mercoledì 20 settembre 2017

Stefano Carletti firma le ultime copie del suo Il Marinaio e il Monaco

Il marinaio e il monaco di Sfefano Carletti lo abbiamo pubblicato nella collana Amor di Mare e presentato lo scorso mese di aprile. La prima tiratura è andata quasi esaurita e ora, per i ritardatari, lo stesso Carletti ha deciso di autografarne un certo numero di copie che sono a disposizione nella nostra libreria. Acquistandolo scoprirete cos’hanno in comune un marinaio e un monaco.

martedì 19 settembre 2017

La “pesca” del rostro 9 della Battaglia delle Egadi chiude la campagna 2017. Al suo interno resti del legno della prua


All’interno parte lignea della prua
Si è conclusa la campagna di ricerche Egadi 2017 condotta nelle acque delle Isole Egadi, al largo di Capo Grosso di Levanzo, nell’ormai noto sito della Battaglia delle Egadi che concluse vittoriosamente per i Romani la Prima Guerra Punica contro Cartagine. Le operazioni hanno visto il recupero del rostro Egadi 9, già individuato dalle ricerche degli anni precedenti. Si tratta di un altro rostro romano della serie con decorazione di elmo montefortino piumato ed iscrizione con probatio e relativo nome del magistrato responsabile. Il rostro sarà presto sottoposto ad analisi e restauro. È proseguito il lavoro di ricerca e mappatura dei fondali, con la verifica visiva di numerosi target relativi ad anfore del tipo greco-italiche e puniche del tipo cd “ovoide maltese”, già note per rinvenimenti effettuati nelle campagne precedenti. Molti sono ancora i dati da verificare, nelle prossime indagini che verranno condotte durante la prossima campagna. 
Il rostro recuperato (Egadi 9) è un rostro romano con l’iscrizione in latino sulla guaina superiore che indica la probatio fatta dai questori che finanziarono la realizzazione della nave e del rostro stesso. 
Il Soprintendente Tusa ha messo in rilievo il valore del recupero infatti il reperto presenta la novità assoluta, tra i 12 finora identificati, di avere la parte lignea della prua della nave all’interno. La sua estrazione e conseguente studio darà preziose informazioni sulla tecnologia navale adoperata per costruire le navi da guerra romane in quel periodo. Si notano le parti finali della chiglia, del dritto di prua, delle due cinte laterali e della trave di speronamento.   

lunedì 18 settembre 2017

La barbarie del traffico di schiavi in un libro da non perdere

La nave negriera, opera di Marcus Rediker, insegnante di Storia Atlantica nell’università di Pittsburgh, deve avere un posto di riguardo nello scaffale della vostra libreria. Perché con questo libro la storia dello schiavismo si arricchisce di un nuovo capitolo: la nave negriera che riassume l’intero mondo della tratta e racconta la barbarie del traffico di schiavi. Da fonti d’epoca scopriamo come erano fatte quelle terribili “prigioni galleggianti”, cosa vi accedeva e chi la popolava: gli schiavi, il comandante, la ciurma, i mercanti. Un medico di bordo coniò questa frase memorabile: “tanta miseria concentrata in un così piccolo spazio supera quanto l’immaginazione umana abbia fino a oggi concepito.” Dal suo racconto sappiamo come erano organizzati i ponti di quelle navi, la stiva, il ponte inferiore, e quello di coperta; come gli schiavi maschi venivano incatenati due a due; come li si stivava sottocoperta; come venivano nutriti, sorvegliati e costretti a “danzare” per tenersi in esercizio;
come veniva usato il gatto a nove code con violenze di ogni tipo e lo stupro sistematico delle prigioniere; come il mal di mare, le malattie e l’elevata mortalità colpisse tanto gli schiavi che gli stessi marinai. Per ottimizzare il carico agli uomini toccava uno spazio di 183 per  40 centimetri, ai ragazzi 152 per 35, alle donne 175 per 40, alle ragazze 122 per 35. Quando nel 1808 la Gran Bretagna e gli Stati Uniti abolirono il commercio degli schiavi, le navi negriere avevano trasportato  nove milioni di persone, altri tre milioni arrivarono in seguito. le sole navi inglesi e americano nel corso del Settecento ne trasportarono tre milioni.

venerdì 15 settembre 2017

La settima perla di Amor di Mare ci parla di mezzo secolo della Marineria Elbana

La collana Amor di Mare della nostra casa editrice si è arricchita di una nuova perla, la settima. Il titolo accattivante è a firma di un elbano doc, il saggista Gianfranco Vanagoli presidente onorario di Italia Nostra Arcipelago Toscano e vice presidente del Centro Nazionale di Studi Napoleonici. Quindi nessuno più di lui poteva scrivere “La marineria dell’isola d’Elba dall’età napoleonica alla fine della Toscana Lorenese” e il sottotitolo “Storia, Protagonisti, Immagini, Documenti” ci porta nel cuore delle vicende della marineria elbana, tra le più interessanti dell’intero panorama nazionale. Il libro attraversa gli anni dal 1804 al 1859 che videro l’Elba di volta in volta essere parte dell’Impero Francese, stato indipendente sotto Napoleone e dominio di Lorena fino alla loro caduta e all’unificazione della Toscana con il Regno di Sardegna. Dal punto di vista della gente di mare, tale arco di tempo significò una progressiva dilatazione delle rotte possibili e un misurarsi costante con un’evoluzione tecnica del naviglio mai stata tanto rapida e incisiva. Per i centri dove la gente di mare prevalse, quantitativamente e culturalmente, esso conobbe la nascita di grandi capitali e l'innalzamento generalizzato del livello di vita. Ma le circostanze non si susseguirono sempre favorevoli: a lungo le flotte barbaresche incrociarono fin nelle acque di casa; inoltre pesò la contrapposizione tra la Francia napoleonica e la Gran Bretagna.

mercoledì 30 agosto 2017

L’informazione negata: un’immersione nel profondo della nostra storia più recente


Correva l’anno 1981 quando con Uliano Lucas concepimmo e realizzammo in un’Italia e in un mondo molto diversi da quelli di oggi la mostra L’informazione negata, il Fotogiornalismo in Italia 1945-1980. Su iniziativa di Maruzza Capaldi la presentammo alla Pinacoteca Provinciale di Bari, era accompagnata da un catalogo che portava lo stesso titolo. Dopo l’esposizione la donammo alla Galleria Civica di Modena dove ha dormito per quasi quarantanni. È stata ritrovata così oggi è riproposta a cura di Fausto Ferri nella sua versione originale fino al 18 settembre nel Festival dell’Unità di Modena  con un nuovo titolo: Dall’informazione negata all’informazione annegata, il passato prossimo e il futuro del fotogiornalismo. È sicuramente un argomento fuori tema rispetto ai contenuti che caratterizzano il nostro Maremagazine, però ugualmente ho il piacere di proporvelo, non soltanto come autore, ma soprattutto perché si tratta di una “immersione” non nel blu ma nel profondo della nostra storia. Un’immersione dedicata ai giovani nati in quegli anni. Michele Smargiassi lo spiega nell’introduzione alla mostra.

In mostra l’imponente bellezza della Maremmana

Sabato 26 agosto si è svolta ad Orbetello, Monte Argentario, una giornata interamente dedicata all’arte e alla pittura del vero. Il gruppo Sketchcrawl Roma ha organizzato il suo 90° evento mensile alla laguna di Orbetello per dipingere insieme dal vero il Mulino, il Duomo e la Polveriera Guzman dove la sera si è inaugurata la mostra “in Punta di Corna” di Federico Gemma, anche lui parte sia del gruppo Sketchcrawl Roma che di Ars et Natura. La mattina presto gli “sketchers” romani, guidati da Eva Villa e Kelly Medford, organizzatrici degli eventi mensili, si sono radunati in piazza ad Orbetello paese, per poi recarsi a dipingere con taccuini, sedioline, pennelli e acquarelli il Mulino a vento nella laguna di ponente, il Duomo del paese e la Polveriera Guzman, sede della mostra di Federico Gemma, dove hanno partecipato all’inaugurazione alle 18,00, con grande presenza di pubblico. Federico Gemma, uno dei più noti pittori naturalistici a livello internazionale, membro della Society of Wildlife Artists, qui presenta i suoi ultimi acquerelli dedicati agli animali di Maremma. In Punta di Corna è un delicato viaggio di trasparenze che ci conduce alla scoperta degli abitanti che con noi condividono un territorio splendido.
Federico Gemma
Più di 30 opere svelano la bellezza imponente dei tori e delle vacche, vere icone della campagna maremmana, e l’esile eleganza dei fenicotteri rosa e degli altri uccelli che di stagione in stagione popolano le lagune dell’Argentario. “In Punta di Corna” – Animali di Maremma – Mostra di pittura di Federico Gemma
Polveriera Guzman, Via Mura di Levante, Orbetello - 26 agosto – 3 settembre 2017
Ingresso Libero. Sab e dom 10,00 – 13,00 e 16,00 – 23,00. Lun – Ven ore 18,00 – 20,00 e 21,00 – 23,00. In collaborazione con la Libreria Bastogi. Con il patrocinio del Comune di Orbetello

lunedì 28 agosto 2017

Viaggio nella Grecia antica da Oriente a Occidente: anteprima assoluta in libreria il 7 settembre 2017

Con il Viaggio nella Grecia antica parte la nuova stagione delle presentazioni nella nostra libreria. Vi aspettano il prossimo 7 dopo le 18 Carlo Ruta e Sebastiano Tusa gli autori di questa nuova perla della giovanissima casa editrice Edizioni di Storia e Studi Sociali, creata da Giovanna Corradini nel 2011 a Ragusa. Giovanna cura il coordinamento storiografico e scientifico del suo progetto con una mission precisa: leggere e rileggere il passato storico; pubblica infatti testi e documenti del passato che ritiene meritevoli di riletture, con l’apporto di studiosi italiani e stranieri oltre a prestare molta attenzione alle questioni civili del nostro paese. Ruta, saggista e Tusa, archeologo direttore della Soprintendenza del mare Regione Sicilia  non è facile trovarli insieme. Di Tusa ne abbiamo parlato decine di volte su questo nostro magazine. Inserite le quattro lettere Tusa nel campo “cerca” e non vi basterà un’ora per leggere tutto quello che abbiamo scritto su di lui. Carlo Ruta, anche lui profondo conoscitore del Mediterraneo oltre che membro della Società Filosofica Italiana.

venerdì 30 giugno 2017

Svelato l’inghippo del cavallo di Troia

Il quarantenne Francesco Tiboni di mestiere è archeologo navale subacqueo, si occupa di navigazione preistorica e protostorica. I suoi più recenti lavori sono il recupero del relitto di Marausa (ne abbiamo scritto sul nostro magazine) e quello della barca cucita di Capannela d’Adige. Vi aspetta in libreria il prossimo martedì per la presentazione del suo libro La presa di Troia, un inganno venuto dal mare. Il titolo così intrigante nasce dalla sua tesi di dottorato sull’iconografia dell’archeologa navale del Mediterraneo, dalla preistoria all’epoca romana. Così si è imbattuto nelle imbarcazioni tipo fenicio che i greci chiamavano hippos, per noi cavallo, e l’equivoco nasce da qui e da sempre crediamo che i greci hanno espugnato Troia con il famoso trucco del cavallo.
Hippos fenicio
Già Pausania nel secondo secolo d. C. scrisse “la storia che Troia si stata espugnata con il trucco del cavallo da cui sono scesi uomini armati la può accettare solo chi ritiene che i troiani erano la popolazione più stupida sulla faccia della terra”. Però hippos in greco è nave, quindi verosimilmente Omero quando scrisse hippos volesse dire nave e non cavallo. La leggenda è nata per un problema di interpretazione e di traduzioni perché Omero parlò di un hippos, cavallo, e la narrazione entrò a far parte della nostra cultura. Da qui Tiboni ha cominciato a ragionare rileggendo tutti i documenti disponibili  per capire se questa poteva essere la soluzione all’inghippo.
Francesco Tiboni
Dopo 18 mesi di studi ha scritto un articolo per una rivista scientifica nel quale ha dimostrato che Omero quando scrive hippos si riferisce a una nave.

giovedì 15 giugno 2017

Grave episodio di disturbo al nido del falco pescatore. Multato pseudo fotografo

La mattina di venerdì 1 giugno, nella bellissima riserva naturale e palude della Diaccia Botrona, è stato sventato un ennesimo attacco e disturbo alla coppia dei falchi pescatori nidificanti presenti ora con i piccoli nati da meno di un mese. La Diaccia è la “grande fossa di acqua fredda” (questo il significato del nome), una vasta area depressa caratterizzata da un ambiente tipico palustre che occupa una parte della pianura tra Grosseto e Castiglione della Pescaia. Uno “pseudo fotografo” ha ignorato il cartello ben evidente e presente con steccionata all’inizio dell’argine che porta ad uno dei nidi di falco pescatore. La riserva

sabato 3 giugno 2017

Il 7 giugno in libreria per parlare di Roma, Caput Mundi, e il Mare

Ancora un invito per il pomeriggio del prossimo mercoledì 7. Questa volta per incontrare gli autori del libro Roma e il Mare – Viaggi e ambienti mediterranei dall’antichità al Medioevo che dialogheranno con i giornalisti Pina D’Alatri e Pippo Cappellano. Il libro è una raccolta di saggi che affrontano il tema del rapporto inscindibile tra la storia di Roma antica, medievale e moderna, e l’acqua, quella del Tevere e quella del mare di Ostia. Il fiume e il mare, i due capisaldi che per secoli rappresentarono il destino marinaro dell’Impero Romano. Il Tevere con la sua funzione di anello di congiunzione tra l’Urbe e il mondo. Ostia il palcoscenico per diffondere la forza di Roma e nello stesso tempo per accogliere genti, idee, religioni e merci da tutto il mondo di allora. Nei saggi viene affrontato il ruolo avuto dalla costa laziale come l’approdo della via fluviale più importante dell’antichità mediterranea. Vediamo come si svolgevano le principali attività commerciali di vino, olio e grano. Vediamo i pellegrini che arrivavano da tutte le parti del Mediterraneo. Vediamo sulle banchine lungo la sponde abili sommozzatori (anche femminili, come ci racconta Mocchegiani) in cerca di carichi perduti. Ma