venerdì 24 settembre 2010

San Felipe, una corazzata del XVIII secolo

Ora il modello interamente lavorato a mano rifinito con cura e precisione in ogni dettaglio (misura 98 cm di lunghezza e 78 di altezza) si ammira nelle vetrine della Libreria Il Mare, ma il San Felipe a suoi tempi sicuramente incuteva paura soltanto a vederlo. Era l'unità da guerra più importante del periodo velico, il vascello di primo rango varato nei cantieri spagnoli di La Coruna nel 1690. Pur essendo armato con 110 cannoni non partecipò ad alcuna azione bellica e fu demolito nel 1736. Costruito senza economia di materiali, con un fasciame esterno ed uno interno, il San Felipe aveva uno scafo possente e massiccio. Il rivestimento che copriva lo scheletro della nave esterna era formato da tavole di quercia per i “torelli”, cioè per le prime due tavole che andavano ad incastrarsi nella massiccia trave della chiglia, per i “ corsi del bagnasciuga” e cioè per la zona centrale dello scafo, e per i "cinti", le tavole più vicine al ponte di coperta. La lunghezza di tali tavole, i “corsi” in linguaggio tecnico, era di 8 m, con uno spessore di 25 cm. Gli altri elementi del fasciame erano realizzati in olmo, quercia e pino. I lembi dei vari corsi, per effetto della dilatazione del legno e delle sollecitazioni alle quali era sottoposta la nave, tendevano inevitabilmente ad allargarsi o a restringersi, pregiudicando cosi l’impermeabilità dell’intera struttura. Per ovviare a tale inconveniente, lo scafo del San Felipe venne calafatato introducendo fra una tavola e l’altra stoppa imbevuta di pece o catrame. L’intero scafo, inoltre, venne foderato con una mistura formata da catrame vegetale e resina estratta dalle conifere; si sovrappose poi a tale strato uno spessore di "borra" , formato da pelli di animali mescolato a vecchio cordame incatramato e infine, furono inchiodate sul tutto tavole di rovere dello spessore di 2 cm. La chiodatura di tali tavole venne eseguita con chiodi a testa larga, disposti molto vicini l’ uno all’ altro in modo da coprire quasi interamente la carena e difendere quindi il legno dagli attacchi degli agenti marini.
Il San Felipe era armato con cannoni in bronzo, preferibili a quelli in ferro per la loro maggiore resistenza e maneggevolezza. Interessante, per avere una piu’ esatta visione del San Felipe , è osservare le dimensioni dei cavi delle ancore , dette “gomene” o “gomone” : le due ancore da 80 quintali erano collegate con gomene del diametro di 60 cm, mentre le due ancore minori, di 40 quintali, erano manovrate da gomene di 34 cm di diametro. Le gomene di maggior diametro erano dette gomene “maestre” , quelle minori “seconda gomena” o di “afforco”. Per salpare le ancore, il San Felipe disponeva di due argani; quello maggiore era costituito da due campane, una sul primo ponte e una sul secondo . Si poteva cosi manovrare l’argano su due piani contemporaneamente e raddoppiare la forza applicata.
Tipo: Vascello a 3 ponti di 1 classe Varato nel1690
Lunghezza : m 62.80
Larghezza : m 16.40
Immersione : , m 6.50
Dislocamento : t 1.890
Armamento : Prima batteria : 50 cannoni da 32 libbre ; Seconda batteria : 30 cannoni da 24 libbre ; Terza batteria : 22 cannoni da 18 libbre ; 8 colubrine da 9 libbre
Equipaggio : 846 uomini
Per saperne di più è consigliata la lettura del prezioso volume in lingua spagnola "El Buque en la Armada Espanola". Buona lettura…

CONSTRUCCIONES NAVALES, Bajo su aspecto artistico, con gli acquarelli del restaurador Rafael Monleon”

Messi uno sull’altro i tre volumi misurano un metro e mezzo e pesano quasi venti chili. Ma più che di libri si tratta di una vera e propria opera d’arte unica di questo genere. Parliamo della ristampa anastatica di un’opera del 1889 conservata nel Museo Navale di Madrid dal titolo “Construcciones navales, Bajo su aspecto artistico, con gli acquarelli del restaurador Rafael Monleon”. Un vero e proprio catalogo descrittivo ricco di dettagli delle principali imbarcazioni, dalla presistoria a fine secolo XVIII, inserite in ordine alfabetico, delle più importanti barche e navi che solcavano i mari dei cinque continenti.
Dalla A come Alemau, nome di una barca olandese adatta per la navigazione fluviale utilizzata per il trasporto dei vini del Reno, a Z come Zumaca, piccola imbarcazione usata in Brasile e nel Rio della Plata.
Un’opera unica e importante per la descrizione minuziosa di ogni singola imbarcazione, impreziosita e arricchita dagli acquarelli di Rafael Monleon. Naturalmente potete ammirare i tre preziosi volumi e magari sfogliarli, ma con molta attenzione, con l’aiuto di Giulia o di Marco! Un picolo anticipo nelle fotografie che seguono e non spaventatevi per il prezzo, quasi duemila euro, ma li valgono tutti.