martedì 30 ottobre 2012

Relitto di Marausa: dal gioco del Lotto ottocentomila euro per un recupero d’eccezione


“A che punto siamo con il restauro? Siamo a mezza strada, i tempi previsti per il trattamento erano due anni e ora siamo esattamente a un anno dal recupero dei legni che è stato ultimato il 3 ottobre 2011, oggi è il 16 quindi giusto un anno” fa sapere Giovanni Gallo direttore tecnico e responsabile scientifico di «Legni e segni della memoria», la società di Salerno, alla ribalta per la loro tecnica innovativa, invece di consolidare i legni con il PEG ricorrono alla disidratazione e alla basse pressioni. A loro è stato affidato il restauro dei legni del relitto di Marausa, una nave oneraria romana del terzo secolo d. C.
“Abbiamo tolto, precisa, delle gran secchiate d’acqua che inzuppava, impregnava le centinaia di pezzi recuperati, circa settecento, lunghi da 40 centimetri a qualche metro.

Nella foto sopra: I resti della nave coperti dal deposito di matta di posidonia
A ds. Testa di madiere sulla chiglia e al di sotto dei due paramezzali

Sono i legni che formano le tessere di un mosaico che tra un anno saremo in grado di ricostruire. È stato un gran lavoro, perché siamo partiti da percentuali di acqua intorno al 650% per arrivare ai contenuti normali del legno che sono del 20, 25% ”.
Il trasporto in superficie
Marausa dista pochi chilometri da Trapani, il relitto, una grande porzione  di una nave  da trasporto, doveva essere lunga più di venti metri e larga circa 9, di epoca tardo romana, è stato individuato nel 1999 dalla locale sezione dell’Archeoclub. Normalmente i relitti in legno di navi antiche per le complessità che comporterebbero il recupero si preferisce lasciarli dove si trovano, specie se sono in acque profonde; questo però è stato un caso eccezionale, sia per le dimensioni sia perché era a “portata di mano”, alla profondità di non più di due metri e a pochi passi dalla spiaggia, e per ultimo era in ottimo stato di conservazione perché ricoperto da una spessa coltre di matta di posidonia che per secoli, crescendovi sopra, aveva sigillato il sito e ne aveva permesso la conservazione, proteggendo nello stesso tempo dall’erosione la linea di costa e quei bassi fondali.
Il sistema con binario per i recuperi
Un ritrovamento assolutamente fortuito: alcuni ragazzi facevano il bagno nelle vicinanze e notarono alcuni grossi frammenti di anfore. La corrente marina che lambiva il relitto era stata alterata dalla costruzione abusiva di un piccolo molo, modificando il suo flusso, la corrente scavò la sabbia mettendo in luce scafo e carico.
Queste le circostanze che hanno restituito il relitto, sul fondale era aperto come un libro, ben conservato soprattutto nella parte centrale,
 mentre non lo erano molte ordinate e il fasciame esterno aggrediti dalla teredine (Teredo navalis). 

A sn. Il bordo occidentale dello scafo conservato con le ordinate ed il fasciame interno

Così, a dieci anni dal ritrovamento, la Soprintendenza del Mare siciliana, grazie al costante e tenace impegno del suo direttore Sebastiano Tusa, con il finanziamento di oltre 800 mila euro arrivato dai cosiddetti fondi del gioco del Lotto, nel 2009 ha iniziato una campagna sistematica di scavo durata tre anni con il lavoro interdisciplinare di archeologi, subacquei, ingegneri, restauratori e storici.
Il primo intervento di scavo chiarì l’esatta consistenza del relitto, delle sue caratteristiche e dello stato di conservazione, nonché alla raccolta degli elementi utili alla redazione del progetto di scavo, recupero e conservazione dell’intero relitto.

giovedì 25 ottobre 2012

Shorebreak, la potenza delle onde hawaiane fotografate dal loro interno


“The shorebreak is my comfort zone. I absolutely love it. It's always different. The light, the colors, the water, the sand and what happens to it. And to be there to capture it and share it with the world... what a dream..”  Clark Little

“Le mie fotografie sono in grado di trasmettere una visione molto particolare che non sareste mai in grado di vedere”, così Clark ha selezionato i suoi migliori scatti in un volume di 182 pagine con oltre 100 foto a colori, un vero e proprio libro da collezione, The Shorebreak Art of the Clatk Little, letteralmente onde che si infrangono sulla costa, pubblicato negli Stati Uniti e disponibile anche nella nostra Libreria.

“Egoista d’un surfista, perché non mi porti un po’ delle tue onde in casa? vorrei appenderne una qui, proprio qui, in camera da letto!”, sbottò un giorno la moglie. Potrebbe essere questo l’incipit del racconto biografico che vede come protagonista Clark Little, oggi fotografo di fama internazionale e prima ancora surfista d’eccezione. 
Clark Little
La storia ha inizio 45 anni fa a Napa, in California, dove Clark nasce e prende corpo solo due anni dopo alle Hawaii, nuova destinazione per tutta la famiglia. Quando nel 1978 esce il film Big Wednesday (Un mercoledì da leoni) dedicato al mondo del surf, Clark era un adolescente e probabilmente il suo idolo era Matt, il più spericolato dei tre protagonisti del film. Ci piace immaginare che sia stato Clark il giovane surfista che riceve in dono da Matt la tavola, come nel finale del film. Ma questa è pura fantasia.
Comunque Clark cresce, anche lui, tra le onde del Pacifico, che lo educano ad affrontarle e superarle, con il talento temerario di chi intuisce che di fronte a certi fenomeni o si è uomini di visione o si è spacciati. Il Shorebreak diventa così la sua disciplina: cavalcare onde che si infrangono a riva, veloci e potenti come solo la Natura sa essere. Negli anni ottanta e novanta è il pioniere del surf in shorebreak a Waimea Bay, le cronache lo ricordano decollare su onde da brivido e uscirne indenne. Quella tensione a perseguire la perfezione delle forma naturali, a fondersi con l’elemento un attimo prima del caos, a sentire il silenzio che si infrange nel boato sordo della trasformazione, quel bisogno vitale di sentirsi parte della potenza del Mare. 

Top Books on the Sea, parliamo di fari, le sentinelle del mare

Immagine di fantasia del faro di Alessandria
Top Books on the Sea ha iniziato il suo cammino all’interno del nostro blog presentando la storia dei transatlantici attraverso i manifesti delle compagnie di navigazione. Ora parliamo di fari visto che è l’argomento tra i più “cliccati” nel sito della nostra libreria e tanti sono i libri presenti nel catalogo mare.com. Per questo in questa seconda uscita puntiamo su queste opere mirabili conosciute come strutture architettoniche tra le più affascinanti per la sicurezza della navigazione e dell'orientamento. Fra tutte quella di Alessandria che aveva, a detta di Plinio il Vecchio, una luce fissa talmente potente che a distanza, per la sua altezza, poteva essere scambiata dai naviganti per quella di una stella. E pensare che per avere quella luce sono state bruciate intere foreste. Gli antichi ci raccontano come molti fari fossero veri e propri punti di riferimento anche per il commercio che vi si svolgeva intorno, con tanto di souvenir venduti ai “turisti” di passaggio: una vita senza dubbio molto intensa, dedicata al loro presidio e funzionamento, alla manutenzione e alle numerose attività indotte.

Una visione dei fari molto diversa da quella romantica, che li vede come remote e solitarie sentinelle del mare. Abbiamo selezionato per voi alcuni dei libri che a nostro avviso renderebbero più ricca la vostra biblioteca. Nei libri che proponiamo alla vostra attenzione si parla di quelli perfettamente funzionanti, le vere sentinelle del mare.
Iniziamo con la prima e unica collana dedicata ai fari italiani con il titolo L'Architettura dei Fari Italiani di Cristiana Bartolomei e Giuseppe Amoruso. Pubblicata tra il 2005 e il 2010 è un’opera in quattro volumi, descrivono con estremo rigore scientifico più di 200 fari italiani e rappresenta anche un contributo per salvare e rivitalizzare i fari a volte dimenticati. Nel primo volume sono descritti i 45 fari attualmente in funzione lungo le coste dell'Adriatico e dello Ionio. Per la prima volta sono documentati con disegni e illustrazioni originali, descrivendone stato, tipologia e materiali. Il secondo è dedicato ai 53 fari in funzione lungo le coste del Mar Tirreno, una guida di viaggio lungo le coste di Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Calabria con fotografie di grande formato e disegni originali. Il terzo parla  dei 27 fari costieri della Sardegna, con il suo catalogo illustrato fari presenti, un grande patrimonio architettonico e paesaggistico.
Un itinerario che propone un modo nuovo e diverso di viaggiare alla scoperta di queste straordinarie architetture delle coste. Infine il quarto è dedicato alla Sicilia, ai suoi fari, tra i più numerosi e straordinari, tra i circa 155 fari principali italiani, la Sicilia ne rappresenta più di un quarto. Torri, bastioni, castelli, tonnare e poi isole, isolotti, scogli, rocce, porti e spiagge: queste le architetture ed i paesaggi che ospitano i fari siciliani. A loro è affidata la sicurezza di due mari, lo Ionio ed il Tirreno.
A ds Faro di Marina di Ragusa


Scollochiamoci per un’Un’altra Vita, ce lo consiglia Simone Perotti

Simone Perotti
Due anni fa il Perotti, quando presentammo nella nostra libreria il suo Adesso basta, affermava: “Il mio sogno è diventare un uomo, prima di tutto. E più vado avanti più capisco quanta strada c’è ancora da fare. Non è semplice essere un uomo o una donna, e il fatto che nessuno parli di questo è avvilente. Ma assolve a un piano preciso se ci fossero molti uomini in circolazione il potere non potrebbe controllarli, un uomo vero non si fa controllare. Ho lasciato soldi, carriera, quel piccolo potere conquistato, e ora scrivo, il motivo per cui sono nato. E navigo, per vivere, ma anche per non perdermi. Scrivere è la la mia vita. Navigare il mio sostentamento.”
Oggi con Ufficio di scollocamento completa il suo percorso logico e coerentemente afferma: “Noi possiamo cambiare la nostra vita, possiamo fare da soli. Occorre forse un ufficio di scollocamento per rendersene conto e poi lavorare per il cambiamento olistico (con un approccio interdisciplinare e globale), interiore, esistenziale, filosofico, politico di noi stessi e poi a rimpossessassi delle dotazioni necessarie, che sono quelle della tensione morale verso la propria salute, delle doti manuali, delle possibilità di autoprodurre per esempio nella microagricoltura, nella microgenerazione di energia, infine occorre iniziare un percorso per scollocarsi sempre che non si voglia attendere l’ordine del comandante che ho il sospetto non arriverà…
 A ds. Marco Firrao, Simone Perotti, Giulia D’Angelo e Giuliano Gallo, in libreria nel novembre 2010

Il messaggio è chiaro e forte, e Simone ce lo lancia a chiara lettere con il suo ultimo libro scritto a quattro mani insieme a Paolo Ermani, e con “Un’altra vita” un programma di Rai5 che va in onda il giovedì in prima serata a partire da oggi. È un viaggio in sei puntate, con Simone nella inedita veste di conduttore, per raccontare storie vere di persone che hanno detto “adesso basta” e che hanno “svoltato”, cogliendo l’opportunità di modificare radicalmente la propria esistenza, verso Un’altra vita, appunto. Ogni puntata svilupperà un tema principale a cui si riferiranno le storie vissute dei protagonisti. Ogni tema verrà “rappresentato” da un personaggio; in queste sei puntate ci saranno Gino Strada, Silvano Agosti, Padre Natale Brescianini, Massimo Fini, Pinuccio Sciola, Oscar Farinetti.

Carta stampata e televisione che interagiscono e che, ovviamente, si integrano l’una con l’altra in perfetta sinergia.
L’insieme, un giusto mix, è rivolto ai workalcolic, i moderni drogati dal lavoro, ma anche a chi prova l'impulso di voler cambiare vita, insoddisfatto da quello che fa, e a chi sente di aver messo da parte per troppo tempo le proprie passioni e inclinazioni, a chi vuole smettere di partecipare a questo mondo storto.
Una proposta che nasce da culture ed esperienze vicine al pensiero della decrescita, a quello ambientalista, al neopauperismo, al downshifting, al recupero della manualità e a tutte le numerose correnti di pensiero che animano l'ampio tentativo di costruire una cultura alternativa. Al già alto numero di individui che decidono di cambiare vita, la crisi ha aggiunto le vittime della crisi. Tante, tantissime ormai. Ma una crisi è anche una grande opportunità. Sempre più persone, in Italia e nel mondo, decidono di cambiare vita e lavoro, operando scelte personali e collettive in direzione di una vita a basso impatto esistenziale, relazionale, psicologico, oltre che ambientale ed economico. Per questo gli autori hanno avviato un gruppo composto da psicologi, esperti di lavoro alternativo, avvocati, ma anche e soprattutto lifecoach, scrittori, economisti, esperti di ambiente, per aiutare le persone a mettere in pratica le proprie motivazioni interiori.

mercoledì 24 ottobre 2012

Land Grabbing, una nuova forma di colonialismo?

Anche Terra Madre a Che tempo che fa per bocca di Carlo Petrini ha lanciato l’ennesimo allarme contro il Land Grabbing. È un termine inglese, Land sta per terra, Grabbing sta per cercare di impadronirsi, in pratica rapinare. A livello di grande comunicazione se ne sa ancora poco, ma presto ci dovremo abituare, entrerà nelle nostre case come di prepotenza è entrato il termine spread.
Il Land Grabbing è praticato da multinazionali e nazioni ricche come la Cina, l’India, la Corea del Sud, l’Arabia Saudita, il Brasile e la Russia che danno la caccia a terreni, nei paesi poveri, per praticare a basso costo un’agricoltura intensiva di monocolture. 
Una rapina violenta che viola sistematicamente i fondamentali diritti al cibo e alla vita nei confronti dei contadini dei paesi del terzo mondo che da secoli vivono su quelle terre che garantisco la loro, seppur misera, sopravvivenza.
È un sistema che fa parte della storia umana ma in questo primo decennio è venuto alla ribalta nei paesi in via di sviluppo in seguito alla crisi dei prezzi agricoli. La crisi ha evidenziato il problema della sicurezza alimentare nei paesi sviluppati e nello stesso tempo ha creato per investitori e speculatori senza scrupoli, nuove opportunità economiche nel campo agricolo per produrre non solo cibo ma anche biocarburanti. Sono ottenuti da biomasse che derivano da cereali,  canna da zucchero, mais ecc. e sono accusati di ridurre la disponibilità di derrate alimentari e di aumentare la fame nel mondo.

lunedì 22 ottobre 2012

Il Giorno di Ripetta, una grande festa!

Tutto come da programma. Una bella festa con la partecipazione di migliaia di persone durante tutta la giornata del 20 ottobre, attirate dalla bellezza della strada che collega Piazza del Popolo con Piazza Augusto Imperatore e l’Ara Pacis, che in questi giorni, a causa dei lavori di restailing, attesi da circa 50 anni, è priva di autobus a due piani, furgoni, camion, motorini. “Si può finalmente respirare, in un’oasi di pace del centro storico” dicono commercianti e residenti. “Le polveri sottili, date dal traffico convulso, fanno male alla salute di residenti e commercianti e si depositano ovunque” dice Mario Bernabei di Eurovillage. “Il futuro della strada e del centro di Roma, non può che essere la pedonalizzazione, supportata da autobus elettrici e da parcheggi, proprio per salvaguardare in primo luogo la salute dei cittadini.”
“In questi giorni senza traffico, ho visto un aumento vistoso dell’emissione degli scontrini, quindi credo che la pedonalizzzione sia un fatto economico positivo anche per i commercianti. Non dobbiamo fermarci nella richiesta della pedonalizzazione, solo perché alcuni commercianti e residenti delle vie limitrofe, vogliono parcheggiare a vista le loro vetture” Dice Andrea Valeri del negozio di Alimentari che si trova nei locali che un centinaio di anni fa erano adibiti a forno. Anche Benedetta Borghese, del Comitato di Passeggiata Ripetta, è venuta alla Libreria Il Mare e ci ha detto.“Avevate ragione Via Ripetta ora è bellissima, ma sarà necessario un programma per la viabilità delle strade vicine e per evitare che i bus turistici transitino in tutto il centro storico”.
La festa, organizzata e pagata dai commercianti di Via di Ripetta è iniziata intorno alle 16,00 con lo spettacolo delle marionette e la distribuzione di palloncini colorati e zucchero filato a tutti i bambini. All’inizio e alla fine della strada due grandi gonfaloni, conservati dal Ferramenta Luigi Torresi, con i simboli storici di Ripetta.In mostra nelle vetrine dei negozi, le vecchie foto storiche di Via di Ripetta conservate e messe a disposizione dalla ditta Carucci, (negozio storico della via con 110 anni di attività). La banda dei Vigili Urbani è partita da Piazza del Popolo e con il Sindaco Giovanni Alemanno in testa ha percorso la strada, fermandosi ogni tanto a salutare i vari commercianti, fin quando, arrivata all’altezza della Libreria Internazionale Il Mare è stata bloccata da meno di dieci persone guidate da un piccolo politicante passato da vari partiti, che vuole farsi campagna elettorale e mettersi in mostra.
Da notare che tra questo gruppetto di disturbatori di una festa popolare finanziata dai commercianti, non c’era nessun residente di via di Ripetta. Un solo commerciante della via si è legato a questo minuscolo gruppo, facendosi strumentalizzare dal personaggio in questione. I disturbatori gridavano come dei forsennati nelle orecchie del sindaco, che non volevano la pedonalizzazione della strada, e che avevano raccolto circa 150 firme a tale scopo. Con infinita pazienza Giovanni Alemanno ha cercato di calmarli, facendoli ragionare e facendogli presente che invece tutti i commercianti, (tre esclusi) di Via di Ripetta gli avevano consegnato oltre mille firme per chiedere la pedonalizzazione e quindi si è dichiarato disponibile a partecipare ad un confronto pubblico per poi prendere delle decisioni, ricordando che esiste una vecchia delibera comunale che prevede la pedonalizzazione del Tridente.
Subito dopo la festa è proseguita senza più interruzioni. La banda ha proseguito il suo concerto fermandosi alla piazza Ferro di Cavallo, il cui palazzo fu fatto costruire nella metà dell’800 da Papa Gregorio XVI “per ospitare le Arti belle” dove tutt’ora si trovano l’Accademia e il Liceo di Belle Arti.
I commercianti hanno offerto a turisti, residenti e cittadini romani, un aperitivo. I vini sono stati offerti da alcuni professionisti e commercianti della Via e qualche fornitore ha sponsorizzato i commercianti. Ad esempio la Libreria Internazionale Il Mare ha offerto i Vini Camponeschi e La Vigna del Purgatorio, i prodotti ittici marinati, messi a disposizione dall’Agenzia Ittica srl -Agci Circeo Pesca. Per finire il caffè Morganti che vanta 120 anni di storia. Ha infatti iniziato la sua attività in Via di Ripetta quando il caffè arrivava dal mare con le imbarcazioni che sostavano nei Porti di Ripa Grande e di Ripetta.
Il negozio di Alimentari Valeri, ha offerto una porchetta. Mentre la signora Luciana di Eurovillage ha preparato pizzette, insalate di riso e altri prodotti, in notevoli quantità. I ristoranti Al Gran Sasso, la Buca di Ripetta, dal Pollarolo, Fresh Fish, Pizza Re, Il Melarancio, AdHoc, hanno fatto assaggiare le loro specialità. Così come Cose Fritte, lo storico Vini e Olii Buccone e il Bar Ripetta.
La Residenza di Ripetta, che si trova nello spazio su cui insisteva un vecchio Convento della metà del ’500 sede del Conservatorio delle Zitelle, ha messo a disposizione il suo bel giardino, dove Marco Firrao a nome dell’Associazione Commercianti ha consegnato le targhe di ringraziamento al Sindaco Giovanni Alemanno e all’Assessore Fabrizio Ghera.
Successivamente il Sindaco e il consigliere Stefano Tozzi si sono soffermati alla Libreria Internazionale Il Mare per degustare l’ottimo caffè Morganti. Hanno portato alla Libreria Internazionale Il Mare, la loro solidarietà e la loro firma per la pedonalizzazione, tra gli altri: il senatore Furio Colombo, il giornalista Luigi Marzullo, il giornalista Gianni Perrelli, il biologo Luca Marini, il grafico Paolo Bernacca, l’avvocato Gerardo Vesci, gli impiegati dell’Autority di Via di Ripetta, il Presidente e il Vice Presidente dello Storico Circolo Tevere Remo, con sede a Passeggiata di Ripetta, alcuni residenti di Via Angelo Brunetti che si faranno promotori della raccolta delle firme per i residenti della strada che ha visto i natali di “Ciceruacchio” l’eroe della Repubblica romana.
I fautori della pedonalizzazione pensano di non “mollare” la strada, patrimonio di tutti i cittadini Romani e dei numerosi turisti che vi passeggiano, ai pochissimi residenti e ai tre quattro commercianti che vorrebbero vedere Via Ripetta ancora nel kaos. Parteciperanno ai vari incontri che il Comune vorrà effettuare per arrivare ad una soluzione il più possibile condivisa, ma contro l’illegalità e la prepotenza di pochi contro la maggioranza.
Tutti indistintamente, comunque sono soddisfatti per la nuova sistemazione della strada e per il divieto agli autobus a due piani di entrare nella via (come promesso da Giovanni Alemanno). Per questo motivo si è organizzata la festa Ripetta Day’s e si è ringraziato il Sindaco di Roma.

domenica 21 ottobre 2012

Andar per Isole nel mare Egeo: Folegandros e Milos

Andar per Isole.
Diario, riflessioni, indicazioni utili e consigli
di Roberto Soldatini, un navigatore solitario in Egeo
VII parte: Folegandros e Milos

Partendo da Santorini viene un po’ di malinconia, ma riprendere il mare dopo qualche giorno di terra ferma è sempre emozionante, ed è diventata per me quasi una necessità, come se fosse in grado il mare  di purificare, alleggerire, liberare la mia anima. 

A sn. Il cielo nella piazzetta della chora di Folegandros è coperto dagli alberi, ma qualcosa attira la mia attenzione: un buco tra il fitto fogliame incornicia alla perfezione una chiesa bianca illuminata sul pendio della montagna, il monastero di Panagia.
A volte, quando sto troppo tempo fermo a terra sento come se mi si seccassero le branchie... 
Dodici nodi di vento al lasco fanno planare dolcemente Denecia a una velocità di sei nodi e mezzo fino alla prossima isola, distante trenta miglia, un dolce navigare, calmo e rilassato, un piacevole intermezzo nella grande opera, Il Meltemi... 
Chissà, magari un giorno la scriverò su questo vento: pensate da quanto tempo soffia qui, quante vele ha spinto nella storia, quelle degli Argonauti, quelle di Ulisse, quanti navigatori l’hanno maledetto, quanti ne apprezzano la costanza e la potenza, come me. 
A ds.Seduto al tavolino di un caffè della chora di Folegandros sento arrivare della musica tradizionale greca: un violino e un bouzouki suonati camminando precedono il corteo degli sposi, il gestore del caffè spegne subito la musica perché non vada a sovrapporsi con quella del matrimonio. Sensibilità greca! Poi l’atmosfera tranquilla della pizzetta si trasforma in un’ allegra festa.

venerdì 19 ottobre 2012

Domani è il Giorno di Ripetta, vi aspettiamo per il brindisi!

Probabilmente sapere che domani – 20 ottobre 2012 – ci sarà il Ripetta’s Day, il giorno di Ripetta, è una notizia che non interesserà più di tanto la vasta platea dei nostri lettori, che per inciso ci piace ricordare ha raggiunto il traguardo delle cenventiseimilla pagine visitate.
La notizia della festa però, ci riguarda da vicino considerato che la Libreria Internazionale il Mare ha le sue radici nella storica via di Ripetta. La strada insieme a via del Corso e a via del Babuinio forma il mitico Tridente che ha alle sue spalle una storia lunga cinquecento anni. Fu infatti il primo importante intervento urbanistico realizzato all’inizio del Rinascimento tanto da diventare un modello dell'urbanistica barocca europea.
Una lunga storia quindi, e ora la nostra via di Ripetta ha avuto, dopo anni di abbandono e di degrado un importante lavoro di “restauro”: il completo rifacimento del lastricato stradale, lo stesso inventato sotto Papa Sisto V nel 1700,  utilizzato per lastricare le strade principali di Roma con i vecchi, ma sempre nuovi, sanpietrini. E anche i marciapiedi finalmente, sono stati risistemati con lastre di porfido grigio.
Per i lavori, tutti noi contribuenti, abbiamo speso la bella cifra di novecentomila euro, ben spesi visto il risultato dei lavori, curati e ben fatti. La ditta appaltatrice, la Alli Costruzioni, poi ci ha messo del suo rispettando i termini dei cinquanta giorni, quasi un record, chiudendo il cantiere addirittura in anticipo.
Se il Comune ha fatto suo il problema dell’urgenza di una riqualificazione di Via di Ripetta con la ristrutturazione e la messa in sicurezza della strada, il merito va dato all’impegno di alcuni commercianti che da qualche anno si sono impegnati nella concertazione con il Comune con una infinità di riunioni e di incontri per verificare gli studi di fattibilità con gli Assessori competenti e con le Associazioni dei commercianti e dei residenti.
Giulia D’Angelo e Annibale Mastroddi, un pezzo di storia
Il nostro sogno: Isola Pedonale!
Il risultato immediato più importante è stato che il Sindaco si è formalmente impegnato a impedire che i “famigerati” autobus a due piani tornino a circolare in via di Ripetta. Per la pedonalizzazione, per cui si sono raccolte molte firme, è in atto un braccio di ferro con chi la vuole completa o parziale. Per il momento ce la godiamo così com’è, come mostrano le fotografie. Sono in molti a sperare che la questa storica strada torni a splendere!
E domani si parte alle 16 con lo spettacolo di burattini accompagnato da zucchero filato e palloncini per i bambini.
I commercianti predispongono venti tavoli lungo la strada, con tanto di cameriere, e ciascuno offrirà un aperitivo a sorpresa. La nosra Libreria offrirà degli ottimi marinati di pesce prodotti dall’Agenzia Ittica, il servizio per la valorizzazione del pesce dell’AGCI. Si brinda con il Colli Lanuvini dell’Azienda Camponeschi e con il rosso Le Vigne del Purgatorio dell’Azienda Agricola di Francesca Romana Pugliese. Il caffé come al solito è quello offerto da Morganti, che nel 1890 aveva la sua torrefazione proprio in via di Ripetta al numero 42. In libreria sono esposti alcuni pezzi della sua collezione usati nelle antiche torrefazioni. Il brindisi augurale lo faremo aprendo lo spumante brut metodo champenoise Camponeschi.

Giulia in questo momento ha postato un suo intervento. Eccolo!

“Una bella festa tutta pagata dalla minestra all’insalata” recitava una canzone popolare, cantata dal gruppo di Piadena, mi è subito venuta in mente, quando abbiamo deciso di fare un bella festa per la fine dei lavori a Via di Ripetta. I lavori sono stati molto veloci grazie alla professionalità della ditta Alli, cosicché abbiamo avuto modo di apprezzare la nostra bella via di Ripetta. Ora, senza autobus a due piani, auto e motorini in sosta, è apparsa a tutti: residenti, visitatori e commercianti molto più larga. Tutti ora possono apprezzare e ammirare quei negozi storici e importanti che prima non si notavano a causa delle automobili degli autobus,dei motorini dei camion dei furgoni e del caos totale che regnava. La strada libera ci ha fatto apprezzare la conversazione, lo scambio di idee tra commercianti e residenti, che prima non esisteva. Ci siamo riappropriati della nostra strada e respiriamo un’aria pulita. È nata una grande collaborazione tra tutti i commercianti della nuova generazione che si sono messi a disposizione della collettività occupandosi ognuno di un aspetto della festa e proponendo idee al Gabinetto del Sindaco. Anche da parte dell’amministrazione comunale c’è stata più disponibilità ad ascoltare i problemi dei cittadini grazie alla collaborazione nata con il consigliere Stefano Tozzi che ha fatto da portavoce verso l’Assessore ai lavori pubblici Fabrizio Ghera e il Sindaco Giovanni Alemanno. È nato l’entusiasmo e la voglia di chiedere all’amministrazione Comunale che la strada diventi pedonale per sempre e non solo per l’esecuzione dei lavori. La quasi totalità dei commercianti ha raccolto le migliaia di firme per la richiesta della pedonalizzazione di Via di Ripetta che verranno consegnate al sindaco insieme alla targa.
Ora Via di Ripetta non è più la cenerentola del Tridente, ma la strada più bella e più percorribile, con i marciapedi in ordine e con i sampietrini sistemati bene. Vogliamo che lo sia per sempre e la Libreria Il Mare che esiste già da quarant’anni su questa via si farà parte attiva. Abbiamo aspettato quaranta anni, ora dobbiamo lottare per preservarla da tutti coloro che non vogliono rispettare le regole del vivere civile e del codice della strada.
Giulia D’Angelo

martedì 16 ottobre 2012

Top Books on the Sea: consigli per una buona lettura

Marco Firrao
Sono ventisettemilatrecentonovanta i titoli dei libri che ilmare.com il sito della nostra libreria “lavora” in ogni momento. Come prima libreria italiana specializzata in mare, con 37 anni di attività alle spalle, siamo stati in assoluto i primi a creare un sito di e-commerce – commercio elettronico –, nel ’97 del secolo scorso, quando nasceva il Cybermercato e ancora non esisteva una rete globale quale è Internet oggi. Un’attività all'epoca, costosa e quasi sconosciuta. Marco Firrao, il nostro direttore, è cresciuto seguendo passo passo la sua evoluzione, e ora, dopo quindici anni di affinamento del sistema e di esperienze può offrire un servizio di prim’ordine. Marco ha iniziato l'attività di libraio all'età di17 anni subito dopo avere conseguito la maturità. La Libreria Internazionale Il Mare è stata la sua Università. Ora che di anni ne ha 47 si può vantare di avere una notevole, forse unica, conoscenza dell’editoria di mare. Non c’è libro o autore che lui non conosca. Tanto che una delle sue principali attività è quella della ricerca di libri che si sono persi nel mare magnum della carta stampata. Tra i titoli in catalogo, Marco ora in questa rubrica ci segnala quei volumi molto particolari, che gli amatori del mare dovrebbero apprezzare ed avere nella propria Biblioteca marinara.
 
Iniziamo presentando Manifesti navali scritto a due mani da Gabriele Cadringhr e Anne Wealleans, un libro di grande formato, 30x40 cm, edito nel 2009.
Sulle compagnie marittime e le loro navi sono stati pubblicati centinaia di libri, di solito volumi fotografici. Queso si propone invece di scoprire la loro storia in modo diverso, illustrandola attraverso i manifesti che ogni compagnia produsse per far conoscere le proprie navi e le proprie tratte. Le compagnie marittime sono nate verso la metà del XIX secolo, praticamente in contemporanea alla litografia, per cui il manifesto è divenuto rapidamente il mezzo di comunicazione privilegiato e lo è rimasto per circa un secolo, fino agli anni Sessanta del secolo passato, quando l’aereo ha definitivamente sostituito la nave per i viaggi da un continente all’altro.
Il manifesto marittimo ricostruisce un storia, che è artistica e culturale, umana e industriale insieme. Artistica perché naturalmente vi è un’evoluzione del design.

lunedì 15 ottobre 2012

Nero d’Avola, mandorla pizzuta e ora anche una nave da guerra del XVIII secolo

La battaglia di Capo Passero nel dipinto  di Richard Paton
La notizia di fine settembre  sembra che ci riporti a circa tre secoli fa. Quando nel 1718 si combatteva la Guerra della quadruplice alleanza, il regno di Spagna contro il resto del mondo, ovvero Inghilterra, Francia, Austria e Olanda.
La battaglia decisiva si svolse a Capo Passero l’11 agosto di quell’anno: la flotta inglese al comando dell’ammiraglio sir George Byng, I° Primo Visconte di Torrington, sgominò quella spagnola agli ordini del vice-ammiraglio Don Antonio de Castaneta. A quei tempi la potenza di una nave da guerra si giudicava dai cannoni imbarcati. L’ammiraglia della flotta inglese, la poderosa HMS Barfleur, era armata con 90 pezzi, la rivale, la Real San Felipe, soltanto 74! In totale le 22 navi inglesi sparavano le loro salve con 1354 cannoni mentre gli spagnoli, che di navi ne avevano 26, rispondevano con il fuoco di 1089  cannoni.
Ora la domanda che si pone l’archeologo Sebastiano Tusa, direttore della Soprintendenza del Mare della Sicilia, è proprio questa. “I cinque cannoni di ferro, l’affusto completo, la spingarda, le palle di cannone e il materiale ferroso concrezionato ancora non identificato che abbiamo trovato in sette metri d’acqua, nella sabbia di fronte alla spiaggia di Avola, tra Siracusa e Capo Passero nel golfo di Noto, appartengono a una delle sette navi spagnole affondate nel 1718? Ipotesi affascinante. Facendo una prova di sondaggio nella sabbia, continua Tusa, abbiamo trovato sotto la sabbia a una decina di centimetri delle parti lignee, immaginiamo debba esserci parte dello scafo. Non possiamo saperlo perché è uno dei classici esempi di spostamento del fondo sabbioso con le correnti che ha messo in evidenza il rinvenimento. Impossibile ora stabilire quanto ci sia dello scafo della nave.

domenica 14 ottobre 2012

Un maestro velaio particolare

Sul suo biglietto da visita Severino Cassone si definisce sail maker, letteralmente creatore di vele, o se preferite maestro velaio. Anche se a 60 anni suonati ha preso il libretto di navigazione con la qualifica di mozzo nella marineria commerciale.
Nella fotografia mostra il libro Sale del Sole sulle saline di Trapani

È siciliano, vive a Modica, fa il pendolare con Fiumicino dove ha ormeggiata la sua barca, un 33 piedi, un vecchio Vagabond anni ’70 ovviamente a vela. L’attività di velista l’ha iniziata nel ’69, del secolo scorso, riparando le vele di Aria l’otto metri Stazza Internazionale che nel 1936 conquistò l’oro alle olimpiadi disputate a Kiel. Ha studiato ingegneria aeronautica e spaziale, senza però arrivare alla laurea, ha esperienza di cantieristica navale. La passione per i mulini a vento nasce da ragazzo, quando andava a trovare i nonni a Trapani dove poi ha vissuto per trent’anni e vedeva i grandi mulini in opera nelle saline. Il suo mestiere ora è quello di velaio e attrezzista anche per navi d’epoca e lavora dove lo porta il vento…
È molto impegnato sui generatori eolici tanto che nel 1980 alla fiera delle invenzioni a Iena ha ottenuto il riconoscimento commerciale per la sua idea di pannelli ad elementi eolici, simili a quelli fotovoltaici ma che al posto del silicio utilizzano piccoli generatori eolici.
Cassone era presente in libreria quando abbiamo presentato il libro Energia Eolica, nell’occasione ci ha lasciato questa piccola relazione sui mulini a vento, che con piacere pubblichiamo, con questa sua premessa: “Posso dire che mi sono interessato, di mulini a vela, da diversi decenni nello studio della possibilità di utilizzarli come generatori di energia elettrica e meccanica. Queste applicazioni sono possibili a costi molto più bassi rispetto alle colonne eoliche.”
In diversi periodi storici, insieme alla navigazione a vela, si svilupparono mulini per la trasformazione della forza del vento in energia meccanica. I primi si collocano nella storia più antica del Mediterraneo orientale e dell’Asia minore. Nelle prime aggregazioni, questi dovevano essere costituiti da più vele trine su di una ruota ad asse verticale. Nella loro semplicità rispecchiavano la propulsione delle navi a vela puniche più antiche.
Mulino a Bodrum, Turchia
Eppure, nella meccanica grossolana, questi mulini a vento avevano un altissimo rendimento come produttori di energie, e sottoutilizzati rispetto alla loro potenza. Questa premessa mi porta a considerare che nel campo del recupero della forza vento, per la trasformazione diretta in energia meccanica, non c’é, nulla di nuovo da scoprire che non abbia avuto applicazione, già da diverse migliaia di anni.    La diversità oggi dipende dalla possibilità di avere materiali leggeri e meccanici con poca resistenza, conoscenze aerodinamiche, semplice tecnologia elettromeccanica, che permette la trasformazione diretta in energia elettrica e l’inserimento nella rete di distribuzione.

Immersioni magiche a Porto Santo

Per prepararsi ad affrontare le 2.700 miglia nautiche della ventiseiesima edizione dell’Atlantic Rally for Cruisers (ARC) che a fine novembre prende il via al largo di Las Palmas de Gran Canaria per approdare nei Caraibi e Rodney Bay, Saint Lucia, cosa c’è di meglio che allenarsi facendo una puntatina a Madeira, o se preferite Madera, quel piccolo arcipelago portoghese in Atlantico qualche centinaio di chilometri a nord ovest della costa africana?
È quello che hanno pensato due siciliani, lo skipper di lungo corso e ingegnere ambientale Fulvio Croce e la sua compagna giornalista Maria Laura Crescimanno, che ci ha inviato questo piccolo diario. Così a bordo di Bulbo Matto, un Jeanneau Sun Fast 43 veloce e ben armato, equipaggiato con pannelli solari e dissalatore, tanto per non farsi mancare nulla, hanno gettato l’ancora al largo di Porto Santo, una delle due isole maggiori dell’arcipelago.
“Non è un storia facile a cui credere, scrive Maria Laura, se non ci si trova direttamente coinvolti. Quando, in una pausa di navigazione verso le Canarie, durante il nostro programma di navigazione e di esplorazione che abbiamo chiamato Archeosailing, arriviamo a Porto Santo, isoletta dall’aspetto arido e desertico a sole 25 miglia nord dalla più grande e verde Madeira, ci facciamo subito coinvolgere nell’avventura: l’immersione più ricercata dell’isola sul relitto Madeirense. Un relitto di una nave cargo lungo 70 metri  appositamente  affondato dodici anni addietro per creare rifugio alla fauna stanziale della costa sud est di Porto Santo, all’interno di un’area marina protetta. Due cime sono la guida per i sub che possono sostare  spostarsi in tutta sicurezza senza entrare tra le lamiere tra i 23 ed i 28 metri.

martedì 9 ottobre 2012

Andar per isole nel Mar Egeo: Santorini

Andar per Isole.
Diario, riflessioni, indicazioni utili e consigli
di Roberto Soldatini, un navigatore solitario in Egeo
VI parte: Santorini
Vento in poppa per Santorini provenendo da Ios: trenta - trentacinque nodi di vento, onde alte ma corte che mi costringono a stare al timone per cercare di anticipare più di quanto non faccia già l’ottimo timone automatico che mi ha montato l’amico Simone Salafia quest’anno come alternativa a quello originale che ho mantenuto di rispetto.  Meglio avere un secondo pilota automatico, dal momento che è tra le cose che si rompono più facilmente in barca: stando da solo rimanerne senza costituirebbe un bel problema! 
Mi è già successo: dieci ore al timone senza potere mangiare e neanche fare pipì perché con il vento in fil di ruota come lo lasciavo c’era il rischio di una strambata.
Santorini non è la prima isola vulcano a cui approdo, ma entrare a vela dentro un cratere con la caldera ben visibile al centro non mi era mai capitato ed è emozionante. Immagino come lo potesse essere fino agli anni Cinquanta quando prima del terremoto era ancora fumante, inoltre a quell’epoca non era così turistica e arrivarvi in barca doveva avere un altro sapore. Santorini è diversa da come me l’aspettavo, da come me la figuravo dai racconti e dalle fotografie più famose, entrando nella caldera si apre uno scenario che va al di là di ogni immaginazione. Nonostante ci siano delle larghe fratture nella cresta tali da rendere alla vista l’idea che sia un arcipelago di isole, la sensazione è quella di navigare all’interno di un vulcano attivo sommerso, come in un romanzo di Jules Verne. 

Continua il massacro degli squali alle Isole Azzorre

Lo “shark finnig” alle isole Azzore è un vero massacro. Inconcepibile da ogni mente più o meno umana. Concepibile però quando se ne conoscono le ragioni che tendono decisamente verso una motivazione prettamente politica e che riguarda, in ambito europeo, solo la Spagna e il Portogallo che non vogliono saperne di trovare un accordo che soddisfi anche gli altri paesi europei. Una via di mezzo magari ci sarebbe pure tra i cosiddetti “permessi speciali”, quelli cioè rilasciati a circa duecento pescherecci  spagnoli e portoghesi che, nonostante il divieto, ancora sbarcano in porti diversi sia le pinne che le carcasse degli squali compromettendo così l’effettuazione dei controlli sul prelievo da parte dell’autorità. 
La proposta  della Commissione Europea, già appoggiata anche dalla Commissione Ambiente  e dal Consiglio dei Ministri, quindi anche dall’Italia, è quella di separare le pinne dallo squalo solo quando questo è già a terra e non prima. In questo modo si avrebbe un perfetto controllo sul prelievo.

Questo massacro per una zuppa! Vergogna… 
Il vero problema è che la zuppa di pinna di squalo è una specialità della cucina popolare in Cina fin dalla dinastia dei Ming. Tradizione quasi impossibile da sradicare, anche perché si è diffusa in tutto il mondo col diffondersi dei ristoranti cinesi.


E proprio negli ultimi giorni di Settembre si è di nuovo riunita la Commissione Pesca del Parlamento Europeo che, per l’ennesima volta, non ha trovato una soluzione definitiva al problema per l’opposizione dell’europarlamentare portoghese Patrao Neves che ha usato il suo ruolo di relatore pur di non far adottare i necessari miglioramenti proposti dalla Commissione.  Pur essendo vero che l’articolo 4 riguardante i permessi speciali è stato cancellato,  è pur vero che sono passati emendamenti poco chiari e inconsistenti che potrebbero ancora indebolire il Regolamento.

lunedì 8 ottobre 2012

Energia eolica, il sogno di Hermann Sheer: dal vento tutta l’energia che serve

Dopo avere portato nella nostra libreria gli squali, il prossimo giovedì 11 tocca alle energie rinnovabili con la presentazione del libro Energia Eolica, Evoluzione tra storia, progetto e ambiente, uno studio coordinato da Francesca Sartogo, architetto e presidente di Eurosolar Italia, con i testi di Vincenzo Ferrara e di Ennio De Lorenzo.
Uno strumento per conoscere il lungo processo evolutivo delle energie rinnovabili, tra tutte la più importante, l’energia eolica.
Si articola in sette capitoli, ed è rivolto a tutti quelli che sono interessati alla propria cultura di base, ma soprattutto a tutti colori che operano da tempo nella ricerca, nella progettazione e nella sperimentazione del settore dell'innovazione tecnologica applicata all'uso delle energie rinnovabili, dai tecnici (architetti , ingegneri, fisici ecc.) agli operatori industriali edili e commerciali perché ne diffondano e promuovano la migliore realizzazione, l'integrazione e l' utilizzo.
Nel primo capitolo analizza l'attuale contesto della società umana, la sua crisi ambientale, sociale ed economica.Nel secondo è descritta la motivazione fondamentale costituita dalla struttura del clima e del vento, sia a livello globale che a livello locale nel sistema Mediterraneo e nel nostro Paese, e dei suoi attuali processi di cambiamento. Nel terzo lo studio raccoglie una lunga ricerca del processo evolutivo di integrazione e inserimento dell'energia del vento nella storia dell'umanità e dell'ambiente. Nei capitoli 4 e 5 si articola la struttura metodologica degli aspetti tecnici, tecnologici, economici ed autorizzativi necessari alla progettazione e alla realizzazione degli impianti. Nel capitolo 6 si svolge una esposizione delle problematiche inerenti alle modalità dell’integrazione individuando strumenti per la progettazione, la governance istituzionale e procedurale.
 A conclusione, il capitolo 7 elabora un breve excursus del percorso di ricerca e di sperimentazione di un settore, oggi in continua evoluzione, con alcuni esempi di programmi e progetti significativi. Scrive Massimo Serafini, vice presidente di Eurosolar Italia, nella sua prefazione al libro:
“Non è possibile scrivere sul vento, su come trasformarlo in elettricità, senza che il pensiero corra a Herman Sheer, scomparso nel 2010, alla sua straordinaria e infaticabile opera di promozione delle energie rinnovabili. Era il presidente di Eurosolar, sociologo ed economista tedesco, grande leader delle energie rinnovabili, dal 1965 membro della Spd (fra il 1993 e il 2009 nel direttivo del partito) e dal 1980 del Parlamento tedesco. È grazie a lui, alla sua lucida e inesauribile tenacia, se l'energia eolica rappresenta oggi la più promettente fonte energetica rinnovabile grazie alla quale è possibile liberare l'umanità dalle inquinanti, climalteranti e in via di esaurimento fonti fossili.

domenica 7 ottobre 2012

Andar per Isole nel Mare Egeo: Piccole Cicladi e Ios

Andar per Isole.
Diario, riflessioni, indicazioni utili e consigli
di Roberto Soldatini
Un navigatore solitario in Egeo
V parte: Piccole Cicladi e Ios

Bonaccia: assenza totale di vento e mare piatto. Domani tornerà il Meltemi, previsto molto forte per dopodomani. Intanto mi sposto dal Vathi di Sifnos alle Piccole Cicladi, che come dice il nome è un gruppo di isole più piccole dell’arcipelago.
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A sn. Denecia nel nuovo marina di Koufonisi, inaugurato tre anni fa, uno dei pochi a pagamento nelle isole greche e tra quelli incontrati fin’ora il più caro.
Scelgo Koufonissi come prima fermata, perché vorrei incontrare un amico che domani parte, per questo sono partito anche senza vento, andando a motore, cosa che detesto e cerco sempre di evitare: oltre a non avere la magia del navigare con il vento, a non essere ecologico, il suo rumore mi rintrona nella testa, così abitualmente mi metto sul seggiolino del pulpito di prua (l’ho modificato apposta) contemplando il mare, leggendo un libro. 
 
A ds.  Nelle via della chora di Ios, a settembre, s’incontrano solo greci locali, così che si può respirare la vita vera dell’isola.

A nulla varrebbe mettere della musica per coprire il rumore, la musica non serve a questo, a dire il vero non la metto neanche quando navigo a vela, perché preferisco la musica del mare e del vento, un’armonia perfetta che solo ai distratti può sembrare silenzio. Inoltre per ascoltare la musica, soprattutto quella classica, ritengo ci sia bisogno di concentrazione assoluta, senza altri elementi che la possano distogliere da essa. Per questo ho messo in barca un impianto stereo professionale utilizzato per le sale di incisione, che mi godo sulla poltrona del “salotto” di Denecia o sul letto della cabina di poppa, selezionando uno dei migliaia cd immagazzinati nel mio computer senza alcuna compressione.
In navigazione l’impressione avuta che la maggior parte di quelli che affittano le barche a vela qui le usino prevalentemente a motore è confermata dal fatto che quando c’era vento (e quando c’è, è sempre forte) non ho incontrato nessun’altra barca, mentre oggi che non c’è vento per le Cicladi, che sto attraversando per una cinquantina di miglia da ovest verso est: c’è un gran traffico! E alcune barche che incontro sono con le vele aperte: senza vento e senza onda?...

A sn. Tutte le chora delle isole sono estremamente curate, i greci hanno conservato il gusto del bello della loro civiltà antica.

Gli incidenti invece capitano in situazioni tranquille come questa, probabilmente perché si abbassa lo stato di guardia: ho perso l’equilibrio inavvertitamente spostandomi all’interno del pozzetto e sono finito contro lo schienale delle panche. Dolore! Suppongo di avere la costola inferiore destra incrinata. Dovrò fare il più possibile le manovre con il braccio sinistro per almeno una settimana, perché quando uso il destro mi fa un male cane! Non sarà facile. Beh, dopo avere navigato con una gamba ingessata proverò anche quest’altra esperienza. Confermo che è meglio togliere sempre la manovella del winch: se fossi finito su quella il danno sarebbe stato sicuramente peggiore. Per consolarmi mi vengono a trovare i delfini: stavo giusto pensando che è da Gallipoli, prima che traversassi lo Ionio, che non li incontravo.