martedì 31 luglio 2012

Gli Sciamani del Mare visti da Giovanna Guccione

Ogni piccola isola in Italia ha dei personaggi che si distinguono dagli altri per l’attaccamento al loro “scoglio” e per essere punto di riferimento anche culturale.  Maria e Giovanna Guccione ne sono l’esempio per essere un pilastro per l’isola di Favignana e delle isole Egadi. Ho avuto il piacere di conoscere le “due sorelle”, negli anni “80”, quando gestivano con maestria la pensione Egadi e l’annesso ristorante meta ambita per chiunque mettesse piede sull’isola. Ero arrivata sull’isola chiamata da Nino Allegra, allora direttore dell’Azienda Provinciale per il turismo, per organizzare la Settimana delle Egadi e l’Ufficio stampa. Durante circa venti anni ho vissuto per due tre mesi sull’isola ed ho imparato ad apprezzare Maria e Giovanna. Insieme a loro con l’aggiunta di Gin Racheli, che aveva scritto da poco il volume Egadi Mare e Vita e Giulia Torrente del Miramare Residence (altro fondamentale personaggio dell’isola) abbiamo cercato di contrastare gli interessi di coloro che volevano un nuovo carcere a Favignana e le piattaforme petrolifere vicino a Marettimo. Abbiamo coinvolto abitanti, politici, archeologi, giornalisti; organizzato convegni anche a Roma oltre che a Trapani e Favignana, raccolto firme, ma alla fine il nuovo carcere non s’è fatto e le piattaforme sono state smantellate. Forse hanno avuto tutti paura di quelle cinque donne scatenate che volevano a tutti i costi il bene dell’isola e dei suoi abitanti. È nato quindi fra noi un legame culturale, politico e di profonda amicizia che continua nel tempo, anche se ora visito poco Favignana. Maria mi tiene sempre informata di tutto quello che succede sullo “scoglio”. Con Giovanna, più schiva e timida, ho sempre avuto un rapporto legato anche al suo modo di vivere l’arte.
Quando recentemente sono tornata a Favignana, invitata da Sebastiano Tusa e da Renato Alongi per la visita guidata all’ex stabilimento Florio finalmente restaurato, Giovanna mi ha raccontato, con la sua solita timidezza, dei quadri che stava facendo sui Rais e di come aveva faticato per recuperare le foto e gli occhi le brillavano nel raccontare le difficoltà incontrate. Così ha voluto rappresentare i Rais della Regina delle Tonnare, dettata dal desiderio di dare il suo contributo alla salvaguardia della memoria di un pezzo della storia di Favignana e della civiltà di isolani in cui i Rais, gli Sciamani del Mare, sono stati protagonisti al punto da occupare, nella memoria collettiva, uno spazio quasi mitico. Un lavoro certosino quello di Giovanna, durato più di un anno, alla ricerca delle fonti di cui si sta perdendo memoria storica. Ha rovistato nei cassetti dimenticati dei famigliari dei Rais alla ricerca delle fotografie da cui partire per arrivare a farne un ritratto su tela.
Ma alla fine, partendo addirittura da microscopiche fototessera, è riuscita a completare una rassegna significativa con dodici ritratti che coprono un arco di tempo che parte dal 1848 con il Rais Michele Casubolo, cosi come testimoniato nella scritta incisa nel tufo posta all’ingresso dello stabilimento Florio, per finire nel 2007, il Rais era Gioacchino Cataldo, quando la Regina delle Tonnare fu calata per l’ultima volta. 
La fotografia delle Sorelle Guccione è stata scattata da Renato Alongi all’inaugurazione della mostra a Palazzo Florio. In basso la presentazione nello Stabilimento.
I dodici ritratti sono stati organizzati in una mostra titolata Rais Sciamani del Mare presentata in una affollatissima conferenza che si è tenuta nella splendida cornice del restaurato Stabilimento Florio.  La mostra si potrà ammirare per tutto il mese di agosto invece nella sede del Consiglio Comunale di Favignana, il Palazzo Florio, Maria Guccione è stata l’eccezionale presentatrice del lavoro di sua sorella Giovanna con questa relazione che riportiamo per intero..

Bravissime!
Giulia D’Angelo

venerdì 27 luglio 2012

U mari nun si spirtusa"

U mari nun si spirtusa! Il mare non si buca, è lo slogan che accompagna la manifestazione di protesta “Meglio l’oro blu dell’oro nero” contro la minaccia delle trivelle nel mare del Canale di Sicilia. Le associazioni di pescatori, Agci Agrital e Legapesca, si sono unite per appoggiare l’appello di Greenpeace: il mare è e deve restare dei pesci e dei pescatori, il canale di Sicilia è già sede di intensissimi traffici navali, molti anche pericolosi per la tutela della biodiversità e delle risorse, e la minaccia delle trivelle è la goccia che fa traboccare un vaso colmo da un pezzo.
Nella foto: da sin. Giovanni Basciano Resp.le Reg.le AGCI pesca, On.le Francesco Aiello Assessore Regionale  delle Risorse Agricole e Alimentari, Giuseppe Gullo Resp.Reg.Legacoop Pesca, Franco Andaloro ISPRA, Alesandro Giannì Resp Greenpeace
È chiaro che nel Canale si prepara una folle corsa all’oro nero: le richieste e dei permessi le compagnie petrolifere da un lato hanno già trovato dei giacimenti che si preparano a sfruttare, dall’altro moltiplicano le richieste per esplorare i fondali marini alla ricerca di nuovo petrolio. Senza un intervento immediato per tutelare le risorse del mare e le economie locali che da esse dipendono, queste acque rischiano di diventare un “mare di trivelle” con rischi inaccettabili per le comunità che vi si affacciano.
In verde - permessi di ricerca vigenti, in rosso - le concessioni di coltivazione (estrazione) vigenti, in giallo - le aree oggetto di istanze di permesso di ricerca, in azzurro - le aree richieste in concessione di coltivazione.

giovedì 26 luglio 2012

L’affascinante ricerca in fondo al mare per scrivere di una battaglia navale cha ha cambiato la nostra storia

Sebastiano Tusa e Giulia D’Angelo
Il nome dell’archeologo Sebastiano Tusa ormai è indissolubilmente legato alla ricerca e alla localizzazione del teatro della Battaglia delle Egadi, che mise fine alla Prima Guerra Punica. La sua è stata una ricerca che prende il via nel 1985 quando durante “II Convegno Internazionale per un’Archeologia del Mediterraneo” organizzato – per la Settimana delle Egadi – da Giulia D’Angelo e da Nino Allegra direttore dell’Ente Provinciale per il Turismo di Trapani, aprì la sua relazione evidenziando il fatto che “…nel campo della ricerca archeologica sottomarina l’assenza delle testimonianze scritte può essere colmata soltanto dal rinvenimento di prove inconfutabili…”.
A conferma parlò di Cecè Paladino, un pioniere della subacquea chiamato “l’ultimo dei Florio” e della sua testimonianza: la storia del recupero negli anni sessanta e settanta di centinaia di ceppi d’ancora in piombo rinvenuti sui fondali di fronte alla parete rocciosa nella parte del versante orientale dell’isola di Levanzo, una costa inaccessibile con pareti a strapiombo, da punta Altarella a Capogrosso. Questi ceppi di piombo (un ceppo poteva pesare anche 150 chili!) vennero recuperati e (come si usava allora senza comunicarlo alla Soprintendenza!) fusi per farne pesi per le reti e anche per le cinture da sub.
Rostro cartaginese esposto nello stabilimento Florio
Ma tutta la storia “l’ispettore” Sebastiano ha avuto modo si raccontarla il 13 maggio di quest’anno durante una visita guidata all’ex Stabilimento Florio, tornato al suo splendore con un restauro capolavoro, e dove sono esposte alcune delle “prove inconfutabili”, a parte alcuni ceppi uno dei rostri, quello cartaginese.
Ecco la sua “lezione” per intero a partire da quel 1985.

Il racconto mi impressionò: cosa ci facevano tutti questi ceppi in quella zona che certamente non è un luogo d’ancoraggio e nemmeno di ridosso. Sullo stimolo di Cecè mi venne l’idea che fossero legati a uno degli eventi più importanti che questa zona ha vissuto da un punto di vista navale, la battaglia delle Egadi che si combatté la mattina del 10 marzo del 241 a.C. tra cartaginesi e romani. 

mercoledì 25 luglio 2012

Che emozione vedere un rostro rimasto sepolto per 2253 anni!

Il recupero del rostro numero 8
A fine 2011 abbiamo parlato del ritrovamanto del rostro numero sette da parte del pescatore trapanese Mario Maltese. Invece, la nostra amica Vitalba Liotti lo scorso 5 luglio, ospite a bordo della nave da ricerca Hercules, ha provato l’emozione di assistere in diretta al recupero dell’ottavo rostro che “taglia la testa al toro”: il teatro della Battaglia delle Egadi è a nord ovest dell’isola di Levanzo. E peccato non ci sia sto il tempo per recuperare altri due rostri individuati dal sonar.


Ecco il suo racconto arricchito dalle fotografie da lei stessa scattate.
La Hercules
 “Daniele Z”, è il nome che l’equipe della Hercules ha dato all’ottavo rostro della Battaglia delle Egadi. Era lì dal 10 marzo 241 a.C., giorno in cui si è combattuta la Battaglia delle Egadi, ad una profondità di 86 metri, parzialmente sepolto, su un fondale prevalentemente sabbioso a circa tre miglia a Nord-Ovest dell’isola di Levanzo.
Proprio in questo tratto di mare il console Lutazio Catulo aveva sconfitto il cartaginese Annone. Il romano fu poi portato in trionfo a Roma, e in suo onore è stato eretto il tempio di Giuturna, presso Largo Argentina. Tornato in patria al cartaginese, invece, fu tagliata la testa per l’onta subita. Così si usava…


giovedì 12 luglio 2012

Catch & Release: vivi e lascia vivere

La pesca sportiva e ricreativa, sempre più caratterizzata da un criterio di responsabile rispetto per l’ambiente, sta oggi vivendo nuove interpretazioni, e fra queste cresce la tendenza a rilasciare le proprie prede, ovviamente quando possibile e consigliabile. Così come spiega Stefano Navarrini in questo articolo apparso sul mensile Nautica. Sue anche le fotografie.

Pesce grande, come noto, mangia pesce piccolo. Ci vorrebbe forse un po’ più di rispetto nell’utilizzare questo apparentemente banale aforismo, perché dietro un’apparente  metafora si nasconde la storia stessa della vita: un lungo percorso che dalla prima cellula a quel sofisticato organismo che è sicuramente l’Homo oggi considerato (forse a torto) sapiens, si è evoluto unicamente nel nome di questa legge. Perché mettetela come vi pare, che siano polli e maiali invece di spigole e sardine, o che nel nostro caso l’intelligenza abbia preso il posto delle dimensioni riproponendo il confronto in modo meno selvaggio e  cruento, resta il fatto che ancor oggi per nutrirsi qualunque essere vivente  deve sopraffarne altri, nel pieno rispetto delle leggi naturali, e con buona pace dei più accesi vegetariani, perché di sola erba non si campa (meno che mai a fumarla).

Una selezione di libri

Blu estremo, oltre l’immersione profonda
Autori  Francesco Saverio D’Aquino,  Luca Lucarini, Fabio Perozzi. Edizione 2012; pagg. 288; € 29,50.
Un bel manuale ricco di importanti informazioni sull’immersione profonda. I tre autori, hanno in comune una grande passione per l’immersione profonda e numerose immersioni effettuate oltre i cento metri di profondità. Tutti e tre ci raccontano le loro esperienze con aneddoti e interviste.
E’ anche un’avvincente cronistoria che parte dal circuito aperto fino ai rebreather. Vi sono descritti i vari record, ma anche i consigli di chi è sceso sotto la batimetrica dei 200 metri.Vi si trovano anche informazioni sul dopo Bowden-Exley e sulle mille contraddizioni di questo affascinante mondo, con numerose interviste a famosi personaggi, tra cui Roberto Rinaldi, Mark Ellyatt, Rick Stanton  e alla recordwoman Claudia Serpieri. Gi autori  fanno anche una selezione degli errati usi e costumi della subacquea estrema. Il volume è ricchissimo di fotografie risultando così, una testimonianza fotografica delle immersioni estreme dei diver che hanno fatto la storia dell’immersione profonda, in Italia e nel mondo.

Sub Parole e tecnica Piccola Enciclopedia del subacqueo di Luigi Fabbri, Edizione 2012, pagg. 256  €19,00
Ancora un volume della casa editrice Magenes, una piccola casa editrice che pubblica quasi esclusivamente volumi che riguardano il mare. Questo libro, fresco di stampa, è una enciclopedia che riguarda l’attività subacquea in tutti i suoi aspetti. Mille voci che definiscono i termini e le sigle in cui si può imbattere un subacqueo, anche durante una consultazione di testi che riguardano tale attività. L’autore, Luigi Fabbri, è un giornalista che collabora da sempre con la rivista Il Subacqueo, ma ha scritto anche per Mondo Sommerso. Ha lavorato per aziende che si occupano dell’attività subacquea scrivendo i loro manuali. Nessuno meglio di lui avrebbe potuto realizzare un’opera come questa che riguarda le didattiche, i più diffusi termini marinareschi relativi alla vita marina e la pronuncia corretta delle parole dei sub. Utile in tutte le biblioteche dei subacquei.


Ustica Antica – Archeologia subacquea in un’isola mediterranea, di Gianfranco Purpura,
Edizioni Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica – Le Ossidiane 2010, pagg. 94, € 12,00
Si tratta di un testo che costituisce la prima carta archeologica subacquea dei reperti antichi dell’Isola di Ustica, ma anche una testimonianza di un lungo impegno per la tutela e la valorizzazione della storia e dell’archeologia dell’isola.
Ho conosciuto l’autore, Gianfranco Purpura, ordinario di diritto Romano all’Università di Palermo, tanti anni or sono, durante uno dei convegni di Archeologia subacquea che organizzavo all’isola di Favignana. Esperto e studioso degli antichi Romani, mi fece scoprire a Levanzo, la piccola isola delle Egadi, alcune vasche del pesce, scavate nella roccia e usate dai Romani per la preparazione del “garum”. Il professor Purpura, in collaborazione con la rivista Archeologia Viva  e Piero Pruneti, da numerosi anni, tiene corsi di archeologia subacquea presso la piccola isola di Ustica, capitale dei subacquei, ma purtroppo non più sede del premio dei tridenti d’oro. Quale cittadina onoraria dell’isola e iscritta al Centro Studi di Ustica, ho dato la mia disponibilità affinché presso la Libreria Internazionale il Mare nascesse un presidio del Centro Studi e della gastronomia dell’isola con incontri e presentazione dei volumi alla fine di ogni anno, con una festa per gli Usticesi abitanti fuori dall’isola.

Grande Enciclopedia Illustrata dei Pesci, di Paolo Manzoni e Valentina Tepedino, Edizione 2008 pagg. 675 € 99,00
 Grande Enciclopedia Illustrata dei Crostacei, dei Molluschi e dei Ricci di mare di Paolo Manzoni con la collaborazione di Valentina Tepedino, edizioni   2010, pagg. 593, € 99,00

Due volumi di grande formato e con numerosissime illustrazioni per il riconoscimento delle specie descritte. Rappresentano strumenti unici per imparare a riconoscere Pesci, crostacei, molluschi e ricci di mare in vendita nei mercati europei. Ogni specie descritta nei due volumi è molto ben rappresentata con una foto a colori originali di elevata qualità, una scheda allegata descrittiva e ricchissima di informazioni riguardanti la morfologia, la biologia, la pesca e la presenza nelle acque europee ed eventualmente in quelle extraeuropee. Inoltre la specie è decritta con il nome scientifico e con le denominazioni nelle varie lingue europee, la lunghezza massima, i caratteri distintivi, la colorazione, la diffusione, il valore commerciali e l’apprezzamento della carne.
Non mancano informazioni di carattere sanitario, ispettivo, nutrizionale e sensoriale che rendono ancora più interessanti queste opera. Insomma un lavoro unico e originale, che si è potuto realizzare solo grazie alla conoscenza profonda, la passione e la determinazione della giovane veterinaria Valentina Tepedino, che ho conosciuto e apprezzato, durante una delle sue frequenti visite alla Libreria Internazionale il Mare, dove sono stati presentati i due volumi alla presenza di numerose personalità del mondo marinaro.









Breviario Mediterraneo, di Predrag Matvejevic, edizione 2010 pagg. 320; € 18,60
Tradotto in trenta lingue diverse e ristampato in Italia una decina di volte, Breviario Mediterraneo è un saggio che, leggendolo, ci fa rivivere tutte le sensazioni provate andando in giro per i paesi del Mediterraneo. Leggendolo, risentiamo gli odori e i sapori, ci ricorda le storie e i canti che nel Mare Nostrum vivono tutt’ora. Ci fa sognare le isole, i porti e i fari e, come scrive Lucio Magris nella sua prefazione, “è un racconto che fa parlare la realtà e innesta perfettamente la cultura dell’evocazione fantastica…….E’ un libro geniale, imprevedibile e fulmineo. Questa nuova edizione, accoglie un’ampia serie di aggiunte messe a punto in occasione delle diverse traduzioni approntate in questi anni. E’ ancora una volta, una versione rivista e arricchita di un libro che è diventato un classico e che  ha fatto vincere a Predrag Matvejevic  il premio alla carriera Mediterranean Award per l’Editoria Internazionale del Mare, istituito quest’anno nell’ambito dello Yacth Med Festival di Gaeta.






giovedì 5 luglio 2012

Le origini trapanesi dell’Odissea, un’ipotesi che affascina

Omero, particolare Museo Sperlonga
Ancora Omero, ancora Odissea. Un anno fa ce ne siamo occupati presentando Felice Vinci l’autore del libro Omero nel Baltico nel quale avanza l’ipotesi che il reale scenario dell’Iliade e dell’Odissea non è identificabile nel Mediterraneo ma nell’Europa settentrionale. Oggi invece una giovane insegnante di scuola media a Trapani, l’architetto Vitalba Liotti, appassionata di archeologia e laureata in Beni Culturali, nella sua tesi di laurea dal titolo L’Odissea immaginata. La teoria delle origini trapanesi dell’Odissea di Samuel Butler, ci parla delle origini trapanesi dell’Odissea così come ha ipotizzato lo scrittore inglese Samuel Butler che nel 1897  con il libro The Authorres of the Odyssey sviluppò la teoria secondo la quale l'Odissea sarebbe stata scritta in realtà da una giovane donna trapanese e i paesaggi descritti nel poema sarebbero quelli della Sicilia e delle isole Egadi.
Ulisse e le sirene, museo del Bardo, Tunisi


Ecco la storia nella sintesi della tesi di laurea di Vitalba:
Butler, Grande appassionato dei poemi omerici non soddisfatto delle traduzioni, e non avendo particolari problemi nelle traduzioni dal greco, aveva deciso di fare da sé. Lesse più volte i due poemi rimanendo affascinato dalla loro bellezza  Fatte le consuete differenze e analogie che è di norma fare davanti a due opere dello stesso autore, Butler si era trovato fortemente perplesso: si rendeva conto che qualcosa gli sfuggiva e di questo non si capacitava. Arrivato all’episodio dei Feaci non aveva avuto più dubbi che, in quel caso, l’autore si fosse ispirato al vero e che Nausicaa, la regina Arete e Alcinoo fossero state persone reali più o meno camuffate. In particolare era stato proprio nell’episodio della trasformazione in scoglio della nave dei Feaci al ritorno da Itaca, che si era sentito sicuro che quello fosse stato un posto descritto dal vero, tanto che stilò una lista dei dettagli di Scheria rilevabili nel poema, da verificare con l’ausilio delle mappe dell’Ammiragliato. 

martedì 3 luglio 2012

Il Roma, tonnellate d’acciaio a milleduecento metri

Nove settembre 1943, un aereo tedesco colpisce e affonda la Corazzata Roma, Ammiraglia della Regia Marina. Morirono 1393 marinai, insieme al comandante delle Forze Navali da Battaglia, l’ammiraglio di squadra Carlo Bergamini. Solo 628 i sopravvissuti.
L’affondamento del Roma è uno dei primissimi atti della Resistenza italiana, avvenuto quando ancora a Porta San Paolo non era stato sparato un colpo, e quando non si sapeva ancora bene cosa era successo a Cefalonia.
Ventotto giugno 2012, dopo 69 anni dall’affondamento non ci sono più dubbi, si conosce il punto esatto dove giace una parte del relitto che la Marina Militare ritiene uno dei più importanti Sacrari del mare. Si trova nel canyon di Castelsardo, Golfo dell’Asinara, a 16 miglia dalla costa e a milleduecento metri di profondità.
Ci sono voluti cinque anni di ricerche e il sofisticato robot subacqueo Pluto Palla, ideato e costruito da Guido Gay ingegnere della Gaymarine. Il piccolo robot filoguidato dal peso di 60 chili che può raggiungere i 4000 metri di profondità, ha individuato il sito documentato dalle fotografie di alcuni pezzi di artiglieria contraerea, (foto a destra della Gaymarine) cannoni da 90 mm, imbarcati sul Roma.
L’identificazione del punto di affondamento è stato ottenuto sulla base di uno studio di documenti militari dell’epoca conservati negli archivi della Marina Militare e su documenti provenienti da archivi anglo-americani e da una ulteriore importante documentazione storica sulla situazione in corso il 9 settembre 43, alla base della Maddalena, oramai in mano tedesca. Altro elemento per l’individuazione del relitto è stato realizzare in 3D l’intero scenario grazie a fotografie della ricognizione inglese che volava a bassa quota sulle navi della Regia Marina, e al racconto di una testimone che non solo ha descritto nei dettagli quando accadde ma ha indicato anche il punto preciso dove avvenne la sciagura. Tutto questo materiale è parte integrante di un progetto che include la realizzazione di un film documentario, di una mostra e una serie di altri eventi istituzionali in occasione del 70° anniversario dell’affondamento, che cade il 9 settembre del 2013. A breve con attrezzature scientifiche all’avanguardia, si cercherà di filmare il relitto e di analizzarlo da vicino con telecamere in alta definizione, e con un mini-sommergibile.

domenica 1 luglio 2012

Emanuele, cerignolese doc, modellista a tempo pieno

Emanuele Cirillo-Farrusi e la sezione di prua della Victory
Modellisti si nasce, è il caso di dire di Emanuele Cirillo-Farrusi classe 1941 di Cerignola, il grosso centro agricolo in terra di Capitanata. Aveva otto anni quando incollava tra loro tappi di sughero, li squadrava e li modellava con le lamette da barba. All’inizio si divertiva a costruire aerei, andando avanti con gli anni passa agli aerei filo guidati, quelli con “volo circolare”. Ai modelli veri e propri di barca ci arriva negli anni ’70, ad oggi ne ha realizzati 65 di tutti i tipi. Una passione totale che lo impegna, specie ora che ha lasciato la sua attività da agricoltore, 24 ore al giorno! Non ne può fare a meno, afferma. Ha sposato una belga così vive tra Bruxelles, Roma e Cerignola.
La maggior parte dei modelli che ha costruito li ha regalati ai figli, ne ha tre, ai nipoti, a parenti e amici. Soltanto da poco tempo si è deciso e li ha messi in vendita in negozi di modellismo a Ostenda nel Mar del Nord, a Waterloo e a Bruxellas.
E. Cirillo-Farrusi e la batteria n.. 1815
Endeavour cm 110x160x20