lunedì 31 dicembre 2012

Tredicimiladuecentoventicinque miglia nautiche, per Giovanni Soldini. Se vi sembran poche!

Giovanni Soldini alla partenza
Un bel modo di festeggiare la fine dell’anno per Giovanni Soldini e il suo team a bordo del VOR 70 Maserati. Alle 18 ora italiana infatti ha lasciato il porto di New York alla volta di San Francisco doppiando  controvento il leggendario Capo Horn: tredicimiladuecentoventicinque miglia nautiche,un percorso lungo e difficile, pieno di insidie da percorrere in meno di 57 giorni e tre ore. Deve battere il record del francese Yves Parlier che nel 1998 a bordo di Aquitaine Innovations sulla stessa identica rotta fissò il record a 57 giorni, 3 ore e due minuti. È una rotta storica che vedeva impegnati i migliori Clipper mai costruiti nella corsa all’oro a partire dalla seconda metà dell’ottocento. Sono anni in cui una nave passeggiare impiegava più di duecento giorni per viaggiare da New York a San Francisco passando per due oceani, dall’Atlantico al Pacifico. Già allora era una corsa per impiegare il minor tempo possibile. Nel 1854 il mitico clipper Flying Cloud’s dimezzo i tempi stabilendo il primo record in 89 giorni e 21 ore, che rimase imbattuto per più di 130 anni. Nel 1989 il 60 piedi Thursday’s Child di Warren Luhrs impiegò 80 giorni e 20 ore. Nel 1994, Isabelle Autissier a bordo di Ecureuil Poitou ci mise 62 giorni e 5 ore. Nel 1998 infine il record di Parlier che Soldini con il suo Maserati deve battere, saranno sufficienti anche due soli miserrimi minuti…
Il clipper Flying Cloud’s
A bordo con Soldini  un equipaggio internazionale di otto affiatati navigatori e velisti: gli italiani Guido Broggi, Corrado Rossignoli e Michele Sighel, il francese Sébastien Audigane, il tedesco Boris Herrmann, l'americano Ryan Breymaier, il cinese Jianghe Teng detto Tiger, lo spagnolo Carlos Hernandez.
Il partner principale che dà il nome alla barca è Maserati, insieme alla banca svizzera BSI (Gruppo Generali) e dalle stesse Generali in qualità di co-sponsor.
Maserati lascia New York
Fornitori ufficiali della sfida sono Vodafone Italia, che si occupa della fornitura dei servizi di telecomunicazione e della realizzazione del sito web ufficiale, Murphy&Nye, il brand d’abbigliamento velico che veste l’intero Team di Maserati, Bulgari, come Official Time Keeper e Boero Bartolomeo S.p.A., che fornisce smalti e vernici per lo scafo.A bordo di Maserati anche Eataly, fornitore della cambusa a bordo, Beta Utensili, fornitore di tutti gli utensili professionali, Corderia Lancelin, fornitore di cime e cavi speciali, FPT Industrial, assistenza motori, Jeppesen che fornisce la cartografia, B&GNavico che offre assistenza per gli strumenti, il Cantiere Picchiotti di La Spezia, base di Maserati a terra e l’Autorità portuale di La Spezia, base di Maserati in acqua.
Ogni ora sul sito  www.maserati.soldini.it si possono seguire gli aggiornamenti con la posizione di Maserati con video e immagini provenienti da bordo.

Da noi un augurio di Buon vento a Giovanni e al suo equipaggio!

venerdì 28 dicembre 2012

La Befana ha le scarpe rotte ma porta tanti regali!

Moltissimi sono i bimbi che nell”anno appena passato hanno visitato la lLibreria Internazionale Il Mare, tanto che ci viene da pensare che i giovani italiani abbiano deciso di procreare molti figli, oppure che solo coloro che amano il mare si avventurano nel mettere al mondo tanti piccoli. I bambini arrivano accompagnati dai genitori portati in braccio o in carrozzella dal babbo o dalla mamma e anche dai due genitori insieme. È una gioia vederli entusiasmarsi nel ricevere piccolissimi doni che la Libreria Il Mare mette loro a disposizione. I più piccoli, si guardano in giro e osservano tutti gli scaffali e le vetrine seguendo con lo sguardo i volumi e gli oggetti più colorati e non si lamentano o piangono mai, anche se la visita si prolunga molto. I più grandi prendono dagli scaffali, a loro dedicati, i volumi da consultare e si divertono a sfogliarne le pagine e a scoprire i vari meccanismi pop-up, sotto la nostra guida e quella dei genitori e spessissimo sono loro a decidere quale volume il genitore gli deve acquistare. I più evoluti, poi, hanno già in mente cosa acquistare perché sono appassionati di squali, di pirati, di balene, di imbarcazioni, di pesca, o altro ancora, e decidono rapidamente quale volume gli interessa.
Da quando è nata la Libreria, quasi quarant’anni or sono, i piccoli l’hanno sempre frequentata accompagnati dai genitori, e ora li rivediamo adulti che accompagnano i loro figli a visitare questa che ormai a Roma e nel mondo è diventato un luogo sacro per gli amanti del mare, siano velisti, servisti, subacquei o solo appassionati lettori di storia e di avventure marinare. In questo periodo di festività poi, la Libreria è invasa da visitatori che entrano solo per farsi una “vasca” all’interno, o per gustare un caffè Morganti o un aperitivo con i vini Camponeschi. Oppure più semplicemente per sedersi e riposarsi dalle camminate effettuate nel Centro storico di Roma, come fanno i numerosissimi stranieri in visita nella città eterna.
Ora per la befana, che torna ad essere una festa nazionale importante, abbiamo pensato di dedicare le vetrine della libreria completamente ai più piccoli. Vi troveranno numerosi giochi “damare”, oltre ai numerosi volumi che l’editoria italiana ha pubblicato e che sono particolarmente affascinanti sia per la completezza dell’informazione che per come riescono ad incuriosire i piccoli avventori.
In quest'epoca informatizzata i bambini rimangono affascinati scorrendo le pagine da cui fuoriescono polpi o navi o pirati. Così i genitori, attraverso i libri, si avvicinano ai figli per raccontare loro la storia della navigazione o la vita degli animali marini e per una volta lasciare indietro televisore e computer. La Libreria si sente coinvolta e vorrebbe fare di più per questi lettori in erba, magari istituendo dei corsi solo per loro. A tale proposito si accettano suggerimenti.
Per ora aspettiamo i piccoli per la festa della Befana in Libreria che sarà aperta dalle 10,30 alle 18,00.
Intanto quello quello che presentiamo è un elenco, giocattoli e libri, a volo d’uccello sulle mille proposte che abbiamo in vetrina e che si possono ordinare anche sul nostro sito ilmare.com

Iniziamo con un mappamondo fotografato dal satellite, è gonfiabile il diametro è di 40 cm e costa € 20,00

Lo riconoscete? È Nemo, il protagonista del film di animazione Alla ricerca di Nemo uscito nel 2003. È di peluche lungo 30 cm e costa € 23,90



Questo pesce pagliaccio  invece è lungo più di un metro e nuota nell’aria, gira per la casa e non provoca danni se urta qualche lampadario! Si gonfia con l’elio (lo stesso gas usato per i palloncini colorati) è radiocomandato e si “guida” con estrema facilità.
€ 69,90




La scatola contiene tutti i pezzi per imparare a costruire una nave in bottiglia. Facile e intuitivo.
€ 25,00








Non solo ti costruisci la tua barca, ma la puoi dipingere come più ti piace. La scatola è completa di un seti di colori e di un pennellino.
Costa € 23,00









venerdì 21 dicembre 2012

Pagine di seta, Pagine di Storia

È colpa mia: quanno Salvatore Argenio me facette vedè ’o primmo foulard (’o stemma d’ ’a Marina Borbonica ’ncoppa ’a nu sfondo blu) dicette: comm’è bello! Penzanno ’a chiltu foulard (cu chillu trionfo ’e russo e oro ch’aunevano tutte ll’ati culure araldiche d’ ’e ddoie Sicilie); ’O disegno era ’e na perfeziona maniacale; ’a seta (’e granda qualità senzuale: “E' peccato ’e ll'arruvinà, decidette muglierema , vulenno dicere: si m’ ’o metto ’ncuollo”. ’O facette ’ncumicià).

Pagine di seta, è un particolarissimo libro, ma più che di un libro si tratta di un’opera che racchiude delle pagine di storia a testimonianza della nuova fierezza meridionale,
Nasce da una idea del giornalista e scrittore Pino Aprile quando capitando in via Filangeri a Napoli nella sartoria Argenio, il titolare Salvatore Argenio e la moglie Annamaria Pisapia, gli mostrarono un foulard di seta con lo stemma della Marina Borbonica.
S. Argenio, A. Pisapia, P. Aprile
Ne rimase affascinato e lo acquistò per regalarlo alla moglie che alla fine anziché indossarlo lo fece incorniciare, così come è raccontato nella splendida lingua che è il napoletano nel corsivo che apre questa presentazione.
La famiglia Argenio vestiva la marina borbonica ed era fornitrice della Real Casa e ora a distanza di più di un secolo e mezzo ha creato una linea di alta sartoria, che definiscono “identitaria”, per far conoscere la storia del Regno delle Due Sicilie. Quindi oltre ai tessuti, alle camicie e ai capi d’abbigliamento hanno realizzato foulard, pochette, cravatte gemelli, borse, penne stilografiche, e tanti altri oggetti tutti di una maniacale perfezione e di altissima qualità.
Per Aprile la collezione di quei foulard erano “pagine” che uno dopo l’altro raccontavano i primati raggiunti dai Borboni in tutti i campi e di conseguenza risaltavano la loro storia. Di questa Storia, con la S maiuscola, Pino Aprile ne ha parlato nei suoi tre libri, bestseller, Terroni, Giù al Sud e Mai più terroni, e questa stessa storia l’ha condensata in Pagine di Seta.
Foulard Reale Marina Borbonica
È scritto in tre lingue, il napoletano, l’italiano e l’inglese. È rivolto non solo ai napoletani ma ai tanti emigranti che ormai parlano la lingua del paese che li ha accolti, ma che nello stesso tempo ricordano la lingua trasmessa dai loro genitori.
Il libro stampato su una carta di pregio, la Tintoretto, si distingue per l’originale allestimento completamente artigianale, cucito a mano, le incisioni sono fatte a caldo. Impegnativo e molto particolare l’inserimento, opera di alcune sarte, delle quattro pochette di seta con gli stemmi (Real Marina, Ferrovia Napoli Portici, San Carlo e Real Casa). Tra le altre cose concorre al premio internazionale per l’editoria di pregio Top application award che si tiene a Verona.
Il testo tradotto in Napoletano è opera di Ammamaria Pisapia. È la prima volta che si cimenta in un simile e impegnativo lavoro. “Ho attinto, mi spiega, dal dizionario dell’abate Ferdinando Galiani del 1789 e dal vocabolario italiano-napoletano di Antonio Rotondo dei giorni nostri, più la grammatica di Carlo Iandolo.
Aggiungi didascalia
Talvolta mi venivano alla mente parole antiche di mia nonna per definire questa o quella cosa, che mi sono servite (bella cosa i nonni). Insomma per tutto questo lavoro, che mi ha preso davvero molto tempo, ho ricevuto i complimenti di due professori come Gennaro de Crescenzo e Amedeo Messina, quest’ultimo ritenuto uno dei sei professori che conoscono perfettamente il napoletano, una vera e propria lingua.”

A ds. Una pagina di seta con la pochette che rappresenta l’inaugurazione della ferrovia Napoli Portici

 A ds. Foulard con lo stemma del Regio 
Teatro San Carlo

sabato 15 dicembre 2012

Le navi da crociera sono giovani, hanno meno di due secoli!

Il piroscafo Princessin Victoria Luise
Ricordando l’appuntamento del prossimo martedì e in attesa di saperne di più sulle navi da crociera e della loro storia, ve ne diamo alcune anticipazioni.
È una storia relativamente recente, nata nel secolo scorso nella prima metà dell’Ottocento. Il fenomeno delle crociere infatti fu lanciato nel 1844 in Inghilterra organizzate da una compagnia che esiste ancora la P&O, Peninsular Oriental Steam Navigation. Nell’occasione invitarono a bordo un giornalista che fece il primo reportage di crociera.

Ma la prima crociera turistica al mondo di cui si ha notizia è del 1833 quando si utilizzò il piroscafo di linea Francesco I battente bandiera del Regno delle Due Sicilie che copriva la tratta Palermo, Civitavecchia, Livorno, Genova, Marsiglia. Costruito nei cantieri navali di Castellammare di Stabia nel 1831, il piroscafo aveva una velocità eccezionale rispetto alle navi dell’epoca grazie ai suoi motori da 120 cavalli. La crociera fu preceduta da una campagna pubblicitaria incredibile per quei tempi, sulla nave si imbarcarono nobili e principi reali di mezza Europa. In poco più di tre mesi la nave passando per la Sicilia, Malta e la Grecia arrivò a Costantinopoli, tra lo stupore del sultano che la ammirava lo spettacolo da una terrazza del suo palazzo, per poi fare ritorno a Napoli con diversi scali intermedi. “Il Francesco I, si scrisse, è il più grande e il più bello di quanti piroscafi siansi veduti fin d’ora nel Mediterraneo!”

giovedì 13 dicembre 2012

Un incontro da non perdere! Parola di Giulia e Marco

Cari Amici del Mare,
questo più che un invito è un ordine perentorio, a firma sia di Giulia che di Marco. Non potete non prenderlo in considerazione, non certo per gli omaggi e le piacevoli sorprese che abbiamo preparato per i nostri amici, tra cui due bellissimi viaggi offerti da Welcome Travel, ma anche perché diventa un’occasione per scambiarci gli auguri per le prossine feste.
L’ora è quella solita, le 19, e il giorno è martedì 18 una settimana prima del Natale. La serata è organizzata in collaborazione con Costa Crociere e l’agenzia di viaggi Welcome Travel Group che ha sede a poche decine di metri da noi, qui in via di Ripetta.
Martedì sera prima di tutto abbiamo l’occasione di incontrare il mitico Vincenzo Zaccagnino che ci parlerà della storia delle Crociere. Da più di quarant’anni si occupa di giornalismo nautico, è tra le altre cose fondatore e direttore del mensile Yacht Capital, e i suoi articoli li leggete prima fra tutti sul quotidiano La Stampa.
Vincenzo Zaccagnino e Giulia D’Angelo
 I programmi della Costa Crociere, invece, ce li illustrerà la PR Angela Virzì, mentre ad alimentare i nostri sogni ci penserà Paolo Gentili, manager dell’Agenzia, presentando affascinanti proposte di viaggi per mare. A Marco invece il compito di presentare libri che hanno fatto la storia delle navi da crociera e quello più “frizzante” di brindare con i vini e il brut del nostro, da sempre, sponsor Camponeschi.
In chiusura Gabriella Filippi, autrice del libro Una settimana di otto giorni in transatlantico, che daremo in omaggio, penna alla mano, sarà felice di firmarvelo. Per finire caffè Morganti per tutti.
Ti aspettiamo
Giulia D'Angelo e Marco Firrao

martedì 11 dicembre 2012

Pratt, sempre Pratt, da quando si chiamava Ugo, senza l’acca…

Di Hugo Pratt abbiamo parlato in uno dei primi servizi, dicembre 2010, pubblicato sul nostro maremagazine. In quell’occasione Giulia volle ricordare quando è nata l’amicizia con la libreria:  “lo conoscemmo nel 1990, quando ci telefonò da Losanna dove abitava per chiederci alcune carte nautiche, per lui introvabili, di piccole isole del Pacifico” per poi raccontare delle incursioni che Pratt faceva in libreria. Dal giorno della sua scomparsa, era l'agosto del 1995, Hugo è sempre presente nel cuore della libreria Il Mare e nel cuore di tutti coloro che amano i viaggi e le avventure per mare.
Oggi l’occasione per parlarne ancora ce la dà il libro  – appena uscito –  Hugo Pratt, lezioni perdute di Laura Scarpa autrice di fumetti, saggista e presidente dell’associazione Comicout, che si occupa della diffusione e della promozione del fumetto. Quando non era ancora nato Corto Maltese, Pratt, che si chiamava Ugo, nel 1949, aveva ventidue anni, andò a cercare fortuna a Buenos Aires dove si guadagnò da vivere insegnando a disegnare nella famosa Escuela Panamericana de Arte.
Di quell’avventura se ne parla perché recentemente sono state trovate  centoventi dispense originali e alcuni libri didattici usati nella scuola, tra cui la prima monografia dedicata proprio a Pratt, giovanissimo, considerato tra “los 12 famosos artistas” della scuola. Si fermò quasi vent’anni in Argentina per disegnare historietas per le più importanti riviste di fumetti e il libro curato da Laura Scarpa è una sorta di collage sul materiale di quegli anni con una serie di testimonianze e di memorie dei suoi compagni di lavoro, degli allievi divenuti autori celebri e di grandi ispirati da Pratt.

domenica 9 dicembre 2012

Requiem per una saggia proposta di Legge

Sembrava fatta. Se il Cavaliere non c’avesse messo lo zampino provocando la crisi politica con la fine anticipata della legislatura, sarebbe arrivata in Aula la proposta di legge numero 2302 presentata il 18 marzo del 2009 “Istituzione della Soprintendenza del mare e delle acque interne e organizzazione del settore del patrimonio storico-culturale sommerso nell’ambito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali” primo firmatario Fabio Granata, già assessore ai beni culturali della Regione siciliana. Per l’archeologia subacquea e la sua lunga storia, di cui in verità pochi si interessano, sembrava giunto il momento di mettere ordine nelle acque agitate dei nostri tesori sommersi con la creazione di una Soprintendenza Nazionale del Mare sul modello di quella siciliana che opera da anni. Le motivazioni in premessa spiegano quanto sarebbe importante “…l’Italia per la posizione centrale nel Mediterraneo e per il ruolo che la storia le ha assegnato nel corso dei millenni, conserva nei suoi fondali marini un patrimonio storico-archeologico di inestimabile valore costituito sia da resti di strutture isolate, città e porti sommersi, sia di relitti e reperti di ogni genere ed epoca. A tutto ciò si aggiunge l’ingente patrimonio storico-archeologico conservato sul fondo dei laghi e dei fiumi, costituito da insediamenti che vanno dall’epoca preistorica (neolitico) fino ai giorni nostri, nonché da relitti di imbarcazioni di ogni genere ed epoca…” La proposta di legge era in esame presso il Servizio Bilancio dello Stato per la verifica dei costi di attuazione e doveva andare in discussione nella commissione cultura alla Camera.

A ds. Ricostruzione della stiva di una nave oneraria. Museo della Navigazione Antica di Cerveteri (Roma)

Il testo dispone l’istituzione della Soprintendenza del mare e delle acque interne presso il ministero per i Beni e le Attività Culturali, con centro operativo presso il complesso monumentale di San Michele a Ripa, nel quartiere Trastevere di Roma, e due centri sovraregionali: uno a Venezia, competente sulle acque dell’Adriatico e su laghi e fiumi delle sue regioni costiere e del Nord Italia, e uno a Orbetello, con competenza sulle acque del Tirreno, del centro-Sud e delle Isole.
“Alla proposta mancava soltanto il passaggio in aula, commenta non nascondendo la sua delusione Fabio Granata, perché ovviamente, anche se il ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi è favorevolissimo, dovevamo semplicemente stabilire un percorso legislativo, serviva semplicemente metterla all’ordine del giorno del prossimo Ufficio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma ora si allontana il traguardo di creare una Soprintendenza Nazionale autonoma che abbia riferimenti sia strutturali che dirigenziali con l’attuale struttura archeologica subacquea nell’organico del ministero. Come quella siciliana che ha valorizzato una struttura che già esisteva.

mercoledì 5 dicembre 2012

Top Books on the Sea: la storia dello Yachting

La terza puntata della rubrica Top Books on the Sea, è dedicata alla storia dello Yachting, alle più belle barche da regata e da crociera a partire dai  primi del novecento presentate in tre libri capolavoro, da collezione.

Il primo è “La Classe dei Dodici metri Stazza Internazionale”, di Luigi Lang e Dyer Jones
572 pagine, due volumi numerati in cofanetto 
L + 2D + ²V¯S-F 
  2,37
se tutti i parametri di questa formuletta sono giusti il risultato è 12, e sta a indicare la classe olimpica dei 12 metri Stazza Metrica Internazionale nata a Parigi nel 1907. La stessa formula è applicata nella progettazione dei 12M Classe Coppa America.
Il successo dei 12 metri è immediato, dovuto alle sue ridotte dimensioni e alle velocità, buona l’abitabilità interna che ne rende possibile l’uso sia in regata che in crociera. La prima barca con queste caratteristiche è l’inglese Heatherbell disegnato da Thomas Glen Coats. Fino agli ’40 sono più di un centinaio gli esemplari prodotti in maggioranza negli Stati Uniti e in Inghilterra su progetti a firma dei più quotati architetti navali, Nicholson, Fife, Herreshoff. Burgess, Stephens.
Nell’arco di trent’anni la costruzione dello scafo passa dal fasciame al lamellare, all’alluminio nel ’74, alla vetroresina e materiali compositi, nel 1987. L’evoluzione maggiore si ha nella carena, essa inizia con il distacco del timone dalla chiglia di “Intrepid” (1967), per poi evolvere in pinna e terminare con le alette di “Australia II” (1983). Pur essendo una barca leggera e maneggevole, è uno yacht da regata pura. le dimensioni sono notevoli, con i suoi 21 metri di lunghezza fuori tutto, 200 metri quadrati la superficie velica, con un albero d’alluminio alto 27 metri. Ridottissimi gli alloggi interni per un equipaggio che varia tra gli undici e i sedici uomini.
Il primo yacht italiano della classe internazionale dei 12 metri è La Spina fatto costruire nel 1928 dall’aristocratico genovese, Franco Spinola, ammiraglio, amante del mare e della vela. Il disegno è di Vincenzo Vittorio Baglietto che lo costruì presso il proprio cantiere a Varazze. Il disegno è concepito secondo la seconda regola dei Stazza Internazionale ed è tra i più belli dell’epoca: 21,47 metri di lunghezza fuori tutto (LOA), solo 13,87 metri al galleggiamento (LWL), 3,90 al baglio massimo e 2,62 di pescaggio, il tutto spinto da 173 metri quadri di vela.
Cofanetto edizione standard
La Classe dei Dodici Metri Stazza Internazionale ha avuto un ruolo significativo nello sviluppo dello yachting del XX secolo. Grandi eleganti yacht, con ottime prestazioni in regatta, condotti da equipaggi numerosi sono stati architettati da alcuni dei grandi del mondo: Johan Anker, William Fife, Alfred Mylne, Charles Nicholson, Olin Stephens: era inevitabile che essi lasciassero il loro marchio nella storia. Per di più, dopo la Seconda Guerra Mondiale, essa è stata protagonista della Coppa America dal 1958 al 1987: momento fondamentale della storia dello yachting, palestra perfetta per i più famosi progettisti del periodo, banco di prova dei materiali e delle soluzioni tecniche più avanzati e innovative. È questo il libro su questa classe spettacolare, da tempo atteso dagli appassionati.
Cofanetto edizione lusso

Riporta alla luce la storia di questa Classe del tutto particolare dei suoi progettisti, armatori, skipper e equipaggi, raccontando la storia di come essa è nata e la sua influenza sull’evoluzione della progettazione dello yachting. Illustrato con foto storiche e contemporanee e dei piani originari delle linee delle imbarcazioni, comprende anche un registro di ogni Dodici Metri mai costruito, ne riporta il progettista, il costruttore, gli armatori che si sono succeduti nel tempo, il porto di armamento attuale, il numero velico ed i principali cenni storici. Questa bella pubblicazione è la storia completa della Classe dei Dodici Metri di cui un numero notevole dei primi progetti è sopravvissuto.

Il secondo capolavoro è “Mariette le golette di Herreshoff”  di Jacques Taglang
534 pagine 2 volumi numerati in cofaneto
Il libro racconta la storia di questa famosa goletta e della sua importanza nell’operato del più geniale architetto di yachting: Nathanael Greene Herreshoff. È il frutto di un lavoro collettivo orchestrato da Jacques Taglang, da sempre un appassionato di yachting. Egli ha potuto appoggiarsi sul monumentale lavoro di compilazione dell’opera di Herreshoff e della Herreshoff Manufacturing Company, realizzato da Claas van der Linde, autore del Catalogo Ragionato Herreshoff.  Oltre alla saga di Mariette attraverso il tempo – quasi un secolo quest’anno – sono oggetto di uno studio dettagliato le altre 14 golette di Herreshoff. In effetti, Capitano Nat ha progettato solo 15 unità armate a goletta, una percentuale minima della sua produzione, oltre 400 yacht mentre nel suo cantiere ne sono stati costruiti più di 2.000 di diversi tipi e dimensioni (ivi comprese diverse serie di imbarcazioni monotipo).
La maggior parte delle fotografie sono di Nigel Pert, le foto d’epoca sono di Edwin Lewick e Beken of Cowes, insieme ad altre provenienti dalle collezioni del Peabody Essex Museum, del Rochester Museum e del Herreshoff Marine Museum.  I piani di Mariette sono ridisegnati da François Chevalier, e sono pubblicati per la prima volta 35 piani (di costruzione e di velatura) di Herreshoff, oltre alle riproduzioni di due opere dell’artista inglese Jamie Medlin. i 35 piani di Herreshoff sono in un astuccio separato (nello stesso formato del libro) e contiene pure due piani in grande scala destinati ai modellisti oltre ad alcune foto spettacolari. Infine, grande specialista degli Herreshoff, Maynard Bray offre un testo esaustivo sui metodi costruttivi degli scafi in acciaio rivettato della Herreshoff Manufacturing Company e ha accettato di redigere la prefazione di quest’opera, destinata a diventare un punto di riferimento.
Edizione lusso
Edizione standard




















Infine il capolavoro: “J Class” di Francois Chevalier e Jacques Tanglang
edizione numerata più cartella con 4 foto e 6 stampe cm.43X30, edizione bilingue inglese /francese
Con una edizione limitata per tutto il mondo di soli 3000 esemplari, “Classe J” è un pezzo da collezione.

J Class, copertina cartonata e telata
La Coppa America ha prodotto alcuni degli yacht più belli della storia dello yachting, di cui una categoria si distingue da tutti gli altri: J Class. La sua leggenda meritava un testo di riferimento eccezionale e inestimabile: formato di cm 43x30 e un peso di 7 chili. 448 pagine, 58 disegni e piani. Molte le fotografie inedite. . Scritto da François Chevalier e Jacques Taglang. Contributi di Olin J. Stephens Jr., Elizabeth Meyer, Holland e John Llewellyn Lammert van Buren.  Per la prima volta sono pubblicati i dettagli dei piani di J’ Katoura di Velsheda. Il progetto di John Alden studio del 1930. Il The Frank C. Paine del 1935 scoperto nel 2002. Vista 3D del progetto The Tore Holm con simulazione al computer del Ranger.
Con i complimenti dell’editore J Class include una cartella contenente 4 fotografie originali e acquerelli. Stampe raffigurano scene di yachting classiche del Classe J in Inghilterra, Scozia e America. Ogni stampa misura 43 centimetri x 30.
Un "Classe J" supera i 40 metri fuori tutto, per una lunghezza al galleggiamento di 26 metri, una larghezza massima di circa 6,50 metri per un dislocamento di 150 tonnellate di cui 110 di zavorra. Gli interni hanno alloggi separati per armatore, ufficiali e equipaggio.

L’armamento è a sloop con randa e due fiocchi; oltre 700 metri quadrati di superficie velica sorretti da un albero di 46 metri con pennaccino e tre o quattro ordini di crocette; le vele in dotazione per le andature portanti, comprendono genoa e due tipi di spinnaker, a paracadute e a pallone. La coperta è in teak priva di candelieri. L’equipaggio è formato da una trentina d’elementi.




 Il cofanetto

 La cartella con gli acquerelli e le fotografie d’epoca





giovedì 29 novembre 2012

Catch&Release, cattura e rilascia. È il futuro della pesca sportiva?


Si misura la cattura prima del rilascio
In un’epoca dove tutto cambia a velocità impensabile, occorre adattarsi ad una nuova realtà del mare e della pesca sportiva e ricreativa. Cresce così l’importanza del catch&release, ma se oltre Atlantico questa pratica è quasi normale, da noi resta ancora un’eccezione, per altro non sempre ben praticata.
di Stefano Navarrini, direttore del mensile Pesca in Mare
Che la pesca sportiva e ricreativa sia in costante e decisa  evoluzione non è certo cosa nuova, e che a questa evoluzione non corrisponda un adeguamento culturale e responsabile dei pescatori è cosa, ahimè, altrettanto nota. Non staremo qui a rifare il consueto e antico tormentone sul confronto fra preda e predatore, sui valori del catch&release (d’ora in avanti C&R) nel restituire la libertà al nostro avversario dopo aver goduto delle emozioni che ci ha regalato, e via dicendo anche perché abbiamo seri dubbi sull’efficacia mediatica di certo esagerato buonismo. D’altro canto evitiamo di cadere nella trappola dell’altrui presunto senso di responsabilità ambientale, perché va detto che se per noi il C&R è una forma di approccio etico alla pesca, per altri si tratta solo di un sistema da imporre per proteggere risorse a proprio esclusivo vantaggio, nel senso che quando si chiede ai pescatori sportivi e ricreativi di rilasciare le proprie prede, è solo per consentire che le stesse vengano poi pescate dai professionisti con altri metodi.  A nostro parere, il catch&release è “…una sorta di filosofia di pesca responsabile indotta da un sempre più necessario rispetto dell’ambiente, ed è mirato ad una maggior protezione della risorsa ittica. Chiaro però che il catch&release non deve trasformarsi in un buonismo deformante che snaturi il senso stesso della pesca. La sua applicazione non deve essere sottoposta a nessun obbligo morale né meno che mai normativo, se non per il rispetto della legge sulle taglie minime e sulla quantità di pescato giornaliero. Deve in pratica restare una libera scelta del pescatore e del suo approccio culturale ad un’attività che non potrebbe esistere se non esistesse la sua materia prima, cioè i pesci. Non a caso negli Stati Uniti, dove il catch&release è nato ed è ampiamente praticato, hanno coniato un tormentone che racchiude perfettamente il senso della questione, là dove gli americani dicono che un pesce è un bene troppo prezioso per essere pescato una sola volta. Discorso che vale soprattutto quando l’esemplare è di piccole dimensioni, e può magari essere ripescato qualche chilo più in là, magari dopo essersi riprodotto”. Il virgolettato, per inciso, cita il pensiero di Pesca in Mare espresso nell’apertura di un convegno sul C&R organizzato dalla nostra rivista in occasione del Salone Nautico di Genova di due anni fa.

lunedì 26 novembre 2012

Vendée Globe: Samantha Davies, la nuova rotta



 25 novembre 2012, mentre scrivo la missione di Samantha Davies l’unica skipper donna iscritta al Vendée Globe 2012-2013 non è ancora finita. È ripartita ieri sera da Madeira (un arcipelago di isole portoghesi a quasi 300 miglia a nord ovest della costa africana), direzione Francia. Dal momento dell’incidente non ci sono mai stati dubbi sul divenire: niente soccorsi, nessuna alternativa, “l’uccello ferito” doveva tornare a casa tra le sue braccia. E così sarà.
La direzione degli eventi è cambiata all’improvviso giovedì 15 novembre. Alle 19:15 ora francese Sam contatta la Direction de Course del Vendée Globe per segnalare che la sua barca ha disalberato. 27,5 metri di albero affondati in pieno oceano. Lat. 34°20’ N e Long. 19°01’ W è il punto nave al momento della segnalazione. Samantha è in mezzo al mare, 130 miglia dalla costa nord ovest di Madeira, con vento a 260°, 40 nodi, e onde da nord ovest di 3/4 metri. Si concede il tempo di un video per chi è a casa, per il team, per la famiglia, per chi la segue, perché sa bene che è molto dura per chi parte, ma altrettanto per chi resta. 
E via, c’è la rotta da approntare per una nuova e personale sfida: portare la barca a terra e solo a motore o con un minimo di vele di fortuna. La capacità di prendere decisioni immediate in situazioni difficili è dote obbligata per ogni comandante, ma l’ottimismo energico di chi sa come non soccombere mai allo sconforto è talento di pochi. Sam è così. Ancora oggi non si spiega le ragioni dell’accaduto:  “j’aimerais savoir comment mon mât a pu tomber. Avec tout le boulot qu’on a fait, on avait tout vérifié, contrôlé et j’ai navigué safe”, ma la vita chiede nuove sfide, prima ancora di essere compresa. Arriva a Funchal (Madeira) il 17 novembre e il mattino del 19, dopo due giorni di lavoro, parte per fare il primo scalo a Cascais, 10 miglia più lontano, per caricare un albero di 7 metri.
L’avevamo già conosciuta allo scorso Vendée Globe, quando era arrivata quarta. Bionda, inglese, 38 anni.  Un nonno imbarcato sulla Royal Navy durante la seconda guerra mondiale e un bimbo di 14 mesi, Ruben, a casa ad aspettarla. Una donna, bella, simpatica e un bambino appena nato sulle spalle.

domenica 25 novembre 2012

È nato un nuovo partito, Unione Mediterranea, ma i media lo ignorano

L’Assemblea vota Unione Mediterranea
Questa di cui parlo è una non notizia.
Eccola! Ieri sera, 24 novembre, a Napoli è nato un nuovo movimento politico si chiama Unione Mediterranea, il nome è stato scelto, tra un centinaio di proposte, da parte dell’Assemblea fondativa che riempiva una sala del Centro Congressi della Stazione Marittima, con oltre seicento partecipanti oltre alle migliaia che la seguivano in diretta nel web. Hanno votato la Carta dei principi e un Coordinamento che dovrà preparare il congresso costitutivo il prossimo gennaio, presieduto da Marco Esposito, assessore alle attività produttive del Comune di Napoli che ha ottenuto il maggior numero di preferenze. Perché è una non notizia? Semplice, perché è stata tenuta nascosta: a parte la cronaca napoletana de Il Mattino e del Corriere del Mezzogiorno, questa mattina nessuno, né quotidiano nazionale, né telegiornale ne ha parlato.
Pino Aprile e Marco Esposito
Eppure il tema è forte! Non è una cosa da niente, è nato un nuovo partito che si propone, come è scritto nella sua Carta dei Principi, di raccogliere sotto una unica bandiera tutte le anime meridionaliste purché non violente, non razziste e non mafiose, quindi l’obiettivo è chiaro: il riscatto del Mezzogiorno. E lo persegue perché ama la politica nel suo senso alto, nel governo della Polis. Inoltre non sopporta il politicante che punta all’arricchimento personale o del suo clan. Perché Unione Mediterranea? Perché, è spiegato al punto 4, è un movimento senza un rigido confine geografico d’azione. La cultura mediterranea fatta di amore per la vita, rispetto per l’altro, accoglienza, millenaria creatività e innovazione nel pensiero e nel fare, grande tradizione di condivisione va rafforzata in Italia come in Europa. Nel penultimo dei dieci punti si spiega anche che l’unione si propone di prendere parte alle competizioni elettorali ogni volta che sia ritenuto utile presentando liste se possibile in autonomia… non escludendo intese anche tecniche…
E la prossima primavera si vota. A buon intenditor poche parole!
La registrazione dei partecipanti
Di quello che stava bollendo in questa grande “pentola” meridionalista l’abbiamo capito quando non più di nove mesi fa, esattamente il 27 marzo, Pino Aprile, districandosi tra le mille richieste, ha trovato lo spazio, consolidando la nostra amicizia, di venire in libreria per parlarci dei suoi libri, Terroni e Giù al Sud. Libri con un grandissimo e incredibile successo di vendite, che i più considerano “scatenanti” di quanto è successo a Napoli. “Mai ho viaggiato a Sud, ci disse in quell’occasione, come in questi ultimi due, tre anni, e ogni volta mi sorprendo a fare il conto di quanto ne so e di quanto si possa percepire di intenso e profondo senza riuscire a cogliere l'insieme. Ho pensato che fosse più onesto raccontare le tappe del mio viaggio, senza ricorrere ad artifici che le facessero diventare parte di una narrazione unica. Ma questo paesaggio narrativo comunque parla, e sapere di noi, chiunque noi siamo, ovunque siamo, è opera collettiva.”

giovedì 22 novembre 2012

Una grande vittoria al Parlamento Europeo per contrastare il finning

Hong Kong, Pinne in vendita (Cram World / Shark Alliance)
Ieri mattina, 22 novembre, a Strasburgo con un voto inaspettato il Parlamento Europeo ha eliminato le scappatoie normative presenti sino ad oggi nel divieto sul finning, la pratica di tagliare le pinne degli squali e rigettarne il corpo in mare.
Ce ne siamo occupati il 6 ottobre con il servizio di Massimo Clementi
È stata una battaglia molto lunga che è durata sei anni, il risultato è una grandissima vittoria ottenuta con un numero schiacciante dei voti a favore 566 contro 47. L’Europa ha dato un segnale molto forte sulla direzione da prendere per la conservazione degli squali a livello globale non solo europeo. Finalmente sarà molto più facile fare controlli quando si sbarcano gli squali con le pinne attaccate al corpo. Un primo importantissimo passo per continuare la battaglia e assicurare ulteriori misure di tutela degli squali, come ad esempio l’applicazione di limiti di cattura nazionali e internazionali che affronti efficacemente la questione del sovrasfruttamento degli squali.
Il Regolamento dell’UE del 2003 prevedeva una deroga in base alla quale i pescatori, autorizzati attraverso permessi speciali, potevano asportare le pinne di squalo a bordo dei pescherecci e poi sbarcarle separatamente dalla carcasse. La conformità alla normativa avveniva attraverso un complicato sistema di corrispondenza tra il peso delle pinne e delle carcasse lasciando, di fatto, un  ampio margine alla possibilità di praticare il finning senza essere scoperti. La battaglia ha inizio nel 2006, quando  il Parlamento Europeo ha chiesto di rafforzare il divieto europeo sul finning e nel 2010 una Risoluzione ha invitato la Commissione a vietare la rimozione in mare delle pinne di squalo. Nel novembre del 2011 la proposta della Commissione è stata approvata dal Consiglio dei Ministri della pesca e nella primavera del 2012, dalla Commissione per l’Ambiente del Parlamento. I dibattiti in Commissione Pesca sono stati lunghi e a volte confusi e serrati, con diversi europarlamentari che spingevano affinché si mantenessero le scappatoie presenti nel Regolamento UE.

sabato 17 novembre 2012

Disastri ambientali: fermiamo le decisioni dissennate dei politici “petrolieri”


Piattaforma Horizon
La notizia è di questi giorni. La compagnia petrolifera BP è stata condannata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, a pagare una multa di 4,5 miliardi di dollari, oltre alle decine di miliardi di dollari che sta già pagando come risarcimento dei danni provocati dal disastro della piattaforma petrolifera DeepwaterHorizon nel Golfo del Messico.
Ma dell’altro grande disastro ambientale di cui ricorre il decimo anniversario, quello provocato dall’affondamento della petroliera Prestige che sversò in mare 77mila tonnellate di greggio, non solo nessuno ha pagato, e soltanto oggi, si è aperto il processo alla ricerca di un colpevole.
Una storia che ha dell’incredibile così come ce la racconta Massimo Serafini in questo suo articolo. Massimo si è sempre occupato di ambiente sia come parlamentare (è stato deputato dal 1983 al 1992) che lo ha visto protagonista della discussione sulle scelte energetiche del Paese, sia come giornalista e scrittore attivamente impegnato in Legambiente.
Naturalmente è un grande amico della libreria Il Mare.

Volontari puliscono le coste della Galizia
 Il 19 di novembre di 10 anni fa, tutta la costa che va dal Portogallo alla Francia, passando per l’intera Galizia, si colorò di nero.
Prestige fu l’autore di quella lunga e tragica pennellata di asfalto, che si incollò alle rocce e alla sabbia, da secoli modellate dal mare e dal vento. Non è il nome di un pittore pazzo e malvagio, ma più semplicemente di una petroliera, una delle tante carrette del mare, con cui si alimenta di energia il nostro assurdo modo di vivere e consumare, quella crescita, da tempo ormai senza benessere, che i politici di ogni colore invocano in questi giorni di crisi. 

mercoledì 14 novembre 2012

La Maremma in ginocchio. Un fiume in piena distrugge il porto canale della Marina di Montalto di Castro


Le alluvioni che in questi giorni hanno colpito il grossetano e la Maremma non hanno risparmiato la marina di Montalto di Castro.
Domenica 11 novembre, Montalto Marina si è svegliata sotto l'onda di piena del fiume Fiora che ha letteralmente devastato il piazzale dei Pescatori. La sede della cooperativa Harmine, i casotti per i ripari delle barche dei pescatori, lo scivolo in cemento armato per l'alaggio e il varo delle barche, reti e attrezzature da pesca, oltre agli uffici, gli impianti frigoriferi e il magazzino: di tutto questo, oggi non rimane più nulla. Tredici barche da pesca ormeggiate lungo il porto canale sono stati strappate via dalla furia della piena e scaraventate in mare su un mortale letto di fango. Nonostante l’impegno delle Capitanerie di Porto nessuna imbarcazione è stata recuperata ad oggi in mare.
Delle barche, una sola si è salvata, per uno scherzo che nasceva bonario ed è diventato provvidenziale: per burla questa barca era stata tirata in secco di nascosto dagli amici del proprietario che volevano bardarla a festa e divertirsi un po’ a scapito dell’amico che sarebbe impazzito nella ricerca. Oggi è il solo dei quattordici pescatori di Montalto che può contare su un mezzo che non è di trasporto ma di lavoro e sostentamento per la sua famiglia.
Si calcola che i danni ammontino a circa un milione di euro, un valore che rapportato a quello di altre catastrofi può apparire esiguo ma che significa il collasso per una categoria già duramente provata dalla crisi e dai danni che il mare ha subito negli ultimi anni. La cooperativa Piccola pesca Harmine, (che aderisce all’Agci Agrital), un pezzo importante della storia di Montalto, è uno degli esempi piccoli ma significativi di un’Italia del fare.
Uomini che, in controtendenza con l'attualità recessiva, hanno voluto vedere il bicchiere mezzo pieno e affrontato le difficoltà con spirito imprenditoriale. Dopo anni particolarmente difficili come quando l'alluvione del 1987 portò via le barche da pesca, dopo la distruzione dei fondali avvenuta a cause della paranze non locali che attuavano la pesca a strascico, dopo un’ordinanza di sgombro del 2008, i pescatori di Harmine, cui evidentemente la tenacia non fa difetto, riuscirono insieme a ripartire e a costruire un’attività di cui andare orgogliosi e con cui mantenere le proprie famiglie. Non solo. Avevano realizzato un vero e proprio piano aziendale per ottimizzare lo spazio a disposizione e diversificare le attività, tra cui per esempio la possibilità di creare un ricovero per barche da diporto.
Martedì 13 mattina – solo due giorni dopo l’evento – i pescatori sono riusciti a raggiungere il Piazzale e si sono trovati davanti a un disastro annunciato vista la mancanza di prevenzione dovuta a decenni di incuria per l’assesto idrogeologico del territorio.
Danni che non hanno nessuna possibilità di copertura assicurativa. A differenza di altri paesi, da noi le compagnie non assicurano le barche da pesca perché giudicano il rischio troppo alto. Comunque sperano negli aiuti che potranno arrivare dal fondo di solidarietà visto che il Comune di Montalto ha già dichiarato lo stato di calamità naturale.
Inoltre il presidente dell’AGCI (Associazione Generale delle Cooperative Italiane, settore Agro Ittico Alimentare) ha già assicurato il suo impegno per la ricostruzione delle strutture della Cooperativa Harmine sollecitando le Istituzioni competenti a contribuire concretamente alla soluzione dei problemi.
Il porto canale com’era prima dell’esondazione del Fiora
I pescatori di Montalto hanno bisogno di sostentamento economico per ripartire. Il coraggio, la tenacia, il cuore per farlo lo hanno già.