mercoledì 8 novembre 2017

Una settimana di novembre con il Mare al centro di Roma



Ocean Film Festival Italian Tour 2017
In occasione del Ocean Film Festival, per la prima volta in Italia dal 13 al 21 novembre 2017, la Libreria Internazionale Il Mare dedicherà due serate speciali alla salute ed il futuro del nostro mare.

Cominceremo il 16 novembre  ore 18:30 con il nuovo libro di Claudio Di Manao Io sono il Mare. Immergersi in mare per tornare ad amarlo e rispettarlo. Conoscere il mare per salvarlo.
Il 20 Novembre dalle ore 19:30 si svolgerà la prima e unica serata romana dell'Ocean Film Festival al Moderno-The Space Cinema Sala 3 di Piazza della Repubblica.
I migliori film di avventura sopra e sotto le acque dei mari e degli oceani. Trovate i biglietti qui
Oceani e Un mare di plastica

Il 23 novembre ore 18:30 una conversazione sulla salute e il futuro dei nostri mari a partire da due recenti pubblicazioni dedicate all'argomento: Un Mare di plastica, gli sconvolgenti risultati di una missione scientifica attraverso il passaggio di Nord Ovest di Franco Borgogno e Oceani, il futuro scritto nell'acqua di Sandro Carniel

Il nostro pianeta è formato per più del 70% di acqua, e di questa oltre il 95% è acqua salata. Eppure del nostro unico, interconnesso Oceano sappiamo ancora poco, e quel poco non è percepito nella sua importanza. Come si esplorano i nostri mari? Perché non li conosciamo ancora? Quali forme di vita li popolano anche negli sconfinati e oscuri abissi? Con quali minacce li stiamo aggredendo? Quale ruolo svolgono nella stabilità del clima della Terra? Come questo importantissimo compito verrà svolto nei prossimi decenni?
Io sono il Mare
Questi alcuni dei temi tracciati e presentati, unendo stile fresco e competenza in un testo che farà capire quanto gli Oceani siano indispensabili nella vita di ogni giorno. E come sia necessario conoscerli meglio per poter beneficiare dei loro prodotti e averli a lungo come alleati nel contrasto ai cambiamenti climatici in atto.

Grazie al crowdfunding Claudio di Manao racconta avventure e immersioni in un mare scintillante

Io sono il Mare è il titolo dell’ultimo libro di Claudio di Manao, la stampa è stata possibile grazie alla raccolta di 1.500 euro con la prevendita su Kickstarter, società leader mondiale nel crowdfunding. Il titolo che nasce dall'incontro in una laguna di mangrovie al limite del deserto tra Thomas Canyon, il protagonista, e una donna fascinosa di nome Bahira. Lei si presenta come “Il Mare” in persona.  La radice del nome – più diffuso come Bagheera – è la stessa della parola araba Bahr = Mare. Significa: “scintillante”. Di Manao ha lavorato per circa 17 anni come guida e istruttore a tempo pieno in svariati mari del mondo, ma soprattutto in Mar Rosso. Questo libro, il sesto, frutto delle sue esperienze e competenze, è diverso da tutti gli altri perché pur conservando un certo sense of humour si basa su una corsa contro il tempo: il mare contro i danni dell’uomo ed è stato scritto per chi subacqueo non lo è. In quella laguna sul Mar Rosso Thomas riceve una vera vocazione. Per quanto possa sembrare assurdo, il Mare soffre un problema d’immagine. Riscaldamento globale e pesca eccessiva stanno distruggendo il Mare. Le barriere coralline spariranno per sempre in forse trenta anni. Tutto ciò, afferma Bahira, non sarebbe possibile

venerdì 3 novembre 2017

Se ottomiladuecento miglia di mare a vela vi sembrano poche. Ecco il passaggio a Nord Ovest

Senza bussola fra i ghiacci, Avventura nell’Artico è il diario di un epico viaggio in barca a vela lungo il passaggio a Nord Ovest. Per la prima volta nel 2012 un equipaggio tutto italiano si avventura su questa rotta tanto prestigiosa quanto pericolosa e infida. Gli unici due membri della spedizione a compiere tutto il percorso hanno voluto ricostruire le tappe del viaggio. Dalla preparazione tecnica prima della partenza, durata quasi cinque anni in giro per i mari fra le la Norvegia e le Svalbard, al suo compimento a King Cove, dopo una navigazione di ben ottomiladuecento miglia di mare. Non è un diario di bordo, è il racconto di una impresa che va ben al di là dei dettagli tecnici della navigazione. Come spesso succede sul mare, il viaggio è fuori e dentro di sé. È un libro a due voci. Una, quella del Comandante Nanni Acquarone, tecnica e autorevole, secca e asciutta nello svolgimento. Trapela un affetto tenero e sincero per la barca, il Best Explorer, tanto da renderlo uno dei protagonisti del racconto. “Quest'anno ci ha portato a 80 gradi Nord, dopo che aveva sofferto durante l'inverno in mano a persone di poca esperienza e inferiore affidabilità. Mi ha fatto promettere che non l’avrei più lasciata in mani simili”. 

venerdì 27 ottobre 2017

I quattro ponti di Roma in un tempo che non c’è più

Resti di Ponte Probo
Non c’è due senza tre! Così il nostro “geometra”, lo scrittore Giancarlo Pavia, ora ci parla dopo quelli di Santa Marinella dei ponti romani che non ci sono più. Intanto sapete quanti sono i ponti di Roma? Un bel numero, sono ventisei! Quattro sono definiti fondamentali perché più degli altri hanno una propria storia da raccontare grandi e silenziosi protagonisti della vita della città: Ponte Sublicio, Ponte Rotto o Emilio, Ponte Milvio e Ponte Sisto. Gli altri ventidue più recenti, non sono privi di storia, tutt’altro, fanno ripercorrere nel tempo non solo la storia di Roma, ma quella dell’Italia. Eccoli:  Ponte Quattro Capi che collegano l’Isola Tiberina; Ponte Sant’Angelo o Ponte Elio; Ponte San Paolo o dell’Industria; Umberto I; Gaibaldi; Palatino; Regina Margherita; Cavour; Mazzini; Vittorio Emanuele II; Risorgimento; Matteotti; Duca D’Aosta; Principe Amedeo di Savoia-Aosta; Testaccio; della Magliana; Marconi; Flaminio; Nenni; Tor di Quinto; Castel Giubileo infine Ponte della Scafa.
Passiamo ora a quelli scomparsi. Nella storiografia di Roma si rileva l’esistenza di tre ponti dei quali,

domenica 22 ottobre 2017

Egadi 12 e 13, e quanto altro ancora… una pesca veramente eccezionale

Foto di gruppo con Egadi 12
Mentre in Germania il dodici ottobre si inaugurava la mostra Sizilien und die Unterwasserarchäologie (Sicilia e Archeologia subacquea) presso il prestigioso Landes Museum di Bonn, nella acque delle Isole Egadi, tra i 75 e i 95 metri di profondità, nei fondali a nord-ovest di Levanzo, non so dire se alla stessa ora ma sicuramente nello stesso giorno, Sebastiano Tusa arricchiva il suo già ricco bottino con il recupero del dodicesimo rostro! E il successivo 13, fortunata coincidenza, tirava su il tredicesimo. Voglio ricordare che Tusa dirige un’istituzione unica al mondo: la Soprintendenza del Mare che con le più recenti metodologie archeologiche e scientifiche, esplora e protegge i siti subacquei della Sicilia. A Bonn la mostra ideata nell’ambito di una collaborazione tra musei e istituzioni (l’Allard Pierson Museum di Amsterdam, l’Ashmolean Museum di Oxford, la Ny Carlsberg Glyptothek di
Copenhagen), raggruppa reperti provenienti principalmente dalle ricerche della Soprintendenza del
Elmo Montefortino con il rilievo
Mare
, ma anche da ricerche e recuperi precedenti. Rimarrà aperta fino all’11 marzo 2018 e magari per quella data sapremo, dopo la pulitura del fortunato tredicesimo, cosa ha scritto il fabbro cartaginese incidendo la guaina superiore superiore del rostro. Si tratta del secondo rostro con iscrizione punica finora recuperato (l’altro era il rostro Egadi 3) e, quindi, sarà di grande aiuto per aumentare le conoscenze sulla battaglia. Anche il rostro Egadi 12, è diverso dagli altri finora rinvenuti, presenta infatti una decorazione su entrambi i lati di grande pregio artistico; la decorazione è costituita dall’impugnatura di una spada che si collega alla lama centrale del rostro e dalle appendici a testa di uccello che ornano la parte iniziale delle due lame superiore e inferiore. Decorazione finora nota soltanto nel rostro di Acqualadroni che la Soprintendenza recuperò alcuni anni fa nelle acque di Capo Rasocolmo presso Messina ed oggi esposto nella città dello Stretto. Tale decorazione permetterà di individuare la zona di provenienza del rostro grazie ad un’analisi iconografica che sarà condotta a restauro terminato. Inoltre Egadi 12 presenta un’iscrizione sulla guaina superiore, ma al momento non si può identificarne la natura.

Uno specialissimo still life sott’acqua di Francesco Pacienza per vincere un premio prestigioso


Il nudibranco Janolus cristatus
Golden Turtle wildlife contest è uno dei più prestigiosi concorsi a livello mondiale giunto alla sua decima edizione. Questa del 2017 ha visto la partecipazione di ben 2555 fotografi da 92 Nazioni che hanno partecipato nelle nove sezioni in cui è suddiviso il concorso: Ritratti di animali, Armonie della vita, Microcosmo, Paesaggi, Il Mondo sommerso, Gli uomini e la Natura, Comportamento animale, Nuove tecnologie nella fotografia naturalistica e Immagini di Arte e Natura.  Due le giurie che hanno dovuto esaminare oltre ventimila foto: una giuria di professionisti per la parte creativa del concorso e una giuria composta da esperti di fotografia. Golden Turtle è anche l’evento ufficiale nell’ambito del decennio per la Conservazione della biodiversità in Russia organizzato dalle Nazioni Unite. Il Festival ha assunto particolare importanza nel 2017, dichiarato l'Anno dell'Ecologia in Russia con il decreto del Presidente.
Francesco Pacienza
Il Golden Turtle è senza rivali al mondo come una delle attività più significative ambientali e educative della Russia condotte nel quadro della Dichiarazione delle Nazioni Unite per la conservazione della biodiversità. Ha il patrocinio del Ministero russo per le Risorse Naturali e Ambientali, della Società russa per la Conservazione della Natura, del Ministero russo per l’Educazione e delle Scienze e del WWF. Il Golden Turtle Festival è il più grande progetto eco-educativo internazionale che riunisce fotografi, designer e artisti che festeggiano attraverso le loro opere visive la bellezza della fauna selvatica sia in ambiente terrestre che acquatico.

domenica 15 ottobre 2017

La straordinaria longevità dei ponti romani a Santa Marinella

Ponte Apollo
Ecco altre pagine delle oltre seicento che il “geometra” Carlo Pavia ha scritto con dettagliati resoconti di come in Italia si distrugge, sono le sue parole, l’archeologia. Sono una ventina i siti in evidenza, otto a Roma a partire dalla Casa di Ovidio di cui abbiamo già parlato, a seguire la Collina Velia di via dell’Impero, il ponte di Michelangelo e quello di Livia sulla Flaminia, il Mausoleo sempre sulla Flaminia, la Cloaca Maxima, il  Ponte Rotto, la casa civile in coabitazione con una Taverna del II secolo e la villa di Plinio a Castelfusano.
A seguire a Nemi le Navi e il tempio di Diana; a Santa Marinella i cinque Ponti, il porto Punicum, la Peschiera di Punta Vipera. E ancora l’Acquedotto di Traiano a Civitavecchia, il Ponte San Pietro a Ischia di Castro e per finire il Ponte Romano di Blera.
In questa seconda puntata Pavia ci parla dei cinque Ponti di Santa Marinella.

La mia passione per le costruzioni arcuate (archi, volte, ponti, viadotti ed acquedotti) così ben

Ventiquattro città sepolte per ritrovare tracce di una storia millenaria

Anche Michele Stefanile, archeologo subacqueo presso l’Università di Napoli “L’Orientale” responsabile del laboratorio di Archeologia Subacquea e Navale, fa parte del parco “scrittori” del nostro maremagazine. Lo avete conosciuto qualche mese fa, esattamente a maggio, quando in libreria ha presentato il suo libro Andare per le città sepolte. Nell’occasione ci ha invitato a organizzare un fine settimana, uso le sue parole, “per nuotare tra le strade e i mosaici sommersi di Baia, nel Golfo di Napoli, esplorare il Foro e le case di Pompei, e spingersi a sud, verso l'antica Paestum, con i templi austeri a vegliare su un mare di rovine…” In Italia è tale la densità di siti e monumenti archeologici che quasi in ogni comune è possibile imbattersi in antichissime testimonianze che Greci, Etruschi, Romani e popoli italici ci hanno lasciato. Terme, ninfei, ville e edifici privati, templi e acquedotti punteggiano i nostri panorami e ci hanno abituato a una bellezza diffusa e discreta, spesso persino ignorata per un meccanismo di assuefazione. Ma non dobbiamo dimenticare che, ricordando una citazione del romanziere Ferdinand Céline,  “viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione”.

mercoledì 11 ottobre 2017

Un Atlante molto amato da Simone Perotti, scrittore marinaio

Lo scrittore marinaio, come ama definirsi, Simone Perotti sarà con il suo ultimo capolavoro, Atlante delle Isole del Mediterraneo, nostro gradito ospite tra circa un mese, esattamente il 9 novembre che capita di giovedì. Un giovedì di novembre come quello di sette anni fa quando per la prima volta mise piede nella nostra libreria, per presentare
Uomini senza vento, una storia profumata di passione e di mare che travolge il cuore e la vita dei suoi personaggi. “Il mio sogno, confessò in quell’occasione, è diventare un uomo, prima di tutto. E più vado avanti più capisco quanta strada c’è ancora da fare… E navigo, per vivere, ma anche per non perdermi. Scrivere è la la mia vita. Navigare il mio sostentamento”.

lunedì 9 ottobre 2017

Un liburna della flotta di Traiano in mostra nella Rocca del porto di Civitavecchia

L’Optimus Princeps, ovvero l’Imperatore Traiano sicuramente avrebbe dato un riconoscimento speciale a chi, dopo 1900 anni dalla sua scomparsa, ha fatto rivivere una liburna della Classis, flotta, pretoria usata in una delle guerre daciche. Si tratta di un modello al vero della sezione prodiera di una Liburna raffigurata sulla Colonna Traiana. La ricostruzione, lunga circa 10 metri, è opera di Mario Palmieri, Mariotto per gli amici, carpentiere navale che da oltre trent’anni si occupa, per la loro riproposizione ai fini didattici e sperimentali,  di ricostruzioni uniche, funzionanti e in scala, di macchine idrauliche, ancore, apparati e attrezzature veliche, di imbarcazioni con una rigorosa scelta dei legni, e la descrizione delle antiche tecniche costruttive degli scafi, sia delle navi “cucite” che di quelle assemblate con il metodo a “mortasa e tenone”.