aquarama. Una storia straordinaria

Riccardo Sassòli, editore e direttore del bimestrale Arte Navale, nel numero di novembre che potete trovare nella nostra libreria, con il suo servizio, che presentiamo per intero, dedicato al Riva Aquarama  ci offre l’occasione per parlare di alcuni dei più importanti libri dedicati a uno dei prodotti più belli che la nautica da diporto abbia realizzato. Il mitico Riva, appunto.
Nel sito limare.com basta scrivere Riva nella casella ricerca e troverete sicuramente il libro o il modello che fa al vostro caso. Intanto ne citiamo alcuni per stimolare la vostra curiosità.
A sn. Riva pubblicato nel 2008. Il volume raccoglie le più belle e spettacolari immagini dei motoscafi Riva, scattate da alcuni fra i più famosi fotografi di mare: Carlo Borlenghi, Franco Pace, Benjamin Mendlowitz e Anthony Holder. L'autore, Riccardo Magrini, ricostruisce la storia dell'azienda creata nel 1842. Ogni modello in legno è descritto minuziosamente ed è corredato da una scheda tecnica. Al libro, in questa nuova edizione a tiratura limitata, completamente rinnovata, sono stati aggiunti tutti i nuovi modelli costruiti dopo il 1970.
A ds. Riva, pubblicato nel 2009, di Piero Maria Gibellini. Diviso in capitoli tipologici, il volume presenta tutta la produzione in serie di Riva, con puntuali informazioni tecniche e descrizioni rigorose capaci di mettere in evidenza le particolarità di ciascuna imbarcazione e delle sue varianti. Una ricca appendice riassume i dati tecnici di tutta la produzione modello per modello, anno per anno, con misure e motorizzazioni, rendendo di facile e rapida consultazione il panorama Riva per appassionati e addetti ai lavori.
Modello special del Riva Aquarama





Riva, un nome un progetto di Decio Giulio Carugati. Anno di pubblicazione 2008. L’autore racconta la storia di una leggenda diventata mito. Una ricca iconografia illustra gli scafi più famosi e i personaggi che hanno contribuito a caratterizzare, per oltre un secolo, il mondo curioso e affascinante della navigazione da diporto.

From “Dolce vita” to Mith









Ecco il servizio pubblicato sul numero 78 di Arte Navale
di Riccardo Sassòli, fotografie Alberto Pedrali

A 45 anni dal primo varo tornano a ruggire due motori installati a bordo nel 1968 per volontà
di Ferruccio Lamborghini. Entra così nella leggenda un motoscafo unico, voluto da due miti della
motoristica Italiana del XX secolo. Padrino del secondo battesimo Carlo Riva in persona

La storia è davvero straordinaria e merita di essere raccontata anche con immagini uniche, realizzate sul lago d’Iseo; proprio il luogo dove tutto ebbe
inizio nell’ormai lontano 1968. I cantieri Riva erano allora nel pieno del successo e Carlo Riva aveva, già da sei anni, presentato sul mercato quella barca da tutti poi considerata la più bella mai costruita in tutto il Novecento: l’Aquarama. Un altro imprenditore motoristico italiano Ferruccio Lamborghini, desiderava possedere uno di quei motoscafi in mogano capaci di conquistare il mondo del "Jet Set“ in Italia e all’estero. Ma l’imprenditore bolognese non poteva non desiderare di installare due sue “creature” sul bellissimo motoscafo Riva. Dopo averne modificato alcune caratteristiche per poterli marinizzare e, nonostante le perplessità di Carlo Riva, una coppia di motori 12 cilindri Lamborghini iniziarono a far planare l’Aquarama ad una velocità mai raggiunta fino ad allora. “Fu proprio quel motoscafo” ci racconta Tonino Lamborghini figlio di Ferruccio “a suscitare in noi la voglia delle corse in motoscafo, una passione cresciuta così tanto da portarci a vincere numerosi titoli mondiali in classe 1 off shore”, quello del 1994 fu vinto, con nostri motori, proprio da Norberto Ferretti, oggi Presidente Onorario dell’omonimo Gruppo al quale appartiene anche il cantiere Riva.
I due motori sono attualmente esposti nel bellissimo museo di Tonino Lamborghini, vicino ad un modello in scala dell’Aquarama, nel paese di Dosso in provincia di Ferrara. E lì possono essere ammirati dai tanti visitatori appassionati della storia e dei prodotti Lamborghini. Ferruccio Lamborghini decise infatti di smontarli e tenerli per sé prima di vendere il suo Aquarama ad un medico bolognese i cui parenti, un paio di anni fa, ritrovandoselo in eredità dopo anni di abbandono, decisero di rivenderlo ad un imprenditore olandese del settore automobilistico, rimasto subito stregato dal nome che ancora era scritto sulla poppa della barca: Lamborghini! Il nuovo acquirente cercò di conoscere il perché di quel nome così blasonato dato allo scafo divenuto da poco di sua proprietà. Desiderò subito di poter vedere installati a bordo nuovamente quei due gioielli a 12 cilindri dei quali riuscì a sapere tutta la storia. L’impresa si presenta però abbastanza ardua perché il museo Lamborghini, al quale si rivolse subito per chiedere di acquistarli, gli spiegò che non era assolutamente possibile privarsi di quei due motori così importanti per la loro storia motonautica. Fabio Lamborghini, curatore del museo, si offrì però di aiutarlo a trovare due motori identici agli originali. La ricerca diede i suoi frutti e i motori furono acquistati uno in America e l’altro in Europa. Una volta entrato in possesso dei due “12 cilindri”, ha inizio la parte più complessa: la loro installazione a bordo. Sandro Zani, giovane e capacissimo restauratore di motoscafi Riva in Olanda, è il titolare di un’azienda il cui nome non dà spazio a equivoci: Riva World. Si prende in carico in prima persona dell’ambizioso progetto. Sandro non si perde d’animo e si rivolge subito all’Ingegnere per avere un supporto tecnico.
Carlo Riva e Fabio Lamorghini
Carlo Riva a sua volta lo indirizza a Lino Morosini che si occupò già nel 1968 proprio dell’installazione e dell’adattamento alle condizioni marine di utilizzo di quei fantastici motori. Ha così inizio un lungo lavoro di preparazione e di realizzazione dei componenti mancanti di cui Sandro e Fabio sono stati gli artefici, uno supportando con disegni e dime, l’altro individuando le aziende capaci di riprodurre le parti necessarie. Finalmente in Agosto di quest’anno la barca giunge in perfetta forma e in tutto il suo ritrovato splendore sul lago d’Iseo presso il Cantiere Bellini dove Romano e Battista sono pronti a riceverla. Sanno di dover organizzare tutto al meglio dando supporto ai fotografi, al pilota dell’elicottero e ai giornalisti per il grande giorno, quando, lo stesso Carlo Riva assieme a Fabio Lamborghini a Sandro Zani e al nuovo armatore hanno fatto ruggire nuovamente i 24 cilindri dell’Aquarama del 1968. Anche noi di Arte Navale eravamo presenti a questo storico evento e abbiamo potuto assistere alle evoluzioni e al test a cui l’Ingegnere (oggi novantunenne ma in forma smagliante e con un entusiasmo forse ancora maggiore di allora) ha sottomesso, mettendo al massimo le leve del gas, il “suo ritrovato” Aquarama # 278!

venerdì 13 dicembre 2013

Federico Cuciuc ha realizzato il sogno di una traversata atlantica

Federico Cuciuc, con il suoi ITA 556, questa mattina alle due e trenta, dopo 29 giorni in solitaria attraverso l’Atlantico è approdato a Pointe-a-Pitre di Guadalupe. All’arrivo il classico tuffo in acqua per salutare la sua impresa e per dimenticare tutte le vicissitudini che gli sono capitate. Soltanto nelle ultime 48 ore ha perso più di dieci posizioni passando all’ultimo posto e dal tracciato del tracking si è visto che è stato a lungo quasi fermo, arrancando a 1 o forse due nodi di velocità. In questo modo, delle 52 partite, la sua è l’ultima in gara con il 33° posto, a dimostrazione che attraversare l'Atlantico su un Mini non è una cosa semplice.
Nella foto a sinistra l’esultanza di Federico all’arrivo. Sulla fiancata si nota, in parte coperto, anche il logo della nostra libreria




Federico Cuciuc
Di Federico e della sua passione ne abbiamo parlato nel luglio 2011 quando ci ha raccontato le fasi della sua preparazione all’edizione 2013 della MiniTransat, la storica regata atlantica creata nel 1977 dall’inglese Bob Salmon. Si svolge ogni due anni, in solitario su imbarcazioni della lunghezza di sei metri e cinquanta.
La rotta della Minii Transat
La Transat 6.50 è la risposta al gigantismo e ultra tecnologico delle regate transoceaniche che si corrono con barche che non lasciano spazio alla componente umana e alle capacità individuali.
Niente a che vedere quindi con il record di traversata atlantica battuto poco più di un mese fa dagli astronauti del super trimarano Spinddrift2. 4500 miglia, della Discovery Route, la rotta seguita da Cristoforo Colombo, da Cadice a San Salvador, in 6 giorni, 14 ore, 29 minuti e 21 secondi, alla media incredibile  di 24,5 nodi con punte di velocità a 46,08 più di Oracle, più di Emirates Team New Zeland! Per di più la cosa più incredibile è la percorrenza nelle 24 ore, 714 miglia quasi la distanza da Genova a Palermo. Il precedente record è stato battuto di 20 ore!
Il super trimarano Spindrift2
Quest’anno la località  di partenza dei mini è stata Douarnenez (Finistére) una splendida cittadina nel sud della Bretagna e l’arrivo, dopo circa 2500 miglia, a Pointe à Pitre nella’isola della Guadalupe, piccole Antille Francesi.
Si racconta, ma forse è solo leggenda, che per la prima edizione della regata Bob Salmon abbia voluto sottoporre le barche ad un “curioso” test per valutarne la resistenza: una gru sollevava l’imbarcazione fino a quattro metri sul livello del mare, e quindi la lasciava cadere in acqua.
Se dopo il salto risultava indenne, poteva affrontare le onde dell’Atlantico…
Da trent’anni il Mini è la “Scuola d’Altura” per eccellenza. Un vero e proprio laboratorio galleggiante dove si sperimentano innovative soluzioni tecnologiche a basso costo di realizzazione, che saranno poi in seguito trasferite e messe a frutto sui grandi Open Oceanici.
Una stazza semplice senza eccessivi vincoli, un contenuto costo di costruzione di uno scafo di 6.50 metri, che permette ad architetti e progettisti un ampio margine di manovra, fanno di questa barca un mezzo eccezionale sotto il profilo di prestazioni e sicurezza.

Le fotografie dell’arrivo sono di L. Chombart de Lauwe, scaricate dal sito ufficiale della MiniTransat

domenica 10 novembre 2013

Un tesoro nella grotta di Alì Babà, parole di Bernard Moitessier

12 ottobre 1989, Libreria Il Mare, via del Vantaggio 19
Tra la fotografia in bianconero scattata nel 1989 e quella a colori sono passati esattamente ventiquattro anni. Il fotografo, allora e oggi, è lo stesso, cioè il sottoscritto, e il locale, sempre in via del Vantaggio 19, accoglieva allora e accoglie oggi la Libreria Internazionale il Mare. Gli interni furono progettati da un grande amico della Libreria l’architetto Antonio Barrile, che ha sempre dato la sua impronta creativa alle diverse sedi de Il Mare a partire da quella di Piazza Farnese del 1975.
La scaffalatura nel 1989 fu realizzata dalla falegnameria di Roberto Amoruso e dei suoi due figli Daniele e Francesco, con uno straordinario multistrato marino proveniente dal Sud America dello
31 ottobre 2013, Libreria Il Mare, via del Vantaggio 19
spessore di cinque centimetri.
Oggi l’originale progetto espositivo è stato arricchito dall'architetto Gianlorenzo Positano su indicazioni specifiche di Marco Firrao e ancora i fratelli Amoruso ne hanno curato gli arredamenti. Ma ora le migliaia di libri di mare sono “ospitati” negli scaffali per i quali è stato utilizzato del semplice legno di pino opportunamente trattato. A realizzarli un “mastro” artigiano dal cognome celebre, Fabio Cambellotti, nipote di quel Duilio Cambellotti considerato tra la fine del XIX secolo e l'inizio del successivo uno degli esempi più validi in Italia dell’Art Nouveau.

Marco Firrao, lo “skipper” della libreria
Questa la premessa per sottolineare quanta passione Giulia e Marco abbiano profuso nel “ricostruire” l’ambiente più adatto per ospitare la nuova sede della Libreria che abbiamo descritto nel precedente servizio titolato Il ritorno alle origini.
Maurizio Bizziccari

P. S: .Il 12 ottobre del 1989 Il Mare ebbe la sua terza migrazione. Si spostò di pochi metri, dal Palazzo Rondanini  di via di Ripetta 22,  a via del Vantaggio 19, dove festeggiò la serata d’addio con Bernard Moitessier.
Per gli amanti del Mare
In quell’occasione il grande navigatore francese lasciò un ricordo indelebile: un disegno e un piccolo racconto (riprodotto qui a destra) sulla Libreria Il Mare paragonata alla grotta di Alì Babà. Questa la fedele traduzione:
Quando ho fatto il giro degli scaffali della Libreria Il Mare, mi è sembrato di sognare: non potevo credere ai miei occhi nel vedere riuniti così tanti libri inerenti il mare! È incredibile. Visitare la libreria è come vedere una collezione di barche di tutti i tipi esistenti al mondo, dalle più semplici, le più rudimentali alle più sofisticate, le Formula Uno del mare.
Avevo davanti agli occhi tutto il mare, i venti, le onde, le barche e i modi per farle navigare. Tutta l’avventura umana che ci ha permesso di conoscere e capire il mare e il cielo al di sopra di esso. Tutto questo in migliaia di libri scritti e vissuti dall’alba dell’umanità. Il tesoro di Alì Babà, dove non manca niente, e che si rinnova man mano che vi si attinge. Bravissimo!

Bernard Moitessier
 
Buon vento, Marco!

domenica 3 novembre 2013

Nuova Settimana delle Egadi, le conclusioni


Marèttimo. all’orizzonte Favignana
Si è conclusa, come da programma, la Nuova Settimana delle Egadi a Favignana con la processione della Madonna del Rosario la benedizione delle barche in mare in prossimità del porto e i fuochi artificiali, organizzati dai pescatori di Favignana. L’iniziativa culturale dedicata al ricco patrimonio culturale delle isole Egadi con interventi che hanno spaziato dall’ambito naturalistico a quello storico e artistico ha avuto una buona accoglienza dalla popolazione. Il giovane sindaco Giuseppe Pagoto, raccogliendo le richieste degli abitanti, ha fortemente voluto questa prova generale di ottobre che – dice - “ha funzionato perfettamente grazie al lavoro di Giulia D’Angelo e Maria Guccione che hanno coordinato il lavoro di numerosissimi volontari. In particolare – continua il Sindaco – ringrazio gli albergatori e i ristoratori delle tre isole, perché senza il loro impegno di accoglienza gratuita ai relatori e giornalisti, non avremmo potuto effettuare la manifestazione per mancanza di fondi adeguati. Ora abbiamo costatato che La Nuova Settimana delle Egadi può e deve trasformarsi in una annuale tradizione territoriale di grande impatto emotivo e di alto valore culturale, così come in passato avevano pensato Nino Allegra e Gin Racheli – giustamente ricordati in apertura da Maria Guccione e Giulia D’Angelo. Ci incontreremo con tutti gli organizzatori di questa versione ridotta – continua Giuseppe Pagoto – entro la fine di ottobre per poter iniziare la completa Nuova Settimana delle Egadi ai primi di giugno 2014.”
Marèttimo, castello di Punta Troia
Gli incontri di quest’anno, si sono svolti all’interno dell’ex stabilimento Florio dove sono stati proiettati numerosi video riguardanti il Tonno, la Battaglia delle Egadi, l’Area Marina Protetta.
Dopo l’apertura del Sindaco e di Giampaolo Buonfiglio (presidente dell’ Agci-Agrital) che hanno parlato del piano di sviluppo locale, è intervenuto il direttore dell’Area Marina Protetta delle isole Egadi, Stefano Donati, che ha ricordato che quella delle Egadi, è la più vasta area marina protetta d’Europa, dove si trovano: la prateria di Posidonia Oceanica più estesa del Mediterraneo, grotte marine e più di 70 siti di immersione in un mare cristallino fino a grandi profondità. Foca monaca, capodogli, tartarughe, biodiversità e ricchezza di fauna marina uniche nel loro genere, come hanno dimostrato le diapositive proiettate. “Riuscire a controllare che nessuno faccia danno, è una grande lavoro che richiede molta attenzione e quindi anche denari” ha detto Stefano Donati, iniziando la campagna di raccolta fondi dell’Amp delle isole Egadi chiamata “Io sto con l’Area Marina Protetta”.
Levanzo, Grotta del Genovese
Si è proseguito poi con l’incontro di Archeologia subacquea e l’intervento ben documentato e appassionato del professor Sebastiano Tusa che ha spiegato come, grazie alla sua amicizia con l’americano George Bass, pioniere dell’archeologia subacquea, ha ottenuto la collaborazione gratuita della RPM Nautical Foundation. In tal modo ha potuto lavorare con gli strumenti più avanzati in questo campo, e ricostruire come si era svolta la battaglia della prima guerra punica avvenuta nelle Egadi nel 241 a.C. Tusa ha anche ricordato anche le indicazioni avute nel 1981 dal grande subacqueo Cecè Paladino (discendente della famiglia Florio), quando nel convegno internazionale di archeologia subacquea, organizzato nel 1984 da Giulia D’Angelo, durante la prima settimana delle Egadi, raccontò del ritrovamento di numerosissimi ceppi in piombo di ancore romane sistemate tutte in fila nella stessa direzione, sotto il mare di Levanzo in località Capo Grosso. Dopo circa trent’anni da quel primo convegno, grazie alla RPM e all’impegno costante di Sebastiano Tusa è stato possibile recuperare elmi, materiale ceramico e ben undici rostri appartenenti alle navi romane e cartaginesi che parteciparono alla grande battaglia che cambiò il destino del Mediterraneo e dei popoli che abitavano lungo le sue coste. “Mi batterò affinché tutti i reperti recuperati dal mare in queste acque rimangano esposti presso l’ex stabilimento Florio pur inviandoli nei vari musei del mondo quali ambasciatori delle isole Egadi.

Andar per Isole, il ricordo di Gin Racheli

Gin Racheli a Marèttimo nel 1998
La Nuova Settimana delle Egadi, il convegno che si è tenuto a Favignana lo scorso mese, è stato anche l’occasione per ricordare dei personaggi mitici che hanno lasciato il loro segno alle Egadi come Zu Sarino e Ignazio Buttitta. In particolare in apertura dei lavori è stata ricordata una grande scrittrice, Gin Racheli, che ci ha lasciati più di dieci anni fa. Gin è autrice della famosa collana Andar per Isole, una serie di volumi dedicati alle isole italiane alle quali aveva dedicato gran parte della sua vita da studiosa, con certosina pazienza ed infinita curiosità per tutti gli aspetti del luoghi che visitava. Le sue sono opere uniche, pietre miliari nella descrizioni del mondo delle isole, a cui poi rimaneva legata, come testimoniato dal suo girovagare da Pantelleria alle Eolie e alle Egadi, dall’Arcipelago Toscano a quello della Maddalena e del Sulcis.
Gin era persona garbata come poche, intellettualmente vivace, disponibilissima al dialogo e dalla cordiale, erudita conversazione, aveva uno sconfinato amore per la natura, l’ambiente, il mare e le Isole. Senza dimenticare che è stata anche autorevole dirigente di Italia Nostra, e ha fondato la Commissione Isole Minori Italiane.
La sua frequentazione con l’Arcipelago delle Egadi è testimoniato dal libro, ancora oggi attualissimo, Egadi mare e vita, e che si può ancora trovare, come anche tutti quelli che compongono la collana, presso la Libreria il Mare. È nel suo ricordo che le dedichiamo questo “post” con le testimonianze di chi l’ha conosciuta durante le sue ‘visite” alle Egadi. La prima è di Vito Vaccaro animatore dell’Associazione C.S.R.T. “Marèttimo” il sodalizio che opera a Marèttimo e nell’intero arcipelago delle Egadi nella realizzazione di iniziative e progetti per lo sviluppo dell’isola, il rafforzamento del tessuto sociale, il mantenimento e la promozione  della sua cultura e della sua identità storica. L’Associazione gestisce il Museo del Mare delle Attività e Tradizioni Marinare e dell’Emigrazione di Marèttimo, luogo fisico della memoria storica dell’isola. La seconda è quella di Giulia D’Angelo anche lei assidua frequentatrice di quelle isole.
 
Il ricordo di Gin Racheli di Vito Vaccaro, da Marèttimo
Gin Racheli a Marèttimo, 1998
Nel 1998 l’Associazione CSRT “Marettimo” celebrava il suo decimo anniversario con una serie d’incontri sul mondo marino e montano e sull’emigrazione. Per noi allora fu un grande onore avere come ospite la scrittrice Gin Racheli che conoscevamo per il suo preziosissimo e validissimo libro Egadi Mare e Vita  (edizione Mursia, 1979) che rimane una pietra miliare su tutti gli scritti dedicati al nostro arcipelago. Gin Racheli, da noi contatta telefonicamente qualche mese prima,  fu ben felice di partecipare al convegno organizzato a Marettimo e ritornava alle Egadi dopo l’ultima sua partecipazione ad un’edizione delle Settimana delle Egadi dove fu duramente contestata da alcuni isolani. Anche noi allora contestammo la Settimana delle Egadi, ma solamente per il poco coinvolgimento di Marettimo. A distanza di 25 anni bisogna ammettere che allora non capimmo  bene quali potenzialità poteva rappresentare per l’arcipelago l’iniziativa creata dall’ Ente Provinciale per il Turismo di Trapani e soprattutto che Gin Racheli  era dalla parte degli isolani.  Mentre gli altri convegnisti parlavano maggiormente di protezioni generali per le Egadi, Gin Racheli metteva in guardia sulle troppe protezioni, spesso sterili, che non avrebbero portato – senza il coinvolgimento della gente del posto – a nulla di costruttivo. Oggi le parole della scrittrice, scomparsa più di dieci anni fa, dovrebbero essere prese ad esempio da chi ci governa e cercare soprattutto di metterle in pratica il più possibile. Parlava, già allora, di Scuola e Centrali di Recupero del Mare, sempre con l’obiettivo di mantenere vive queste isole e soprattutto  rendere partecipi e protagonisti gli isolani.

Così scriveva e così l’abbiamo ricordata sul  Giornale delle Egadi nel febbraio del 2002 :
Chissà cos’è successo a questo povero paese che tra i tanti patrimoni s’è perduto anche il mare! Anzi, il mare prima degli altri: già quando, agli albori della ricostruzione post bellica, ci si lasciò tentare, sedurre e comprare dalla dottrina dell’industrializzazione prima e del turismo subito dopo, come panacea di tutti i  mali. Due inique scelte a senso unico, radicate in una visione solo economicistica e materialistica del vivere, con il denaro eretto a soggetto anziché ad oggetto, a simbolo della quantità; la qualità (e ce n’è ancora tanta in questo Paese nonostante la guerra) fu messa, lei, sul mercato come merce, come oggetto di speculazione. Il mare, in quanto serbatoio apparentemente inesauribile di qualità e di diversità, fu subito adocchiato per una golosa predazione sistematica. Ma non accadde soltanto questo. A monte delle scelte sbagliate, già c’era l’avere rinnegato la cultura nostra, mediterranea, per quella d’oltre atlantico. E forse la cultura nostra era comunque morta, in guerra. Le guerre non si dovrebbero fare non soltanto per i milioni di morti, ma per quell’unico morto che è la cultura dei popoli. La violenza è l’anticultura per eccellenza…” (Gin Racheli – Isole ed Insularità futura , 1996).
  
Isole e insularità
Scriveva anche nel marzo del 1998  su Il Giornale delle Egadi:
Festeggiare il decennale dell’Associazione CSRT “Marettimo” con un convegno d’ incontro con “quelli di Monterey”, è il meglio che potevate fare, amici cari! In realtà mettete a confronto voi con voi stessi: le radici della vostra piccola patria comune con la meravigliosa fioritura della sua grande chioma transmarina.
E allora si può davvero parlare tra “gente di mare” e anche dare un contributo di urgente chiarificazione e di palese testimonianza ai pensieri così confusi di chi qui da noi dovrebbe governare il mare e non conosce la storia, la tempra e il valore imprenditivo di chi già da secoli in mare vive, agisce, tesse le trame delle rotte internazionali, crea le ricchezze, coltiva le risorse.
Partendo dal dialogare affettuoso tra i Marettimari che restano e quelli che varcano l’oceano come uccelli delle tempeste e poi navigano su su fino all’Alaska e poi vivono disinvoltamente a Monterey, per tornare infine ad adorare quel loro scoglio benedetto più importante di tutto , partendo da questo dialogo tribale – dicevo – mi sarà più facile, spero, parlare della mia ultradecennale idea di fare delle nostre Isole Minori le Centrali di Recupero del Mare , nutrendo la speranza di aprire le menti dei governanti alla comprensione del gran tesoro che già abbiamo, e al riconoscimento della priorità della “Civiltà del Mare” operante, sulla astratta politica dei decreti.
Eolie
“Riserve quali prospettive”? è uno dei temi in programma. A domanda di questo tipo non si possono formulare risposte nelle chiuse stanze dei ministeri: bisogna uscire in mare aperto e andare a intrecciare dialoghi con chi, per esperienza di vita, ha appreso l’arte di navigare tracciando le rotte sulla conoscenza dei segni del cielo e dei venti. La tutela dell’ambiente marino non dipende dalla lettura della legge; una riserva non può realizzarsi ponendo divieti a chi per esperienza e per tradizione storica è Re dei segreti della coltivazione del mare.
Credo che nei conversari dei Marettimari che si ritrovano tra loro ci siano le chiavi di molte tra le più interessanti prospettive di gestione di una riserva, purché si stabilisca il benedetto dialogo alla pari tra i governanti e governatori, tra diverse dignità di competenze”.

La Maddalena
Questo il ricordo di Giulia D’Angelo:
Non posso far altro che aggiungere a quanto ricordato da Vaccaro, come conobbi Gin e quanta influenza ebbe su di me. Gin mi venne a trovare presso la Libreria Internazionale il Mare a Roma, raccontandomi, come e perché avesse inventato per l’editore Mursia la collana “Andar per isole”. Ricordo la sua voce roca mentre mi diceva quanto avesse imparato ad amare gli isolani dopo che, a causa di una malattia, aveva dovuto abbandonare il suo lavoro di dirigente industriale nel 1976. Fu così che con un gruppo di studio iniziò a viaggiare lungo il Tirreno per scoprire e raccontare delle nostre meravigliose piccole isole. Iniziò ad amare profondamente gli isolani, per i quali si adoperò per trovare chiavi di sviluppo e di prosperità. Per evitare di fumare sigarette che i medici le avevano proibito, fumava la pipa, e per quei tempi una donna che fumava la pipa era uno scandalo, ma Gin non se ne curava. Era sempre stata una ribelle e in Emilia, (la sua terra d’origine) giovanissima, partecipava come staffetta con i partigiani che combattevano contro il fascismo. 

mercoledì 30 ottobre 2013

Il ritorno alle origini


Era il 2000 quando da via del Vantaggio la libreria si trasferì in via di Ripetta. Ora dopo tredici anni torna nello stesso locale da dove era venuta, al numero 19. Un trasferimento veramente breve, poco meno di una trentina di passi. 
Tredici anni intensissimi che hanno permesso, considerata la grandezza del locale – più di duecento metri quadrati senza contare l’equivalente superficie di magazzino – l’organizzazione di decine e decine di eventi, presentazioni, corsi, insomma di tutto e di più. Una documentazione fatta di inviti, locandine, ritagli stampa, atti che ora, a futura memoria, sono ben custoditi in tanti faldoni. Un costante lavoro che Giulia, Marco con la collaborazione di Francesca Bizziccari hanno portato avanti con dedizione e costanza. I libri delle firme – sistemati nel leggio proprio all’ingresso – testimoniano invece l’internazionalità della libreria. A scorrere tutte quelle pagine si leggono dediche e attestati di simpatia e di stima in tutte le lingue, dal cinese all’arabo, dal coreano allo spagnolo. E gli appassionati frequentatori ne sono i testimoni. L’ultimo evento organizzato è stato il sesto corso di cucina di mare, “Te lo cucino io pesce”.
È stata la crisi che attraversa il nostro paese, e le librerie ne risentono in particolare modo, a costringere il ridimensionamento della libreria. Le troppe spese con la drastica riduzione degli incassi potevano strangolarla. Così la decisione di tornare ai cinquanta metri quadrati di via del Vantaggio.
Marco tra le sue “creature”
Ma la riduzione della superficie non significa affatto la riduzione dell’impegno che ora soprattutto Marco, da solo, darà nella nuova gestione. E già, è risaputo, “mamma” Giulia ormai in età da pensione, non l’accompagnerà in questa nuova avventura. Marco con l’età (il prossimo 4 novembre sarà un cinquantino, come direbbe Montalbano) ha maturato tutta quell’esperienza e soprattutto la conoscenza, da vero e perfetto librario, di quelle migliaia di libri che ora sta allineando e sistemando nei nuovi scaffali. Senza contare la sua specialità, io dico da cane da tartufi, prendendolo un po’ in giro, nella ricerca di testi ormai fuori catalogo e di libri antichi. Ma oltre a conoscere testi e autori, conosce, come pochi, una varietà incredibile di gadget e di strumenti utili per la barca e la navigazione. Senza dimenticare che tutto questo è disponibile online nel sito ilmare.com con un efficientissimo sistema di consegna. Vale la pena ricordare, a proposito di esperienza, che la libreria è stata la prima in assoluto in Italia, negli anni ’80, a dotarsi di un proprio sito di vendita per corrispondenza.
Giulia in via del Vantaggio
La nuova sede in via del Vantaggio 19 è stata progettata per stupire, è illuminata a giorno con un illuminamento di 700-800 lux, misurati a un metro dal pavimento, che è il doppio dei valori che si usano nei supermercati! Ciò significa che abbiamo una luce molto intensa semplicemente utilizzando 9 watt a metro quadrato, davvero poco. Basta fare il paragone con il proprio appartamento e vedere quante lampadine occorrono per illuminarlo, come minimo occorrono 30-50 watt per metro quadrato.
E questo è stato possibile perché sono state installate lampade a LED di ultimissima generazione che superano di gran lunga i limiti fissati dal regolamento comunitario del 2012 per l’efficienza energetica che va da un minimo di 90 a un massimo di 120 lumen per watt. Il paragone è questo: le vecchie lampadine a incandescenza, ormai fuorilegge, danno 7-8 lumen per watt, quelle a basso consumo vanno intorno ai 20-30 lumen.
Il trasloco
Il risultato è che per illuminare tutta la libreria abbiamo un assorbimento di solo mezzo Kilowatt! Al contrario se invece avessimo utilizzato lampade alogene o quant’altro ne avremmo uno di 4-5 Kw, quasi dieci volte di più. In definitiva la libreria come efficienza energetica sarà più “prestante’ delle normative vigenti. Per dimostrarlo, anche agli increduli, installeremo nella vetrina in basso un misuratore di energia che indica istantaneamente quanta energia viene consumata per l’illuminazione.
Questa dell’efficienza nell’illuminazione forse è la cosa più facile da fare, basta cambiare la lampadine. Un cosa alla portata di tutti. Ci sono anche delle direttive CEE che ci obbligano a sostituire le vecchie lampade a incandescenza. Naturalmente anche il condizionatore caldo freddo installato è classe tripla A, il massimo della tecnologia. In posizione di raffreddamento con un solo watt di energia elettrica riesce a produrre 4 watt di freddo, quindi è una pompa di calore ad altissima efficienza che può usufruire degli incentivi fiscali per gli interventi particolarmente efficienti. In pratica per dieci anni si deduce il 65% della spesa sostenuta. Dei 3 Kw installati solo mezzo se ne usa per l’illuminazione.
Abbiamo messo insieme tanta tecnologia con un po' di artigianato perché comunque abbiamo dovuto far combaciare la tecnologia e il design con l’esigenza di avere certi livelli luminosi. I portalampada sono europei e italiani mentre le lampadine, i LED, sono costruite in Cina con materiali americani e coreani; in Cina perché hanno capacità tecnologiche molto alte e il costo della manodopera è il più basso che ci sia in giro per il mondo.
Gianlorenzo Positano
Se avessimo usato normali lampade a basso consumo avremmo speso il 50% in meno, però il maggiore costo si recupera in un anno; inoltre siccome i LED hanno una vita superiore ai 10 anni rispetto alle altre che hanno una vita poco più di un anno, max due, si ottiene un risparmio incredibile, considerando che nel corso dei dieci anni di dovrebbe rinnovare 5 volte il parco delle lampade.
Il principio del LED è che quasi tutta l’energia che produce viene trasformata in energia visibile, energia che l’occhio umano può vedere sotto forma di luce, mentre tutte le altre lampade hanno una percentuale altissima con una lunghezza d’onda sotto forma di calore che l’occhio umano non vede. Sono lampade che scaldano come piccole stufette inutili però ai fini dell’illuminazione.
Paolo Bernacca e Alessandro Perugini
Il progetto illuminazione è opera di Lino Lamorgese, un valente ingegnere appassionato velista che frequenta la libreria dalla nascita, dai tempi di piazza Farnese. È il titolare di un’azienda, l’Ecotecna, specializzata nella scienza energetica e distribuisce anche lle lampade ad alta efficienza.
Il progetto architettonico e di arredamento invece è di un altro amico della libreria di lunga data, l’architetto Gian Lorenzo Positano, che ha avuto la capacità di far rivivere, in chiave moderna rispondente alle nuove esigenze, la libreria come la ricordiamo.
Infine non si può non ricordare l’efficiente collaborazione nel trasloco e nel contemporaneo inventario, di Francesca Bizziccari e di Alessandro Perugini che per anni sono stati le “colonne” della libreria.
Naturalmente riconoscerete la grafica del cartello che indica il cambio di sede. È quella di Paolo Bernacca, grafico designer che da sempre “veste” gli annunci della libreria il Mare.
Maurizio Bizziccari

P.S.
Per modestia non ho parlato del mio determinante apporto in questa faticosissima operazione…

Il fisco aggiusta la rotta: sarà rimborsata la tassa 2013


La sua tassa verrà rimborsata?
Intervistato dal nostro amico Roberto Neglia  in occasione del Convegno “Scegliere la Nautica” – tenutosi durante il 53° Salone di Genova – il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha annunciato: “stiamo preparando un provvedimento che prelude ai rimborsi di quanto versato nel 2013”. Ricordiamo che il governo Letta, nel tentativo di rimediare al disastro fatto da Monti – costato decine di migliaia di posti di lavoro nell’indotto del turismo nautico – aveva approvato la cancellazione della tassa di possesso sulle barche fino a 14 metri e la riduzione del 50% per quelle fino a 20 metri. Si completa dunque il percorso che ha visto UCINA Confindustria Nautica battersi in difesa dei diportisti, prima riducendo a un decimo le aliquote senza senso inizialmente ipotizzate, poi trasformando la tassa di stazionamento in una più equa tassa di possesso, infine introducendo la riduzione del 50% per le barche a vela, l’abbattimento per vetusta e l’esenzione per le attività commerciali.
Roberto Neglia e Attilio Befera
Inoltre con il nuovo redditometro è stato compiuto un importante passo nei confronti delle richieste di UCINA che chiedeva la fine della penalizzazione degli appassionati del mare rispetto a chi sostiene spese voluttuarie per altri beni” – ha sostenuto il numero uno dell’Agenzia rispondendo alle domande di Neglia che proprio per la stessa Associazione di categoria ha tenuto aperto il dialogo in questi anni non facili –. Dal 2013 lo strumento di verifica del fisco prevede infatti che ogni spesa - di qualsiasi tipo - assume identica rilevanza ai fini della valutazione del contribuente, cancellando i vecchi parametri moltiplicatori che penalizzavano le barche. Fino allo scorso anno il vecchio Redditometro moltiplica va fino a otto volte il valore presunto della barca.
Befera ha anche tenuto a battesimo la pubblicazione “Nautica e Fisco”, edita da Confindustria Nautica in collaborazione con l’Amministrazione finanziaria. Un compendio di tutti gli aspetti fiscali legati all’acquisto all’approvvigionamento, alle dotazioni e ai servizi per la barca, il leasing, la locazione, il noleggio e il neo istituito noleggio occasionale delle unità private, la costruzione e la gestione del porto turistico, il contratto di ormeggio, la cessione della proprietà superficiaria, le concessioni demaniali.
Circa il rimborso della tassa, l’Agenzia delle Entrate ha reso disponinbile il modello per la restituzione. La domanda può essere presentata esclusivamente in via telematica a partire dal 18 novembre 2013, dai contribuenti che hanno già versato la tassa ma hanno diritto all’esenzione dal pagamento o alla riduzione al 50% dopo l’entrata in vigore del Decreto Legge n. 69 del 21 giugno 2013. Ma questo modello può essere utilizzato anche per chiedere il rimborso delle somme versate in più per i più svariati motivi, come un errore di computo o la duplicazione dei versamenti. Il form è disponibile in formato elettronico sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) e sul sito internet del Ministero dell’Economia e delle Finanze (www.finanze.gov.it). Per accelerare le procedure di liquidazione dei rimborsi è inoltre possibile allegare all’istanza di rimborso per via telematica la copia della licenza di navigazione in formato “Pdf”. La trasmissione telematica può essere effettuata utilizzando il software “RimborsoTassaUnitàdaDiporto”, anche questo disponibile sul sito delle Entrate sempre a partire dal 18 novembre prossimo.
Marco Firrao

sabato 26 ottobre 2013

Ancora caccia grossa nel mare di Sicilia: il relitto di Stentinello ha restituito cinque zanne di elefante


Ancora una sorpresa nei mari siciliani. E che sorpresa! A finire in prima pagina sono ancora gli elefanti. Dopo il rinvenimento (ne abbiamo parlato a fine agosto) nei fondali di Campobello di Mazara della zanna fossile di un elefante vissuto in Sicilia tra centomila e duecentomila anni fa, all’inizio di ottobre nel mare di Siracusa, sono state recuperate alcune zanne di elefante di varia lunghezza. Non sono fossili, ma molto, molto più giovani, hanno poco più di duemila anni! In particolare sono stati individuati e parzialmente recuperati frammenti di almeno cinque zanne tra le quali una completa. Si tratta, argomentano gli archeologi, di una limitata spedizione di avorio inserita in un carico di anfore destinato ad alimentare il ricco artigianato di Siracusa a quel tempo particolarmente ricco e fiorente.
La zanna intera è lunga 105 centimetri e insieme agli altre frammenti attualmente in corso di restauro con il primo processo di desalinizzazione in acqua dolce, presso i laboratori della Soprintendenza del Mare a Palermo e di studio da parte del paleontologo siracusano Salvo Chilardi.
La ricerca si è svolta nell’ambito di un vasto progetto di verifica dei rinvenimenti effettuati nel passato con documentazioni e localizzazioni imprecise, sul relitto di Stentinello già molti decenni fa identificato da Gerard Kapitaen nelle acque tra Santa Panagia e Thapsos a una profondità di circa 10 metri.
La Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana ha svolto una campagna di investigazioni mirate all'approfondimento delle conoscenze del relitto che ha portato a questa eccezionale scoperta. Con il fondamentale contributo di Enzo Bongiovanni, le tracce del relitto sono state identificate ed è stata effettuata un’approfondita ricognizione dell’area che ha portato ad arricchire il quadro cognitivo esistente con alcune novità di grande rilievo.
Pur non resistendo nulla a vista dello scafo ligneo del relitto, si è documentata la presenza di una gran quantità di resti di anfore fortemente concrezionate tra loro ed agli affioramenti rocciosi che emergono dal fondo roccioso pertinenti parzialmente alla zavorra litica della nave affondata.
Le caratteristiche tipologiche delle anfore costituenti il carico confermano quanto a suo tempo indicò Kapitaen, cioè anfore del tipo Corinzio B databili tra il IV e gli inizi del III sec. a.C. Tuttavia queste anfore dalla tipica bocca ovale sono state recentemente riclassificate e attribuite o a fabbriche corciresi o, addirittura, probabilmente magno greche.
Il relitto di Stentinello è stato scoperto nel 1968 e le prime anfore sono state recuperate nel 1969. Il sito non è stato oggetto di depredamento anche perché di difficile individuazione e molto vicino alle raffinerie petrolifere presenti in quella zona. Fra l’altro, come si nota nelle fotografie, le parti di ceramica sono praticamente “cementate” fra di loro in grossi ammassi. Le fotografie sono relative alla stessa zanna sia sopra che sott’acqua. È stata recuperata in due immersioni diverse. La punta della zanna nella foto esterna fa parte del resto della zanna nell’altra foto esterna con la zanna ricomposta.
Gerard Kapitaen considerato uno dei padri dell’archeologia subacquea moderna è morto nel dicembre 2011.  
A Siracusa e nella sua provincia ha svolto ricerche archeologiche fondamentali, salvando e studiando un enorme patrimonio che altrimenti sarebbe stato preda dei clandestini. Nato negli anni venti in quella che poi diventò la Germania Est, ha vissuto a Siracusa sin dai primi anni sessanta svolgendo importantissime ricerche, tanto che ci sono anfore che portano il suo nome.
Le operazioni a mare si sono svolte con il fondamentale supporto della Capitaneria di Porto di Siracusa – Sezione di Santa Panagia e il Sig. Moscuzza del “Gruppo Barcaioli” di Siracusa.  
Le fotografie sono di Salvo Emma e di Enzo Bongiovanni