domenica 30 settembre 2012

Andar per Isole nel mare Egeo: Serifos, del Meltemi e degli incontri

 
Andar per Isole.
Diario, riflessioni, indicazioni utili e consigli di Roberto Soldatini
Un navigatore solitario in Egeo

III parte: Serifos, del Meltemi e degli incontri

Oggi poco vento, domani è prevista calma piatta e dopodomani il ritorno del Meletemi. Vedremo. Da Paros a Serifos con poco vento di bolina, quindici nodi appena, ma con entrambe le vele aperte Denecia viaggia a sette nodi fino in porto. 
Nella foto: Indimenticabili ore passate al caffè Stou Stratou, nella piazzetta della chora di Serifos, dove si respira un’atmosfera rilassata e particolare. 
L’avvicinamento a quest’isola è spettacolare: la chora, molto più in alto rispetto al porticciolo, è adagiata con una disposizione particolare attorno alla punta di un rilievo montuoso, sembra che un pasticcere si sia divertito a colare una glassa bianca su di un dolce alla nocciola a forma conica e questa colando si sia solidificata attorno al profilo delle pendici di sinistra e di destra. Le diverse spiagge incastonate tra piccoli promontori rappresentano una rarità tra quelle delle isole greche e invitano a un bagno appena si entra nel golfo con la loro sabbia fina e gli alberi, tutti tamerici a due metri dal bagnasciuga, che offrono un piacevole riparo dal sole; le più vicine al porto poco affollate, quelle più lontane da poco affollate a deserte.

  (Autoscatto). Salire sulle vette delle isole: un momento di solitudine per ritrovare se stessi, così come in mezzo al mare, una sfida con se stessi, così come in mezzo al mare, e un’occasione di studiare vento e rotte di questo grande arcipelago.

Questo golfo e il suo porto, Livadhi, a prima vista sembra molto protetto ma il Meltemi scende in accelerata dal monte e le barche ormeggiate al molo sopravvento rischiano di finire con la poppa in banchina, anche perché a causa del fondale l’ancora qui non tiene. I velisti greci esperti lo sanno bene, in previsione dell’arrivo del vento forte dopodomani alcuni si spostano dall’altra parte del molo, altri decidono di partire domani. Mi dicono anche che in decenni non hanno mai visto Livadhi in assenza totale di vento come oggi: in porto c’è sempre molta risacca e per le stradine della chora ci si deve reggere come per la Bora a Trieste. Ne è particolarmente stupito Gregory: è arrivato subito dopo di me con una sua amica, Olga, gli ho preso le cime, incuriosito dal tipo di manovra che ha fatto per ancorare, un’occasione per attaccare discorso, anche se solitamente non ho bisogno di una scusa, Olga che è psicologa l’ha notato e a cena mi da un’interessante spiegazione sulla mia facilità a socializzare. Non si finisce mai di imparare andando per mare, sempre nuove tecniche da studiare e tesaurizzare, sempre nuovi incontri che stimolano la crescita e arricchiscono la conoscenza.

Cristina Zenato vi aspetta in libreria!

Gli squali ormai sono di casa nella nostra libreria. Dopo l’incontro con Remo Sabatini e i suoi squali bianchi, questa volta riceviamo la visita di un’ospite d’eccezione: Cristina Zenato, la donna che sussurra agli squali. Per la prima volta a Roma, grazie all’interessamento di Remo, ha molto da raccontarci e da farci vedere delle sue esperienze con gli squali grigi, il Carcharhinus perezi e della particolarissima tecnica la cosiddetta “immobilità tonica” che utilizza per immobilizzarli. Originaria delle provincia di Verona, Cristina grazie alla passione per la scoperta e l'avventura ha viaggiato molto per approdare, infine, alle Bahamas nel 1994 dove ha iniziato l’attività di istruttore sub e negli anni è arrivata a gestire il centro Diving Underwater Explorer Society.
Con le sue quotidiane immersioni ha insegnato a un’infinità di persone la vera natura degli squali ed è parte attiva di movimenti internazionali che promuovono un'immagine più realistica dei predatori e la loro salvaguardia. Ha ricevuto il Platinum 5000 Award nel 2006 e da marzo 2011 è membro del Women Diver Hall of Fame e fa parte del prestigioso Explorers Club.
Cristina crede che la conoscenza sia la chiave del rispetto e del desiderio di proteggere l’ambiente per viverci in armonia. Le fotografie che presentiamo danno un’idea molto parziale del personaggio Cristina, per conoscerla non rimane altro che ascoltarla il prossimo venerdì 5 ottobre e soprattutto vedere i suoi documentari.
È un’occasione anche per Remo Sabatini che ci parlerà del suo progetto  SharkOn! Knowledge Protects (la Conoscenza Protegge)
Vi aspettiamo!


venerdì 28 settembre 2012

Pane precotto e congelato? No, Pane nostrum…

Pane nostro: È nato nella cenere, sulla pietra. Il pane è più antico della scrittura e del libro. I suoi primi nomi sono stati incisi su tavolette d’argille in lingue ormai estinte. Parte del suo passato è rimasta fra le rovine. La sua storia è divisa fra terre e popoli. La leggenda del pane affonda nel passato e nella storia.
Con queste cinque righe Predrag Matvejević apre il suo ultimo libro Pane nostro, che, come scrive Erri De Luca nella postfazione, “narra il grandioso vagabondaggio del grano, la lunga selezione e specializzazione trasmessa dalle generazioni”.
Per raccontare questa saga del pane, che abbraccia l’intera storia dell’umanità, ha impiegato vent’anni. Il nostro grande Predrag, che ha pagato il suo dissenso alla guerra con l’esilio l'opposizione ai fabbricanti di odio e di morte da Belgrado a Sarajevo e che ha rischiato il carcere dopo il suo ritorno a Zagabria, lo ricordiamo anche per il suo memorabile saggio Breviario mediterraneo tradotto in trenta lingue giunto alla X edizione, dove sostiene quanto sia importante il dialogo mediterraneo, e l’incontro politico e umano tra cristiani, musulmani e ebrei. 
Pane nostrum invece, e per noi a parte il nome l’accostamento non è casuale, è la Festa Internazionale del Pane che si tiene a Senigallia. La XII edizione si è appena conclusa lo scorso 23 settembre con un grande successo di pubblico; un vero e proprio spettacolo della panificazione in piazza, definito da Il Gambero Rosso “uno degli appuntamenti gastronomici imperdibili nel panorama italiano” che ha raggiunto una dimensione molto importante, con quarantamila presenze in soli quattro giorni.
“Nata per la sensibilità di due associazioni di categoria e di un panificatore semplicemente per far conoscere il pane marchigiano, anno dopo anno si è trasformata in una significativa occasione, spiega Paola Curzi, 46 anni, Assessore alle Attività Economiche del Comune, per far conoscere pani e prodotti da forno di tutte le forme e di tutti i sapori. Per quattro giorni nei sei laboratori a “cielo aperto” disposti nella centrale Piazza del Duca, maestri panificatori hanno sfornato specialità dal Trentino Alto Adige il pane delle Dolomiti e lo Shuttelbrot (pane di Segale), dalla Liguria il libretto e la focaccia ligure, il pane del pescatore, dalla Toscana il pane di Altopascio e i presidi Slow Food: Marocca di Casola con farina di castagne e il Testarolo Pontremolese, dall’Umbria il Pane di Terni e il Pan Pepato, dal Lazio il pane di Genzano, dall’Abruzzo i Fiadoni, dalla Calabria la pitta catanzarese, dalla Sicilia il pane etneo tradizionale, la mafalda, il pane con le olive e i biscotti al sesamo oltre a quelli delle città gemellate Sens, Francia, e Lorrach, Germania e della Grecia, dalla provincia di Etoloakarnania.

venerdì 21 settembre 2012

Carlo ancora una volta ci sorprende

È Carlo, sempre Carlo, a lasciare il segno con le sue straordinarie immagini.
Parliamo, ma l’abbiamo fatto già altre volte a gennaio e marzo, di Carlo Borlenghi, tra i più grandi fotografi di vela, una vera icona nel mondo della vela nel mondo e anche grande amico della libreria Il Mare. Questa volta ha lasciato il segno in Cina dove ha partecipato, erano in gara 1060 fotografie da 16 paesi diversi, al 2012 International Excellent Sailing Photograph Exhibition aggiudicandosi il primo premio con la fotografia “China Cup International Regatta 2011” che apre  questo nostro modesto servizio. La foto l’ha scattata al momento del giro di boa, quando viene calato lo spinnaker, la particolarità è data dalle condizioni di luce che davano lo sfondo nero. Il secondo premio è stato vinto da un fotografo neozelandese, il terzo da uno statunitense.
Il concorso è stato indetto per la quarta edizione della Qingdao International Sailing Week creato dopo l’edizione olimpica della vela di Pechino 2008. Una grande occasione a Qingdao per vedere all’opera tutti insieme i migliori professionisti della fotografia di vela.
Ma Carlo ci ha regalato altre emozioni anche con le fotografie scattate in Sardegna nella acque tra Porto Cervo e La Maddalena in occasione della diciassettesima edizione della Rolex Swan Cup che ha avuto come protagonista una nutrita flotta di più di 60 Swan che si sono dati battaglia per una settimana a metà settembre. Tutte le notizie sui partecipanti e sui vincitori nelle varie classi vincitori nei nel link dedicati.


Rolex Swan Cup Magia di luci e colori

giovedì 20 settembre 2012

Una vela fotovoltaica a celle organiche per Maribelle

Maribelle 615
Francesco Belvisi è emozionatissimo, ha appena finito di “impacchettare” la sua Maribelle 615 con vele fotovoltaiche e motore elettrico per spedirla al Salone Nautico di Barcellona. “E se trovo un angolino, dice, spero di portarla anche al Salone di Genova!”.
Francesco ha quasi trent’anni, è pantesco ma vive, studia e lavora a Palermo, si occupa di innovazione e sviluppo di imbarcazioni. Tra le tante cose è anche amministratore di una StartUp ospite in un incubatore dell’università di Palermo. Da sempre appassionato di barche, da ragazzino costruiva modellini, sta per laurearsi in ingegneria ambientale, “Ma il corso di laurea, precisa, non è più attinente a quello che faccio. Fondamentalmente sono un’autodidatta, ho sempre studiato da solo.
Il mio capolavoro è la progettazione di Maribelle, una rivoluzionaria barca ibrida a metà tra una barca a vela e un gommone. Il progetto iniziale è del 2008 e ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra gli altri è  primo classificato nel Business Plan Competition Start Cup Palermo 2008 e selezionato nell’Italia degli Innovatori della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2011. Con molta buona volontà e poche risorse sono riuscito a realizzare il mio progetto: lo scorso ottobre ho varato Maribelle! con l’aiuto determinante di un cantiere palermitano.
Fondamentale è stato, poco tempo dopo, l’incontro a Modena con l’amico Luca Belloni della Zetech, un’azienda di Carpi che proprio in quel periodo stava contando i danni causati dal recentissimo terremoto che si entusiasma del progetto e mi propone di applicare sulla randa pannelli fotovoltaici a celle organiche in grado di fornire l’energia necessaria per il motore elettrico da 1,5 Hp e per la strumentazione di bordo. E così, quasi per gioco è partita l’idea di Periplo ossia circumnavigare la Sicilia con Maribelle, immediatamente sposata dalla Lega Navale Italiana Sezione Palermo Centro, dall’Università degli Studi di Palermo e da un mio amico progettista, Benedetto Inzerillo, che ha messo a disposizione come barca appoggio il suo 12 metri, il Bad37,  anche questo con una randa fotovoltaica Sunsailing della Zetech.
La finalità di Periplo è quella di incoraggiare un nuovo modo di vivere la vela (anche attraverso il camping nautico), che, nel rispetto dell’ambiente, valorizzi la bellezza del patrimonio costiero siciliano.

domenica 16 settembre 2012

Bona Fide, 113 anni e non li dimostra

Vele d’epoca a Imperia (foto F. Rastrelli)
Alla diciassettesima edizione di Le Vele d’Epoca di Imperia, nella categoria Yacht Epoca Aurici in particolare ha impressionato la più “vecchia” tra le barche presenti: il Five Tonner Bona Fide di 113 anni, costruito appunto nel 1899.
Imperia è stata la quarta tappa nel Mediterraneo del Panerai Classic Yachts Challenge 2012, il circuito internazionale di regate riservato alle barche a vela d’epoca e classiche e sponsorizzato per l’ottavo anno consecutivo da Officine Panerai. Ottanta gioielli, veri e propri capolavori, sono stati protagonisti della più bella mostra galleggiante che si possa immaginare.
Per una settimana una flotta di barche suddivisa in quattro grandi categorie tra Yacht d’Epoca (barche costruite prima del 1950), Yacht Classici (barche costruite tra il 1950 e il 1975), Spirit of Tradition (repliche moderne di antichi progetti) e Classi Metriche (15 Metri S.I., 12 Metri S.I., 8 Metri S.I., 6 Metri S.I., ecc.), hanno dato spettacolo. Un raduno eccezionale per gli unici quattro 15 Metri S.I. (Stazza Internazionale) tuttora naviganti e tra gli altri giganti a vela iscritti a Imperia anche il 40 metri Cambria del 1928, il 64 metri Adix, il 38 metri Altair, il 40 metri Orion del 1910, il 36 metri Sunshine e il 43 metri Sylvia del 1925.  Uno spettacolo unico con regate dal sapore particolare che sotto il profilo agonistico hanno ritrovato le antiche radici della vela. Si sono affrontati skipper che hanno scritto le pagine più belle della vela agonistica, dal francese Bruno Trouble, ideatore della Louis Vuitton Cup, a Mauro Pelaschier, il famoso timoniere di Azzurra o lire alle donne come la francese di Mariska, Laurence D. Rames.
Bona Fide a Imperia (foto F. Rastrelli)
L’armo aurico, usato tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, è caratterizzato da una randa di forma trapezoidale tesa tra l'albero, un picco nella parte alta e il boma. Al di sopra della randa può essere issata una seconda vela di forma triangolare: la controranda, murata all'alberetto (la parte superiore dell'albero) e al picco.
Bona Fide, così armata è antesignana di forme e soluzioni idrodinamiche sviluppate dopo quasi un secolo, è stata disegnata nel 1899 da Charles Sibbick e costruita nel cantiere di Cowes.  Trasferita in Francia nel maggio del 1900 ottiene la prima vittoria olimpica della vela nella sua categoria. Il suo proprietario la cedette all’ armatore e timoniere italiano Giovanni Brambilla. Bona Fide fu trasferita definitivamente sul Lario per una quindicina di anni e continuò a vincere nelle regate locali.
Bona Fide in una foto d’epoca
Dopo la Prima guerra mondiale Brambilla la passò al nipote, il Conte Giovanni Lanza di Mazzarino, che la trasferì sul lago Maggiore, utilizzandola per diporto. Solo nel 1937 la ritroviamo presente a qualche regata organizzata dal Regio Verbano Yacht Club di Belgirate. Seguì un altro lungo periodo di abbandono e inevitabilmente di lento deperimento. Nel 1962 venne venduta ai fratelli Jacopo e Cesare Pellegrini e ritornò sul lago di Como. Altri tre anni ed ecco un nuovo proprietario, Gianluigi Gini che sul Lago di Como è anche armatore del 12 metri Victory. Di nuovo vennero effettuati alcuni lavori di ripristino in vista di un restauro completo che però non avverrà. Infine nel 1999 Giuseppe Giordano, notaio, appassionato velista, trovò Bona Fide con lo scafo era in uno stato deplorevole abbandonato in un cantiere presso Como. Il restauro di Bona Fide, affidato Cantiere Navale dell’Argentario, durò  tre anni durante i quali lo scafo riacquistò l’assetto originale.
 Tra gli interventi effettuati anche la quasi integrale sostituzione del fasciame in mogano e di quasi trecento ordinate. Il 19 giugno 2003 Bona Fide scende di nuovo in acqua dopo una assenza durata esattamente un secolo.Tornata a competere Bona Fide ha ripreso a vincere, nel 2004 e di nuovo nel 2006 si è aggiudicata il Campionato Internazionale del Mediterraneo “Panerai Classic Yacht Challenge”.

L'opera più completa sulla storia, la progettazione e l’evoluzione tecnica dello yachting nel XX secolo, la ritroviamo nei due volumi Yacht del XX Secolo (Vol. I: dal 1850 al 1920; dalla goletta America alla nascita del Regolamento di Stazza Internazionale: le barche, gli uomini, le regate dell’epoca d’oro della vela. Vol. II dal 1921 al 1949; l’epoca d’oro dei J-Class. I primi “ocean racer” al Fastnet e alla Sydney-Hobarth e gli yacht del dopoguerra.

mercoledì 12 settembre 2012

Tre artisti in mostra in libreria dal 13 settembre

Anche quest’anno la nostra libreria ha aderito alla quarta edizione della manifestazione Vogue Fashion’s Night Out che si tiene la notte del 13 settembre in diciannove paesi nel mondo. Così resteremo aperti fino alle ore piccole per accogliere con un brindisi gli amici del Mare e per ammirare come prima cosa questo splendido olio su tela 100x100 Seppie di Paolo Curto, che Giulia vi mostra.
Per l’occasione abbiamo organizzato una esposizione particolare con i quadri di Paolo Curto, le Pagine Salate di Paolo Bernacca e le creazioni fantastiche di Pepe Art, l’artista romano Giuseppe Palermo, lo ricordate? lo abbiamo presentato lo scorso anno nel servizio “In mostra il mercato del pesce di Pepe Art”.
I “capolavori” in legno riciclato di Paolo Bernacca

Anche di Bernacca abbiamo parlato più volte e anche lui utilizza legno riciclato da scarti di falegnameria con estrema facilità creando suggestioni e effetti particolari.
Curto invece apprezzato in tutto il mondo per gli splendidi reportage fotografici è però intimamente, nel più profondo, un pittore.

Sì, un pittore del mare. Tutto ciò che è acqua, mare, trasparenze, pesci, onde e riflessi marini lo coinvolge. Dategli una conchiglia, un’onda o un mare intero e lui lo interpreterà coinvolgendovi completamente nella sua espressione artistica
 con grande impatto figurativo.

Un’opera di Pepe Arte: Moby dick Formato 65x18
Ingredienti: palanca spessa 5 cm, lamiera di ferro ossidato e un pizzico di colore acrilico


martedì 11 settembre 2012

Andar per Isole nel mare Egeo: Dilos e Paros


Andar per Isole. Diario, riflessioni, indicazioni utili e consigli di Roberto Soldatini, un navigatore solitario in Egeo.
 II parte
 Dilos
Se passando per le Cicladi non si può non vedere Mykonos, l’isola più famosa della Grecia, non si può non visitare almeno una volta nella vita l’antica Delo, su un’isolotto disabitato oggi chiamato Dilos, a cinque miglia dal caos. 
Nella foto: Le statue delle fiere sono state donate dagli abitanti di Naxos e dedicate ad Apollo. Il primo dei leoni, acefalo, è stato ritrovato dai veneziani nel 1716 e si trova ora a Venezia, gli altri tra il 1886 e il 1906, quando sono stati posti sui basamenti come li vediamo ora, anche se in copia, gli originali sono dal Duemila nel museo archeologico a pochi metri di distanza.
Considerando le gente che affolla i mille vicoli di Mykonos, il sito archeologico stamane risulta praticamente deserto, poche decine di turisti sbarcati con il battello insieme a me. Anzi, uno dei custodi, uno studente di archeologia con una gran voglia di raccontare quel che sa, mi dice che per la media stagionale oggi c’è in realtà molta gente. “Boom-boom-music”, negozi e ristoranti versus storia e cultura uno a zero... Vittoria schiacciante, sconfitta deprimente! 

A ds: Sembra un po’ di stare in Sicilia vero? Siamo tutti figli della stessa storia, dello stesso mare. I greci dicono “Mia facia, mia raza”, stessa faccia stessa razza, per indicare tutte le verosimiglianze tra greci e italiani.

C’è talmente poca gente che rimango a lungo da solo, non riuscendomi a staccare dal ceppo di marmo collocato nel punto più panoramico dell’isolotto, il monte Kythnos (si, non è uno sbaglio, lo stesso nome dell’isola dov’ero prima, in Grecia è un casino con i nomi geografici), di appena centotredici metri ma in una posizione strategica: dall’alto si legge bene la toponomastica del sito archeologico, lo si può immaginare nel suo antico splendore, e con la vista di tutte le isole vicine si può anche studiare il comportamento del vento all’interno dell’arcipelago. Sono ben visibili i punti in cui si incanala velocemente a velocità di trentacinque nodi, quelli in cui scavalcando un rilievo accelera provocando forti raffiche, e quelli in cui un’isola ne ostacola il passaggio, i punti dove si formano onde e quelli in cui il mare è calmo o quasi. 

lunedì 10 settembre 2012

Un patrimonio fotografico che non andrà disperso

Walter Breveglieri, classe 1921 di Crevalcore in provincia di Bologna, è stato un fotografo poco conosciuto da un grande pubblico, eppure, con oltre duecentomila negativi, tutti schedati e tenuti in ordine dalla moglie Paola, negativi nei formati più vari, dal 6x6 alle lastre di vetro, ha documentato cinquanta anni di storia, i fatti salienti dal primo dopoguerra soprattutto dell’Emilia Romagna, dagli avvenimenti sportivi ai processi di grande impatto sull’opinione pubblica alle alluvioni e al vivere quotidiano in zone povere del paese.

Mi piacerebbe che questo mio patrimonio, ha scritto, non andasse disperso. Il tempo e la società in cui abbiamo vissuto gran parte del secolo ormai trascorso sono documentati dalla fotografia. Questo serve a non perdere di vista da dove tutti noi siamo venuti e io sono convinto di aver fornito con le immagini del mio archivio un piccolo contributo alla storia del nostro tempo.”
E sicuramente le fotografie raccolte nel libro 1950-1970 …ieri il Delta visto da Walter Breveglieri ne sono la testimonianza. Il Delta, in quella Comacchio degli anni cinquanta del secolo scorso visti dal suo sapiente occhio fotografico danno una buona occasione di riflessione sui venti anni  che coincidono con una delle pagine più nobili del basso ferrarese e del nostro non lontano passato.

domenica 9 settembre 2012

La bandiera di Roma Capitale per onorare i 1393 Marinai della Corazzata Roma

Nove settembre 1943, un aereo tedesco colpisce e affonda la Corazzata Roma, Ammiraglia della Regia Marina. Morirono 1393 marinai, insieme al comandante delle Forze Navali da Battaglia, l’ammiraglio di squadra Carlo Bergamini. Solo 628 i sopravvissuti.
Nove settembre 2012, a 69 anni da quella tragedia, il Comune di Roma ha consegnato la bandiera di Roma Capitale all’Associazione Regia Nave Roma.
Nella foto il vice Sindaco Sveva Belvisio consegna la bandiera a Gustavo Bellazzini, uno dei sopravvissuti. Alla sua destra l’Ammiraglio A. Parisi, alle loro spalle Vittorio Catalano Gonzaga di Cirella, il Presidente dell’Associazione. La bandiera verrà portata nella sala delle bandiere realizzata a cura dell’Associazione a Porto  Mahon, Minorca, dove vennero ricoverati i naufraghi ustionati ed i reduci dell'affondamento, e dove ancora riposano ventisei nostri Marinai.

La cerimonia si è svolta nella Sala delle Bandiere in Campidoglio, dove tra le altre è conservata in una grande teca di vetro la bandiera della nave Roma consegnata al momento del varo nel 1940.
Molta l’emozione e lacrime trattenute a stento soprattutto quando hanno preso la parola alcuni dei reduci presenti.

Al centro P. Bergamini, a sn Gustavo Bellazzini




A fare gli onori di casa la Vice Sindaco Sveva Belviso; la Marina Militare era rappresentata dal comandante di Maricapitale l’Ammiraglio Antonino Parisi, l’Associazione dal suo Presidente  Vittorio Catalano Gonzaga di Cirella,  oltre al Presidente onorario il Comandante Pier Paolo Bergamini, il figlio dell’Ammiraglio Carlo Bergamini morto nell’affondamento del Roma.

sabato 8 settembre 2012

Andar per isole: un incontro emozionante oltre che straordinario


Monachus monachus – Foca monaca
“Sono la bella figlia del mare, così mi ricorda Omero nell’Odissea, appartengo da sempre alla cultura e alle tradizioni mediterranee e ho fatto nascere la leggenda delle sirene…, rischio l’estinzione perché in passato sono stata oggetto di una caccia indiscriminata. Ora però l’uomo mi protegge. Trovo rifugio soprattutto nell’Egeo, tra la Grecia e la Turchia.”
La Foca monaca illustrata dal maestro Franco Testa

Quella che segue è la cronaca di un andar per isole molto speciale e dell’incontro ravvicinato con la Foca monaca della nostra “inviata” nelle isole greche: Monica Barrile.

Una ventosa giornata di luglio a Kos, tre subacquei, un’attempata signora e un gommone: questo è lo scenario che ha fatto da sfondo all’eccezionale e imprevedibile e incontro con una foca monaca.
Il mare è misterioso, occorre avere pazienza, osservare la conformazione dell’esterno per capire la natura dei fondali, conoscere i venti e le correnti, capire la temperatura dell’acqua, l’ora più propizia. Quello che il giorno prima sembrava un luogo pieno di pesci, il giorno dopo può apparire desolatamente privo di vita.
Era uno di quei giorni in cui il morale era basso, da due giorni i tre accaniti pescatori (Eugenio, Sandro e Paolo) non solo non avevano pescato, ma quello che è peggio, non avevano visto nulla di interessante. Quel giorno si tentava una pescata di qualche ora sull’estrema punta di Krikelo, dove il fondale scende parecchio e correnti contrastanti fanno ribollire il mare. Avevamo da poco lasciato Kamari, una baia protetta dal vento ai piedi di Kefalos, dove pochi turisti si riparano dal sole all’ombra di “scarrupati” ombrelloni. 

giovedì 6 settembre 2012

Come ti disegno il pesce! Lo spiega Emanuela

Se volete sapere come è fatto il maschio di un  Antennablennius bifilum  un simpatico pescetto lungo non più di 8 centimetri che vive nelle acque dell’oceano Indiano, o di un Acanthostracion guineensis altro simpatico pesce che si pesca in Atlantico tra il Senegal e l’Angola, non dovete fare altro che una ricerca su FishBase, il database più grande e il più completo presente sul Web, magari diventate uno dei suoi 35milioni di visitatori! Contiene 32400 specie con 300mila nomi comuni e più di 50mila immagini. Sicuramente troverete la descrizione completa con relativa scheda del pesce che cercavate e potrete ammirare la sua illustrazione, che nella maggior parte dei casi è targata FAO, quindi probabilmente un’opera dell’illustratrice Emanuela D’Antoni in forza alla FAO dal 1984 presso il dipartimento del Programma della Pesca nel programma di Identificazione e Dati delle Specie Marine.
Emanuela D’Antoni
Emanuela è romana e ha 54 anni. “Non mi sono mai scoperta illustratrice, anche se mi piaceva disegnare, ricorda Emanuela, venivo dal liceo artistico e mi ero iscritta ad architettura quando, avevo 26 anni, sono  stata trascinata alla FAO perché conoscevo, ero molto amica della figlia, Walter Fischer, il fondatore del Programma di Identificazione. Era ammirato della mia passione per il disegno e mi propose di collaborare come disegnatrice. Non avevo conoscenze di biologia, il mio maestro è stato proprio Fisher che mi ha trasmesso le regole fondamentali del disegno scientifico adatto alle esigenze delle pubblicazioni da lui prodotte.

lunedì 3 settembre 2012

Otto referendum come risposta all’antipolitica, parola di Umberto Croppi


Ma sarà davvero antipolitica quell’avversione verso la classe dirigente e le sue forme di autotutela che pare ormai caratterizzare la generalità degli elettori italiani? O non è forse il contrario, cioè la ricerca di nuovi modelli di rappresentanza che ridiano ai cittadini la titolarità del diritto di decidere sul proprio destino?
Per provare a dare una risposta a questa domanda di partecipazione, per iniziativa del sottoscritto, di  Mario Staderini e Angelo Bonelli, un gruppo di romani, tra cui esponenti di comitati, associazioni, valontariato, hanno pensato di rendere operativo uno strumento previsto dallo statuto del Comune di Roma e mai prima utilizzato: il referendum.
Con 50.000 firme autenticate, da raccogliere in tre mesi, i cittadini della Capitale possono infatti richiedere che un quesito venga sottoposto al voto popolare nel corso della successiva primavera. Al contrario di quelli nazionali i referendum cittadini non sono abrogativi ma danno la possibilità di avanzare proposte.
Così abbiamo individuato ben otto temi sui quali stiamo raccogliendo le previste firme (il termine ultimo è il prossimo 30 settembre) per portare la città al voto insieme alle elezioni amministrative del 2013.
Tra questi temi ce n’è uno che riguarda il mare, non tutti infatti sanno che il Comune di Roma ha una delle più grandi estensioni costiere d’Italia. Il referendum chiede di ripristinare un corretto rapporto tra sfruttamento commerciale e fruibilità della spiaggia: oggi a Ostia è praticamente interdetto il libero accesso alla spiaggia e il lungomare è ridotto ad un “lungomuro”, che preclude persino la vista del mare.