venerdì 25 maggio 2018

Un prezioso manuale per conoscere il nostro patrimonio archeologico subacqueo

Archeologia sott’acqua, teoria e pratica è un vero e proprio manuale, sette capitoli a partire dalla storia per finire nella descrizione di un cantiere archeologico subacqueo, è dedicato agli studenti e a chi è interessato al lavoro degli archeologi sott’acqua, agli aspetti tecnici della ricerca, a quelli del lavoro subacqueo, della tutela e della conservazione ma anche alla storia delle scoperte e delle esperienze che hanno portato questo campo di indagine archeologica agli  attuali complessi sviluppi. E così Roberto Pedriaggi e sua moglie Barbara Davidde, naturalmente archeologi subacquei, questa seconda edizione, la prima è del 2007, l’hanno corredata con indispensabili ed essenziali aggiornamenti correggendo anche errori e refusi della prima edizione. L’idea di scrivere un manuale di archeologia sommersa è nata dall’esperienza didattica degli autori presso l’Università degli Studi di Roma Tre e dalla constatazione che, a ventisei anni dalla pubblicazione dello storico manuale di Pietro Gianfrotta e Patrice Pomet, si sentiva l’esigenza di un manuale in lingua italiana. L’Italia, del resto, può rivendicare un ruolo di primo piano nella storia di questa disciplina, non solo come custode di un patrimonio archeologico sommerso ricchissimo e di inestimabile valore documentario, ma anche perché proprio in Italia, dopo
la seconda Guerra Mondiale, ad opera di Nino Lamboglia sono stati compiuti i primi passi verso una metodologia di indagine rigorosamente scientifica ed una organizzazione razionale del lavoro subacqueo con mezzi adeguati ed efficaci strutture di coordinamento. Petriaggi e Davidde ripercorrono le tappe della storia della ricerca archeologica subacquea nel Mediterraneo e trattano gli aspetti attuali della disciplina e si propongono di fornire un nuovo strumento didattico nel quale non si vuole rinunciare alla rigorosità scientifica dell’informazione e alla pretesa di offrire un valido strumento di approfondimento, come si legge nel notevole corredo di note e di informazioni bibliografiche. La trattazione teorica dei vari argomenti correlati alla materia viene accompagnata da esempi pratici, a volte veri e propri case studies, e da informazioni puntuali sui metodi di indagine e sugli strumenti e le attrezzature di lavoro. La peculiare esperienza degli Autori, archeologi e funzionari dell’Istituto Centrale per il Restauro, fa sì poi che nel volume venga concesso considerevole spazio ai temi della conservazione e del restauro dei manufatti antichi, sia provenienti da ambienti sommersi, sia da conservare in situ, secondo i dettami della Convention on the Protection of the Underwater Cultural Heritage dell’Unesco (Parigi 2-11-2001).
Nella foto a ds. Barbara Davidde

martedì 22 maggio 2018

In libreria in mostra oggetti molto ricercati per la vostra scrivania

                                                    
Modellino di uno scafandro . Con un peso di 560 kg poteva arrivare a 150 metri di profondità. Costruito da Alphonse e Théodore Carmagnolle attorno al 1882 e mai usato. L’originale è conservato al Museo Marino Nazionale di Parigi.






      Fermalibri ancora ammiragliato





Astrolabio









giovedì 17 maggio 2018

Forse la dimora di Ulisse e Polifemo nella Peschiera di Tiberio a Sperlonga

Vista della Peschiera

La presunta dimora dei due personaggi mitici resi famosi dall’Odissea, è stata oggetto da indagini effettuate dal 1957 che hanno riportato in luce solo una parte dei resti. Agli inizi dell’età imperiale, in concomitanza con un radicale intervento di ristrutturazione, l’antro – in parte lasciato nella forma naturale e in parte modificato con murature – venne trasformato in paesaggio mitologico. All’interno furono ricavati due ambienti su una piscina circolare (diam. m. 12) collegata a una grande vasca esterna rettangolare comunicante a sua volta con una più piccola dal fondo loculato. In questo articolato sistema di piscinae, si può riconoscere uno di quei costosi e raffinati vivaria che i ricchi possidenti romani usarono impiantare

mercoledì 16 maggio 2018

La storia avvincente della biga etrusca esposta al Met. Si aspetta la sua restituzione

È stata veramente una straordinaria sorpresa conoscere la storia più che centenaria della biga etrusca di Monteleone di Spoleto risalente al VI secolo a. C. Si tratta di una storia poco conosciuta avvenuta nel lontano 1901, il rinvenimento del prezioso reperto archeologico, è un oggetto raro, anzi unico al mondo, un pezzo di abbagliante splendore. Alcuni studiosi che avevano viaggiato per l'Italia, la Grecia e l’Egitto, appena la videro confessarono di non aver mai ammirato in un museo un reperto di così strepitosa bellezza. Dopo il suo trafugamento – o meglio ancora il furto – dal 1902 è esposto al Metropolitan Museum di New York. Grazie a un certosino lavoro di ricerca,  Luigi Carbonetti, autore del libro La biga di Monteleone di Spoleto, Il trafugamento nei carteggi segreti tra menzogne e verità, rende nota tutta la vicenda della biga, che così come è avvenuta supera la fantasia dei gialli più avvincenti. Un modo da avvicinarsi il più possibile alla verità, sulla base dei documenti a disposizione e della ricerca, diventata quasi una “indagine” vera e propria per poter risalire alla verità dei fatti accaduti e indicare gli attori responsabili della scomparsa della biga
dal territorio di Monteleone. Si dice che J. P. Morgan abbia comprato il Carro ed organizzato il trafugamento insieme a trafficanti di opere d’arte, lobby e logge segrete. Alcuni funzionari dello Stato hanno cercato invano di impedirne l’espatrio; altri, probabilmente, lo hanno favorito.
Nel 2004, dopo un secolo di silenzio, il Comune di Monteleone di Spoleto comincia a

lunedì 14 maggio 2018

Martedì 15: un incontro da non mancare

Il programma e la serata di domani presso la Libreria Internazionale Il Mare subiranno dei cambiamenti causa ragioni di forza maggiore non dovuti alla Libreria Il Mare. Ecco il nuovo programma riveduto:

Martedì 15 Maggio 2018 - ore 18:30  Via Del Vantaggio 19
Il Mare in collaborazione con le Edizioni di Storia e Studi Sociali,  gli editori Fabrizio Serra e Artemide Presentano:
Interventi di Archeologia
Roma e il Mare e Roma e Cartagine
con Pino Blasone e Francesco Tiboni
Archeologia Subacquea in Italia : Ricerca, conservazione e valorizzazione
con Barbara Davidde Petriaggi
La Biga di Monteleone di Spoleto con Luigi Carbonetti
Coordinerà la serata Giulia D’Angelo
Pino Blasone  filosofo e esperto del mondo islamico ha compiuto studi superiori e di perfezionamento a Roma, Venezia, Il Cairo e Tunisi. Con altri, ha tradotto "L'espansione musulmana”. collabora alle riviste on line dei Dipartimenti di Filosofia delle Università di Venezia e di Bari, della Terza Università di Roma, del Dipartimento di Italianistica dell'Università del Galles.Coautore di Roma e il mare Viaggi e ambienti mediterranei dall’antichitа al Medioevo Edizioni di Storia e Studi Sociali.
Francesco Tiboni  laureato in Paletnologia presso l’Università di Milano con una tesi sull’iconografia navale di età nuragica. Da oltre quindici anni lavora come archeologo subacqueo e navale, collaborando con diversi enti italiani ed esteri. Ha diretto le operazioni di scavo e di studio della barca cucita di età romana di Cavanella d’Adige (VE), del relitto romano di Marausa (TP) e del relitto secentesco di San Nicolicchio a Taranto, sperimentando metodologie di smontaggio e recupero dei legni mai impiegate prima in ambiente subacqueo. Autore di Presa di Troia un inganno venuto dal mare coautore di Il Mediterraneo al tempo di al-Idrisi. Relazioni tra Nord e Sud, Oriente e Occidente  Edizioni di Storia e Studi Sociali

Barbara Davidde Petriaggi Direttrice dell' Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. Esperta subacquea nel corso della sua carriera, iniziata nel 1987, ha diretto missioni archeologiche subacquee in Yemen, Oman e ha partecipato a cantieri archeologici subacquei in Francia, Libia e in diverse località italiane. Ha lavorato presso il Servizio Tecnico per l’Archeologia Subacquea (Ministero per i Beni e le Attività Culturali). Come archeologa del NIAS dell’ISCR, ha partecipato alle attività di formazione di restauratori subacquei e di sperimentazione per la conservazione e il restauro di manufatti antichi di provenienza subacquea. Ha effettuato moltissime ricerche subacquee  e si sta occupando a Baia e in altri siti, del restauro dei reperti ritrovati, direttamente sott’acqua. Collabora con numerose riviste tecniche per il restauro. Ha scritto numerosissimi volumi tra cui, insieme a Roberto Pietraggi Archeologia Sott’acqua: teoria e pratica e Archaeologia Marittima Mediterranea dell’editore Fabrizio Serra

Luigi Carbonetti Architetto. Ha partecipato a bordo della nave Cycnus, sotto la direzione del prof. Nino Lamboglia, a campagne di scavi e rilievi subacquei nelle acque delle isole di Filicudi e La Maddalena. Studia, dirige i rilievi e segue gli scavi archeologici sui castellieri preromani nella zona di Monteleone di Spoleto, dove ha anche ritrovato una biga di origine Etrusca. Ha svolto attività progettuale e di direzione lavori presso il Servizio di Valorizzazione, salvaguardia, tutela e fruizione Beni architettonici della Provincia di Roma. Autore del volume La Biga di Monteleone di Spoleto editore Artemide







mercoledì 9 maggio 2018

L’Etruria Meridionale con i suoi sei Centri: città, porti, ponti, acropoli, necropoli

La Domus Enobarbi dall’alto
Sempre lui, il nostro “geometra scrittore” Giancarlo Pavia dopo i ponti etruschi ci porta a visitare l’importante sito Etrusco dell’Argentario.

A conferma di questa considerazione di grande interesse storico nello studio degli Etruschi ci sono i centri di Talamone, Porto Santo Stefano, Porto ErcoleAnsedonia, Orbetello, Cosa. Tutta  la zona è indicata come “Etruria Meridionale”, ed è particolarmente ricca di città, porti, ponti, acropoli, necropoli, e vestigia particolari (cinta muraria di Orbetello, Tagliata di Ansedonia, domus e peschiera degli Enobarbi, frontone del Santuario di Talamone, ecc.). Li elenchiamo di seguito senza ordine di importanza ma solo per la loro posizione geografica, da nord a sud, verso Roma. 
Talamone (Fonteblanda) dove si possono ammirare le rovine del santuario etrusco di Talamonaccio, sull’altura che chiude a sud est il golfo di Talamone, il suo frontone è conservato al museo di Orbetello. Circa la denominazione del paese esistono varie ipotesi: storiche, epiche, mitologiche,

venerdì 4 maggio 2018

Massimo Domenico Bondone, il racconto di uno straordinario “relittaro” da meno duecento


La scoperta e l’esplorazione dei relitti sommersi è da sempre una delle attività subacquee più affascinanti, misteriose e impegnative che si possano fare in mare. Ci sono alcuni di noi che di questa particolare tipologia di immersione si appassionano talmente tanto da farla diventare praticamente uno stile di vita. I ‘relittari’, i ‘wreck divers’, una categoria di subacquei che insieme agli speleosub contribuisce in maniera determinante allo sviluppo della nostra attività, mettendo a punto e sperimentando attrezzature, tecniche e procedure. La navi affondano dove capita, e quindi spesso ci si trova ad affrontare la sfida di situazioni di immersione non comuni: alta profondità, scarsa visibilità, correnti, tuffi lontano dalla costa, e tanto altro ancora. È una comunità molto estesa, all’interno della quale alcuni personaggi hanno scandito i passaggi più importanti; oggi, non solo a livello nazionale, Massimo Domenico Bondone è senza ombra di dubbio uno dei pochi che ha ottenuto risultati  straordinari in questo campo. Molti i relitti di navi da lui scoperti ed identificati, le documentazioni video, le ricerche storiche, e le immersioni a quote importanti condotte in solitaria fino alla profondità di quasi 200 metri, sempre cercando di portare più avanti il limite del possibile in questo campo tanto pericoloso quanto avvincente. Gli abbiamo chiesto di raccontarci un pò delle sue storie, e vi da meno duecentioncendo una sua sostanziale ritrosia a mettersi sotto i riflettori, siamo riusciti a farci una lunga e interessante chiacchierata.

Massimo, abbiamo seguito le tue esplorazioni sui social network ultimamente, ma ora che possiamo avere uno spazio di discussione diverso, vorrei provare con te a partire dall’inizio. 
Come sei diventato subacqueo, come è partito tutto questo?
Direi che lo sono diventato in maniera naturale. Sono nato e cresciuto a Genova, questo ha avuto un’importanza fondamentale nella mia storia. Era il ’64/’65 (sono classe 1957) e iniziavano a vedersi i primi sub con bombole in giro. Il mare era a un passo dalla porta di casa, per cui mettere una maschera Cressi con il tubo incorporato e il galleggiante quasi impossibile da usare e muovere i primi passi in questo mondo è stato del tutto naturale. Poi iniziai a prendere un pochino di attrezzatura acquistandola da Pesca Sub di Chiappini, il negozio di riferimento per molti all’epoca. A quei tempi a casa di soldi ce n’erano pochini, quindi vendendo cozze raccolte in apnea presi una muta rigida come cartone e poi un bibombola con Royal Mistral finanziato dalle ostriche picchettate sulla nascente diga del porto container di Genova ...
Hai frequentato qualche corso, hai avuto qualche maestro in particolare?
No, corsi niente perche l’unica scuola era quella di Marcante troppo distante da casa mia, senza dimenticare che mia madre non era al corrente di questa mia

domenica 8 aprile 2018

Io sono Etrusco, un gioco di strategia che ne simula la vita

Un team di informatici e di archeologi svela i segreti degli Etruschi con un video gioco a carattere storico dedicato alla civiltà di quel popolo. L’applicazione si chiama Mi Rasna (Io sono etrusco), a maggio sarà rilasciata su GamePlay, è prodotta dalla Entertainment Gam Apps, una società nata nel 2014 con una passione per i giochi sulla storia italiana, dal Medioevo alla via Francigena. Il quartier generale dell’impresa è il Museo Etrusco di Villa Giulia che ha firmato un protocollo d’intesa per garantire la collaborazione scientifica e la supervisione di tutti contenuti: ricostruzioni storiche, contesti ambientali, personaggi, vita sociale, opere d’arte, per questo ha fornito le 90 immagini che compaiono nel gioco. Il video gioco può vantare la sinergia con 43 musei compreso il Polo Museale del Lazio. L’esperienza ludica di Mi Rasma proietta il giocatore in una delle dodici Città Stato realmente esistite e ne rivivrà la storia. Vestendo i panni di un magistrato locale conoscerà l’economia, l’agricoltura, l’allevamento, l’edilizia, l’estrazione delle risorse e dei manufatti prodotti da quel popolo. Con gli Etruschi è stato possibile raccontare un grande territorio tra Lazio, Toscana e Umbria con il coinvolgimento dei musei locali con le loro collezioni. Maurizio Amoroso, l’ideatore, spiega che Mi Rasna è un gioco di strategia che di fatto diventa un simulatore della vita etrusca con lo scopo di far progredire le città che gestisce. Per farlo deve creare una rete di rapporti commerciali basandosi su produzioni tipiche locali costruendo sistemi e reti di trasporto da una città all’altra. Inoltre, per meglio comprendere l’evoluzione delle città la cronologia del gioco è estesa più indietro nel tempo, alla prima età del Ferro. Il bello del gioco è che attraverso la strategia si veicolano aspetti storici che il giocatore recepisce senza neanche accorgersene così quando arriva al Museo è già preparato. Infine parte dei ricavati del video gioco saranno devoluti al Museo per sostenere progetti legati agli Etruschi.
Il gioco sarà scaricabile gratuitamente sugli store.

Blera e Vulci: Ponte della Rocca, Ponte del Diavolo, Ponte dell’Abbadia.

Pavia, ancora Giancarlo, abbiamo perso il conto di quanti “pezzi” il nostro “geometra” abbia scritto per noi. In questo non solo ci parla di ponti etruschi, ma mostra le sue capacità di illustratore. Sono suoi infatti gli acquarelli che accompagnano il testo, come questo a sinistra, il ponte sul rio Canale.

Blera e Vulci sono antiche città etrusche in provincia di Viterbo, nella Maremma laziale. Il nome attuale di Blera proviene forse dall’etrusco “phlera”, da cui il nome latino di Blera, citato e

venerdì 23 marzo 2018

I Popoli del Mare, un’immersione in vicende lontane tre millenni

a sn. Giulia D’Angelo
La libreria era affollata come capita nelle grandi occasioni perché quella della storia dei Popoli del Grande Verde o meglio ancora dei Popoli del Mare – la loro origine e la loro storia in gran parte è avvolta nel mistero – non è mai arrivata, se non in forma estremamente semplificata, a un grande pubblico. È stato grazie alle relazioni dei due professori Paolo Matthiae e Massimiliano Marazzi che abbiamo potuto fare un’immersione in vicende lontane tre millenni. Sebastiano Tusa – ha sottolineato Marazzi – ha raccontato la vicenda dei Popoli del Mare in maniera piana, semplice e diretta e ha raggiunto un risultato importante trattando temi e grandi problemi storici e archeologici in un volume modesto nella forma e nelle dimensioni paragonabile a un manuale della famosissima Penguin Books.
Marazzi a sn e Matthiae
Ha scritto con un linguaggio intelligentemente semplificato e scientificamente attendibile cose che negli ambienti scientifici si dicono in forme terribilmente complicate non arrivando come problematiche a un pubblico più vasto che può essere coinvolto e interessato e diventare così anche un supporto a tutta una serie di politiche e interventi nel campo culturale. Sul tema esiste una bibliografia sconvolgente e spaventosa sono chili e chili di libri però ce ne sono pochi scritti da un unico autore e non c’è né nessuno a livello di breve monografia divulgativa soprattutto in italiano come il libro di Tusa. Sì ci sono manuali e